Post commentati da fcerutti
Chiacchiera
7 Settembre - 3.874 visualizzazioni L'energia che si misura e quella che si vende.
Ho il Wi-Fi acceso in casa da vent'anni. Non mi sono mai bruciato un dito, non ho mai sentito formicolii mistici, eppure ogni giorno attraverso invisibili onde elettromagnetiche che portano dati dal router al telefono. Le accetto senza discutere. Poi qualcuno mi parla di energia universale, di vibrazioni cosmiche, di chakra da riequilibrare, e io storco il naso. Contraddizione? Per niente. È solo che so distinguere due cose che nel linguaggio comune vengono buttate nello stesso calderone con la parola "energia".
Il Wi-Fi si misura in gigahertz. Il Bluetooth ha una frequenza precisa, uno spettro conosciuto, decenni di fisica alle spalle. Se non esistesse davvero, io adesso non starei scrivendo queste righe e tu non le staresti leggendo su uno schermo. Tutto verificabile, tutto replicabile in un laboratorio qualunque del pianeta.
L'energia che ti "riequilibra l'aura", invece, in quale unità si misura? Con quale strumento la rilevi? Nessuno lo sa, perché non esiste uno strumento: esiste solo chi te la vende. E qui sta la differenza che a molti sfugge, o che preferiscono ignorare: una cosa è reale quando si può misurare, testare, ripetere. L'altra si può solo "sentire", e guarda caso si sente sempre più forte vicino alla cassa.
Non è ipocrisia credere nel Wi-Fi e dubitare dell'energia cosmica. È, semplicemente, distinguere la scienza dal marketing travestito da spiritualità.Leggi tutto...
Vaccata
2 Settembre - 4.857 visualizzazioni
Chiacchiera
16 Agosto - 3.674 visualizzazioni Sciocco, idiota, imbecille: tre gradi della stessa sciocchezza.
– Maestro, prima parlavamo dello sciocco, dell'idiota, dell'imbecille, e mi è tornato in mente un aneddoto che forse può aiutarmi a capire meglio la differenza.
– Dimmi pure, caro ingenuo, sono curioso di sentirlo.
– Un imprenditore aveva assunto nella sua attività un ragazzo di ventuno o ventidue anni. Un giorno il titolare andò in bagno e si accorse che il ragazzo non aveva tirato lo sciacquone. Allora lo chiamò e gli disse: "Tira l'acqua, perché questo servizio può usarlo anche un cliente."
– E il ragazzo che cosa rispose?
– Rispose: "Guarda, io a casa non lo faccio, per risparmiare acqua." Al che il titolare gli disse: "Va benissimo quello che fai a casa tua, ma qui devi essere chiaro: questo è un servizio pubblico, e bisogna tirare l'acqua."
– Mi sembra un errore comprensibile, in fondo...
– Fin qui, caro ingenuo, potremmo ancora chiamarlo semplicemente sciocco: non collega la causa con l'effetto, ma dovrebbe essere in grado di capirlo da solo.
– E poi che cosa successe?
– Il giorno dopo accadde di nuovo la stessa cosa. Il titolare lo richiamò: "Ma come, ieri non ti avevo spiegato che può arrivare un cliente e non può trovare il bagno così?" E il ragazzo rispose: "Sì, ma pensavo che ieri me lo stessi dicendo per scherzo, per questo non l'ho fatto."
– Allora lì la faccenda cambia...
– Esatto. A quel punto non è più solo sciocchezza: è passato a idiota, perché l'idiota è uno sciocco ripetitivo, uno a cui costa più fatica capire le cose rispetto al primo caso.
– E il terzo giorno, immagino, la storia si ripeté ancora?
– Proprio così. Il titolare, ormai esasperato, gli disse: "Ma mi stai prendendo in giro?" E il ragazzo rispose: "No, è che questa volta ho fatto la pipì così chiara che pensavo non te ne saresti accorto."
– A quel punto, Maestro, che cosa significa?
– A quel punto siamo passati a imbecille. Io stesso pensavo che l'imbecille fosse qualcuno che agisce con un proposito preciso, persino con malizia. Ma non è così, caro ingenuo: l'imbecille è piuttosto uno sciocco attitudinale. Non si tratta più di una vera mancanza di comprensione, ma di un atteggiamento: è più che altro testardaggine, andare avanti per la propria strada senza cambiare rotta.
– Quindi la differenza non sta tanto in quello che si capisce, ma in come ci si comporta di fronte a ciò che si è già capito?
– Esattamente, ingenuo. Lo sciocco non vede la relazione tra causa ed effetto. L'idiota la vede solo dopo, e con fatica. L'imbecille, invece, la vede benissimo — ma sceglie comunque di andare per la sua strada.
– Grazie, Maestro.Leggi tutto...
Chiacchiera
6 Agosto - 3.681 visualizzazioni Cerco persone che pensano.
Solo questo. Nient'altro.
Qualche anno fa un annuncio del genere sarebbe finito nelle pagine di un giornale locale, forse tra le offerte di lavoro o le dichiarazioni d'intenti. Oggi viviamo in rete e ho tempo per spiegare perché questa ricerca non è un vezzo intellettuale, ma una necessità.
In nessuna religione tradizionale ti viene detto di ragionare con la tua testa. Ti viene detto di fidarti, di obbedire, di accettare. Punto.
Tutto è partito da una domanda che sembrava banale.
Se il modo in cui trascorriamo l'unica vita che abbiamo dipende moralmente e spiritualmente da regole stabilite da una religione, quali ragioni concrete avremmo per crederci?
Da lì ho cominciato a scavare. Ho letto, confrontato, rivisto ciò che mi avevano raccontato fin da bambino. Più andavo avanti, più emergeva lo stesso schema: esseri inventati trasformati in certezze assolute, certezze che esistono solo dentro la testa di chi le crede. E, accanto a loro, guide morali le cui azioni personali spesso contraddicevano in modo clamoroso i precetti che predicavano.
C'è un particolare che mi ha colpito più di altri.
Per secoli alla donna è stato assegnato un ruolo preciso: servire, aiutare, accompagnare, obbedire, generare, sacrificarsi. Mai guidare.
Per dare origine all'umanità serviva una donna. Per rappresentare il dio che avrebbe creato quella stessa umanità, secondo certe tradizioni, no. Metà dell'umanità considerata non all'altezza di parlare in nome di chi l'avrebbe plasmata.
Suona più come una decisione umana, molto umana, che come un disegno divino.
È stato in quel momento che ho smesso di guardare in alto e ho cominciato a guardare dove poggio i piedi.
Camminiamo su questa terra. Respiriamo quest'aria. Amiamo e rispettiamo ciò che ci circonda. Difendiamo i fatti quando i fatti sono chiari.
Non conta il colore della pelle, l'orientamento politico o il sesso. Conta solo che tu sia una persona in grado di pensare e, quando i fatti lo richiedono, di cambiare idea.
Nessuno possiede la verità chiusa in un forziere. I principi che hanno senso sono quelli aperti al confronto, non quelli imposti una volta per tutte.
Chi preferisce le risposte di secoli fa alle domande di oggi? I testi antichi furono scritti per un'epoca diversa, per una mentalità diversa.
Oggi l'ignoranza arretra e le risposte ragionate avanzano.
Una comunità intelligente non nasce quando tutti la pensano allo stesso modo. Nasce quando a nessuno è vietato pensare diversamente.
Se qualche volta ti è capitato di sentire che ragionare era un atto di ribellione, forse fai già parte di chi cerca persone che pensano.
E non lo sapevi ancora.Leggi tutto...
Vaccata
2 Agosto - 4.648 visualizzazioni
Chiacchiera
21 Luglio - 4.136 visualizzazioni Oggi la ia famosa pizza vegetariana con melanzane e peperoni gligliati sottolio (fatti da me).
Chiacchiera
15 Luglio - 3.418 visualizzazioni Il percorso è il ritorno.
Sono italiano, vivo in Costa Rica da molti anni, ma seguo con attenzione la politica del mio Paese. E quando il generale Roberto Vannacci ha detto che “il percorso è il ritorno degli immigrati verso il Paese d'origine”, ho pensato che finalmente qualcuno stava parlando con chiarezza e senza giri di parole.
La rimigrazione non è un'idea estrema. È semplicemente il riconoscimento di una realtà che molti non vogliono vedere: l'esperimento dell'immigrazione di massa, così come è stato gestito finora, non ha funzionato. Ci avevano detto che avrebbe risolto il problema demografico, salvato le pensioni e riempito i lavori che gli italiani non volevano più fare. La realtà ha dimostrato il contrario: quartieri trasformati, tensioni sociali crescenti, insicurezza diffusa e una sensazione sempre più forte di perdere la propria identità.
Il generale Vannacci lo spiega bene: la rimigrazione non è odio, è buon senso. Non si tratta di mandare via tutti indistintamente, ma di far tornare chi non rispetta le leggi, chi rifiuta i nostri valori o chi semplicemente non vuole integrarsi. Perché l'integrazione non può essere a senso unico: deve esserci rispetto reciproco.
E proprio perché è un processo complesso, la metafora che usa è perfetta: “come si mangia un elefante? Un boccone alla volta”. La rimigrazione non si fa con un decreto notturno. Si fa con una politica chiara, costante e determinata: rimpatri selettivi per chi commette reati, incentivi al rimpatrio volontario, accordi con i Paesi d'origine e soprattutto la fermezza di dire “basta” ai nuovi ingressi illegali.
L'Italia e l'Europa hanno il diritto sovrano di decidere chi entra e chi resta sul proprio territorio. Non è razzismo, è normale amministrazione di uno Stato serio. Paesi come Giappone e Australia lo fanno da decenni e non per questo vengono considerati estremisti.
Io credo che Vannacci abbia ragione: è arrivato il momento di mettere al centro il cittadino italiano, quello che paga le tasse, rispetta le regole e ama il proprio Paese. La rimigrazione non è un passo indietro, è un passo verso la ritrovata sovranità e verso una convivenza possibile, basata sul rispetto e sulla reciprocità.
È un percorso lungo, sì. Ma qualcuno deve pur iniziare a farlo.Leggi tutto...
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Ma allora non hai capito niente. Intendevo cassa da morto 😂😂😂