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Chi tocca i Cerutti muore

Vaccheca

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Chiacchiera
 
Chiacchiera
Avatar fcerutti
fceruttilivello 4
7 Settembre - 3.873 visualizzazioni
L'energia che si misura e quella che si vende.

Ho il Wi-Fi acceso in casa da vent'anni. Non mi sono mai bruciato un dito, non ho mai sentito formicolii mistici, eppure ogni giorno attraverso invisibili onde elettromagnetiche che portano dati dal router al telefono. Le accetto senza discutere. Poi qualcuno mi parla di energia universale, di vibrazioni cosmiche, di chakra da riequilibrare, e io storco il naso. Contraddizione? Per niente. È solo che so distinguere due cose che nel linguaggio comune vengono buttate nello stesso calderone con la parola "energia".

Il Wi-Fi si misura in gigahertz. Il Bluetooth ha una frequenza precisa, uno spettro conosciuto, decenni di fisica alle spalle. Se non esistesse davvero, io adesso non starei scrivendo queste righe e tu non le staresti leggendo su uno schermo. Tutto verificabile, tutto replicabile in un laboratorio qualunque del pianeta.

L'energia che ti "riequilibra l'aura", invece, in quale unità si misura? Con quale strumento la rilevi? Nessuno lo sa, perché non esiste uno strumento: esiste solo chi te la vende. E qui sta la differenza che a molti sfugge, o che preferiscono ignorare: una cosa è reale quando si può misurare, testare, ripetere. L'altra si può solo "sentire", e guarda caso si sente sempre più forte vicino alla cassa.

Non
è ipocrisia credere nel Wi-Fi e dubitare dell'energia cosmica. È, semplicemente, distinguere la scienza dal marketing travestito da spiritualità.
Leggi tutto...
Vaccata
Avatar Anticorpo
Anticorpo: Per cassa intendevi posto dove mettere i tuoi soldi, non altoparlante, vero? 😉🤓👏🏻👏🏻👏🏻👏🏻👏🏻
7 Settembre alle ore 14:09 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar fcerutti
fcerutti: Anticorpo
Ma allora non hai capito niente. Intendevo cassa da morto 😂😂😂
 1
7 Settembre alle ore 15:18 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar Isotta
Isotta: fcerutti nessuno sa,è chi è già passato oltre,non lo dice non può credo..o.no...
7 Settembre alle ore 16:11 · Ti stimo  · Rispondi
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Chiacchiera
Avatar fcerutti
fceruttilivello 4
6 Settembre - 2.677 visualizzazioni
La legge scelta a piacere.

– Maestro, ho sentito qualcuno dire: "quel comportamento è vietato, lo dice il testo sacro, punto". Ma se il testo sacro dice tante altre cose che nessuno rispetta più, che senso ha invocarlo solo per quel punto?

– Mio caro ingenuo, hai messo il dito su una delle contraddizioni più antiche e più comode del pensiero umano: il letteralismo selettivo.

– Il letteralismo selettivo? Che cosa significa esattamente?

– Significa prendere un testo antico, dichiararlo valido alla lettera, ma solo nella parte che conferma ciò che già si voleva credere, e lasciare cadere in silenzio tutto il resto.

– Ma se un testo è sacro, o autorevole, non dovrebbe valere tutto allo stesso modo? O tutto o niente?

– Esattamente questa è la domanda scomoda, ingenuo. Se davvero un precetto vale perché scritto in un certo capitolo, allora anche il precetto scritto due righe più sotto, nello stesso capitolo, dovrebbe valere allo stesso modo.

– Mi faccia un esempio, Maestro, perché ancora non vedo bene la contraddizione.

– Prendi un testo antico che regola in dettaglio la vita quotidiana: cosa mangiare, come vestirsi, come trattare i servi, come coltivare i campi. Chi cita quel testo per condannare un unico comportamento moderno, di solito non porta a tavola le stesse regole sull'alimentazione, non veste secondo quelle stesse norme, e non applica quelle stesse regole sulla servitù.

– Quindi sceglie un versetto e ne ignora cento?

– Proprio così. E la domanda che dovremmo porre a chi fa questa scelta è semplice: con quale criterio decidi quale riga è ancora vincolante e quale riga è ormai superata?

– Forse... con il criterio di ciò che gli fa comodo credere?

– Bravo ingenuo, ci sei arrivato da solo. Il criterio, quasi sempre, non è il testo in sé, ma il giudizio che si aveva già prima di aprire il testo. Il testo antico viene usato come autorità esterna per legittimare una condanna che in realtà nasce altrove.

– Ma allora, Maestro, il problema non è il testo, è come lo si usa?

– Esattamente. Il testo resta quello che è: un insieme coerente, scritto in un contesto storico preciso, con la sua logica interna. Il problema nasce quando qualcuno lo smonta pezzo per pezzo, tiene solo il pezzo utile alla propria tesi e getta via il resto senza dirlo.

– E chi glielo fa notare, come si sente rispondere di solito?

– Di solito si sente rispondere con imbarazzo, o con un cambio di argomento, perché è molto più facile brandire una regola contro qualcun altro che applicarsene cento a se stessi.

– Quindi la vera domanda da porre a chi cita un precetto antico per condannare qualcuno non è "il testo lo dice davvero?", ma...

– Ma "sei disposto a rispettare, con la stessa fermezza, anche tutte le altre righe di quello stesso testo?" Se la risposta è no, allora quel precetto non viene invocato per fedeltà al testo, ma per comodità del momento.

– Ho capito, Maestro. Non è il testo antico ad essere in errore, è la coerenza di chi lo cita ad essere messa alla prova.

– Proprio così, ingenuo. E questa, credo, è una lezione che vale ben oltre i testi sacri: vale ogni volta che qualcuno invoca una regola solo quando gli conviene, e la dimentica quando gli scomoda. Ora permettimi di riposare: ne abbiamo detto abbastanza per oggi.

– Grazie, Maestro.
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Vaccata
Chiacchiera
Avatar fcerutti
fceruttilivello 4
6 Settembre - 2.782 visualizzazioni
Quante streghe sono esistite davvero?

Quante streghe furono bruciate dalla Santa Inquisizione? La domanda sembra retorica: pensiamo subito a migliaia di roghi, urla nella notte, fumo nero sopra le piazze. La risposta vera spiazza: nessuna. Perché le streghe, semplicemente, non sono mai esistite.

Chi bruciava, allora? Donne. Guaritrici che conoscevano le erbe, vedove che vivevano sole, ragazze che sapevano leggere quando non dovevano. Bastava un'accusa sussurrata, una vicina invidiosa, un debito non pagato, per trasformare una vita normale in un processo per stregoneria. Non serviva prova, bastava sospetto. E il sospetto, si sa, è l'arma più economica del fanatismo.

Mi affascina come un'istituzione sia riuscita a inventare un nemico invisibile per giustificare una violenza molto reale. La strega non esisteva, ma la tortura sì. Il patto con il diavolo era fantasia, ma il rogo era carne che bruciava davvero. Funziona sempre così: prima si crea la minaccia immaginaria, poi si giustifica la repressione concreta.

Oggi nessuno accende più falò nelle piazze, però il meccanismo non è sparito, ha solo cambiato vestiti. Cambiano i bersagli, cambia il linguaggio, ma l'istinto di trasformare chi è diverso in un pericolo da eliminare resta lì, pronto a riattivarsi ogni volta che la paura trova un pubblico disposto ad ascoltarla
.

La domanda, allora, non è quante streghe siano state giustiziate. È quante ne stiamo ancora creando, senza accorgercene.
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Vaccata
Avatar AlphaWolf
AlphaWolf: La nuova caccia alle streghe è l'allarme fascismo
 1
Vaccata
6 Settembre alle ore 16:27 · Ti stimo  · Rispondi
Chiacchiera
Avatar fcerutti
fceruttilivello 4
5 Settembre - 2.907 visualizzazioni
La domanda che nessuno sa rispondere.

– Maestro, conosce quella domanda che in un colloquio di lavoro nessuno sa mai rispondere davvero?

– Dimmi, ingenuo, quale domanda intendi?

– "Perché non dovrei assumerla?" Basta sentirla e il cervello si blocca.

– Ah, sì, la conosco bene. E hai ragione: è una domanda che mette in trappola chiunque. Se dici un difetto vero, ti elimini da solo. Se dici un luogo comune, chi ti ascolta alza gli occhi al cielo. E se resti in silenzio, hai già perso.

– Ma allora perché la fanno, Maestro? Sembra quasi una tortura gratuita.

– Non è una tortura, ingenuo, è una misura. Serve a valutare quanto tu conosca davvero te stesso.

– Conoscere se stessi? Non è una cosa che tutti fanno, per definizione?

– Si crede che sia così, ma non lo è. Gli psicologi chiamano questa capacità metacognizione: sapere che cosa sai di te stesso e, soprattutto, sapere che cosa non sai.

– E quante persone possiedono davvero questa capacità?

– Pochissime, a dire il vero. Solo il dieci per cento delle persone possiede un'autentica consapevolezza di sé. Il restante novanta per cento crede di conoscersi, ma in realtà non si conosce affatto.

– Questo mi sorprende, Maestro. Allora quando chiedono "perché non dovrei assumerla", che cosa cercano davvero? Non vogliono scoprire il mio difetto peggiore?

– No, ingenuo, non è quello che cercano. Vogliono sentirti parlare con onestà, senza distruggerti e senza travestirti.

– Mi faccia un esempio, Maestro, perché ancora non capisco bene la differenza.

– Pensa a questa risposta: "Non ho esperienza in questo settore, ma da tre mesi mi sto formando." Questa frase mostra qualcosa che il perfezionista, quello che nega ogni difetto, non riesce a mostrare.

– E che cosa mostra, esattamente?

– Mostra che quella persona sa dove si trova e ha già un piano per andare avanti. Non è un mostrare debolezza, ingenuo: è mostrare consapevolezza di sé e responsabilità.

– Quindi la domanda non serve a smascherare, ma a rivelare chi sa guardarsi con onestà...

– Esattamente. E chi sa guardarsi con onestà, alla fine, è proprio chi merita fiducia.

– Grazie, Maestro.
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Vaccata
Chiacchiera
Avatar fcerutti
fceruttilivello 4
4 Settembre - 3.093 visualizzazioni
Il governo Meloni diventa il più longevo della storia della Repubblica - Bar Sport di Briga Novarese - venerdì, 4 settembre 2026.

Il Bar Sport quel venerdì mattina aveva l'aria di chi sa già che la giornata sarà lunga. Otello «Calorifero» lucidava il bancone con la solennità di un sagrestano, mentre il televisore appeso all'angolo trasmetteva le immagini della cerimonia di Bari, bandiere e applausi, il tutto commentato da una giornalista con la voce squillante di chi ha bevuto tre caffè di troppo.

Il ragionier Gualtieri alzò gli occhi dal suo Corriere, ripiegato con la precisione di un origami fiscale.

— Signori, oggi è un giorno storico. Il governo Meloni supera il Berlusconi due. Nuovo record di longevità della Repubblica.

— E lo festeggiano pure, come se fosse un matrimonio —disse la Mirella, sistemandosi la collana con un gesto che faceva tintinnare mezzo bar. — Io a un governo gli auguro tutto tranne gli anniversari.

Tonino «il Termosifone» aveva già tirato fuori il taccuino, quello con la copertina consumata dove annotava ogni giorno gli eventi del bar come fossero bollettini di guerra.

— Cronaca ufficiale del Bar Sport: oggi si registra un governo più longevo di certi matrimoni, più longevo di certe Fiat Panda, e sicuramente più longevo della pazienza del Peppone quando gli si rompe la chiave inglese buona.

— Lascia stare la chiave inglese, che quella almeno funziona quando serve —borbottò il Peppone, senza staccare gli occhi dal motorino che aveva portato dentro, non si sa bene perché, forse per solidarietà meccanica con la discussione.

El Poeta, dietro il bancone, si asciugò le mani nel grembiule nero e trovò subito la rima, come sempre, senza nemmeno cercarla.

— Governo che dura tanto e non si spacca, / è come pasta scotta che si attacca.

— Bella questa, Poeta, gliela rubo per il titolo di domani —disse Tonino, già scrivendo.

Otello, che di politica preferiva parlare il meno possibile, si limitò a versare un caffè al ragioniere e un'acqua tonica alla Mirella, muovendosi dietro il bancone con la calma di chi ha visto passare sette governi e altrettante crisi di nervi dei clienti.

— Io dico solo una cosa —riprese Gualtieri, aggiustandosi gli occhiali—. Durare tanto non vuol dire governare bene. Anche un callo dura tanto, e mica per questo lo festeggiamo con una cerimonia a Bari.

— Bravo, ragioniere, ecco la battuta del giorno —disse la Mirella, ridendo così forte che il collier rischiò di finire nel bicchiere.

— A Bari, poi —intervenne il Peppone, alzando finalmente lo sguardo dal motorino—. Perché sempre Bari? Ci sarà mica un patto segreto tra i politici e le orecchiette?

— Il Peppone oggi si è svegliato complottista —commentò El Poeta, scuotendo la testa mentre preparava uno spritz che nessuno aveva ordinato ma che, in giornate così, serviva comunque.

Tonino si schiarì la voce, pronto per la sintesi finale, quella che scriveva sempre in fondo alla pagina del taccuino con la matita quasi consumata.

— Riassumendo per i posteri del Bar Sport: il governo batte un record, il ragioniere lo paragona a un callo, il Peppone sospetta le orecchiette, la Mirella ride, il Poeta rima, e Otello, come sempre, versa da bere e non si schiera.

— Otello non si schiera mai —disse Otello, senza alzare gli occhi dal bicchiere che stava riempiendo—. Otello vende bibite, non ideologie.

— Saggio come un frigorifero —disse El Poeta, e questa volta la rima gliela rubò lui, ridendo per primo della propria battuta.

Fuori, il sole di settembre picchiava sul selciato di Briga Novarese, e dentro il Bar Sport la Repubblica, con tutto il suo nuovo record, continuava a essere commentata con la stessa serietà con cui si discute il campionato di calcio: con passione, con sospetto, e con almeno tre opinioni diverse per ogni singolo cliente.
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Vaccata
Chiacchiera
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fceruttilivello 4
4 Settembre - 3.375 visualizzazioni
Il pregiudizio della palestra.

– Maestro, ho sempre riso un po' di chi passa le sue giornate in palestra, come se fosse gente che pensa solo ai muscoli e poco alla testa. Ma forse mi sbagliavo?

– Mio caro ingenuo, forse sì. Uno studio del 2025, condotto su più di sessantasettemila studenti, ha osservato che chi si allena con la forza, con i pesi, con le flessioni, ottiene voti migliori in matematica e in inglese rispetto a chi non si allena affatto.

– Ma quanto conta, in pratica, allenarsi? Basta poco?

– Già un solo giorno alla settimana porta con sé l'undici per cento di probabilità in più di ottenere voti migliori. E se si arriva a quattro giorni, quella probabilità sale oltre il quaranta per cento, sia in matematica sia in lingua.

– E a sei giorni, Maestro? Immagino che il beneficio continui a crescere...

– Proprio così, ingenuo: a sei giorni si tocca il picco, con un sessantaquattro per cento in più in lingua. Ma attento, prima che tu corra a trarre conclusioni affrettate.

– Che vuole dire, Maestro? Non è forse la prova che allenarsi rende più intelligenti?

– No, mio caro ingenuo, e qui sta il punto più delicato. Lo studio mostra una correlazione, non una causalità. Le due cose camminano insieme, ma questo non significa che l'una produca l'altra.

– Allora perché mai chi si allena ottiene voti migliori, se non è l'allenamento in sé a renderlo più intelligente?

– La chiave sta altrove. Chi si allena è spesso, per natura o per abitudine, una persona più costante, più disciplinata. E quella disciplina si riflette in ogni ambito della vita, compreso lo studio.

– Quindi non è il gesto di sollevare pesi a fare la differenza, ma qualcosa che sta dietro quel gesto?

– Esattamente. Detto questo, non bisogna nemmeno sminuire il valore dell'allenamento in sé: esso migliora davvero la concentrazione, riduce lo stress e dà più energia. Il punto ideale, secondo lo studio, sarebbe di quattro giorni alla settimana.

– Allora, Maestro, il tipo che va in palestra non è più intelligente di me...

– No, ingenuo, non lo è per il solo fatto di allenarsi. Ma ha delle abitudini che lo fanno rendere meglio di te, e questo, alla lunga, si vede.

– Mi resta una domanda, Maestro: continuerò a portarmi dietro il pregiudizio, o proverò a copiare l'abitudine?

– Questa, mio caro ingenuo, è una domanda che solo tu puoi rispondere.

– Grazie, Maestro.
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Vaccata
Chiacchiera
Avatar fcerutti
fceruttilivello 4
4 Settembre - 3.300 visualizzazioni
Il business della pace interiore.

Non ho mai visto un mercato così redditizio come quello della pace interiore. Viviamo un'epoca in cui tutti cercano di vibrare più in alto, allinearsi con l'universo, trovare il proprio "io superiore". Detto così sembra innocuo, quasi terapeutico. Ma se ti dicessi che dietro questo boom del benessere si nasconde lo stesso meccanismo di sempre?

Il fanatismo, una volta, si riconosceva subito: dogmi religiosi, gerarchie rigide, regole da rispettare senza discutere. Oggi si presenta con un linguaggio più morbido. Al posto del sacerdote che stabilisce cosa è peccato, abbiamo il guru su Instagram che spiega perché Mercurio retrogrado ha rovinato la tua settimana. Al posto della preghiera obbligatoria, la meditazione "con la frequenza giusta", pena il blocco energetico.

Cambia il vocabolario, non la struttura. E soprattutto non cambia lo strumento di controllo più efficace di sempre: la colpa. Prima ti dicevano che le disgrazie arrivavano perché non eri abbastanza devoto. Ora ti dicono che ti ammali perché non hai elevato la tua frequenza vibrazionale. La logica è identica, cambia solo il travestimento.

Nel frattempo, il mercato della spiritualità continua a crescere, tra corsi per "sbloccare il chakra del denaro" e coach che vendono certezze a peso d'oro.
Io non discuto il bisogno umano di trovare pace: discuto chi te la vende come merce, con la stessa logica di sempre. La prossima volta che qualcuno ti offre una soluzione magica ai tuoi problemi, chiediti se ha un fondamento reale o se è solo marketing spirituale ben confezionato.
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Vaccata
Avatar MissJanina
MissJanina: Una riflessione lucida su un fenomeno sempre più diffuso. Buon pomeriggio.
4 Settembre alle ore 15:01 · Ti stimo  · Rispondi
Chiacchiera
Avatar fcerutti
fceruttilivello 4
2 Settembre - 3.884 visualizzazioni
Il rompiscatole e l'insopportabile.

– Maestro, ho un collega che mi mette costantemente alla prova, mi contraddice, mi punge con le sue domande. È un insopportabile, non trova?

– Caro ingenuo, prima di giudicare, fermati un momento. Non è detto che chi ti mette alla prova sia insopportabile. Potrebbe semplicemente essere un rompiscatole. E le due cose non sono affatto la stessa cosa.

– Non sono la stessa cosa? A me sembrano ugualmente fastidiose.

– Fastidiose sì, ma di natura diversa. Il rompiscatole è colui che ti sfida, ti mette in discussione, ti punzecchia — ed è vero, a volte è persistente, esigente, persino irritante. Ma dietro quel comportamento c'è qualcosa: un'informazione, un'intenzione, una motivazione.

– Quindi il rompiscatole avrebbe, in fondo, una ragione per comportarsi così?

– Esattamente. E spesso quella ragione è fondata: a volte ha ragione lui. L'insopportabile, invece, non cerca di migliorare nulla. Fa rumore, genera conflitto, si ripete senza offrire soluzioni e senza ascoltare.

– Mi faccia capire meglio, Maestro: come si riconosce l'uno dall'altro, nella pratica?

– Osserva questo: l'insopportabile insiste nel suo modo di agire anche quando tutti i fatti dimostrano il contrario. Il rompiscatole, invece, quando i fatti parlano chiaro, li ascolta.

– E dunque la differenza sta nell'ascolto?

– In parte sì. Ma c'è un altro segno, forse ancora più chiaro: il rompiscatole ti disturba, ma ti insegna qualcosa. L'insopportabile ti disturba, e nulla cambia.

– Quindi con il primo, alla fine, ci si guadagna qualcosa.

– Proprio così. Il rompiscatole accetta un argomento, se è valido. L'insopportabile non vuole ascoltare, punto. È una differenza piccola nell'apparenza, ma decisiva nella sostanza.

– Allora con il rompiscatole vale la pena discutere...

– Con il rompiscatole puoi imparare, puoi adattarti, puoi migliorare il tuo lavoro. Con l'insopportabile, invece, non sprecare energie: non ti porterà da nessuna parte.

– Ma Maestro, io stesso, a volte, insisto sulle mie idee, discuto, mi difendo con forza. Sto forse diventando insopportabile?

– No, ingenuo, e qui arriviamo al punto più importante di tutti. Tutti, prima o poi, siamo stati rompiscatole. Insistere, discutere, difendere le proprie idee — non c'è nulla di male in questo.

– E allora dove sta il pericolo?

– Il pericolo comincia nel momento in cui smetti di ascoltare, quando l'unica cosa che vuoi è avere ragione. Lì, caro ingenuo, comincia il vero disastro.

– Capisco, Maestro. Non è il pungolo a essere pericoloso, ma la sordità che a volte lo accompagna.

– Hai colto il punto. Ora lasciami riposare: ne abbiamo detto abbastanza per oggi.

– Grazie, Maestro.
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Vaccata
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