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fcerutti

Chi tocca i Cerutti muore

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Chiacchiera
Avatar fcerutti
fceruttilivello 4
21 Luglio - 4.014 visualizzazioni
Oggi la ia famosa pizza vegetariana con melanzane e peperoni gligliati sottolio (fatti da me).
Vaccata
Avatar Ecchime
Ecchime: Me pare crudarella 😜😂
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21 Luglio alle ore 02:26 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar ColosseoQuadrato
ColosseoQuadrato: SittePiace...
21 Luglio alle ore 02:59 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar Palemmo
Palemmo:

Una peperonata no ? 🤣🤣
Aldo Giovanni e Giacomo - Peperonata
21 Luglio alle ore 05:46 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar Epaminonda
Epaminonda: A quest' ora passo
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21 Luglio alle ore 06:53 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar Patella
Patella: All'una e mezza di notte è meglio uno spaghetto aglio e olio, senza accendere il forno.
21 Luglio alle ore 07:07 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar fcerutti
fcerutti: Patella
Vivo in Costa Rica. Quí, rispetto all'Italia sono 8 ore prima.
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21 Luglio alle ore 14:08 · Ti stimo  · Rispondi
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Chiacchiera
Avatar fcerutti
fceruttilivello 4
15 Luglio - 3.344 visualizzazioni
Il percorso è il ritorno.

Sono italiano, vivo in Costa Rica da molti anni, ma seguo con attenzione la politica del mio Paese. E quando il generale Roberto Vannacci ha detto che “il percorso è il ritorno degli immigrati verso il Paese d'origine”, ho pensato che finalmente qualcuno stava parlando con chiarezza e senza giri di parole.

La rimigrazione non è un'idea estrema. È semplicemente il riconoscimento di una realtà che molti non vogliono vedere: l'esperimento dell'immigrazione di massa, così come è stato gestito finora, non ha funzionato. Ci avevano detto che avrebbe risolto il problema demografico, salvato le pensioni e riempito i lavori che gli italiani non volevano più fare. La realtà ha dimostrato il contrario: quartieri trasformati, tensioni sociali crescenti, insicurezza diffusa e una sensazione sempre più forte di perdere la propria identità.

Il generale Vannacci lo spiega bene: la rimigrazione non è odio, è buon senso. Non si tratta di mandare via tutti indistintamente, ma di far tornare chi non rispetta le leggi, chi rifiuta i nostri valori o chi semplicemente non vuole integrarsi. Perché l'integrazione non può essere a senso unico: deve esserci rispetto reciproco.

E proprio perché è un processo complesso, la metafora che usa è perfetta: “come si mangia un elefante? Un boccone
alla volta”. La rimigrazione non si fa con un decreto notturno. Si fa con una politica chiara, costante e determinata: rimpatri selettivi per chi commette reati, incentivi al rimpatrio volontario, accordi con i Paesi d'origine e soprattutto la fermezza di dire “basta” ai nuovi ingressi illegali.

L'Italia e l'Europa hanno il diritto sovrano di decidere chi entra e chi resta sul proprio territorio. Non è razzismo, è normale amministrazione di uno Stato serio. Paesi come Giappone e Australia lo fanno da decenni e non per questo vengono considerati estremisti.

Io credo che Vannacci abbia ragione: è arrivato il momento di mettere al centro il cittadino italiano, quello che paga le tasse, rispetta le regole e ama il proprio Paese. La rimigrazione non è un passo indietro, è un passo verso la ritrovata sovranità e verso una convivenza possibile, basata sul rispetto e sulla reciprocità.

È un percorso lungo, sì. Ma qualcuno deve pur iniziare a farlo.
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Vaccata
Avatar Calypso
Calypso: Io sono d'accordo con lui su molte cose
15 Luglio alle ore 16:04 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar ColosseoQuadrato
ColosseoQuadrato: Un discorso logico, sereno e lineare.
15 Luglio alle ore 16:11 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar mamoski
mamoski: Detto da un italiano che vive in Costa Rica sembra un ragionamento ad interim.
Vannacci sa che non sarà mai in grado di fare una cosa del genere dovesse andare al governo(vedi Meloni)....e la remigrazione è una cosa anticostituzionale in Italia come lo è il signor Vannacci.
Tu in costa Rica se non sei un rentista o se non hai la cittadinanza della costa Rica te ne esci ogni 3 mesi dallo stato te ne stai 3 giorni a panama o in Nicaragua e poi torni dentro e ritorni vergine per la Costa Rica( pensa
se si potesse fare anche qui in Italia) ma non lo fanno perché ci guadagnano troppo certe persone e certe associazioni. Se fai il delinquente in costa Rica vai in prigione in Costa Rica mica ti rimandano in Italia....la costa Rica ha il diritto romano come abbiamo noi...quindi, ok per l'integrazione, ok per le regole, ma costruiamo pene sicure e carceri poi vedrai che il problema passa e l'immigrato sta alle regole. Io la penso così a me le deportazioni prima degli immigrati poi finiti quelli ci saranno i gay, poi finiti quelli ci saranno gli zoppi, poi i poco studiosi e creeremo la razza eletta come Vannacci e seguaci suoi
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15 Luglio alle ore 17:13 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar fcerutti
fcerutti: mamoski
Ciao Mamoski,
ti ringrazio per aver letto. Però permettimi di correggerti su alcune cose che hai scritto.
Vivo in Costa Rica da trent’anni, ho la doppia nazionalità (italiana e costaricense) e possiedo due aziende che funzionano molto bene. Quindi non sono un rentista che esce ogni tre mesi per "tornare vergine", come dici tu.
Inoltre, lavorando come interprete di spagnolo, italiano, tedesco, francese e inglese nei tribunali costaricensi, ed essendo mia moglie procuratrice
della Repubblica di Costa Rica, posso dirti con conoscenza di causa che la tua affermazione "se uno delinque in Costa Rica va in prigione e basta" non è corretta. In molti casi, soprattutto per reati gravi, viene attivata l’estradizione verso il Paese di origine, Italia compresa.
Possiamo discutere tranquillamente di rimigrazione, Meloni, Vannacci o di quello che vuoi, ma è meglio informarsi prima di fare affermazioni sbagliate, altrimenti si rischia di fare una brutta figura.
Un saluto
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15 Luglio alle ore 18:03 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar mamoski
mamoski: fcerutti esimio, non tutti sono come te e lo sai bene non tutti hanno la doppia nazionalità quindi non puoi negare che c'è la possibilità di tornare vergini dopo 3 mesi. Almeno quando ci vivevo io era così e sai quanti ne ho visti fare dentro fuori da panama o da Granada in Nica. Dunque per quanto riguarda reati normali c'è la detenzione per quelli gravi c'è l'espulsione ....ma c'è anche qui in Italia l'espulsione ma non avviene....quindi o metti fuori i soldi per accompagnare il reo fuori dal confine o fai ping pong come fanno tutti. Solo se metti forze come ICE e spari ad altezza uomo risolvi.... salutami la Costa Rica e lascia perdere Vannacci ...roba tagliata male.
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15 Luglio alle ore 18:12 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar fcerutti
fcerutti: mamoski
Ciao Mamoski,
sì, ti do ragione su un punto: quando sono arrivato in Costa Rica nel 1995, molti italiani arrivavano con problemi con la giustizia, con il fisco italiano o con gravi problemi di tossicodipendenza. Ovviamente non sto facendo di tutta un’erba un fascio: c’erano anche tante persone per bene, e la maggior parte di loro ha creato una famiglia e delle aziende qui in Costa Rica, e sono tuttora qui.
Un esempio del tipico italiano che veniva in Costa Rica in quegli anni
è stato un uomo già sulla quarantina che, ricordo, era coinvolto nello scandalo delle lenzuola d’oro scoppiato in Italia alla fine degli anni ’80. Si fece adottare dal suo avvocato compiacente per poter cambiare cognome. Nonostante questo, lo beccarono e lo rimandarono comunque in Italia.
Detto questo, sono passati trent’anni. Il Costa Rica di oggi è molto diverso da quello di allora.
Riguardo a Vannacci, possiamo avere opinioni diverse. Tu lo consideri “roba tagliata male”, io invece ritengo che abbia il coraggio di dire cose che molti pensano ma pochi hanno il coraggio di dire chiaramente. Non ho nessuna intenzione di “lasciar perdere” Vannacci.
Un saluto
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15 Luglio alle ore 18:45 · Ti stimo  · Rispondi
Chiacchiera
Avatar fcerutti
fceruttilivello 4
11 Luglio - 4.283 visualizzazioni
Il coraggio di rivedere le proprie convinzioni.

Da quando ho iniziato a fermarmi a riflettere su come si formano davvero le opinioni che difendiamo con più forza, mi sono reso conto di una cosa piuttosto scomoda: molte delle idee per cui mi sono speso con passione non le ho scelte io. Sono arrivate presto, quando ero troppo giovane per metterle in dubbio, e si sono installate senza che io le aprissi mai per vedere cosa contenessero veramente.

Ciascuno di noi riceve, insieme all'educazione e all'ambiente in cui cresce, anche un bagaglio di certezze, di paure e di abitudini mentali che raramente ci prendiamo la briga di esaminare. Le case, i mobili, a volte anche i debiti si ereditano. Le convinzioni, invece, andrebbero trattate come prestiti temporanei: utili finché reggono, da restituire o modificare quando non convincono più.

Mi sono chiesto spesso quand'è stata l'ultima volta che ho cambiato idea su una questione importante dopo aver ascoltato argomenti solidi e ben argomentati. Non è una sconfitta, è un segno che la testa funziona ancora. Rimanere aggrappati a una posizione solo perché “è sempre stata così” o perché “l'ho sempre pensata in questo modo” è un po' come difendere una vecchia automobile che non parte più solo perché ci ha accompagnato per tanti anni.

Il modo in
cui vediamo le cose cambia, anche quando non ce ne accorgiamo subito. Oggi mi indigno per questioni diverse da quelle che mi facevano arrabbiare dieci o quindici anni fa. E se ci penso bene, quel cambiamento non è arrivato per una decisione improvvisa: è filtrato un po' alla volta, attraverso letture, conversazioni, fatti che mi hanno costretto a rivedere il copione che avevo in testa. Spesso senza che io sapessi esattamente chi lo stesse riscrivendo.

Adattarsi non significa chinare la testa davanti a ogni moda intellettuale del momento, né tantomeno trasformare il passato in una reliquia intoccabile. Significa prendere quello che abbiamo imparato, metterlo alla prova e, quando serve, migliorarlo. Abbiamo un organo straordinariamente potente proprio sopra gli occhi: il cervello. Usarlo per ragionare prima di reagire, per dubitare prima di ripetere, per scegliere invece di obbedire per abitudine. Questo, secondo me, è il modo più concreto di onorare la propria intelligenza.

Vivere ancorati alla realtà non vuol dire rinunciare ai sogni o all'aspirazione a qualcosa di meglio. Vuol dire partire da ciò che esiste davvero, da ciò che si può osservare, verificare, mettere alla prova senza filtri. La natura, in questo senso, continua a essere una maestra severa ma onesta: non ha bisogno di convincerci, mostra semplicemente come stanno le cose.

Le grandi narrazioni collettive, invece, cambiano costume ogni generazione. Si presentano come novità assolute e spesso sono solo vecchie illusioni con un taglio di capelli diverso. Il compito più onesto che abbiamo è cercare di vivere questa esistenza nel modo più sereno e appagante possibile. La vita dà e toglie, a volte con generosità, altre volte senza alcun preavviso. È un viaggio con un inizio e una fine, non una casa definitiva. Il sole continua a splendere anche quando le nuvole lo coprono per giorni interi. Per questo vale la pena godersi i momenti di luce quando ci sono, e imparare a resistere quando arriva la tempesta, sapendo che prima o poi passerà.

In questo spazio di confronto non veniamo a ripetere quello che già sappiamo o a difendere a tutti i costi ciò che ci hanno insegnato. Veniamo a stare svegli. A mettere sotto esame anche le convinzioni più care, se gli elementi lo richiedono. Avere il coraggio di rivedere ciò in cui crediamo, anche quando quel processo fa un po' male, resta forse l'atto più rispettoso che possiamo fare verso noi stessi e verso la realtà.
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Vaccata
Avatar Ecchime
Ecchime: Ma scrivi sti pipponi e pretendi che uno li legga e non sei una gnocca da paura? Inguardabile ottimista 😅😉😂
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11 Luglio alle ore 15:58 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar Palemmo
Palemmo: Mi illumino di immenso.
11 Luglio alle ore 16:07 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar Isotta
Isotta: Mi illumino di neno(giornata mondiale del risparmio energetico)
11 Luglio alle ore 17:35 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar fcerutti
fcerutti: Ecchime
Dai, stai distruggendo la mia autostima 😂😂😂😂
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11 Luglio alle ore 18:40 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar Ecchime
Ecchime: fcerutti allora mi scuso, però nel messaggio precedente volevo scrivere inguaribile... ma forse fa più ridere con inguardabile 😉😂😂😜
11 Luglio alle ore 21:24 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar ColosseoQuadrato
ColosseoQuadrato: Il tuo ragionamento riflette le tesi darwiniane. Solo chi non è capace di plasmarsi in risposta all' ambiente è destinato a perire.
15 Luglio alle ore 16:19 · Ti stimo  · Rispondi
Chiacchiera
Avatar fcerutti
fceruttilivello 4
4 Luglio - 3.150 visualizzazioni
Sono loro, la casta, a essere funzionali alla sinistra.

Due mesi fa, durante l'esame del Decreto Sicurezza, Futuro Nazionale – il partito fondato dal Generale Roberto Vannacci – ha presentato un emendamento (poi trasformato in ordine del giorno) chiaro e coraggioso: potenziare davvero la legittima difesa e, soprattutto, cancellare qualsiasi possibilità che un ladro, un rapinatore o un aggressore ferito mentre commetteva il reato potesse chiedere e ottenere un risarcimento dalle sue vittime o dallo Stato.

Un principio di elementare buonsenso: chi sceglie volontariamente di violare la legge e di esporsi ai rischi del proprio mestiere criminale non può poi pretendere di essere risarcito per le conseguenze delle sue azioni.

Quell'ordine del giorno è stato bocciato. Il centrodestra di governo ha votato insieme alla sinistra per affossarlo.

Oggi la Lega annuncia un disegno di legge che dice esattamente la stessa cosa: stop ai risarcimenti per ladri, borseggiatori e aggressori che subiscono danni nel corso del reato. Un principio che, nelle parole della Lega stessa, si pone “in continuità con un ordine del giorno già approvato dal Senato” e con la riforma della legittima difesa del 2019, ma che vuole spingersi oltre per chiudere le falle ancora esistenti.

Allora mi sono chiesto, come tanti altri: perché hanno bocciato la proposta di Futuro Nazionale per poi copiarla?

La risposta che dà il Generale Vannacci è netta e, a mio parere, inconfutabile: “perché non vogliono allearsi con Futuro Nazionale per sconfiggere davvero la sinistra”.

Non è una questione di tattica da salotto. È una questione di sistema. La casta – anche quella che si definisce di centrodestra – ha paura di un'alleanza vera con chi non è disposto a diluire le idee, a fare compromessi al ribasso o a mantenere in vita certe assurdità giuridiche solo per non disturbare equilibri consolidati. Preferisce copiare l'idea quando fa comodo (per non perdere consensi su un tema che gli italiani sentono fortissimo) piuttosto che riconoscere il merito a chi l'ha portata per primo con chiarezza e senza giri di parole.

Io non sono un politico. Sono un cittadino che osserva, che si informa e che ogni tanto si indigna. E mi indigna l'idea che un delinquente possa entrare in casa mia, io mi difenda, e poi debba risarcirlo. Mi indigna che questa follia sia ancora possibile in un Paese civile. E mi indigna ancora di più che chi aveva la possibilità di chiuderla due mesi fa abbia preferito votare con la sinistra piuttosto che dare credito a una forza nuova e scomoda come Futuro Nazionale.

Il Generale Vannacci ha avuto il coraggio di fare una cosa rarissima nella politica italiana: lasciare una posizione di potere (era vicesegretario della Lega) per fondare un partito nuovo, senza rete di sicurezza, proprio perché non voleva essere complice di questo gioco. Non voleva più far parte di una destra che, su certi temi fondamentali come la sicurezza, la sovranità e il buonsenso, finisce per essere funzionale alla sinistra – non perché condivida le sue idee, ma perché non ha il coraggio di combatterle fino in fondo.

I cittadini lo capiscono. Lo capiscono quando vedono che le proposte più nette e coraggiose vengono prima bocciate e poi copiate. Lo capiscono quando vedono che il vero cambiamento non arriva mai dai soliti giochi di palazzo, ma solo da chi è disposto a pagare un prezzo personale per dirle le cose come stanno.

Io sto dalla parte di chi vuole cambiare davvero in meglio l'Italia. Non di chi vuole solo gestire il potere con qualche ritocco cosmetico. E credo che sempre più italiani stiano arrivando alla stessa conclusione: la differenza non è tra destra e sinistra. È tra chi ha il coraggio di fare sul serio e chi, invece, preferisce continuare a recitare la parte dell'opposizione… mentre è al governo.

Il Generale Vannacci lo ha detto chiaro. E io, da cittadino, gli do ragione.
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Vaccata
Avatar Isotta
Isotta: KalimerA mi è successo,e tre anni dopo ho subito un'aggressione .violenta ,sventata da un vicino che è arrivato in mio aiuto,so cosa vuol dire ,ma mai vorrei togliere la vita a qualquno, poi,nello specifico i casi che si sottintende, è umano reagire ,ma la cattiveria nel rincorrere per uccidere no ,mai .per il resto il sig.Vannacci mi fa ribrezzo.non possiamo avere tutti le stesse idee.senza acredine ti auguro una buona serata.
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4 Luglio alle ore 18:30 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar Isotta
Isotta: fcerutti leggi quanto ho già detto a KalimerA ,è quello che avrei detto anche ate,lontanissima dal pensiero di Vannacci che non stimo.Anche ate passa una buona serata.
4 Luglio alle ore 18:34 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar fcerutti
fcerutti: Isotta
Mi dispiace che tu abbia subito un’aggressione violenta e sono contento che un vicino sia intervenuto in tuo aiuto. Proprio per questo non capisco la tua posizione.
Se sei grata che qualcuno ti abbia difesa, perché non sostieni il principio per cui chi si difende legittimamente non debba poi essere costretto a risarcire l’aggressore? Oppure saresti contenta se, dopo averti aggredita, quel delinquente denunciasse il tuo vicino e gli chiedesse i danni per le ferite riportate mentre
ti stava attaccando?
Il punto non è “togliere la vita a qualcuno” né “rincorrere per uccidere”. Il punto è molto più semplice: chi entra in casa tua (o aggredisce te) per commettere un reato non può poi pretendere di essere risarcito da chi si difende. È una questione di elementare giustizia, non di cattiveria.
Rispetto che il Generale Vannacci ti faccia ribrezzo. A me invece fa ribrezzo chi si esprime in modo così contraddittorio: da una parte dice di sapere cosa significa essere aggrediti e di essere grata a chi interviene in aiuto, dall’altra si oppone a norme che tutelerebbero proprio chi, come il tuo vicino, ha il coraggio di difendere una persona in pericolo.
Per il resto, non solo ti auguro una buona serata, ma anche una buona giornata. Qui in Costa Rica sono solo le 10:47 del mattino, quindi per me è ancora presto.
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4 Luglio alle ore 18:49 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar KalimerA
KalimerA: Isotta ma hai letto quello che c'è scritto ??? 😳
Si parla di risarcimento.
Nessuno ha mai parlato di togliere la vita ... o di rincorrere qualcuno x ucciderlo.
Buona serata a te 😊
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4 Luglio alle ore 19:17 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar Isotta
Isotta: Certo che vorrei il delinquente punito,e nessun guaio per la vittima,ma mai al prezzo di una vita. Il discorso sarebbe lungo e io non amo spiegoni,abbiamo punti di vista diversi , mai ci intenderemo. Buona giornata.
4 Luglio alle ore 19:21 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar ColosseoQuadrato
ColosseoQuadrato: fcerutti repetita iuvant
15 Luglio alle ore 16:28 · Ti stimo  · Rispondi
Chiacchiera
Avatar fcerutti
fceruttilivello 4
12 Giugno - 3.347 visualizzazioni
Gruber a Vannacci: quelle domande sulla fedeltà e sulla figlia non convincono più nessuno.

Ieri sera ho visto l'intervista di Lilli Gruber a Roberto Vannacci su “Otto e mezzo”. Non è stata una di quelle conversazioni in cui si cerca di capire cosa pensa davvero una persona o quali sono i suoi numeri. È andata dritta su un altro piano. Gli ha chiesto se è un marito fedele, poi gli ha detto praticamente “e se scoprissimo che sei gay?” e alla fine ha tirato fuori pure la figlia: “e se tua figlia ti dicesse di essere omosessuale?”.

Detto così, in prima serata, fa un certo effetto. Non perché uno non possa avere idee forti sulla famiglia o su altro, ma perché quelle domande non sembrano nate dal desiderio di informare. Sembrano fatte per mettere l'ospite in difficoltà su un terreno personale, quasi intimo.

La cosa che mi ha colpito di più è il doppio standard. Se quelle stesse domande le avesse fatte a una donna di sinistra, tipo la Schlein, o a Conte, o a un leader sindacale, il giorno dopo sarebbe scoppiato un casino. Titoli, proteste, accuse di mancanza di rispetto, di voler scavare nella vita privata. Invece qui è passato tutto senza grandi reazioni. Perché Vannacci è considerato un bersaglio legittimo, e quando è così si può spingere più in là.

Portare in mezzo la figlia di un ospite
in televisione, per me, è un passo che non andrebbe fatto. Non è più un confronto sulle idee. È qualcos'altro. E questo dice tanto su come certi programmi intendono il loro ruolo oggi.

Io non sto qui a difendere Vannacci a prescindere. Ognuno ha le sue posizioni e se ne assume la responsabilità. Quello che mi dà fastidio è che le regole sembrano valere solo quando fa comodo. Se una domanda è legittima, dovrebbe esserlo per chiunque. Se invece la fai solo a chi ti sta antipatico, allora non è più un'intervista. È un altro tipo di esercizio.

E alla fine l'effetto è stato quello che qualcuno aveva già previsto prima della puntata: invece di indebolirlo, l'hanno reso più vicino alla gente. Chi lo ha visto ha avuto l'impressione che si stesse cercando di colpirlo su un terreno personale invece che sui fatti, sui numeri o sulle sue posizioni politiche. Quando succede questo, spesso la gente si schiera dalla parte opposta a quella che ci si aspettava.

Il problema vero è che da un po' di tempo a questa parte tanti programmi di approfondimento non cercano più tanto di spiegare. Cercano di colpire. E quando fai così, rischi di perdere la cosa più importante: la fiducia di chi guarda. Perché il pubblico, anche se non lo dice sempre, queste cose le capisce. Sa distinguere quando stai facendo il tuo lavoro e quando stai solo cercando di demolire qualcuno.

Anche il centrodestra, a essere onesti, non brilla per come si muove. Invece di stare uniti su certe cose e approfittare dei passaggi che gli vengono offerti, continua a litigare tra di sé, a fare distinzioni, a escludere. E così si lasciano scappare occasioni che altri gli mettono in mano senza volerlo.

Alla fine della serata la sensazione che è rimasta è che si sia parlato poco di politica vera e tanto di altro. Il pubblico non è stupido. Quando vede che un'intervista invece di andare sui contenuti finisce nella camera da letto o nella vita familiare, capisce che lo scopo non era informare. E quando capisce questo, perde un altro pezzo di fiducia in chi fa informazione.

La parte interessante, se vogliamo trovarne una, è che questi meccanismi stanno diventando sempre più visibili. La gente li riconosce. E quando li riconosce, l'effetto che chi attacca sperava di ottenere si indebolisce. Chi voleva essere attaccato esce spesso più forte, e chi attaccava si ritrova con un po' meno credibilità.

Non so se cambierà qualcosa nei prossimi mesi. Ma di sicuro continuare su questa strada non fa bene né a chi guarda la televisione né a chi la fa.
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Vaccata
Avatar Barbyturiko
Barbyturiko: fcerutti ...io intendo che se le stesse domande le fai a Conte o Calenda, non hanno molto senso, magari su Schlein dato che è lesbica forse si, ma siamo un terreno che nulla a che vedere traslato sulle linee che li distinguono, mentre a destra sappiamo come il metre a penser, che poi se vai a scavare nel passato, intendo fascismo/nazismo, ai voglia di "culattoni" era imprescindibile, è ovvio che se inviti un procaccia, le fomande cadrebbero tipo...ma lei sparerebbe al suo canarino? Un paragone per assurdo ma calzante, cosa vuoi chiedere a questi che hanno tre cose, e su quelle ci battono fino alla noia? Se hai seguito ha chiesto anche sui reimpatri come li farebbe, i CPR, che lui ne farebbe uno per quartiere, su come regolarizzare gli stranieri etc...poi se uno si ferma su una parte pruriginosa 😏😏😏
Leggi tutto...
12 Giugno alle ore 15:14 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar fcerutti
fcerutti: Barbyturiko
Capisco quello che intendi, e in parte hai ragione su una cosa: Gruber ha effettivamente chiesto anche cose più concrete sulla remigrazione, sui CPR, sugli accordi bilaterali e su come gestire praticamente i rimpatri. Non è stata solo una sequenza di domande sulla camera da letto.
Però resto convinto che ci sia un problema di metodo e di misura.
Il fatto che Vannacci (come altri a destra) metta al centro della sua proposta politica la famiglia tradizionale e una linea dura sull&rsquo
;immigrazione non giustifica automaticamente domande del tipo “sei un marito fedele?”, “e se scoprissimo che sei gay?” o “e se tua figlia fosse gay?”. Queste non sono domande politiche, sono domande sulla vita privata e sulla sfera intima. E tirare in ballo la figlia di un ospite, anche in forma ipotetica, secondo me è un passaggio che va oltre il confronto politico.
Sul discorso “a destra sappiamo già come la pensano, quindi è normale martellarci su quelle tre cose”: questo ragionamento mi convince poco. Se lo applichiamo coerentemente, allora chiunque abbia idee forti su un tema (che sia immigrazione, famiglia, economia o diritti civili) diventerebbe bersaglio di domande personali e intime. Perché allora non vale anche per chi mette al centro l’identità di genere, il multiculturalismo o altre visioni? Oppure vale solo quando l’ospite è sgradito?
Sul parallelismo con fascismo e nazismo e l’ossessione per gli omosessuali: quello è un salto troppo grande. Vannacci non sta proponendo di perseguitare nessuno, sta dicendo che secondo lui l’orientamento sessuale non dovrebbe generare nuovi diritti specifici e che la famiglia naturale resta il modello di riferimento. Si può essere d’accordo o meno, ma equipararlo automaticamente al fascismo storico mi sembra un’esagerazione che serve più a squalificare che a discutere.
Insomma: sì, si possono (e si devono) fare domande dure su come intenderebbe realizzare la remigrazione, quanti CPR vorrebbe fare, come funzionerebbero i Paesi terzi sicuri, eccetera. Su quello il confronto è legittimo. Ma quando si passa a chiedere a un uomo in diretta tv se è fedele alla moglie o cosa farebbe se la figlia fosse gay, secondo me si esce dal terreno del giornalismo politico e si entra in un altro territorio. E quel territorio, se lo apriamo, dovrebbe valere per tutti. Altrimenti è solo selezione del bersaglio.

Detto questo, per me è capitolo chiuso. Non intendo continuare una inutile polemica.
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12 Giugno alle ore 15:43 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar Barbyturiko
Barbyturiko: fcerutti ...per me non era polemica, è dialettica, se ci si parla ci si confronta fa solo bene, alla prox.
12 Giugno alle ore 15:54 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar ColosseoQuadrato
ColosseoQuadrato: La Gruber e la sua spalla non ne sono uscite bene. Lilli ha rasentato la crisi isterica.
12 Giugno alle ore 16:57 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar Nogosukinekinoto
Nogosukinekinoto: La mia massima stima per lei sig Cerutti, è sempre un piacere leggerla 👏
12 Giugno alle ore 22:28 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar fcerutti
fcerutti: Nogosukinekinoto
Grazieeeeeee
13 Giugno alle ore 00:38 · Ti stimo  · Rispondi
Chiacchiera
Avatar fcerutti
fceruttilivello 4
7 Giugno - 2.885 visualizzazioni
Il risveglio della ragione.

Negli ultimi cento anni il numero di persone che non si riconoscono in nessuna religione è cresciuto del 1900%. Una cifra che da sola racconta un cambiamento epocale, silenzioso ma inarrestabile.

La gente ha cominciato a usare la testa. A farsi domande, a pretendere ragioni, a non accettare più tutto ciò che viene raccontato come verità assoluta senza discuterne. Sono emersi gli scettici, coloro che vogliono capire prima di credere, gli agnostici e tutti quelli che preferiscono affidarsi all'esperienza concreta piuttosto che a costruzioni mentali ereditate.

Questo è il vero problema per chi gestisce le religioni organizzate come un'attività. Quando le persone imparano a ragionare da sole, smettono di essere greggi comode. Diventano difficili da dirigere, smettono di versare contributi automatici e soprattutto smettono di accettare senza discutere chi si presenta come portavoce esclusivo di qualcosa di invisibile.

Il cristianesimo ha visto ridursi in modo significativo la propria base di fedeli proprio in questo secolo. Le vocazioni sono in calo netto. Sempre meno giovani scelgono quella strada. Molti luoghi di culto, un tempo pieni, oggi sopravvivono a fatica o vengono destinati ad altro.

Tutto questo è successo in appena cento anni. Se il cambiamento è stato così rapido fin qui, è lecito chiedersi cosa accadrà nei prossimi decenni. Non si tratta della scomparsa totale di ogni forma di spiritualità, ma della progressiva perdita di potere di chi pretende obbedienza cieca e vieta il dubbio.

Io sono convinto che il dubbio sia una delle cose più preziose che abbiamo. Ci hanno insegnato per secoli che mettere in discussione è pericoloso o segno di poca fede. Eppure è proprio il dubbio che ha fatto avanzare la scienza, ha smantellato poteri ingiusti e ha permesso di riconoscere le falsità per quello che sono. Senza di esso saremmo ancora fermi a spiegazioni magiche per tutto.

Per questo motivo sempre più persone — me compreso — hanno scelto di vivere senza legarsi a strutture rigide o a figure che si ergono a intermediari obbligatori con il trascendente. Non serve fondare nuovi gruppi o inventare etichette. Basta attivare la propria intelligenza: fare domande, ridere quando serve, amare con intensità e vivere questa esistenza senza sentirsi in colpa per non obbedire a regole scritte da altri.

Questa vita non è una prova da superare per guadagnarsi un premio successivo. È l'unica che abbiamo. E mi sembra francamente triste vederla passare a sostenere chi si arricchisce o ottiene potere promettendo contatti con entità che nessuno può vedere o verificare.

I dati sono lì, netti. Stiamo assistendo a un lento ma chiaro risveglio collettivo verso una maggiore autonomia di pensiero. Io mi sento di percorrere questa strada con convinzione.
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Vaccata
Avatar Scafandrone
Scafandrone: Caro amico, mi riconosco in pieno in questa tua analisi. Evviva le persone piene di dubbi
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7 Giugno alle ore 15:01 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar Orsoinpiedi
Orsoinpiedi: Tu parli della religione cattolica, quella della chiesa di Roma, mentre i dati affermano che la 'religiosità' sta avendo un forte ritorno: penso all'immagine di Trump circondato da cosiddetti predicatori televisivi, in Brasile le varie chiese sono un migliaio e tutte in condizioni economiche agiate. Anche nel mondo arabo, se pur con diverse sfumature, si aprono alla modernità, per esempio il fatto che per il Corano è vietata la riproduzione dell'immagine umana, Nei loro templi non vedi mai riproduzioni di volti o corpi né umani né animali. E' scritto. Ma da quando ci sono i cellulari anche loro fanno video e/o foto.
Siamo umani, come dici tu, e bisogna realizzare che siamo parte di un continuo cambiamento.
*(In Gran Bretagna la chiesa sta benissimo, a parte qualche scandalo sessuale, ma da loro i preti si sposano...😏).
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7 Giugno alle ore 16:36 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar fcerutti
fcerutti: Orsoinpiedi
Hai ragione a distinguere: io sto criticando soprattutto la struttura della Chiesa cattolica romana, con i suoi dogmi imposti, il celibato che spesso nasconde altro e gli scandali che si ripetono. Però quando dici che la religiosità in generale sta tornando forte, guardiamo un po’ più da vicino cosa sta succedendo davvero. Vivendo qui in Costa Rica, vicino agli Stati Uniti e immerso nell’America Latina, riesco a seguire abbastanza da vicino quello che succede in questa parte
del mondo, e certe cose si vedono meglio da questa prospettiva.

Negli Stati Uniti, Trump circondato dai predicatori televisivi è un fatto. Gente come Paula White e altri lo hanno benedetto in pubblico, lo hanno chiamato unto. È un’alleanza che porta voti e influenza, non un risveglio spirituale puro. Quei predicatori gestiscono soldi, reti mediatiche e potere. Funziona così: si usa la fede per stare vicini a chi comanda.

In Brasile la cosa è ancora più evidente. Gli evangelici e i pentecostali sono cresciuti tantissimo, migliaia di chiese, alcune ricchissime. Ma il motore principale è il cosiddetto vangelo della prosperità: dai la decima e Dio ti restituisce in salute e soldi. Le chiese fanno affari, i pastori spesso vivono bene, mentre tanti fedeli poveri continuano a sperare in un miracolo che non arriva. Non è che sia tornato il messaggio semplice di prima. È un adattamento furbo al capitalismo e alla mancanza di speranze concrete. La vecchia idea di liberazione per i poveri è stata messa da parte.

Sul mondo arabo hai toccato un punto interessante. Sì, l’aniconismo è nella tradizione: nelle moschee storiche non trovi volti né figure umane o animali, è scritto e rispettato da secoli per evitare l’idolatria. Però con i cellulari la vita di tutti i giorni è piena di foto, video, storie sui social. I giovani postano come tutti. L’adattamento c’è, pratico. Ma questo non vuol dire che ci sia un’apertura generale e profonda alla modernità. In certi paesi del Golfo si vedono riforme economiche, turismo, qualche libertà in più. Altrove restano rigidità forti su altri temi. L’uso del telefono è un cambiamento tecnologico, non sempre cambia le cose più profonde.

In Inghilterra la Chiesa Anglicana ha avuto un piccolo aumento di persone alle funzioni negli ultimi anni, dopo il crollo del periodo Covid. E i preti si sposano da secoli, questo è vero. Però ha avuto anche lei i suoi scandali sessuali e di coperture. Il fatto che i preti possano avere famiglia non ha risolto tutto. E nel lungo periodo ha perso tanta influenza in una società che si è allontanata dalle chiese.

Siamo umani, e tutto cambia, questo è chiaro. Il punto però è vedere *come* cambia la religiosità e a cosa serve davvero. Spesso si adatta per sopravvivere, per tenere il potere o per fare soldi. Lo vediamo nei predicatori americani, nelle megachiese brasiliane, nell’uso pratico dei cellulari pur tenendo certe regole rigide altrove.

Io continuo a vedere nella vita terrena l’unica realtà concreta che abbiamo, questa esistenza unica che non si ripete, un continuo riciclo di materia dove conta quello che facciamo qui e ora. Non ho bisogno di delegare il senso a istituzioni che finiscono spesso per servire se stesse o chi le usa. Il cambiamento vero, per me, è avere il coraggio di guardare queste cose senza filtri: riconoscere quando la fede diventa strumento di controllo o di guadagno, e scegliere di stare con i piedi per terra, con autenticità. Tutto il resto sono solo adattamenti che si vestono di sacro ma restano umani, troppo umani.
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8 Giugno alle ore 14:06 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar Orsoinpiedi
Orsoinpiedi: fcerutti rispondo per punti:
1- la Chiesa Cattolica è un'organizzazione, con le sue regole ed i suoi riti. E' la religione che ha dominato l'Italia e buona parte dell'Europa. E' stata fonte di terrore e di elevazione. Vorrei ricordarti che l'estasi mistica, religiosa, è la 'droga perfetta' (cfr. "RIZA psicosomatica" numero 3 del marzo 1984).

2/3- Non so se hai notato che sia in U.S.A. sia in Brasile il tutto passa attraverso il danaro: la decima
in Brasile e le sottoscrizioni per i telepredicatori. Tutto è legato ai soldi. (ascoltati questa canzone di Frank Zappa).

4- il mondo musulmano è variegato e talvolta assume aspetti "tribali" per quanto riguarda l'obbedienza al testo scritto, il Corano. Quello che mi stupisce di più sono i talibani, quelli più integralisti, che oggi fanno le foto ai nemici assassinati in battaglia ma impediscono alle loro donne di posare per la foto sui documenti, così le donne rimangono... clandestine nella loro patria.

5- Per la Gran Bretanga un altro degli apetti che la rendono popolare è che anche le donne possono accedere al sacerdozio.

6- la religiosità... in realtà non esiste. Esiste la spiritualità, che è un sentimento ed è innato nell'domo, chi più e chi meno. Le religioni sono solo un fattore umano: prendi un consesso di cento persone, Si possono divifìdere in destra/sinistra, ricchi/poveri, maschi/femmine e succede che INEVITABILMENTE 'chi si somiglia si piglia'. Da lì al sorgere di una vera e propria associazione di intenti il passo è breve.

Per finire: io non lo so se questa è l'unica vite, l'unica realtà, l'unica esistenza o l'unico universo (a proposito: la fisica quantistica prefede l'esistenza di 11 universi paralleli...🙄). Anch'io essendo targato Cartagine, proprio come te, a volte mi faccio prendere da pensieri come questi, ma alla fine mi rifaccio a quello che ho imparato nella mia vita, che non è stata facile ma di cui sono orgoglioso, e quello che ho imparato si può riassumere in tre parole:
SI VA AVANTI.
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8 Giugno alle ore 16:18 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar Orsoinpiedi
Orsoinpiedi: La canzone di Frank Zappa (sottotitolata in spagnolo)
Frank Zappa- Heavenly Bank Account (Legendado)
8 Giugno alle ore 16:19 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar Orsoinpiedi
Orsoinpiedi: fcerutti La canzone non me l'ha fatta allegare al messaggio🙄
8 Giugno alle ore 16:20 · Ti stimo  · Rispondi
Chiacchiera
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fceruttilivello 4
6 Giugno - 4.009 visualizzazioni
I progressisti: falliti, cricche e parassiti sociali.

Amici miei, oggi voglio dirvi chiaro e tondo quello che penso di questa gente che si autodefinisce “progressista”. Perché è così che si fanno chiamare ora, i rossi di sempre. Non più comunisti, non più marxisti-leninisti, troppo brutti quei nomi. Ora sono progressisti. Suona meglio, sembra moderno, sembra che stiano dalla parte del futuro. Ma è solo un travestimento. Dietro la parola nuova c'è la stessa vecchia roba: il desiderio di vivere alle spalle degli altri usando lo Stato come complice.

Lo aveva detto bene Martha Hildebrandt, che in pace riposi, famosa linguista. Aveva descritto il progressista alla perfezione: un fallito che non sa stare al mondo con le sue forze, che dà sempre la colpa al “sistema” delle sue miserie e pretende che gli altri lo riconoscano come un grande lottatore sociale. Predica la giustizia sociale, parola magica. Ma quella giustizia sociale, quando la guardi bene, significa solo una cosa: io non produco, tu produci, e una parte di quello che produci deve arrivare a me. Per forza. Con le tasse, con le leggi, con i progetti “inclusivi”, con i finanziamenti pubblici. Lo Stato non è più il regolatore: diventa il grande esattore che toglie a chi lavora per dare a chi non vuole lavorare.

Li vedi dappertutto questi
signori. Scrivono articoli che sembrano scritti con il vocabolario preso a prestito. “Articolare”, “visibilizzare”, “empowerment”, “disuguaglianza strutturale”, “intersezionalità”. Paroline che mettono una dietro l'altra per gonfiarsi il petto e sembrare profondi. Ma se togli quelle parole, dentro non resta quasi niente. Solo lamentele, risentimento e la pretesa che il mondo si organizzi intorno alle loro frustrazioni.

E poi c'è il modo in cui massacrano la lingua. Non gli basta rovinare le idee, devono rovinare anche le parole. “Cittadini e cittadine”, “tutti, tutte e tuttə”, “amici e amichə”. Inventano pronomi, mettono asterischi, usano la schwa come fosse una bandiera. Dicono che è per includere, ma in realtà è per controllare. È un modo per dire: se non parli come noi, sei fuori. Se non deformi la lingua come noi, sei un nemico. E intanto si presentano come intellettuali. Intellettuali! Gente che non sa nemmeno coniugare un verbo senza chiedere il permesso all'ideologia.

Perché in fondo fanno parte di una cricca chiusa. Si raccomandano tra loro, si spartiscono i posti nelle redazioni, nelle università, nei progetti europei, nei festival della cultura. Si aiutano, si coprono, si applaudono a vicenda. E guai a chi non fa parte del giro: quello è “di destra”, è “reazionario”, è “contro i diritti”. Il merito non conta. Conta l'appartenenza. Contano le parole d'ordine. Contano le reti di potere che hanno costruito mentre predicavano contro il potere.

E allora diciamolo senza giri di parole: sono parassiti sociali. Vivono grazie ai soldi degli altri. Grazie alle tasse di chi si alza la mattina e lavora. Grazie ai bandi pubblici, alle consulenze, ai posti creati apposta perché “serve rappresentanza”. Predicano contro il privilegio e ne godono appieno. Odiano il merito perché non lo hanno, e vogliono che il merito diventi un sospetto. Vogliono una società dove chi produce deve sentirsi in colpa e chi non produce deve sentirsi nel diritto.

Io non ci casco. Non ci sono mai cascato e non ci cascherò mai. Questi non sono progressisti. Sono regressisti. Vogliono riportarci indietro, a un mondo dove lo Stato decide chi deve dare e chi deve ricevere, dove il linguaggio è sorvegliato, dove il pensiero diverso è un crimine. E io, da uomo libero, continuo a dirlo: basta con le maschere. Chiamiamoli con il nome che si meritano.

Parassiti. Nient'altro.
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Vaccata
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Isotta: Orsoinpiedi ma sta parlando dell'attuale governo!
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6 Giugno alle ore 15:50 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar Isotta
Isotta:
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Vaccata
6 Giugno alle ore 15:51 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar fcerutti
fcerutti: Orsoinpiedi
Forse non hai capito, non stò parlando del progressista ma di quelli che si autodefiniscono "progressisti".
6 Giugno alle ore 16:40 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar Orsoinpiedi
Orsoinpiedi: fcerutti "Perché è così che si fanno chiamare ora, i rossi di sempre. Non più comunisti, non più marxisti-leninisti, troppo brutti quei nomi. Ora sono progressisti. Suona meglio, sembra moderno, sembra che stiano dalla parte del futuro. Ma è solo un travestimento."
Se ne deduce che tu non solo odi i 'progressisti' ma anche i comunisti, considerandoli come 'travestiti'.
Quindi stai dalla parte opposta dei progressisti. Quindi ARRETRATISTA?
6 Giugno alle ore 21:08 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar fcerutti
fcerutti: Orsoinpiedi
Vedi, io con i miei quasi 70 anni, non odio più nessuno. Però sì, giudico!
7 Giugno alle ore 13:47 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar Orsoinpiedi
Orsoinpiedi: fcerutti veramente quanto scrivi dice altro...😏
7 Giugno alle ore 13:54 · Ti stimo  · Rispondi
Chiacchiera
Avatar fcerutti
fceruttilivello 4
1 Giugno - 4.177 visualizzazioni
Perché penso che la Bibbia non sia un libro per bambini.

Da quando ho iniziato a esaminare con attenzione questi testi antichi, mi sono formato un'opinione ben precisa: la Bibbia non è assolutamente un volume da mettere nelle mani di un bambino. È una raccolta di scritti redatti molti secoli fa, pensati da e per gli antichi ebrei. Chi crede li considera sacri e guidati direttamente dalla mano della divinità. Il giudaismo si concentra sui libri più antichi, mentre il cristianesimo aggiunge quelli successivi, creando così una tradizione che mescola elementi diversi.

Nella lunga storia dell'umanità, piena di civiltà che si sono susseguite per centinaia di migliaia di anni, si vedono spesso rituali e narrazioni che si assomigliano tra culture lontane. Eppure questi scritti propongono una linea temporale molto più ridotta e l'idea che tutti gli esseri umani discendano da un unico ceppo familiare sopravvissuto a una grande prova.

Mi domando sinceramente: io leggerei mai queste pagine a mio figlio di otto anni prima di metterlo a letto? Capisco perfettamente perché molti restano affascinati dai messaggi di compassione, di amore verso il prossimo e di perdono che si trovano in certi passaggi. Sono valori che riscaldano il cuore e che vengono spesso sottolineati con entusiasmo.

Il problema sorge quando si considera l'
;intero contenuto senza filtri. Sfogliando le pagine complete, si incontrano descrizioni di conflitti sanguinosi ordinati dall'alto, massacri di intere popolazioni – inclusi innocenti di ogni età –, punizioni spietate, un ordine sociale fortemente patriarcale dove le donne hanno un ruolo subordinato, la tolleranza verso la schiavitù, vendette crudeli e situazioni familiari complesse, tutto presentato come parte di un progetto divino.

È curioso notare come tanti adulti proteggano i figli da film o programmi con violenza esplicita, considerandoli inadatti, mentre accettano senza problemi edizioni illustrate per ragazzi che trasformano eventi di enorme distruzione in storie quasi leggere e colorate.

Queste riletture continue nel corso dei secoli cercano sempre di adattare i significati, sostenendo che in realtà volesse dire altro, che il senso profondo fosse diverso da quello letterale. Se qualcuno oggi scrivesse per la prima volta un libro con gli stessi elementi, dubito che verrebbe classificato come lettura per tutte le età; finirebbe più probabilmente tra i romanzi dark o per un pubblico adulto.

Come hanno fatto notare alcuni pensatori, un esame onesto e diretto di questi testi può portare proprio nella direzione opposta alla fede, diventando quasi il miglior alleato di chi guarda alle cose con occhio critico e razionale.

Per millenni questi scritti hanno usato la paura di una presenza invisibile per mantenere il controllo sulle persone. Questo ha permesso a molti di vivere agiatamente, accumulando enormi ricchezze attraverso donazioni e talvolta contributi obbligatori, costruendo vere e proprie fortune senza dover faticare con le proprie mani.

Alla fine, per tanti leader religiosi, il vero oggetto di devozione è sempre stato il potere e il denaro.

Tutto questo mi fa riflettere sulla nostra responsabilità come genitori o educatori. Vogliamo davvero esporre i bambini a questi contenuti senza fornire loro gli strumenti per capirli nel contesto storico e culturale corretto? Possiamo considerarlo un testo adatto alla loro età e sensibilità?

Io dico di no. È un libro importante per la cultura, ma va letto da adulti con mente aperta e critica, non proposto come favola per l'infanzia.
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Vaccata
Avatar Scafandrone
Scafandrone: E' un discorso straordinariamente complesso e io mi chiedo come sia possibile che la chiesa non si ponga il problema. Oltre al fatto che la ricerca storica più rigorosa ha profondamente minato molte delle "verità" di fede. Ma tant'è... la stragrande maggioranza dei cattolici la Bibbia non l'ha mai nemmeno letta tutta una volta
1 Giugno alle ore 17:40 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar Orsoinpiedi
Orsoinpiedi: buffalmacco52 solo in alcune zone dell'Italia, non dappertutto e non per tutti. Non dimentichiamo che allora era in latino...
1 Giugno alle ore 18:08 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar Orsoinpiedi
Orsoinpiedi: anvedicommesto perché si chiamano cristiani, altrimenti sarebbero ebrei.
1 Giugno alle ore 18:09 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar Orsoinpiedi
Orsoinpiedi: Scafandrone se lo pone eccome la chiesa il problema, da quando San Girolamo (primo traduttore della bibbia in latino) fu tempestato da critiche 'teologiche' alla sua traduzione affermando: "Io ho solo tradotto le parole."
Altri tradussero la Bibbia, ma da testi greci, non ebraici, quindi la traduzione di una traduzione.
1 Giugno alle ore 18:16 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar Drakka
Drakka: Eh si, lo stesso vale anche per tante altre opere: l'iliade, l'odissea, la divina commedia, ecc......
1 Giugno alle ore 22:51 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar fcerutti
fcerutti: Drakka
Certo, però non si considerano come testi sacri o come la parola di dio.
2 Giugno alle ore 01:12 · Ti stimo  · Rispondi
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