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Satira
13 Dicembre 2025 - 14.101 visualizzazioni ### Al Bar Sport di Briga Novarese: Il Ponte che Non Si Fa, Ovvero la Corte dei Conti Dice “Mah...”
Nel Bar Sport al centro di Briga Novarese, dove il tempo passa lento come un trattore su per la collina verso il Lago d'Orta, e l'aria sa sempre di caffè bruciato e grappa corretta, era una sera di dicembre grigia e umida. El Poeta, il titolare – così chiamato perché ogni tanto, tra un bianchino e l'altro, gli scappava una rima tipo “la vita è un caffè amaro, ma con lo zucchero è meno caro” –, stava lucidando i bicchieri con uno straccio che aveva più storia della Madunina.
Tonino «il Termosifone», cronista ufficiale del bar (un titolo che si era dato da solo dopo aver letto troppi giornali sportivi), irruppe come un vento di tramontana, agitando La Stampa tutta sgualcita. “Ragazzi, attenzione! La Corte dei Conti boccia la risoluzione sul Ponte sullo Stretto! Nuovo ostacolo per l'opera da 13,5 miliardi! Il governo insiste, ma cresce la controversia!”
Si arrampicò sul suo sgabello preferito, quello che cigolava come se avesse opinioni personali. “È ufficiale: i giudici contabili dicono no! Problemi ambientali, direttive europee violate, pareri mancanti... Il Ponte resta lì, sospeso come un sogno dopo la sveglia!”
Il ragionier Gualtieri, cliente fisso che occupava sempre il tavolo d'angolo con i suoi conti eterni e una camicia a quadretti che sembrava stampata nel 1978, alzò gli occhiali sulla fronte. “Bocciato? Ma va'! Se bocciano un ponte da 13 miliardi, figurati se approvano il mio bilancio familiare. Io dico: facciamolo di corda, come i ponti tibetani. Costa meno, e se crolla, almeno è ecologico: torna alla natura in fretta.”
La Mirella, cliente fissa da una vita, che veniva tutti i giorni a fare l'aperitivo con lo spritz annacquato e a lamentarsi del tempo, scoppiò a ridere. “Un ponte sospeso? Ma sospeso da cosa? Dalle promesse dei politici? Quello lì sullo Stretto è come il mio ex marito: promette di collegare, ma alla fine resta diviso in due parti, Sicilia e Calabria, e nessuno passa. 13,5 miliardi? Con quei soldi potremmo asfaltare tutto il Piemonte e arrivare fino al mare senza code!”
El Poeta, dal bancone, buttò lì la sua rima: “Il Ponte sullo Stretto è un gran bel progetto, / ma la Corte dei Conti gli ha detto ‘aspetto'. / 13 miliardi in fumo, che delusione, / meglio un ponte di baci e di buona intenzione.”
Calorifero – al secolo Otello, il barista, chiamato così perché d'inverno scaldava l'ambiente solo standoci dietro, con le mani sempre in movimento come pale di un ventilatore al contrario – versò un giro di grappe. “Mah, io dico che il Ponte è come il mio calorifero: promette calore, ma alla fine resta freddo. Bocciato per motivi ambientali? Ma lo Stretto è già pieno di pesci che nuotano da una parte all'altra gratis! Perché spendere miliardi per far passare le macchine, quando i delfini lo fanno da secoli senza pagare il pedaggio?”
Entrò Peppone, il meccanico con la barba folta e nera come l'olio motore, sporco di grasso come sempre. “Io l'avrei fatto io, il Ponte! Con due traverse di ferro, quattro bulloni e un po' di saldatura. 13 miliardi? Con quella cifra riparo tutte le Fiat Panda d'Italia e ne avanza per un tunnel fino alla Luna. La Corte dei Conti? Quelli contano i soldi, ma non contano le onde: un terremoto, un vento forte, e addio collegamento. Meglio il traghetto: almeno se affonda, è colpa del mare, non dei politici.”
Un personaggio secondario, il Gino «il Filosofo» – un pensionato che appariva solo quando c'erano notizie grosse, con il cappotto logoro e idee più contorte di una vite spanata –, si unì dal fondo. “Nonsense puro! Il Ponte è l'idea italiana per eccellenza: unire ciò che è diviso, ma senza mai finire. È come la dieta: tutti la iniziano, nessuno la completa. Bocciato? È un ponte... verso il nulla! Immaginate: spendiamo 13 miliardi per collegare Sicilia e Calabria, e poi? I siciliani vengono qui a Briga Novarese a cercare lavoro, e noi andiamo laggiù a mangiare arancini. Alla fine, il vero ponte è il Bar Sport: unisce tutti, gratis, con un caffè e due chiacchiere.”
Tonino il Termosifone agitò di nuovo il giornale. “Ma il governo insiste! Salvini dice che supereranno i rilievi. È un'opera strategica!”
Il ragionier Gualtieri chiuse il suo quaderno. “Strategica? Strategico è pagare meno tasse. Il Ponte? È come il mio sogno di vincere al Lotto: bello, ma alla fine resta un numero sbagliato.”
E così, nel Bar Sport di Briga Novarese, la notizia del Ponte bocciato divenne un'epopea nonsense, dove 13,5 miliardi volavano come coriandoli in un carnevale senza fine, e l'Italia restava divisa, ma almeno unita nel ridere delle sue grandi opere incompiute. Fuori pioveva, dentro si brindava: “Al Ponte che non c'è... e che forse non ci sarà mai!” Pura vita, o pura carta bollata, che è lo stesso.Leggi tutto...
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18 Dicembre 2025 - 13.155 visualizzazioni ### Supercoppa Italiana in Arabia Saudita - Al Bar Sport: La Supercoppa che Si Gioca nel Deserto (e Noi Qui con la Grappa)
Ah, il Bar Sport al centro di Briga Novarese, quel tempio dove il caffè è sempre troppo lungo e le discussioni troppo corte, tranne quando si parla di calcio. È un posto dove il tempo passa come un arbitraggio di Orsato: lento, contestato e pieno di sorprese. Oggi, il sole di dicembre filtra dalla finestra appannata – quella che El Poeta giura di pulire da quando l'Inter vinse la stella – e illumina il bancone eterno, dove i clienti fissi si riuniscono come apostoli intorno a un presepe calcistico. Tonino «il Termosifone», cronista ufficiale con il suo taccuino unto di salame, annota tutto come se fosse il Vangelo secondo Biscardi. El Poeta, il titolare, versa grappa con la mano che trema solo quando deve fare rima. Il ragionier Gualtieri, cliente fisso, conta i bicchieri come bilanci di fine anno. La Mirella, presenza fissa da trent'anni, ordina sempre un bianchino e commenta con l'autorità di chi ha visto passare tre generazioni di allenatori. Il Peppone, meccanico con la barba da vichingo e le mani nere di olio, sistema una sedia come fosse un motore truccato. E dietro il bancone, Otello, che tutti chiamano «Calorifero» perché scalda l'anima con i suoi caffè bollenti.
Ma oggi non si parla di neve sul Mottarone o del prezzo del pane. Oggi il tema è la Supercoppa Italiana, quella che stasera parte con Napoli-Milan laggiù in Arabia Saudita, nel deserto, con la sabbia al posto dell'erba e i petrodollari al posto della passione. Domani Bologna-Inter, e poi la finale. Quattro squadre, un trofeo, e un sacco di milioni che piovono dal cielo come manna per sceicchi.
– Calorifero, accendi la tele che stasera c'è Napoli-Milan! – urla il Peppone, battendo il pugno sul tavolo come un pistone difettoso –. Ma perché la giocano nel deserto? I giocatori sudano già di loro, figurati con quaranta gradi!
Otello «Calorifero», asciugando un bicchiere con uno straccio che ha più storia della Juventus, sbuffa come una caldaia vecchia.
– Deserto? Mah! È come mandare un presepe in spiaggia. La Supercoppa italiana in Arabia... roba da matti! Una volta si giocava a San Siro con la nebbia, ora a Riad con i cammelli in tribuna. E i soldi? Milioni per tutti, tranne che per noi che paghiamo l'abbonamento. Io dico: portiamola qui a Briga, sul campo ghiacciato dietro la chiesa, almeno si scivola gratis!
El Poeta, versando un giro di grappa, butta lì una rima come fosse un assist:
– Nel deserto la palla rotola via, / tra sceicchi e petrolio, che malinconia! / Napoli e Milan, Bologna e Inter, / ma il vero trofeo è una grappa per vinter!
Tonino «il Termosifone» annota febbrilmente sul taccuino, borbottando come un radiatore che gorgoglia.
– Cronaca ufficiale: “Supercoppa esiliata tra le dune, come un esule con valigia di dollari”. È un circo ambulante! Napoli campione, Milan finalista perdente, Inter seconda, Bologna sorpresa... e tutti a giocare sotto le palme. Ma chi vince? Il caldo, sicuro. Immaginate Leao che corre con la sabbia nelle scarpe: sembra un fenicottero ubriaco! Nella mia cronaca del Bar Sport, dichiaro la Supercoppa colpevole di tradimento geografico. Punto e basta!
Il ragionier Gualtieri, aggiustandosi gli occhiali spessi come fondi di bottiglia, interviene con aria da commercialista.
– Tutti pazzi! I bilanci quadrano solo laggiù. Milioni su milioni, montepremi da capogiro. Ma il calcio italiano? Esiliato per soldi. È come vendere la nonna per un Rolex. Stasera Napoli-Milan: Conte contro Allegri, duello di teste calde. Ma nel deserto, chi vince beve acqua minerale, non champagne!
La Mirella, sorseggiando il bianchino con eleganza da regina del bar, scuote la testa.
– Mah, che assurdità! Giocare a dicembre nel deserto... i giocatori sembrano beduini con le scarpette. E le donne in tribuna? Almeno lì possono entrare, qui da noi ancora discutiamo se farle pagare il caffè. La Supercoppa dovrebbe stare in Italia, con la pioggia e il fango, non con i tappeti volanti!
Arriva un personaggio secondario, il Gigi «il Cammello», venditore ambulante di castagne che sostiene di aver portato Maradona in macchina una volta.
– Ohi, gente! Io ho visto i cammelli veri a Riad, in foto eh! La Supercoppa lì è come mettere il risotto in un kebab. Napoli-Milan stasera: gol di sabbia, rigori al tramonto. E domani Bologna-Inter: i felsinei contro i nerazzurri, come David contro Golia, ma Golia ha il condizionatore!
La discussione gira in tondo come un pallone nel deserto: il Peppone propone di boicottare la partita guardando solo il MotoGP, Tonino scrive un'epica intitolata “La Coppa delle Dune Perdute”, El Poeta rima che “il trofeo è d'oro, ma l'anima è di cartone”. Calorifero serve altri caffè, ridendo sottovoce, perché al Bar Sport le Supercoppe vanno e vengono, ma la grappa resta, il calcio resta, e le chiacchiere nonsense pure.
E così, a Briga Novarese, la vita continua: con la tele accesa su Italia 1 stasera alle venti, un occhio al deserto e l'altro al nostro bar eterno. Salute alla Supercoppa... ovunque sia!Leggi tutto...
Satira
11 Dicembre 2025 - 11.858 visualizzazioni ### Cronache dal Bar Sport – Edizione Speciale “Unesco Edition”: La Cucina Italiana è Patrimonio, e Mo' Che Si Fa?
Bar Sport, Briga Novarese, ore 12:47. Piove a catinelle, ma dentro si frigge.
Tonino «il Termosifone» è già seduto con taccuino e cappuccino, pronto a scaldare la cronaca.
Entra il ragionier Gualtieri sventolando il Corriere come fosse la bandiera tricolore:
«Ragazzi! Notizia bomba! La cucina italiana è patrimonio immateriale Unesco! Meloni in estasi, dice che è il giorno più bello dopo la nascita del figlio!»
El Poeta, dal bancone, senza alzare gli occhi dal bicchierino che sta lucidando:
«Patrimonio immateriale?
Allora il mio ragù di ieri sera è sparito perché era già protetto?»
Otello «Calorifero», versando un bianchino al Gualtieri:
«Immateriale un cazzo, ragiù! Costa 18 euro al chilo di carne, altro che immateriale!»
La Mirella arriva sbattendo la porta, ombrello gocciolante:
«Ma che c'entra Meloni con la cucina? L'ultima volta che ha cucinato lei, ha bruciato l'acqua per la pasta! Ora esulta? Ma esulti te, Giorgia, che io pago ancora il mutuo sulla pentola!»
Peppone, barba unta e tuta blu, si siede di peso:
«Patrimonio Unesco… e mo' che succede?
Se faccio la pasta e fagioli sbagliata mi arrestano i carabinieri col caschetto blu?»
Gualtieri, aprendo il giornale a tutta pagina:
«Qui c'è scritto “orgoglio italiano”. Orgoglio un corno! Orgoglio è quando vinci 3-0 contro il Novara, non quando ti dicono che il pomodoro è bello!»
El Poeta, improvvisando rima:
«Pomodoro rosso e tondo,
ora è patrimonio del mondo.
Chi lo tocco e mi denunciano,
mi mettono dentro e mi lessano!»
Otello ride così forte che gli trema la pancia:
«E se uno fa la carbonara con la panna?
Diventa reato contro l'umanità?
Processo all'Aja, giudice francese: “Panna nella carbonara? Ergastolo!”»
Entra il Nonno Zaccaria con il bastone:
«Ai miei tempi la cucina era pane, cipolla e fame.
Patrimonio? La mia minestra di sassi era più immateriale di questa roba!»
Mirella, battendo il pugno sul bancone:
«Sentite qua: ora per fare gli gnocchi ci vuole la licenza Unesco!
“Signora, mi mostri il patentino per il purè?”
“Ce l'ho nel portafoglio, tra la multa e la ricetta della nonna!”»
Peppone:
«Io ho un cliente che ha messo l'ananas sulla pizza.
Adesso lo denuncio io!
Chiamo l'Interpol: “Emergenza ananas su margherita!”»
Gualtieri, sempre più agitato:
«Ma dice che è anche la dieta mediterranea!
Cioè olio, pesce, verdura…
Noi qui al Bar Sport la dieta mediterranea è:
caffè, grappa e sigaretta!
Siamo fuori lista?»
Tonino «il Termosifone», alzando la penna:
«Ragazzi, silenzio! Sto scrivendo il comunicato ufficiale del Bar Sport:
“Il Bar Sport di Briga Novarese dichiara il suo cappuccino schiumato patrimonio immateriale dell'umanità,
con decorrenza immediata e retroattiva fino al 1972.”»
El Poeta:
«E chi lo tocca paga pegno!
Chi dice che il mio cappuccino è cattivo,
va in galera con la panna in testa!»
Otello alza il bicchiere:
«Brindiamo!
Alla cucina italiana patrimonio Unesco…
e al nostro spritz che è patrimonio alcolico di Briga Novarese!»
Tutti, in coro:
«ALLA SALUTE!
E che l'Unesco ci lasci in pace con la pentola!»
Il bar trema dalle risate.
Fuori continua a piovere, ma dentro si ride così forte che quasi quasi l'Unesco ci sente e ci mette anche noi nella lista.
(Im)materialmente vostri.Leggi tutto...
Vaccata
2 Dicembre 2025 - 11.590 visualizzazioni ... e anche melanzane alla griglia.
Vaccata
2 Dicembre 2025 - 11.525 visualizzazioni Oggi peperoni alla griglia...
Vaccata
24 Novembre 2025 - 10.594 visualizzazioni ### Lo sciopero generale del 28 novembre, secondo le cronache del Bar Sport di Briga Novarese, 24 novembre 2025
Erano le dieci e mezza del mattino e nel Bar Sport di Briga Novarese c'era già odore di rivoluzione, ma quella con la panna montata sopra.
El Poeta, titolare e vate riconosciuto, stava lucidando il bancone recitando:
«Sciopero generale, che bel funeral
se non ci fosse il casello, sarebbe un bordello»
Tonino «il Termosifone», cronista ufficiale e unico uomo capace di scrivere con la biro tra i denti mentre beve il cappuccino, aveva già aperto il suo taccuino (un quaderno Pigna del 1997 con la copertina di Totti).
«Titolo provvisorio» annunciò con la bocca piena di brioche «“Il giorno in cui l'Italia si fermò… ma il nostro espresso no”».
Il ragionier Gualtieri, che arriva sempre con la cravatta storta come se l'avesse annodata un gatto ubriaco, alzò il dito indice come se fosse in assemblea condominiale:
«Io dico che è una vergogna. Scioperano i treni, gli aerei, la scuola, la Rai… e chi controlla i conti? Io! Io devo andare a Novara a firmare una pratica e adesso che faccio, ci vado con il monopattino?»
La Mirella, che da trent'anni ordina sempre “un caffè corto, ma non troppo corto, che sennò è amaro”, sbuffò:
«Io invece sono contenta. Finalmente una giornata senza il telegiornale che mi fa venire l'ulcera. Tanto dicono tutti le stesse cose, solo con cravatte diverse».
In quel momento entrò Peppone, il meccanico, con la barba piena di grasso e l'aria di chi ha dormito dentro un motore diesel.
«Ragazzi, ho sentito alla radio: venerdì non parte niente. Nemmeno le ambulanze, pare. Io ho già prenotato il carro funebre per andare al lavoro, tanto è uguale».
Calorifero (al secolo Otello), il barista che sembra un termosifone anche d'estate, servì tre caffè e uno corretto Sambuca senza chiedere, perché tanto lo sapeva.
«Secondo me» disse asciugando un bicchiere che era già asciutto da tre giorni, «questo sciopero lo fanno apposta per far salire il prezzo del cappuccino. È una manovra finanziaria. Meloni e i sindacati sono d'accordo, si spartiscono i ricavi».
Tonino il Termosifone scribacchiò veloce: «Teoria del complotto cappuccino-espresso. Da approfondire».
Il ragionier Gualtieri si accese una sigaretta elettronica che sapeva di torta di compleanno e sospirò:
«Io l'ho sempre detto: se scioperano tutti, alla fine vince chi non sciopera. Cioè noi. Noi del Bar Sport. Venerdì apriamo alle cinque del mattino e chiudiamo a mezzanotte. Facciamo il pienone. Mettiamo il cartello: “Qui si lavora, si beve e si bestemmia liberamente”».
La Mirella batté il pugno sul tavolo, rischiando di rovesciare il caffè corto-ma-non-troppo:
«Io porto i ferri da maglia! Sciopero o non sciopero, io venerdì finisco la sciarpa per mio nipote. Se passa il 32 non arriva a Natale, e morta lì».
Peppone si grattò la barba e lasciò cadere una chiave inglese sul pavimento, facendo un rumore da attentato.
«E se bloccano anche le pompe di benzina? Io ho il furgone con tre gocce. Se resto a secco venerdì, devo spingere fino a Omegna. A mano. In salita».
El Poeta alzò le braccia al cielo e declamò:
«Sciopero o non sciopero, qui si sta in piedi
chiudiamo solo quando muore il bidet»
Calorifero annuì serio:
«E comunque, se davvero si ferma tutto, almeno per un giorno non arriva il rappresentante delle macchinette. Quello che vuole cambiarci il caffè con le cialde. Quello sì che è un nemico del popolo».
Tonino chiuse il taccuino con solennità:
«Allora è deciso. Cronaca ufficiale del Bar Sport, 24 novembre 2025: mentre l'Italia si ferma, Briga Novarese resiste. Con cappuccino, brioche e sciarpa a metà. E se il 28 novembre il mondo finisce, noi saremo qui. A fare la rivoluzione. Una tazzina alla volta».
E fuori pioveva, ma dentro il Bar Sport il riscaldamento era al massimo, come sempre.
Perché certi posti non scioperano mai.
Nemmeno se glielo ordina il Papa in persona.Leggi tutto...
Satira
16 Dicembre 2025 - 10.044 visualizzazioni ### Liberato l'imam accusato: bocciato il blitz - Il Blitz Bocciato che Non Doveva Essere Bocciato
Nel Bar Sport di Briga Novarese, dove la nebbia entra più spesso dei clienti e il caffè è sempre troppo caldo o troppo freddo (mai giusto), la mattina del 16 dicembre era una di quelle in cui l'aria puzzava di ingiustizia. Tonino «il Termosifone», cronista ufficiale del bar, arrivò trafelato con il giornale aperto alla pagina giusta, si arrampicò sul suo sgabello e sparò la notizia come un colpo di fucile.
«Ragazzi, tenetevi forte: l'imam accusato è stato liberato! I giudici hanno bocciato il blitz, respinte le misure cautelari. Critiche alla sicurezza da tutte le parti. Roba da non crederci!»
Silenzio tombale. Poi il ragionier Gualtieri, che stava contando le bollette sul tavolino, alzò la testa con gli occhiali che gli scivolavano sul naso.
«Liberato? Ma siamo matti? Quello lì doveva marcire in galera! Blitz bocciato? Ma quando mai! Era un'operazione perfetta, roba da film americano. Dovevano tenerlo dentro a pane e acqua!»
La Mirella, con la sigaretta elettronica che mandava nuvole di fragola, sbuffò più forte del solito.
«Esatto, Gualtieri! Liberato un corno! Qui si vede che i giudici hanno le mani legate da qualche cavillo stupido. Misure cautelari respinte? Ma vergogna! Uno così lo dovevano chiudere e buttare la chiave nel Verbano!»
Otello, detto «Calorifero», che stava asciugando un bicchiere con uno strofinaccio che aveva visto tempi migliori, picchiò il pugno sul bancone.
«Ma vi pare possibile? Critiche alla sicurezza? La sicurezza ha fatto il suo dovere! Il blitz era impeccabile. E ora questo tizio gira libero come una farfalla. È uno scandalo, uno scandalo vero! El Poeta, di' qualcosa!»
El Poeta, il titolare, si grattò la testa calva e buttò lì una rima storta:
«Imam libero, che gran pasticcio,
doveva stare in cella, col lucchetto doppio!
Giudici miti, sicurezza offesa,
qui a Briga Novarese ci gira la testa!»
Peppone, il meccanico con la barba che sembrava un nido di rondini, si pulì le mani sul grembiule e tuonò:
«Io lo dico chiaro: errore madornale! Quello lì era pericoloso, lo sapevano tutti. Misure cautelari respinte? Ma chi gliel'ha consigliato, l'avvocato del diavolo? Dovevano tenerlo dentro fino al Giudizio Universale, altro che liberarlo per Natale!»
Entrò in quel momento il vecchio Zio Beppe, con la borsa della spesa piena di verze e il cappotto bagnato di nebbia.
«Ho sentito per radio: liberato! Ma no, no, no! È una vergogna nazionale. Il blitz era giusto, la sicurezza aveva ragione. I giudici hanno sbagliato tutto. Dovevano approvare le misure e basta. Liberarlo così è come aprire la porta al lupo!»
Tonino «il Termosifone» agitò di nuovo il giornale.
«Ma è scritto nero su bianco: liberato, blitz bocciato, critiche ovunque…»
Gualtieri lo interruppe: «E allora il giornale ha torto marcio! Qui la verità è una sola: quello lì non doveva uscire. Punto. È un pericolo pubblico. Se lo rivedo in giro, chiamo io i carabinieri!»
Mirella annuì: «E io gli faccio una perizia con la mia sigaretta elettronica: pericolo livello massimo!»
Otello «Calorifero» servì un giro di bianchini amari, tanto per digerire la notizia.
«Brindiamo, va', ma brindiamo alla speranza che lo riprendano domani. Perché oggi è un giorno nero per la giustizia.»
Peppone alzò il bicchiere: «Alla giustizia vera, quella che chiude le porte, non le apre!»
E tutti bevvero, in silenzio, mentre fuori la nebbia di Briga Novarese si faceva più fitta, come a voler nascondere la vergogna di un imam libero che, secondo il Bar Sport, libero proprio non doveva stare. Mai. Nemmeno per sogno.Leggi tutto...
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29 Novembre 2025 - 9.402 visualizzazioni ### La tredicesima è arrivata… ma sembra un biglietto dell'autobus scaduto - (Bar Sport, Briga Novarese, 29 novembre 2025, ore 10:14 precise)
El Poeta alza la saracinesca con la solennità di chi sta inaugurando il Duomo di Milano e già urla la sua rima del mattino:
«Apriamo i battenti, arriva la grana,
ma se la tocchi ti scotta la mana!»
Tonino «il Termosifone», cronista ufficiale, entra con il cappotto aperto anche se fuori ci sono meno due gradi. Ha in mano il telefono rotto da tre anni e fa finta di leggere le agenzie:
«Ragazzi, bomba! La tredicesima è stata accreditata! Sedici milioni di pensionati e venti di dipendenti! È come se Babbo Natale avesse sbagliato indirizzo e fosse finito direttamente in banca!»
Il ragionier Gualtieri, che sta centellinando lo stesso cappuccino dal 2017, alza un sopracciglio così in alto che sembra voglia scappare dalla fronte:
«Tonino, se arriva la mia tredicesima è perché hanno sbagliato conto. L'ultima volta che ho visto soldi veri era il 1998 e c'era ancora la lira.»
Dalla cucina esce la Mirella con il vassoio dei cornetti, uno più storto dell'altro:
«Io la tredicesima l'ho già spesa. Ho comprato tre gratta-e-vinci e un calendario dei vigili del fuoco. Totale: meno quarantadue euro. Quindi tecnicamente sono in credito con lo Stato.»
Peppone, il meccanico con la barba che sembra un nido di rondini arrabbiate, sbatte sul bancone una busta paga tutta unta di grasso:
«Guardia:
«Guardate qua: tredicesima lorda 1.842 euro. Netta: 1.126. Praticamente l'Inps mi ha fatto lo sconto famiglia numerosa… ma io sono figlio unico!»
Otello «Calorifero», il barista, pulisce un bicchiere che è già più lucido del futuro di certi politici e sentenzia:
«Sapete che vi dico? La tredicesima è come l'amore: tutti ne parlano, tutti dicono di averla avuta grossa, ma alla fine ti rimane solo il ricordo e una bolletta da pagare.»
Entra in quel momento il professor Pautasso, insegnante in pensione, con la sciarpa annodata come un nodo gordiano e gli occhiali spessi come fondi di bottiglia:
«Scusate, ma a me è arrivata una mail dalla banca: “Congratulazioni, le abbiamo accreditato 0,87 centesimi di tredicesima”. Zero virgola ottantasette! Con quelli ci compro mezzo francobollo… ma solo se è in saldo!»
Tonino il Termosifone si alza in piedi sul tavolino (rischiando di far cadere tre sedie e un presepe incluso):
«Titolo per la cronaca del bar: “La tredicesima 2025 è arrivata, ma è così piccola che per vederla serve il microscopio del liceo scientifico!”»
La Mirella applaude e aggiunge:
«E comunque io l'ho già data a mia nuora. Dice che le serve per il Black Friday. Black un cavolo: è diventata direttamente rossa, la tredicesima.»
El Poeta, ispirato, chiude con la rima finale mentre stappa una birra per sé (tanto paga Pantalone):
«Arriva la tredicesima, che gioia, che festa,
ma dopo le tasse resta solo la cresta.
E se chiedi dov'è finita la grana vera
ti rispondono: “È andata in ferie… pure lei, la povera!”»
Silenzio.
Poi tutti insieme, in coro:
«Calorifero, un giro di caffè… che tanto oggi offre lo Stato!»
Calorifero guarda la cassa vuota, sospira e mormora:
«Lo Stato offre, sì… ma con la carta di credito di mia moglie.»
E così, nel Bar Sport di Briga Novarese, anche quest'anno la tredicesima fu.
Ma durò lo spazio di un battito di ciglia… e di un prelievo Inps.Leggi tutto...
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He he he, no!