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Avatar Dessi
Dessilivello 8
1 Aprile - 3.257 visualizzazioni
Immaginate la scena! Una classe delle superiori, mattina presto. La prof di matematica, una di quelle sempre perfette, giacca color pastello e sguardo da «Io vi vedo anche se scrivo alla lavagna» si accorge che Luca, l'alunno più sveglio, ma anche il più distratto, sta guardando nel vuoto. Lei sospira. «Luca, già ti sei perso? Facciamo un piccolo test. Se ci sono tre anatre sedute su una staccionata e ne spari una, quante ne rimangono?» Luca la guarda e dice tranquillo «Nessuna!» La prof un po' sorpresa «E perché, scusa?» «Perché lo sparo le ha spaventate tutte!» La prof ride. Beh, la risposta giusta era due. «Ma mi piace come la pensi!» Tutta la classe ride, ma Luca non ci sta a passare per il simpatico della situazione. Si sistema sulla sedia, la guarda e dice «Posso farle anch'io una domanda, prof?» «Prego, Luca, stupiscimi!» Allora, vede tre donne uscire da una gelateria. Una lecca il gelato, una lo morde e una lo succhia. «Quale delle tre è sposata?» La prof, dopo cinque secondi di silenzio, con mezzo sorriso risponde «Quella che... lo succhia?» Luca scuote la testa «No, prof, quella con la fede nuziale!» «Ma mi piace come la pensa!»
Avatar Isabo
Isabo: Luca a giugno arriverà col debito di matematica ma... va bene lo stesssoooo
 3
1 Aprile alle ore 20:32 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar Dessi
Dessi: Isabo buonasera 🤗🤗🤗
 1
1 Aprile alle ore 20:33 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar Isabo
Isabo: Dessi buona serata 🤗
 1
1 Aprile alle ore 20:34 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar GiuBazz
GiuBazz: Buona serata
1 Aprile alle ore 20:43 · Ti stimo  · Rispondi
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Chiacchiera
Avatar Fantic
Fanticlivello 10
18 Marzo - 2.937 visualizzazioni
Buongiorno 👋👋
L'ho letta questa mattina e mi è scesa la lacrima 😢
Il giorno in cui Giovanni Ferri vendette il suo ultimo gregge, il suo vecchio cane si mise a guaire contro il cancello come se con quelle pecore se ne stesse andando via tutta la vita della cascina.

“Andate piano con loro”, disse Giovanni, anche se l'uomo stava già salendo sul furgone.

Il motore si accese, il rimorchio sobbalzò, e quasi ottant'anni di abitudini se ne andarono giù per la strada bianca, tra polvere e belati.

Giovanni rimase fermo, una mano sul palo della recinzione e l'altra sul fianco che gli faceva male da anni.

Accanto a lui, Bruno tirò fuori un verso così basso e rotto che quasi non sembrava nemmeno un cane.

Sembrava dolore.

“Piano, vecchio mio”, mormorò Giovanni.

Ma Bruno non si mosse. Continuava a fissare la strada, rigido, attento, come se le pecore potessero ancora tornare indietro.

Non tornarono.

Giovanni aveva sempre pensato che sarebbe invecchiato lavorando.

Nella stalla magari. Oppure fuori, d'inverno, con la paglia sulla giacca e la terra sotto le unghie.

Non così.

Non dopo aver lasciato andare via gli ultimi esseri vivi della cascina che ogni mattina avevano ancora bisogno di lui.

Giovanni aveva settantanove anni e viveva su quelle colline dell'Appennino emiliano da sempre.

Lì aveva imparato a camminare, lì aveva sposato Teresa, lì aveva sistemato cancelli, piantato pali e attraversato inverni duri senza fare troppe parole.

Non aveva mai pensato che la cascina sarebbe rimasta in piedi mentre lui, piano piano, non sapeva più bene a cosa servire.

Ma le ginocchia avevano smesso di aiutarlo. La schiena non gli perdonava più niente. E i conti non tornavano da tempo.

Il mangime costava di più. Le riparazioni costavano di più. Le medicine costavano di più.

Tutto costava di più, tranne il lavoro di un uomo vecchio.

Suo figlio viveva vicino a Milano e chiamava quando poteva.

Sua figlia stava verso Bologna. Chiamava più spesso, ma sempre di corsa.

“Non devi dimostrare più niente a nessuno, papà”, gli diceva.

Facile dirlo da un appartamento caldo, con gente intorno.

Lì, in mezzo alle colline, sentirsi ancora utile era già mezza ragione per alzarsi dal letto.

Quando le pecore sparirono, il silenzio cambiò.

La stalla sembrava troppo grande. Il prato troppo nudo. Perfino il vento pareva fuori posto.

Bruno, però, ogni mattina usciva lo stesso.

Camminava piano nell'erba fredda, con il suo passo storto da vecchio, e girava intorno ai punti dove prima il gregge si stringeva.

A volte si fermava e guardava Giovanni con gli occhi velati, come se aspettasse un ordine.

Giovanni non ne aveva più.

La sera si scaldava una minestra. Bruno si sdraiava vicino alla stufa. L'orologio in cucina faceva un rumore enorme.

E così Giovanni aveva cominciato a parlare di più, solo per non sentire il fiato della casa vuota.

“Ti ricordi quella pecora nera che saltava sempre la rete in fondo?”

Bruno muoveva la coda una volta.

“E ti ricordi Teresa che ti passava di nascosto il pane sotto il tavolo?”

Allora Bruno alzava la testa.

Teresa era morta da otto anni, ma in casa c'era ancora.

Nell'avvallamento del divano. Nella scodella scheggiata che non aveva mai voluto buttare. Nel grembiule giallo appeso dietro la porta della dispensa.

Certe sere Giovanni quasi gli sembrava di sentirla nel corridoio.

Erano le sere peggiori.

La prima neve arrivò presto.

Una mattina Giovanni aprì la porta e trovò Bruno fuori, tutto imbiancato, tremante, ma testardo come sempre.

“Controlli ancora tutto, eh?”, gli disse piano.

Bruno entrò lentamente e appoggiò il muso sul suo stivale.

Una settimana dopo, Giovanni lo trovò in fondo al prato, vicino al vecchio ceppo dove una volta rimandava indietro le pecore che si allargavano troppo.

Non era ferito. Non era rimasto impigliato.

Se n'era semplicemente andato.

Giovanni si inginocchiò accanto a lui e gli mise una mano sulle costole, aspettando un respiro che non arrivò più.

Poi disse piano: “Sei rimasto finché c'era ancora qualcosa da fare. Più di così non si può chiedere.”

Lo portò fino al ricovero, perché ci sono dolori che un uomo riesce a reggere meglio con le braccia che con le lacrime.

Lo seppellì sotto l'acero dietro casa, sul bordo del prato.

La terra era dura. Giovanni dovette fermarsi due volte per riprendere fiato.

Quando ebbe finito, rimase lì con entrambe le mani sul manico della vanga e sentì addosso tutto il peso della cascina.

La cascina non aveva più bisogno di lui.

E per la prima volta in vita sua non sapeva bene chi fosse senza lavoro, senza bestie, senza qualcosa di vivo di cui occuparsi.

Due domeniche dopo telefonarono dalla scuola del paese vicino.

Una giovane insegnante gli chiese se poteva dare qualche vecchio attrezzo per un laboratorio pratico.

Volevano insegnare ai ragazzi a tirare il filo, affilare le lame, sistemare un cancello, coltivare un piccolo orto.

Giovanni stava quasi per dire di no.

Poi guardò il prato vuoto dalla finestra e si sentì rispondere:

“Ve li porto io.”

A scuola, un ragazzo magro con le mani sporche di grasso lo aiutò a scaricare un tenditore per recinzioni, degli attrezzi vecchi per i pali e una cesoia manuale da tosatura tutta arrugginita.

“Ma lei ci ha lavorato davvero con questa roba?”, chiese il ragazzo.

Giovanni sbuffò. “Ragazzo mio, con questo tenditore il recinto di sopra ha passato tre inverni.”

I ragazzi sorrisero.

Una ragazza sollevò la vecchia cesoia.

“Funziona ancora?”

Giovanni la riprese piano, provò il movimento con il pollice e disse:

“Se le mani tengono ancora, sì.”

La classe rise.

Era la prima risata, dopo settimane, che non gli faceva sentire addosso altri anni.

L'insegnante gli chiese se voleva dire due parole. Giovanni disse che non era uomo da discorsi.

Poi però arrivarono le domande.

Come si capisce se un animale sta male prima che si veda davvero? Come si tiene tranquillo il bestiame quando cambia il tempo? Come si capisce se una recinzione passerà un altro inverno?

Giovanni rispose a tutto.

Poi tornò la settimana dopo. E quella dopo ancora.

Mostrò ai ragazzi come guardare la terra prima della pioggia, come ascoltare un motore, come riparare prima di buttare.

E disse anche che un po' d'orgoglio aiuta a stare in piedi, ma troppo orgoglio finisce per lasciare soli.

Un pomeriggio uno studente gli chiese:

“Le mancano le pecore?”

Giovanni guardò l'orto dietro il laboratorio. Pensò a Bruno davanti al recinto vuoto. Al grembiule di Teresa. Alla casa silenziosa.

Poi rispose:

“Tutti i giorni. Ma sentire la mancanza di qualcosa non vuol dire essere finiti.”

Per un attimo nessuno parlò.

Si zittirono perfino quelli seduti in fondo.

La sera, quando salì sulla sua vecchia macchina, Giovanni allungò la mano verso il sedile del passeggero, come se ci fosse ancora la testa di Bruno.

La sua mano trovò solo il rivestimento consumato.

La lasciò lì un secondo in più.

Dietro di lui suonò la campanella. Si sentirono voci nel cortile. Passi che correvano.

E quando i ragazzi cominciarono ad arrivare verso il laboratorio chiamandolo già per nome, Giovanni si raddrizzò un poco.

Il prato di casa era ancora vuoto.

La casa ancora silenziosa.

Il cane non c'era più.

Ma, per la prima volta da quando il rimorchio aveva lasciato la cascina, quel vuoto non sembrava più soltanto una fine.

Sembrava spazio.

Spazio per i ricordi.

Spazio per il dolore.

Spazio per quello che un uomo vecchio poteva ancora passare agli altri prima che il tempo si prendesse il resto.

Quando Giovanni scese dalla macchina, il vento attraversò il cortile tutto insieme.

E per un attimo lui avrebbe giurato di sentirci dentro un abbaio secco, chiaro.

Non triste.

Solo come un richiamo.

Dai.

C'è ancora qualcosa da fare.
Leggi tutto...
Avatar Pegasus47
Pegasus47: ANCHE A ME😢

GRAZIEEEEEE 🙏
 1
18 Marzo alle ore 09:57 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar nonnocucaracha
nonnocucaracha: Buongiorno, Buon mercoledì ☕️🥐☕️🥐☕️
 1
18 Marzo alle ore 09:59 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar GiuBazz
GiuBazz: Buongiorno.
 1
18 Marzo alle ore 10:31 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar EbbeneSi
EbbeneSi: Bellissima😥😥👏🏻👏🏻🤗🤗🤗
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18 Marzo alle ore 10:54 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar Danilele
18 Marzo alle ore 17:24 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar BIONDINA
BIONDINA: Buongiorno ☕
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19 Marzo alle ore 09:23 · Ti stimo  · Rispondi
Vaccata
Avatar HariSeldon
HariSeldonlivello 13
7 Febbraio - 4.386 visualizzazioni
Vediamo se a qualcuno si sblocca un ricordo...
Quando fingevi di essere di sinistra per materassare la compagna rossa
Avatar HariSeldon
HariSeldon: Spanki ma dai... anch'io ho una certa... risalgo al lancio dello Sputnik
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7 Febbraio alle ore 23:43 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar Spanki
Spanki: HariSeldon Allora frequentavo già la seconda elementare 🤭
 1
7 Febbraio alle ore 23:45 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar Pastafariano
Pastafariano: La davano per propaganda... che anni 😇
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7 Febbraio alle ore 23:57 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar MumbleMumble
MumbleMumble: HariSeldon c'ero anch'io ma in quel periodo pensavo al pongo, lego, playmobil 😩🤗
 1
7 Febbraio alle ore 23:59 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar HariSeldon
HariSeldon: Spanki eh, vabbè, 7 anni adesso non si vedono neanche
 1
8 Febbraio alle ore 16:43 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar Spanki
Spanki: HariSeldon nascosti tra le rughe 🫣
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8 Febbraio alle ore 18:07 · Ti stimo  · Rispondi
Vaccata
Avatar NabirAlBar
NabirAlBarlivello 9
7 Febbraio - 6.222 visualizzazioni
No so voi, ma io gliela darei buona come risposta.
Vaccata
Avatar NabirAlBar
NabirAlBar: Nicktuttipresi no, è che è artigianale, fatto a mano. Non sempre è delle stesse dimensioni. A volte capita che sia un po' più grosso.
Sempre il mandorlato ovviamente.
 1
17 Febbraio alle ore 11:03 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar Nicktuttipresi
Nicktuttipresi: NabirAlBar forse perché in Veneto l'aria è buona
E fa crescere, il mandorlato, perché credo si sia capito, che stiamo parlando di quello
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17 Febbraio alle ore 11:06 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar NabirAlBar
NabirAlBar: Nicktuttipresi potrebbe essere quello il motivo in effetti. Aria buona assieme ad una lavorazione fatta a regola d'arte e il mandorlato è pronto.
 1
17 Febbraio alle ore 11:08 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar Nicktuttipresi
Nicktuttipresi: NabirAlBar si ma è lievitato in Puglia, sarà l'aria di mare
Come facciamo lievitare le cose noi in puglia, nessuno
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17 Febbraio alle ore 11:10 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar NabirAlBar
NabirAlBar: Nicktuttipresi sì, il mare, la salsedine, impastato con fatica e col sudore.
Non col sudore dentro all'impasto, era per la fatica di impastarlo.
Sempre il mandorlato intendo.
 1
17 Febbraio alle ore 11:20 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar Nicktuttipresi
Nicktuttipresi: NabirAlBar impasta bene, devi metterci tanto impegno, l'impasto va sbattuto bene
Solo cosi puoi ottenere dei risultati eccellenti
 1
17 Febbraio alle ore 11:23 · Ti stimo  · Rispondi
Satira
Avatar turkilmaz
turkilmazlivello 8
12 Dicembre 2025 - 4.771 visualizzazioni
A bernì, invece di dà dè poveri comunisti agli studenti ma pecché nun te condoni la faccia?
Avatar Soldato
Soldato: Ma brutta che è!!!!
12 Dicembre 2025 alle ore 12:46 · Ti stimo  · Rispondi
Satira
Avatar Quaranty
Quarantylivello 12
5 Dicembre 2025 - 6.345 visualizzazioni
Buona cena FaBu
Vaccata
 Stime: 11
 Commenti: 4
Lercio Gratta e Vinci Treni Studenti Università Milano 
Avatar PePpE68
PePpE68: Sera 🍷😉
 1
5 Dicembre 2025 alle ore 19:16 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar Ramon
Ramon: Il solito chiagni e fotti..una seconda classe in freccia rossa costa da 19 a circa 118 euro da Milano a Napoli..se vuoi pagare meno ci vuole la musaruola..😆
 1
5 Dicembre 2025 alle ore 19:18 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar nonnocucaracha
nonnocucaracha: Buona serata 🌸🌼🌸
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Vaccata
5 Dicembre 2025 alle ore 19:47 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar Quaranty
Quaranty: nonnocucaracha PePpE68
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Vaccata
5 Dicembre 2025 alle ore 19:54 · Ti stimo  · Rispondi
Chiacchiera
Avatar SilvytheBest
SilvytheBestlivello 12
20 Novembre 2025 - 5.686 visualizzazioni
😂🤣😂🤣
Vaccata
 Stime: 13
 Commenti: 3
Buon Pomeriggio Scuola Fuoco Incendi Professori Studenti Alfabeto Mannagg u puorc 
Avatar PAOLA63
PAOLA63: E lì che decidi di cambiare il tuo cognome 😂😂😂
 1
20 Novembre 2025 alle ore 14:52 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar Xenaprincipessaguerriera
Xenaprincipessaguerriera: Pensavo fosse la faccia del prof😁😂😂
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20 Novembre 2025 alle ore 14:54 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar ruttolomeo
ruttolomeo: 🤣🤣
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Vaccata
20 Novembre 2025 alle ore 18:05 · Ti stimo  · Rispondi
Vaccata
Avatar Gas75
Gas75livello 12
18 Novembre 2025 - 4.074 visualizzazioni
asd
Al-unno
 Stime: 10
 Commenti: 6
Avatar GiuBazz
GiuBazz: Buonanotte.
18 Novembre 2025 alle ore 22:44 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar GinoPaolini
GinoPaolini: Mica non cresceva più l'erba dove passavano loro?!
Cosa è tutto quel verde?!

Ah... Quell'erba...
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Vaccata
18 Novembre 2025 alle ore 23:10 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar Gas75
Gas75: GinoPaolini non basta passare una sola volta perché l'erba non cresca più... Fallo crescere l'al-unno e vedrai come il sentiero si forma...
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18 Novembre 2025 alle ore 23:12 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar SuOldBoy
SuOldBoy: Attila! Presente!
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18 Novembre 2025 alle ore 23:22 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar Gas75
Gas75: SuOldBoy Attilino...
 1
18 Novembre 2025 alle ore 23:54 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar Celeste
Celeste: Eh so proprio barbari 🤣 ne so qualcosa
 1
19 Novembre 2025 alle ore 07:56 · Ti stimo  · Rispondi
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