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fcerutti

Chi tocca i Cerutti muore

Vaccheca

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Chiacchiera
 
Chiacchiera
Avatar fcerutti
fceruttilivello 4
ieri alle ore 15:02 - 3.723 visualizzazioni
Il coraggio di pensare con la propria testa.

Da uomo, mi sono chiesto molte volte quante delle idee che considero mie siano davvero il risultato di una riflessione personale. La risposta non è sempre piacevole. Gran parte di ciò che pensiamo nasce prima ancora che impariamo a metterlo in discussione: lo assorbiamo dalla famiglia, dall'ambiente, dalla cultura e dalle autorità che ci circondano. Cresciamo dentro un sistema di convinzioni già pronto e, quasi senza accorgercene, finiamo per difenderlo come se lo avessimo costruito noi.
Io non credo che questo avvenga per caso. Chi riesce a controllare le convinzioni di una persona può influenzarne anche le paure, le decisioni e il comportamento. Una mente che non verifica ciò che riceve è più facile da orientare. Basta ripetere un messaggio abbastanza volte, associarlo a emozioni intense e presentarlo come una verità indiscutibile. A quel punto, molte persone smettono di cercare spiegazioni e iniziano semplicemente a obbedire.
È anche per questo che la religione attira spesso più persone della filosofia. La filosofia richiede tempo, pazienza e disponibilità a convivere con l'incertezza. Obbliga a formulare domande scomode e non garantisce conclusioni rassicuranti. La religione, invece, offre risposte definite, regole precise e una narrazione capace di dare un significato immediato
alla sofferenza, alla morte e all'esistenza.
Capisco perché tutto questo possa risultare consolante. Tuttavia, personalmente non voglio che qualcun altro stabilisca al mio posto che cosa devo considerare vero, giusto o sbagliato. Non voglio ricevere una visione del mondo completa e sentirmi obbligato ad accettarla solo perché è antica, popolare o sostenuta da un'autorità spirituale.
Preferisco affrontare il dubbio.
Preferisco riconoscere di non sapere qualcosa piuttosto che riempire quel vuoto con una spiegazione soprannaturale. Voglio osservare i fatti, confrontare le fonti, ascoltare opinioni diverse e modificare le mie conclusioni quando le prove lo richiedono. Per me, cambiare idea non significa essere debole o incoerente. Significa essere intellettualmente onesto.
Liberarsi dalle convinzioni ricevute non è semplice. Quando si comincia a mettere in discussione ciò che il proprio ambiente considera sacro, naturale o intoccabile, le reazioni possono essere dure. C'è chi interpreta il dubbio come un'offesa, chi lo considera una forma di arroganza e chi tenta di riportarti all'ordine attraverso la colpa o la paura.
Io ho imparato che questa resistenza è spesso il segnale di quanto certe credenze siano fragili. Una verità solida non dovrebbe temere le domande. Se un'idea può sopravvivere soltanto impedendo alle persone di esaminarla, probabilmente non merita la fiducia che pretende.
Lo stesso meccanismo non riguarda esclusivamente la religione. Può comparire nella politica, nei movimenti ideologici, nelle comunità guidate da personaggi carismatici e persino nei gruppi che si proclamano alternativi o spiritualmente evoluti. Ogni volta che qualcuno chiede fedeltà assoluta, scoraggia il dissenso o si presenta come unico depositario della verità, io sento il bisogno di fare un passo indietro.
Non mi interessa sostituire un dogma con un altro. Non voglio abbandonare un'autorità religiosa per consegnarmi a un capo politico, a un motivatore o a un presunto maestro illuminato. Cambierebbe il volto del potere, ma non il rapporto di dipendenza.
Il libero pensiero, per come lo intendo io, non consiste nel rifiutare automaticamente tutto. Significa valutare ogni affermazione in base alle ragioni e alle prove che la sostengono. Significa anche accettare la possibilità di sbagliare. Nessuno è immune dai pregiudizi, nemmeno chi si considera razionale. La differenza sta nella volontà di riconoscerli e correggerli.
Costruire un criterio etico personale richiede responsabilità. Senza comandamenti attribuiti a esseri soprannaturali, non posso delegare le conseguenze delle mie azioni. Devo domandarmi se ciò che faccio provoca sofferenza, limita la libertà degli altri o contribuisce a una convivenza più giusta. Non ho bisogno della promessa di un premio eterno o della minaccia di una punizione ultraterrena per comportarmi con dignità.
La mia morale nasce dall'empatia, dall'esperienza, dalla ragione e dalla consapevolezza che condivido questa esistenza con altre persone vulnerabili quanto me. Sapere che la vita è limitata non la rende vuota. Al contrario, la rende preziosa. Proprio perché il tempo non è infinito, desidero viverlo con intensità, curiosità e gratitudine.
Accettare la realtà non significa arrendersi. Significa partire da ciò che esiste davvero per cercare di migliorarlo. Posso riconoscere il dolore senza trasformarlo in una prova divina. Posso affrontare una perdita senza inventare certezze. Posso sviluppare forza interiore senza diventare freddo, cinico o incapace di provare gioia.
Questa prospettiva può appartenere a un ateo, a un agnostico o semplicemente a chi non sente interesse per le questioni religiose. Non richiede un'etichetta. Richiede soltanto la decisione di non vivere attraverso convinzioni mai esaminate.
Io sostengo una vita guidata dalla lucidità e dalla libertà mentale. Non pretendo di possedere risposte definitive e diffido di chi afferma di averle. Voglio continuare a fare domande, anche quando disturbano. Voglio scegliere consapevolmente i miei valori, assumermi la responsabilità dei miei errori e proteggere la mia capacità di ragionare.
Alla fine, la domanda più importante che posso rivolgermi è semplice: sto vivendo secondo ciò che ho compreso personalmente oppure sto soltanto custodendo idee che altri hanno depositato nella mia mente?
La risposta richiede coraggio. Ma è proprio da quel coraggio che, secondo me, comincia una vita autenticamente libera.
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Vaccata
Avatar Palemmo
Palemmo: Bravo come sempre 👍
ieri alle ore 15:08 · Ti stimo  · Rispondi
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Chiacchiera
Avatar fcerutti
fceruttilivello 4
22 Luglio - 3.326 visualizzazioni
Oggi preparerò il mio famoso pollo violato al forno… Uff, me lo immaginavo, malpensanti! No, non l'ho violato io. Si chiama così perché gli si infila una lattina di birra aperta nel… e mentre cuoce in forno, la birra bolle e evapora, lasciando quel sapore caratteristico.
Vaccata
Chiacchiera
Avatar fcerutti
fceruttilivello 4
22 Luglio - 3.350 visualizzazioni
Il privilegio di essere vivi.

Tra cento anni non resterà traccia di nessuno di noi. Eppure passiamo i giorni come se il tempo fosse una risorsa infinita, come se potessimo rinviare all'infinito ciò che conta davvero. Mi sono chiesto più volte: quanto vale, in realtà, questa vita che mi è stata data? Non sto parlando di soldi, di notorietà o di potere. Parlo di qualcosa di più concreto e più raro: la possibilità di sentire, di imparare, di creare, di vivere un'esperienza unica e irripetibile.

Quando dico che vivere è un privilegio, non sto pronunciando una frase di circostanza. È un invito a svegliarsi. A lasciare dietro di sé quelle convinzioni che ci tengono immobili e ad abbracciare un modo di esistere libero da dogmi. Cosa guadagno da questo approccio? Una chiarezza che non conosce illusioni. Qui non ci sono promesse di ricompense ultraterrene né minacce di castighi eterni. C'è solo la vita, nuda e presente.

Tutto ciò che possiedo è questo momento. Qui. Adesso. Questa consapevolezza mi restituisce una libertà personale che non dipende da appartenenze religiose, ideologiche o fanatiche. Posso scegliere di vivere secondo ciò che sento autentico, con lo sguardo aperto e i piedi piantati nella realtà di ogni giorno.

Da questa scelta nasce una relazione vera con ciò che mi circonda: con la natura, con le persone, con
me stesso. Onorare la mia esistenza significa onorare anche il mondo che condivido. Non ho bisogno di cercare uno scopo in ciò che non si vede. Il senso lo trovo nell'esperienza stessa: nel crescere, nell'amare, nel lasciare qualcosa di utile a chi verrà dopo di me.

Non sto proponendo una nuova religione, né una setta, né un comando da seguire. È semplicemente un richiamo forte: siamo qui per vivere, non per limitarci a esistere. Se cerco una visione capace di spingermi a migliorare senza offrirmi consolazioni fasulle, questa è la strada. Perché non esiste miracolo più grande del fatto di essere ancora qui, e non c'è modo migliore di celebrarlo se non facendo in modo che ogni giornata conti davvero.

Il privilegio è nostro. Tocca a noi assumercelo.
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Vaccata
Avatar KalimerA
KalimerA: Ci dovrebbe essere un buon proposito x ogni giorno ...
 1
22 Luglio alle ore 15:55 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar Palemmo
Palemmo: Grazie 🫂
22 Luglio alle ore 16:33 · Ti stimo  · Rispondi
Chiacchiera
Avatar fcerutti
fceruttilivello 4
21 Luglio - 4.011 visualizzazioni
Oggi la ia famosa pizza vegetariana con melanzane e peperoni gligliati sottolio (fatti da me).
Vaccata
Avatar Ecchime
Ecchime: Me pare crudarella 😜😂
 1
21 Luglio alle ore 02:26 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar ColosseoQuadrato
ColosseoQuadrato: SittePiace...
21 Luglio alle ore 02:59 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar Palemmo
Palemmo:

Una peperonata no ? 🤣🤣
Aldo Giovanni e Giacomo - Peperonata
21 Luglio alle ore 05:46 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar Epaminonda
Epaminonda: A quest' ora passo
 2
21 Luglio alle ore 06:53 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar Patella
Patella: All'una e mezza di notte è meglio uno spaghetto aglio e olio, senza accendere il forno.
21 Luglio alle ore 07:07 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar fcerutti
fcerutti: Patella
Vivo in Costa Rica. Quí, rispetto all'Italia sono 8 ore prima.
 1
21 Luglio alle ore 14:08 · Ti stimo  · Rispondi
Chiacchiera
Avatar fcerutti
fceruttilivello 4
20 Luglio - 2.841 visualizzazioni
### Maxi blitz della Polizia contro le baby gang: 539 arresti in 44 province – Bar Sport di Briga Novarese – Lunedì, 20 luglio 2026

Il Termosifone entrò sbattendo il giornale sul bancone come se avesse appena scoperto l'America.
— Cinquecentotrentanove!
Calorifero alzò un sopracciglio mentre riempiva il bicchiere del ragionier Gualtieri.
— Arresti o chilometri di coda sulla A26?
— Arresti. Baby gang. Quarantiquattro province. Hanno trovato pure novecentosettantatré profili Instagram che facevano le rime sulla violenza.

El Poeta, dal fondo, senza alzare gli occhi dal calcio-scommesse:
— Novecentosettantatré profili…
e trecento chili di roba
e quarantanove pistole
e ottantasette coltelli…
sembrava un catalogo IKEA della delinquenza giovanile.

Mirella soffiò sul cappuccino.
— Ma come fanno a essere baby se hanno già le armi? Ai miei tempi le baby erano quelle che andavano a messa con i calzini a righe.
Peppone, la barba ancora sporca di grasso di cambio, grugnì:
— Ai tuoi tempi le baby andavano a messa. Adesso vanno in diretta.

Il Termosifone batté il dito sul titolo.
— Hanno controllato milleduecento immobili. Milleduecento!
Il ragionier Gualtieri alzò lo sguardo dalle tabelle dell'ICI.
— Milleduecento immobili. Se ne avessero trovato uno solo con l'ascensore funzionante avrebbero fatto notizia nazionale due volte.

Calorifero sorrise di lato.
— E i minori? Quarantasette.
— Quarantasette – ripeté Peppone – che a quest'ora invece di studiare le tabelline studiavano come aprire un portellone di Fiat Punto senza chiave.

El Poeta alzò finalmente la testa:
— Baby gang,
ma non baby come i dentini da latte,
baby come “è già grande abbastanza
da sapere che il cellulare
si usa meglio per le minacce
che per chiamare la nonna”.

Mirella scrollò le spalle.
— Io non capisco. Una volta i ragazzi si prendevano a sassate dietro il municipio. Adesso ci vogliono i corpi speciali e i sequesti di droga a chili.
Il Termosifone aprì le braccia.
— Perché adesso i sassi li caricano sul telefono e li mandano in 4K.

Silenzio di tre secondi, interrotto solo dal frigo che faceva “brrr”.
Poi Calorifero, mentre asciugava un bicchiere:
— Comunque a Briga Novarese di baby gang non se ne sono viste.
Peppone rise dentro la barba.
— Qui al massimo abbiamo le baby che rubano le olive dal vaso del contadino.
E pure quelle le restituiscono quando la mamma le chiama.

El Poeta chiuse il discorso con la solita rima leggera:
— Meglio così.
Meglio le olive
che le pistole.
Meglio Briga
che le quarantiquattro province.

Il Termosifone ripiegò il giornale.
— Vabbè. Almeno oggi al bar si parla di qualcosa di serio.
Calorifero gli passò il caffè.
— Serio?
— Serio quanto può essere serio un paese dove per fermare i ragazzini ci vogliono cinquecentotrentanove manette e un'intera giornata di telegiornale.

Fuori, in piazza, un ciclomotore faceva un buco nell'aria e nessuno lo fermava.
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Vaccata
Chiacchiera
Avatar fcerutti
fceruttilivello 4
19 Luglio - 4.681 visualizzazioni
Quando la spiritualità diventa un affare.
Sono convinto che credere sia una scelta profondamente personale. Ognuno ha il diritto di cercare conforto, significato o speranza nella religione che sente più vicina. Non considero la fede individuale un difetto e non penso che chi crede meriti di essere deriso. Ciò che contesto è il momento in cui una convinzione privata viene presentata come una verità indiscutibile, pur senza essere sostenuta da elementi verificabili.
In qualunque altro ambito della vita, un'affermazione importante richiede prove, riscontri e argomentazioni solide. Quando si parla di religione, invece, sembra spesso sufficiente dichiarare di credere. A quel punto ogni domanda viene trattata come un'offesa e ogni dubbio come una colpa. Io non riesco ad accettare questa eccezione. Se una spiegazione pretende di descrivere l'origine dell'universo, il significato dell'esistenza e il destino dell'umanità, ritengo legittimo chiedere qualcosa di più di una semplice convinzione.
Nel corso dei secoli, popoli diversi hanno venerato divinità completamente differenti. Ogni civiltà ha avuto i propri racconti sacri, i propri rituali e le proprie figure soprannaturali. Per chi viveva all'interno di quelle culture, tali credenze apparivano certe quanto possono apparire oggi quelle delle religioni contemporanee
. Eppure, con il passare del tempo, molti di quei culti sono scomparsi o sono diventati oggetto di studio.
Questo dovrebbe indurci almeno a riflettere. Per quale motivo le divinità del passato vengono considerate mitologiche, mentre quelle del presente sarebbero necessariamente reali? La differenza non sembra dipendere da una dimostrazione oggettiva, ma dal luogo in cui si nasce, dall'educazione ricevuta e dall'ambiente culturale in cui si cresce.
Dal mio punto di vista, le figure divine esistono soprattutto nella coscienza di chi le accoglie. Possono influenzare comportamenti, decisioni, paure e speranze. In questo senso producono conseguenze reali, anche se la loro esistenza esterna rimane indimostrata. Riconoscere questo non significa insultare i credenti. Significa distinguere l'esperienza interiore da ciò che può essere accertato da tutti.
Il problema più grave, però, non è la spiritualità personale. È l'enorme apparato costruito intorno ad essa.
Quando un'organizzazione religiosa possiede immobili, capitali, mezzi di comunicazione, reti politiche e strutture gerarchiche, io smetto di vedere soltanto una comunità spirituale. Vedo un centro di potere. E quando chi guida queste strutture invita gli altri alla rinuncia mentre vive circondato da privilegi, la contraddizione diventa impossibile da ignorare.
Mi domando perché un messaggio che dovrebbe riguardare l'anima abbia bisogno di patrimoni tanto vasti. Mi domando perché una verità dichiarata eterna debba ricorrere al marketing, alla pressione sociale o alla raccolta continua di denaro. Mi domando anche perché tante istituzioni religiose siano così attente a controllare la vita privata delle persone, ma molto meno disponibili a rendere trasparenti le proprie ricchezze.
Non credo che il denaro renda automaticamente disonesta ogni comunità religiosa. È normale che un luogo di culto abbia spese e che le attività sociali richiedano risorse. La questione cambia quando l'aiuto, la solidarietà e la predicazione diventano strumenti per costruire influenza, proteggere privilegi o arricchire una classe dirigente.
In quei casi, la religione rischia di trasformarsi in un prodotto. La paura viene utilizzata per creare dipendenza, la speranza per raccogliere offerte e il senso di colpa per ottenere obbedienza. Si promettono ricompense impossibili da verificare e si minacciano conseguenze altrettanto impossibili da dimostrare. Intanto, i benefici materiali rimangono saldamente nelle mani di chi amministra il sistema.
Io preferisco una visione diversa della vita. Non ho bisogno di intermediari che mi dicano quali domande posso formulare, come devo pensare o quale prezzo devo pagare per sentirmi una persona degna. Cerco di costruire i miei valori attraverso la ragione, l'empatia, la responsabilità e il rispetto degli altri.
Per me conta ciò che facciamo adesso. Conta come trattiamo chi soffre, come utilizziamo il tempo che abbiamo e quali conseguenze producono le nostre azioni. Non voglio rimandare la giustizia a un'esistenza futura né accettare le ingiustizie presenti in cambio di una promessa ultraterrena.
Sono convinto che si possa vivere con profondità morale senza dogmi, autorità sacre o ricompense dopo la morte. Si può essere generosi senza attendere un premio, evitare il male senza temere una punizione eterna e amare gli altri senza ricevere ordini da una gerarchia.
Alla fine, dietro molti discorsi solenni, appare una realtà molto concreta: il potere religioso ha spesso bisogno delle stesse cose desiderate da qualsiasi organizzazione umana — denaro, controllo, visibilità e influenza. E forse è proprio questo l'aspetto che alcuni preferirebbero non discutere.
Personalmente, non mi interessa combattere la fede intima di nessuno. Mi interessa smascherare chi la utilizza come fonte di profitto o come strumento di dominio. Perché una convinzione può essere rispettabile, ma un'attività economica travestita da missione spirituale deve poter essere criticata senza timore.
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Vaccata
Chiacchiera
Avatar fcerutti
fceruttilivello 4
15 Luglio - 3.341 visualizzazioni
Il percorso è il ritorno.

Sono italiano, vivo in Costa Rica da molti anni, ma seguo con attenzione la politica del mio Paese. E quando il generale Roberto Vannacci ha detto che “il percorso è il ritorno degli immigrati verso il Paese d'origine”, ho pensato che finalmente qualcuno stava parlando con chiarezza e senza giri di parole.

La rimigrazione non è un'idea estrema. È semplicemente il riconoscimento di una realtà che molti non vogliono vedere: l'esperimento dell'immigrazione di massa, così come è stato gestito finora, non ha funzionato. Ci avevano detto che avrebbe risolto il problema demografico, salvato le pensioni e riempito i lavori che gli italiani non volevano più fare. La realtà ha dimostrato il contrario: quartieri trasformati, tensioni sociali crescenti, insicurezza diffusa e una sensazione sempre più forte di perdere la propria identità.

Il generale Vannacci lo spiega bene: la rimigrazione non è odio, è buon senso. Non si tratta di mandare via tutti indistintamente, ma di far tornare chi non rispetta le leggi, chi rifiuta i nostri valori o chi semplicemente non vuole integrarsi. Perché l'integrazione non può essere a senso unico: deve esserci rispetto reciproco.

E proprio perché è un processo complesso, la metafora che usa è perfetta: “come si mangia un elefante? Un boccone
alla volta”. La rimigrazione non si fa con un decreto notturno. Si fa con una politica chiara, costante e determinata: rimpatri selettivi per chi commette reati, incentivi al rimpatrio volontario, accordi con i Paesi d'origine e soprattutto la fermezza di dire “basta” ai nuovi ingressi illegali.

L'Italia e l'Europa hanno il diritto sovrano di decidere chi entra e chi resta sul proprio territorio. Non è razzismo, è normale amministrazione di uno Stato serio. Paesi come Giappone e Australia lo fanno da decenni e non per questo vengono considerati estremisti.

Io credo che Vannacci abbia ragione: è arrivato il momento di mettere al centro il cittadino italiano, quello che paga le tasse, rispetta le regole e ama il proprio Paese. La rimigrazione non è un passo indietro, è un passo verso la ritrovata sovranità e verso una convivenza possibile, basata sul rispetto e sulla reciprocità.

È un percorso lungo, sì. Ma qualcuno deve pur iniziare a farlo.
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Vaccata
Avatar Calypso
Calypso: Io sono d'accordo con lui su molte cose
15 Luglio alle ore 16:04 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar ColosseoQuadrato
ColosseoQuadrato: Un discorso logico, sereno e lineare.
15 Luglio alle ore 16:11 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar mamoski
mamoski: Detto da un italiano che vive in Costa Rica sembra un ragionamento ad interim.
Vannacci sa che non sarà mai in grado di fare una cosa del genere dovesse andare al governo(vedi Meloni)....e la remigrazione è una cosa anticostituzionale in Italia come lo è il signor Vannacci.
Tu in costa Rica se non sei un rentista o se non hai la cittadinanza della costa Rica te ne esci ogni 3 mesi dallo stato te ne stai 3 giorni a panama o in Nicaragua e poi torni dentro e ritorni vergine per la Costa Rica( pensa
se si potesse fare anche qui in Italia) ma non lo fanno perché ci guadagnano troppo certe persone e certe associazioni. Se fai il delinquente in costa Rica vai in prigione in Costa Rica mica ti rimandano in Italia....la costa Rica ha il diritto romano come abbiamo noi...quindi, ok per l'integrazione, ok per le regole, ma costruiamo pene sicure e carceri poi vedrai che il problema passa e l'immigrato sta alle regole. Io la penso così a me le deportazioni prima degli immigrati poi finiti quelli ci saranno i gay, poi finiti quelli ci saranno gli zoppi, poi i poco studiosi e creeremo la razza eletta come Vannacci e seguaci suoi
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15 Luglio alle ore 17:13 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar fcerutti
fcerutti: mamoski
Ciao Mamoski,
ti ringrazio per aver letto. Però permettimi di correggerti su alcune cose che hai scritto.
Vivo in Costa Rica da trent’anni, ho la doppia nazionalità (italiana e costaricense) e possiedo due aziende che funzionano molto bene. Quindi non sono un rentista che esce ogni tre mesi per "tornare vergine", come dici tu.
Inoltre, lavorando come interprete di spagnolo, italiano, tedesco, francese e inglese nei tribunali costaricensi, ed essendo mia moglie procuratrice
della Repubblica di Costa Rica, posso dirti con conoscenza di causa che la tua affermazione "se uno delinque in Costa Rica va in prigione e basta" non è corretta. In molti casi, soprattutto per reati gravi, viene attivata l’estradizione verso il Paese di origine, Italia compresa.
Possiamo discutere tranquillamente di rimigrazione, Meloni, Vannacci o di quello che vuoi, ma è meglio informarsi prima di fare affermazioni sbagliate, altrimenti si rischia di fare una brutta figura.
Un saluto
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15 Luglio alle ore 18:03 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar mamoski
mamoski: fcerutti esimio, non tutti sono come te e lo sai bene non tutti hanno la doppia nazionalità quindi non puoi negare che c'è la possibilità di tornare vergini dopo 3 mesi. Almeno quando ci vivevo io era così e sai quanti ne ho visti fare dentro fuori da panama o da Granada in Nica. Dunque per quanto riguarda reati normali c'è la detenzione per quelli gravi c'è l'espulsione ....ma c'è anche qui in Italia l'espulsione ma non avviene....quindi o metti fuori i soldi per accompagnare il reo fuori dal confine o fai ping pong come fanno tutti. Solo se metti forze come ICE e spari ad altezza uomo risolvi.... salutami la Costa Rica e lascia perdere Vannacci ...roba tagliata male.
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15 Luglio alle ore 18:12 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar fcerutti
fcerutti: mamoski
Ciao Mamoski,
sì, ti do ragione su un punto: quando sono arrivato in Costa Rica nel 1995, molti italiani arrivavano con problemi con la giustizia, con il fisco italiano o con gravi problemi di tossicodipendenza. Ovviamente non sto facendo di tutta un’erba un fascio: c’erano anche tante persone per bene, e la maggior parte di loro ha creato una famiglia e delle aziende qui in Costa Rica, e sono tuttora qui.
Un esempio del tipico italiano che veniva in Costa Rica in quegli anni
è stato un uomo già sulla quarantina che, ricordo, era coinvolto nello scandalo delle lenzuola d’oro scoppiato in Italia alla fine degli anni ’80. Si fece adottare dal suo avvocato compiacente per poter cambiare cognome. Nonostante questo, lo beccarono e lo rimandarono comunque in Italia.
Detto questo, sono passati trent’anni. Il Costa Rica di oggi è molto diverso da quello di allora.
Riguardo a Vannacci, possiamo avere opinioni diverse. Tu lo consideri “roba tagliata male”, io invece ritengo che abbia il coraggio di dire cose che molti pensano ma pochi hanno il coraggio di dire chiaramente. Non ho nessuna intenzione di “lasciar perdere” Vannacci.
Un saluto
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15 Luglio alle ore 18:45 · Ti stimo  · Rispondi
Chiacchiera
Avatar fcerutti
fceruttilivello 4
11 Luglio - 4.280 visualizzazioni
Il coraggio di rivedere le proprie convinzioni.

Da quando ho iniziato a fermarmi a riflettere su come si formano davvero le opinioni che difendiamo con più forza, mi sono reso conto di una cosa piuttosto scomoda: molte delle idee per cui mi sono speso con passione non le ho scelte io. Sono arrivate presto, quando ero troppo giovane per metterle in dubbio, e si sono installate senza che io le aprissi mai per vedere cosa contenessero veramente.

Ciascuno di noi riceve, insieme all'educazione e all'ambiente in cui cresce, anche un bagaglio di certezze, di paure e di abitudini mentali che raramente ci prendiamo la briga di esaminare. Le case, i mobili, a volte anche i debiti si ereditano. Le convinzioni, invece, andrebbero trattate come prestiti temporanei: utili finché reggono, da restituire o modificare quando non convincono più.

Mi sono chiesto spesso quand'è stata l'ultima volta che ho cambiato idea su una questione importante dopo aver ascoltato argomenti solidi e ben argomentati. Non è una sconfitta, è un segno che la testa funziona ancora. Rimanere aggrappati a una posizione solo perché “è sempre stata così” o perché “l'ho sempre pensata in questo modo” è un po' come difendere una vecchia automobile che non parte più solo perché ci ha accompagnato per tanti anni.

Il modo in
cui vediamo le cose cambia, anche quando non ce ne accorgiamo subito. Oggi mi indigno per questioni diverse da quelle che mi facevano arrabbiare dieci o quindici anni fa. E se ci penso bene, quel cambiamento non è arrivato per una decisione improvvisa: è filtrato un po' alla volta, attraverso letture, conversazioni, fatti che mi hanno costretto a rivedere il copione che avevo in testa. Spesso senza che io sapessi esattamente chi lo stesse riscrivendo.

Adattarsi non significa chinare la testa davanti a ogni moda intellettuale del momento, né tantomeno trasformare il passato in una reliquia intoccabile. Significa prendere quello che abbiamo imparato, metterlo alla prova e, quando serve, migliorarlo. Abbiamo un organo straordinariamente potente proprio sopra gli occhi: il cervello. Usarlo per ragionare prima di reagire, per dubitare prima di ripetere, per scegliere invece di obbedire per abitudine. Questo, secondo me, è il modo più concreto di onorare la propria intelligenza.

Vivere ancorati alla realtà non vuol dire rinunciare ai sogni o all'aspirazione a qualcosa di meglio. Vuol dire partire da ciò che esiste davvero, da ciò che si può osservare, verificare, mettere alla prova senza filtri. La natura, in questo senso, continua a essere una maestra severa ma onesta: non ha bisogno di convincerci, mostra semplicemente come stanno le cose.

Le grandi narrazioni collettive, invece, cambiano costume ogni generazione. Si presentano come novità assolute e spesso sono solo vecchie illusioni con un taglio di capelli diverso. Il compito più onesto che abbiamo è cercare di vivere questa esistenza nel modo più sereno e appagante possibile. La vita dà e toglie, a volte con generosità, altre volte senza alcun preavviso. È un viaggio con un inizio e una fine, non una casa definitiva. Il sole continua a splendere anche quando le nuvole lo coprono per giorni interi. Per questo vale la pena godersi i momenti di luce quando ci sono, e imparare a resistere quando arriva la tempesta, sapendo che prima o poi passerà.

In questo spazio di confronto non veniamo a ripetere quello che già sappiamo o a difendere a tutti i costi ciò che ci hanno insegnato. Veniamo a stare svegli. A mettere sotto esame anche le convinzioni più care, se gli elementi lo richiedono. Avere il coraggio di rivedere ciò in cui crediamo, anche quando quel processo fa un po' male, resta forse l'atto più rispettoso che possiamo fare verso noi stessi e verso la realtà.
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Vaccata
Avatar Ecchime
Ecchime: Ma scrivi sti pipponi e pretendi che uno li legga e non sei una gnocca da paura? Inguardabile ottimista 😅😉😂
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11 Luglio alle ore 15:58 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar Palemmo
Palemmo: Mi illumino di immenso.
11 Luglio alle ore 16:07 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar Isotta
Isotta: Mi illumino di neno(giornata mondiale del risparmio energetico)
11 Luglio alle ore 17:35 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar fcerutti
fcerutti: Ecchime
Dai, stai distruggendo la mia autostima 😂😂😂😂
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11 Luglio alle ore 18:40 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar Ecchime
Ecchime: fcerutti allora mi scuso, però nel messaggio precedente volevo scrivere inguaribile... ma forse fa più ridere con inguardabile 😉😂😂😜
11 Luglio alle ore 21:24 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar ColosseoQuadrato
ColosseoQuadrato: Il tuo ragionamento riflette le tesi darwiniane. Solo chi non è capace di plasmarsi in risposta all' ambiente è destinato a perire.
15 Luglio alle ore 16:19 · Ti stimo  · Rispondi
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