Post di fcerutti in ordine cronologico
Chiacchiera
7 Giugno - 2.746 visualizzazioni Il risveglio della ragione.
Negli ultimi cento anni il numero di persone che non si riconoscono in nessuna religione è cresciuto del 1900%. Una cifra che da sola racconta un cambiamento epocale, silenzioso ma inarrestabile.
La gente ha cominciato a usare la testa. A farsi domande, a pretendere ragioni, a non accettare più tutto ciò che viene raccontato come verità assoluta senza discuterne. Sono emersi gli scettici, coloro che vogliono capire prima di credere, gli agnostici e tutti quelli che preferiscono affidarsi all'esperienza concreta piuttosto che a costruzioni mentali ereditate.
Questo è il vero problema per chi gestisce le religioni organizzate come un'attività. Quando le persone imparano a ragionare da sole, smettono di essere greggi comode. Diventano difficili da dirigere, smettono di versare contributi automatici e soprattutto smettono di accettare senza discutere chi si presenta come portavoce esclusivo di qualcosa di invisibile.
Il cristianesimo ha visto ridursi in modo significativo la propria base di fedeli proprio in questo secolo. Le vocazioni sono in calo netto. Sempre meno giovani scelgono quella strada. Molti luoghi di culto, un tempo pieni, oggi sopravvivono a fatica o vengono destinati ad altro.
Tutto questo è successo in appena cento anni. Se il cambiamento è stato così rapido fin qui, è lecito chiedersi cosa accadrà nei prossimi decenni. Non si tratta della scomparsa totale di ogni forma di spiritualità, ma della progressiva perdita di potere di chi pretende obbedienza cieca e vieta il dubbio.
Io sono convinto che il dubbio sia una delle cose più preziose che abbiamo. Ci hanno insegnato per secoli che mettere in discussione è pericoloso o segno di poca fede. Eppure è proprio il dubbio che ha fatto avanzare la scienza, ha smantellato poteri ingiusti e ha permesso di riconoscere le falsità per quello che sono. Senza di esso saremmo ancora fermi a spiegazioni magiche per tutto.
Per questo motivo sempre più persone — me compreso — hanno scelto di vivere senza legarsi a strutture rigide o a figure che si ergono a intermediari obbligatori con il trascendente. Non serve fondare nuovi gruppi o inventare etichette. Basta attivare la propria intelligenza: fare domande, ridere quando serve, amare con intensità e vivere questa esistenza senza sentirsi in colpa per non obbedire a regole scritte da altri.
Questa vita non è una prova da superare per guadagnarsi un premio successivo. È l'unica che abbiamo. E mi sembra francamente triste vederla passare a sostenere chi si arricchisce o ottiene potere promettendo contatti con entità che nessuno può vedere o verificare.
I dati sono lì, netti. Stiamo assistendo a un lento ma chiaro risveglio collettivo verso una maggiore autonomia di pensiero. Io mi sento di percorrere questa strada con convinzione.Leggi tutto...
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6 Giugno - 3.872 visualizzazioni I progressisti: falliti, cricche e parassiti sociali.
Amici miei, oggi voglio dirvi chiaro e tondo quello che penso di questa gente che si autodefinisce “progressista”. Perché è così che si fanno chiamare ora, i rossi di sempre. Non più comunisti, non più marxisti-leninisti, troppo brutti quei nomi. Ora sono progressisti. Suona meglio, sembra moderno, sembra che stiano dalla parte del futuro. Ma è solo un travestimento. Dietro la parola nuova c'è la stessa vecchia roba: il desiderio di vivere alle spalle degli altri usando lo Stato come complice.
Lo aveva detto bene Martha Hildebrandt, che in pace riposi, famosa linguista. Aveva descritto il progressista alla perfezione: un fallito che non sa stare al mondo con le sue forze, che dà sempre la colpa al “sistema” delle sue miserie e pretende che gli altri lo riconoscano come un grande lottatore sociale. Predica la giustizia sociale, parola magica. Ma quella giustizia sociale, quando la guardi bene, significa solo una cosa: io non produco, tu produci, e una parte di quello che produci deve arrivare a me. Per forza. Con le tasse, con le leggi, con i progetti “inclusivi”, con i finanziamenti pubblici. Lo Stato non è più il regolatore: diventa il grande esattore che toglie a chi lavora per dare a chi non vuole lavorare.
Li vedi dappertutto questi signori. Scrivono articoli che sembrano scritti con il vocabolario preso a prestito. “Articolare”, “visibilizzare”, “empowerment”, “disuguaglianza strutturale”, “intersezionalità”. Paroline che mettono una dietro l'altra per gonfiarsi il petto e sembrare profondi. Ma se togli quelle parole, dentro non resta quasi niente. Solo lamentele, risentimento e la pretesa che il mondo si organizzi intorno alle loro frustrazioni.
E poi c'è il modo in cui massacrano la lingua. Non gli basta rovinare le idee, devono rovinare anche le parole. “Cittadini e cittadine”, “tutti, tutte e tuttə”, “amici e amichə”. Inventano pronomi, mettono asterischi, usano la schwa come fosse una bandiera. Dicono che è per includere, ma in realtà è per controllare. È un modo per dire: se non parli come noi, sei fuori. Se non deformi la lingua come noi, sei un nemico. E intanto si presentano come intellettuali. Intellettuali! Gente che non sa nemmeno coniugare un verbo senza chiedere il permesso all'ideologia.
Perché in fondo fanno parte di una cricca chiusa. Si raccomandano tra loro, si spartiscono i posti nelle redazioni, nelle università, nei progetti europei, nei festival della cultura. Si aiutano, si coprono, si applaudono a vicenda. E guai a chi non fa parte del giro: quello è “di destra”, è “reazionario”, è “contro i diritti”. Il merito non conta. Conta l'appartenenza. Contano le parole d'ordine. Contano le reti di potere che hanno costruito mentre predicavano contro il potere.
E allora diciamolo senza giri di parole: sono parassiti sociali. Vivono grazie ai soldi degli altri. Grazie alle tasse di chi si alza la mattina e lavora. Grazie ai bandi pubblici, alle consulenze, ai posti creati apposta perché “serve rappresentanza”. Predicano contro il privilegio e ne godono appieno. Odiano il merito perché non lo hanno, e vogliono che il merito diventi un sospetto. Vogliono una società dove chi produce deve sentirsi in colpa e chi non produce deve sentirsi nel diritto.
Io non ci casco. Non ci sono mai cascato e non ci cascherò mai. Questi non sono progressisti. Sono regressisti. Vogliono riportarci indietro, a un mondo dove lo Stato decide chi deve dare e chi deve ricevere, dove il linguaggio è sorvegliato, dove il pensiero diverso è un crimine. E io, da uomo libero, continuo a dirlo: basta con le maschere. Chiamiamoli con il nome che si meritano.
Parassiti. Nient'altro.Leggi tutto...
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1 Giugno - 3.405 visualizzazioni ### Caldo record in Italia: bollino rosso a Roma, Bologna, Firenze e Torino - Bar Sport di Briga Novarese - lunedì, 1 giugno 2026.
Entrò nel Bar Sport di Briga Novarese Tonino il Termosifone, già sudato come se avesse corso la maratona di Novara con la stufa accesa sulla schiena. «Ragazzi, bollino rosso! Roma, Bologna, Firenze e Torino stanno andando arrosto. Più di trenta gradi a giugno, dicono. L'Italia è un forno!»
Il Peppone, con la barba che sembrava un nido di merli in piena muta, si passò una mano sulla fronte. «Trenta gradi? Ma qui a Briga già mi si sta sciogliendo il grasso delle mani dal cambio dell'Alfa di ieri. Se a Torino fa così caldo, figurati cosa succede al motore della mia officina.»
Dietro al bancone Otello, detto Calorifero da quando era nato, asciugava un bicchiere con uno straccio umido che pareva uscito dalla sauna. «Caldo? Io mi chiamo Calorifero e pure a me cola tutto. Stamattina ho dovuto mettere il Campari nel frigo, altrimenti diventava brodo.»
El Poeta, che stava lucidando la macchina del caffè, buttò lì una rima senza nemmeno alzare gli occhi: «Col caldo che viene / si squaglia il gelato / e pure la mente / del povero cristo sudato.»
La Mirella, seduta al solito tavolino con il suo bianchino, agitò il ventaglio fatto con il listino del totocalcio. «Ma come è possibile? Io a giugno voglio il fresco del lago, non questo inferno. A Roma staranno morendo come le mosche, poveretti. Lì sì che il bollino è rosso, altro che semaforo.»
Il ragionier Gualtieri, che fino a quel momento aveva finto di leggere La Stampa di ieri, alzò la testa con aria da esperto. «Secondo me è colpa del buco nell'ozono. O forse del riscaldamento globale. O forse è solo che il governo ha spento l'aria condizionata nazionale per risparmiare. Voi che ne dite?»
Tonino il Termosifone, in qualità di cronista ufficiale, prese la parola gesticolando come un direttore d'orchestra impazzito. «Dicono che a Firenze il Ponte Vecchio rischia di diventare Ponte Molle. A Bologna la mortadella si sta sciogliendo dentro i panini. E a Torino la Mole Antonelliana si è inclinata di altri due gradi per il calore!»
«Esagerato come sempre, Termosifone», ridacchiò il Peppone. «Però se continua così vengo qui al bar anche di notte a dormire sotto il ventilatore. Sempre meglio che a casa mia, dove pure il gatto ha chiesto il divorzio per il caldo.»
Calorifero versò quattro spritz senza che nessuno li avesse ordinati. «Offre la casa, prima che evaporino. E se arriva un altro grado, giuro che cambio nome in Frigorifero.»
El Poeta annuì serio e concluse in rima: «Con questo solleone / non resta che bere / e aspettare sereni / che arrivi un po' di frescone.»
Fuori dal Bar Sport di Briga Novarese il sole picchiava come un fabbro ubriaco sull'incudine, mentre dentro si rideva del caldo come si ride di tutto, da sempre.Leggi tutto...
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1 Giugno - 4.081 visualizzazioni Perché penso che la Bibbia non sia un libro per bambini.
Da quando ho iniziato a esaminare con attenzione questi testi antichi, mi sono formato un'opinione ben precisa: la Bibbia non è assolutamente un volume da mettere nelle mani di un bambino. È una raccolta di scritti redatti molti secoli fa, pensati da e per gli antichi ebrei. Chi crede li considera sacri e guidati direttamente dalla mano della divinità. Il giudaismo si concentra sui libri più antichi, mentre il cristianesimo aggiunge quelli successivi, creando così una tradizione che mescola elementi diversi.
Nella lunga storia dell'umanità, piena di civiltà che si sono susseguite per centinaia di migliaia di anni, si vedono spesso rituali e narrazioni che si assomigliano tra culture lontane. Eppure questi scritti propongono una linea temporale molto più ridotta e l'idea che tutti gli esseri umani discendano da un unico ceppo familiare sopravvissuto a una grande prova.
Mi domando sinceramente: io leggerei mai queste pagine a mio figlio di otto anni prima di metterlo a letto? Capisco perfettamente perché molti restano affascinati dai messaggi di compassione, di amore verso il prossimo e di perdono che si trovano in certi passaggi. Sono valori che riscaldano il cuore e che vengono spesso sottolineati con entusiasmo.
Il problema sorge quando si considera l';intero contenuto senza filtri. Sfogliando le pagine complete, si incontrano descrizioni di conflitti sanguinosi ordinati dall'alto, massacri di intere popolazioni – inclusi innocenti di ogni età –, punizioni spietate, un ordine sociale fortemente patriarcale dove le donne hanno un ruolo subordinato, la tolleranza verso la schiavitù, vendette crudeli e situazioni familiari complesse, tutto presentato come parte di un progetto divino.
È curioso notare come tanti adulti proteggano i figli da film o programmi con violenza esplicita, considerandoli inadatti, mentre accettano senza problemi edizioni illustrate per ragazzi che trasformano eventi di enorme distruzione in storie quasi leggere e colorate.
Queste riletture continue nel corso dei secoli cercano sempre di adattare i significati, sostenendo che in realtà volesse dire altro, che il senso profondo fosse diverso da quello letterale. Se qualcuno oggi scrivesse per la prima volta un libro con gli stessi elementi, dubito che verrebbe classificato come lettura per tutte le età; finirebbe più probabilmente tra i romanzi dark o per un pubblico adulto.
Come hanno fatto notare alcuni pensatori, un esame onesto e diretto di questi testi può portare proprio nella direzione opposta alla fede, diventando quasi il miglior alleato di chi guarda alle cose con occhio critico e razionale.
Per millenni questi scritti hanno usato la paura di una presenza invisibile per mantenere il controllo sulle persone. Questo ha permesso a molti di vivere agiatamente, accumulando enormi ricchezze attraverso donazioni e talvolta contributi obbligatori, costruendo vere e proprie fortune senza dover faticare con le proprie mani.
Alla fine, per tanti leader religiosi, il vero oggetto di devozione è sempre stato il potere e il denaro.
Tutto questo mi fa riflettere sulla nostra responsabilità come genitori o educatori. Vogliamo davvero esporre i bambini a questi contenuti senza fornire loro gli strumenti per capirli nel contesto storico e culturale corretto? Possiamo considerarlo un testo adatto alla loro età e sensibilità?
Io dico di no. È un libro importante per la cultura, ma va letto da adulti con mente aperta e critica, non proposto come favola per l'infanzia.Leggi tutto...
Chiacchiera
30 Maggio - 3.348 visualizzazioni Il prezzo della coscienza: come la colpa è diventata un affare.
Da tempo rifletto su un aspetto della storia religiosa che mi ha sempre colpito profondamente. Per secoli, l'istituzione ecclesiastica ha saputo trasformare un sentimento umano così intimo e universale come il senso di colpa in una vera e propria fonte di profitto. Non era solo una questione di fede: si trattava di un sistema ben oliato che legava la salvezza dell'anima al contributo materiale.
Attraverso pratiche antiche e consolidate, si creava un legame diretto tra il peccato commesso e la necessità di un'espiazione concreta. I fedeli, angosciati dal timore di una condanna eterna, si sentivano spinti a offrire non solo preghiere, ma anche donazioni generose, lasciti testamentari e ricchezze accumulate in una vita intera. Era come se la pace dell'animo avesse un listino prezzi ben definito, e solo chi pagava potesse ottenerla davvero.
Ciò che trovo più straordinario è l'efficacia di questo meccanismo nel corso dei secoli. Milioni di persone hanno rinunciato a parti importanti del proprio patrimonio, alla propria autonomia decisionale e persino alla propria intimità, tutto pur di alleviare quel peso interiore. Consegnavano obbedienza e risorse in cambio della promessa di una coscienza liberata dal rimorso.
In fondo, chi detiene il potere di gestire il senso di colpa di un individuo finisce per influenzarne ogni aspetto della vita: dal comportamento quotidiano alle scelte più importanti. Era un controllo sottile ma potentissimo, mascherato da guida spirituale.
Il vero capolavoro, secondo me, sta nell'aver convinto intere generazioni che questa liberazione dal peccato non potesse avvenire gratuitamente. Che per sentirsi in regola con il divino fosse necessario passare attraverso l'intermediazione pagata dell'istituzione. E così, il sollievo diventava merce di scambio.
Ancora oggi mi pongo delle domande: a quanto ammonta realmente il valore di una mente serena e senza pesi? E soprattutto, con quale diritto si è deciso di attribuirgli un costo concreto, misurabile in beni terreni?
Queste dinamiche storiche ci dicono molto su come il potere abbia saputo sfruttare le debolezze umane più profonde. Io sono convinto che riconoscere questi meccanismi sia il primo passo per comprendere meglio il rapporto tra fede, istituzioni e società.Leggi tutto...
Chiacchiera
28 Maggio - 3.404 visualizzazioni Abbracciare la nostra esistenza terrena.
Da sempre mi affascina riflettere sulla differenza sottile tra il nostro pianeta, che fluttua solitario nello spazio cosmico, e la realtà quotidiana che viviamo ogni giorno. C'è quella grande sfera che ci ospita, con i suoi oceani e continenti, e poi tutto ciò che nasce e si sviluppa sulla sua superficie: esseri viventi, paesaggi, cicli naturali che si susseguono senza sosta.
Ciò che però mi tocca più nel profondo è la nostra condizione umana, così profondamente legata al corpo, alle emozioni e al tempo che scorre inesorabile. È esattamente questa consapevolezza della finitezza che dà un peso unico e un valore autentico a ogni singolo momento. Senza una fine, forse niente avrebbe davvero importanza.
Per troppo tempo ci hanno insegnato a guardare con sospetto tutto ciò che è materiale e legato alla vita di quaggiù, come se la vera essenza stesse solo in dimensioni spirituali eterne e lontane dal nostro mondo quotidiano. Io rifiuto completamente questa visione antiquata. Sono convinto che una filosofia autentica debba partire proprio dal riconoscere e celebrare ciò che abbiamo qui e ora, con passione e dedizione.
Per questo, ho scelto di vivere concentrandomi sul presente: mi prendo cura delle relazioni con chi mi circonda, proteggo questo ambiente che è la nostra unica casa e onoro il mio corpo come il luogo più autentico e sacro della mia esperienza. Non serve cercare altrove quando abbiamo tutto questo di fronte a noi.
Godere dei piaceri semplici della vita – un contatto genuino, la gioia di condividere esperienze, il calore di un'emozione intensa – non è una distrazione o un errore da evitare, ma un vero atto di gratitudine profonda per il semplice fatto di esistere e di essere vivi.
La vita passa velocemente, e questo è l'unico mondo che conosciamo con certezza. Perciò, io mi impegno ogni giorno a viverlo pienamente, con i piedi ben piantati per terra e il cuore aperto a tutto ciò che offre.
E tu, dove stai rivolgendo lo sguardo? Verso orizzonti celesti astratti o alla bellezza concreta di ciò che sta accadendo proprio adesso intorno a te?Leggi tutto...
Chiacchiera
25 Maggio - 3.052 visualizzazioni Vivo in Costa Rica, ma seguo con grande attenzione le notizie di tutta l'America Latina. L'Argentina in particolare mi ha sempre affascinato per la sua politica così vivace e piena di contraddizioni. Una cosa che mi colpisce da anni è come i suoi presidenti cambino praticamente tutto – partito, idee, vita privata – ma mantengano quasi sempre lo stesso approccio alla religione. E quando lo modificano, è quasi sempre per motivi pratici, per conquistare o conservare il potere.
Dalle epoche delle dittature militari, dove il potere si presentava con l'uniforme e la benedizione delle autorità religiose, fino ai giorni nostri, si vede un pattern chiaro. Molti leader hanno usato la fede come strumento per legittimarsi agli occhi della popolazione, soprattutto in un paese che si considera culturalmente cattolico. I discorsi pubblici si riempivano di riferimenti alla difesa dei valori tradizionali, e le cerimonie religiose diventavano parte integrante della narrazione ufficiale.
Penso al caso di presidenti che hanno abbracciato il cattolicesimo per ragioni costituzionali o elettorali, pur provenendo da background diversi. O a quelli che, una volta al potere, hanno avuto rapporti altalenanti con la Chiesa, passando da tensioni forti a riavvicinamenti strategici quando tornava utile. C'è chi ha mescolato la tradizione cattolica con elementi orientali, meditazione o persino studi approfonditi di altre religioni, creando un sincretismo personale molto peculiare.
Quello che mi sembra evidente è l'estremo pragmatismo. Pochi sembrano guidati da una convinzione profonda e immutabile; piuttosto, la religione diventa una carta da giocare a seconda del momento politico. Durante le campagne elettorali, Dio appare spesso in primo piano, per poi passare in secondo quando non serve più.
Un aspetto che trovo particolarmente significativo è che, nonostante la ricchezza delle culture precolombiane presenti nel continente, nessun presidente argentino ha mai rivendicato apertamente le credenze indigene della terra, come quelle legate alle divinità antiche o alla spiritualità originaria. Allo stesso modo, non si è mai visto un leader apertamente ateo. Tutti, in un modo o nell'altro, hanno partecipato al gioco delle apparenze religiose.
L'Argentina si presenta come un paese cattolico, ma in realtà è un meraviglioso crogiolo di credenze, dove si converte, si nasconde o si adatta la propria fede secondo il vento che tira. Ipocrisie, mezze verità e cambi di rotta a 180 gradi per arrivare e restare al comando: questo è ciò che emerge chiaramente osservando la storia recente.
Alla fine, resta la domanda fondamentale: quanta di questa fede è vera convinzione personale e quanta è semplice utilità elettorale? In politica, purtroppo, la spiritualità spesso scende in campo solo quando ci sono voti da conquistare. E io, da lontano, continuo a osservare questo spettacolo con un misto di stupore e tristezza, perché alla fine rivela molto di più sulla natura del potere che sulla profondità delle anime.Leggi tutto...
Chiacchiera
24 Maggio - 3.406 visualizzazioni Quella pelle che l'Europa intera venerava.
Mi è capitato di leggere certe pagine di storia medievale e, lo ammetto, a volte resto senza parole. Una delle cose che mi ha colpito di più è come, per secoli, in tutta Europa si sia venerata una reliquia davvero particolare: il prepuzio di Gesù. Sì, proprio quel piccolo frammento di pelle tolto durante la circoncisione. Per la gente di allora non era un dettaglio imbarazzante o secondario, era una reliquia sacra, qualcosa di prezioso da custodire, da mostrare e da pregare.
Il bello (o il tragico, a seconda dei punti di vista) è che non esisteva una sola versione. In diversi posti, da una cattedrale all'altra, si giurava di avere l'originale. Ogni comunità era convinta di possedere l'autentico, e i fedeli arrivavano da lontano, a piedi o a cavallo, solo per inginocchiarsi davanti a quel reliquiario. Funzionava come un richiamo potentissimo: pellegrini, offerte, donazioni. Un meccanismo che girava alla perfezione, sostenuto dalla devozione più sincera e, diciamolo, da un bel po' di interesse materiale.
A un certo punto la Chiesa ufficiale dovette intervenire. La situazione era diventata troppo grottesca anche per loro, così decisero di vietare apertamente quel culto. Eppure, in alcune chiese – soprattutto da noi in Italia – la pratica non si spense del tutto. Continuarono a conservarla, a esporla in certi giorni, come se la proibizione non li riguardasse fino in fondo.
I teologi dell'epoca non si limitavano a sorridere sotto i baffi. Discutevano sul serio: che fine aveva fatto quel pezzo di carne dopo l'Ascensione? Era salito in cielo con il resto del corpo? Era rimasto sulla Terra? Erano dibattiti serissimi, pieni di citazioni bibliche e ragionamenti complessi. Nessuno rideva. Per loro era una questione importante.
E qui viene il punto che mi fa più pensare. Per centinaia di anni la circoncisione di Gesù era stata celebrata come una festa grande, quasi all'inizio di ogni nuovo anno. Poi, quasi all'improvviso, sparì dal calendario. Non se ne parlò più. Come se fosse più comodo dimenticare che il Messia era un ebreo vero, nato, cresciuto e circonciso secondo la legge del suo popolo. L'Occidente ha costruito un'immagine del Cristo quasi priva di radici terrene, una figura luminosa ma lontana dal suo contesto reale. Molti ancora oggi si chiedono se quel maestro di Nazaret sia davvero esistito come uomo in carne e ossa, eppure l'edificio spirituale e di potere che è nato intorno a lui resta uno dei più grandi e duraturi della storia.
Non è l'unico caso, ovviamente. La religione cristiana è piena di racconti, di oggetti sacri e di leggende che, visti con gli occhi di oggi, sembrano incredibili. Ma la cosa straordinaria è un'altra: non importa quanto possano sembrare strani o contraddittori. Quello che conta è che funzionano. Muovono emozioni, raccolgono denaro, creano comunità, danno senso alla vita di milioni di persone.
Ecco perché, alla fine, arrivo sempre alla stessa conclusione. La vera forza non sta nella logica perfetta della storia, ma nella capacità umana di credere. Quando una narrazione ti tocca dentro, quando ti fa sentire parte di qualcosa di più grande, la sua verosimiglianza passa in secondo piano. Può essere un frammento di pelle o un racconto antico: se genera fede, diventa sacro. E la fede, si sa, è capace di trasformare anche la cosa più banale in un miracolo.
È un meccanismo affascinante e, allo stesso tempo, un po' inquietante. Mi chiedo spesso fino a che punto siamo disposti ad arrivare pur di tenere viva quella scintilla.
Tu che ne pensi? Lascia un commento, sono curioso di leggere la tua opinione.Leggi tutto...
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Siamo umani, come dici tu, e bisogna realizzare che siamo parte di un continuo cambiamento.
*(In Gran Bretagna la chiesa sta benissimo, a parte qualche scandalo sessuale, ma da loro i preti si sposano...😏).
Hai ragione a distinguere: io sto criticando soprattutto la struttura della Chiesa cattolica romana, con i suoi dogmi imposti, il celibato che spesso nasconde altro e gli scandali che si ripetono. Però quando dici che la religiosità in generale sta tornando forte, guardiamo un po’ più da vicino cosa sta succedendo davvero. Vivendo qui in Costa Rica, vicino agli Stati Uniti e immerso nell’America Latina, riesco a seguire abbastanza da vicino quello che succede in questa parte del mondo, e certe cose si vedono meglio da questa prospettiva.
Negli Stati Uniti, Trump circondato dai predicatori televisivi è un fatto. Gente come Paula White e altri lo hanno benedetto in pubblico, lo hanno chiamato unto. È un’alleanza che porta voti e influenza, non un risveglio spirituale puro. Quei predicatori gestiscono soldi, reti mediatiche e potere. Funziona così: si usa la fede per stare vicini a chi comanda.
In Brasile la cosa è ancora più evidente. Gli evangelici e i pentecostali sono cresciuti tantissimo, migliaia di chiese, alcune ricchissime. Ma il motore principale è il cosiddetto vangelo della prosperità: dai la decima e Dio ti restituisce in salute e soldi. Le chiese fanno affari, i pastori spesso vivono bene, mentre tanti fedeli poveri continuano a sperare in un miracolo che non arriva. Non è che sia tornato il messaggio semplice di prima. È un adattamento furbo al capitalismo e alla mancanza di speranze concrete. La vecchia idea di liberazione per i poveri è stata messa da parte.
Sul mondo arabo hai toccato un punto interessante. Sì, l’aniconismo è nella tradizione: nelle moschee storiche non trovi volti né figure umane o animali, è scritto e rispettato da secoli per evitare l’idolatria. Però con i cellulari la vita di tutti i giorni è piena di foto, video, storie sui social. I giovani postano come tutti. L’adattamento c’è, pratico. Ma questo non vuol dire che ci sia un’apertura generale e profonda alla modernità. In certi paesi del Golfo si vedono riforme economiche, turismo, qualche libertà in più. Altrove restano rigidità forti su altri temi. L’uso del telefono è un cambiamento tecnologico, non sempre cambia le cose più profonde.
In Inghilterra la Chiesa Anglicana ha avuto un piccolo aumento di persone alle funzioni negli ultimi anni, dopo il crollo del periodo Covid. E i preti si sposano da secoli, questo è vero. Però ha avuto anche lei i suoi scandali sessuali e di coperture. Il fatto che i preti possano avere famiglia non ha risolto tutto. E nel lungo periodo ha perso tanta influenza in una società che si è allontanata dalle chiese.
Siamo umani, e tutto cambia, questo è chiaro. Il punto però è vedere *come* cambia la religiosità e a cosa serve davvero. Spesso si adatta per sopravvivere, per tenere il potere o per fare soldi. Lo vediamo nei predicatori americani, nelle megachiese brasiliane, nell’uso pratico dei cellulari pur tenendo certe regole rigide altrove.
Io continuo a vedere nella vita terrena l’unica realtà concreta che abbiamo, questa esistenza unica che non si ripete, un continuo riciclo di materia dove conta quello che facciamo qui e ora. Non ho bisogno di delegare il senso a istituzioni che finiscono spesso per servire se stesse o chi le usa. Il cambiamento vero, per me, è avere il coraggio di guardare queste cose senza filtri: riconoscere quando la fede diventa strumento di controllo o di guadagno, e scegliere di stare con i piedi per terra, con autenticità. Tutto il resto sono solo adattamenti che si vestono di sacro ma restano umani, troppo umani.
1- la Chiesa Cattolica è un'organizzazione, con le sue regole ed i suoi riti. E' la religione che ha dominato l'Italia e buona parte dell'Europa. E' stata fonte di terrore e di elevazione. Vorrei ricordarti che l'estasi mistica, religiosa, è la 'droga perfetta' (cfr. "RIZA psicosomatica" numero 3 del marzo 1984).
2/3- Non so se hai notato che sia in U.S.A. sia in Brasile il tutto passa attraverso il danaro: la decima in Brasile e le sottoscrizioni per i telepredicatori. Tutto è legato ai soldi. (ascoltati questa canzone di Frank Zappa).
4- il mondo musulmano è variegato e talvolta assume aspetti "tribali" per quanto riguarda l'obbedienza al testo scritto, il Corano. Quello che mi stupisce di più sono i talibani, quelli più integralisti, che oggi fanno le foto ai nemici assassinati in battaglia ma impediscono alle loro donne di posare per la foto sui documenti, così le donne rimangono... clandestine nella loro patria.
5- Per la Gran Bretanga un altro degli apetti che la rendono popolare è che anche le donne possono accedere al sacerdozio.
6- la religiosità... in realtà non esiste. Esiste la spiritualità, che è un sentimento ed è innato nell'domo, chi più e chi meno. Le religioni sono solo un fattore umano: prendi un consesso di cento persone, Si possono divifìdere in destra/sinistra, ricchi/poveri, maschi/femmine e succede che INEVITABILMENTE 'chi si somiglia si piglia'. Da lì al sorgere di una vera e propria associazione di intenti il passo è breve.
Per finire: io non lo so se questa è l'unica vite, l'unica realtà, l'unica esistenza o l'unico universo (a proposito: la fisica quantistica prefede l'esistenza di 11 universi paralleli...🙄). Anch'io essendo targato Cartagine, proprio come te, a volte mi faccio prendere da pensieri come questi, ma alla fine mi rifaccio a quello che ho imparato nella mia vita, che non è stata facile ma di cui sono orgoglioso, e quello che ho imparato si può riassumere in tre parole:
SI VA AVANTI.