Chiacchiera
7 Giugno - 2.747 visualizzazioni
Il risveglio della ragione.
Negli ultimi cento anni il numero di persone che non si riconoscono in nessuna religione è cresciuto del 1900%. Una cifra che da sola racconta un cambiamento epocale, silenzioso ma inarrestabile.
La gente ha cominciato a usare la testa. A farsi domande, a pretendere ragioni, a non accettare più tutto ciò che viene raccontato come verità assoluta senza discuterne. Sono emersi gli scettici, coloro che vogliono capire prima di credere, gli agnostici e tutti quelli che preferiscono affidarsi all'esperienza concreta piuttosto che a costruzioni mentali ereditate.
Questo è il vero problema per chi gestisce le religioni organizzate come un'attività. Quando le persone imparano a ragionare da sole, smettono di essere greggi comode. Diventano difficili da dirigere, smettono di versare contributi automatici e soprattutto smettono di accettare senza discutere chi si presenta come portavoce esclusivo di qualcosa di invisibile.
Il cristianesimo ha visto ridursi in modo significativo la propria base di fedeli proprio in questo secolo. Le vocazioni sono in calo netto. Sempre meno giovani scelgono quella strada. Molti luoghi di culto, un tempo pieni, oggi sopravvivono a fatica o vengono destinati ad altro.
Tutto questo è successo in appena cento anni. Se il cambiamento è stato così rapido fin qui, è lecito chiedersi cosa accadrà nei prossimi decenni. Non si tratta della scomparsa totale di ogni forma di spiritualità, ma della progressiva perdita di potere di chi pretende obbedienza cieca e vieta il dubbio.
Io sono convinto che il dubbio sia una delle cose più preziose che abbiamo. Ci hanno insegnato per secoli che mettere in discussione è pericoloso o segno di poca fede. Eppure è proprio il dubbio che ha fatto avanzare la scienza, ha smantellato poteri ingiusti e ha permesso di riconoscere le falsità per quello che sono. Senza di esso saremmo ancora fermi a spiegazioni magiche per tutto.
Per questo motivo sempre più persone — me compreso — hanno scelto di vivere senza legarsi a strutture rigide o a figure che si ergono a intermediari obbligatori con il trascendente. Non serve fondare nuovi gruppi o inventare etichette. Basta attivare la propria intelligenza: fare domande, ridere quando serve, amare con intensità e vivere questa esistenza senza sentirsi in colpa per non obbedire a regole scritte da altri.
Questa vita non è una prova da superare per guadagnarsi un premio successivo. È l'unica che abbiamo. E mi sembra francamente triste vederla passare a sostenere chi si arricchisce o ottiene potere promettendo contatti con entità che nessuno può vedere o verificare.
I dati sono lì, netti. Stiamo assistendo a un lento ma chiaro risveglio collettivo verso una maggiore autonomia di pensiero. Io mi sento di percorrere questa strada con convinzione.
Negli ultimi cento anni il numero di persone che non si riconoscono in nessuna religione è cresciuto del 1900%. Una cifra che da sola racconta un cambiamento epocale, silenzioso ma inarrestabile.
La gente ha cominciato a usare la testa. A farsi domande, a pretendere ragioni, a non accettare più tutto ciò che viene raccontato come verità assoluta senza discuterne. Sono emersi gli scettici, coloro che vogliono capire prima di credere, gli agnostici e tutti quelli che preferiscono affidarsi all'esperienza concreta piuttosto che a costruzioni mentali ereditate.
Questo è il vero problema per chi gestisce le religioni organizzate come un'attività. Quando le persone imparano a ragionare da sole, smettono di essere greggi comode. Diventano difficili da dirigere, smettono di versare contributi automatici e soprattutto smettono di accettare senza discutere chi si presenta come portavoce esclusivo di qualcosa di invisibile.
Il cristianesimo ha visto ridursi in modo significativo la propria base di fedeli proprio in questo secolo. Le vocazioni sono in calo netto. Sempre meno giovani scelgono quella strada. Molti luoghi di culto, un tempo pieni, oggi sopravvivono a fatica o vengono destinati ad altro.
Tutto questo è successo in appena cento anni. Se il cambiamento è stato così rapido fin qui, è lecito chiedersi cosa accadrà nei prossimi decenni. Non si tratta della scomparsa totale di ogni forma di spiritualità, ma della progressiva perdita di potere di chi pretende obbedienza cieca e vieta il dubbio.
Io sono convinto che il dubbio sia una delle cose più preziose che abbiamo. Ci hanno insegnato per secoli che mettere in discussione è pericoloso o segno di poca fede. Eppure è proprio il dubbio che ha fatto avanzare la scienza, ha smantellato poteri ingiusti e ha permesso di riconoscere le falsità per quello che sono. Senza di esso saremmo ancora fermi a spiegazioni magiche per tutto.
Per questo motivo sempre più persone — me compreso — hanno scelto di vivere senza legarsi a strutture rigide o a figure che si ergono a intermediari obbligatori con il trascendente. Non serve fondare nuovi gruppi o inventare etichette. Basta attivare la propria intelligenza: fare domande, ridere quando serve, amare con intensità e vivere questa esistenza senza sentirsi in colpa per non obbedire a regole scritte da altri.
Questa vita non è una prova da superare per guadagnarsi un premio successivo. È l'unica che abbiamo. E mi sembra francamente triste vederla passare a sostenere chi si arricchisce o ottiene potere promettendo contatti con entità che nessuno può vedere o verificare.
I dati sono lì, netti. Stiamo assistendo a un lento ma chiaro risveglio collettivo verso una maggiore autonomia di pensiero. Io mi sento di percorrere questa strada con convinzione.
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Siamo umani, come dici tu, e bisogna realizzare che siamo parte di un continuo cambiamento.
*(In Gran Bretagna la chiesa sta benissimo, a parte qualche scandalo sessuale, ma da loro i preti si sposano...😏).
Hai ragione a distinguere: io sto criticando soprattutto la struttura della Chiesa cattolica romana, con i suoi dogmi imposti, il celibato che spesso nasconde altro e gli scandali che si ripetono. Però quando dici che la religiosità in generale sta tornando forte, guardiamo un po’ più da vicino cosa sta succedendo davvero. Vivendo qui in Costa Rica, vicino agli Stati Uniti e immerso nell’America Latina, riesco a seguire abbastanza da vicino quello che succede in questa parte del mondo, e certe cose si vedono meglio da questa prospettiva.
Negli Stati Uniti, Trump circondato dai predicatori televisivi è un fatto. Gente come Paula White e altri lo hanno benedetto in pubblico, lo hanno chiamato unto. È un’alleanza che porta voti e influenza, non un risveglio spirituale puro. Quei predicatori gestiscono soldi, reti mediatiche e potere. Funziona così: si usa la fede per stare vicini a chi comanda.
In Brasile la cosa è ancora più evidente. Gli evangelici e i pentecostali sono cresciuti tantissimo, migliaia di chiese, alcune ricchissime. Ma il motore principale è il cosiddetto vangelo della prosperità: dai la decima e Dio ti restituisce in salute e soldi. Le chiese fanno affari, i pastori spesso vivono bene, mentre tanti fedeli poveri continuano a sperare in un miracolo che non arriva. Non è che sia tornato il messaggio semplice di prima. È un adattamento furbo al capitalismo e alla mancanza di speranze concrete. La vecchia idea di liberazione per i poveri è stata messa da parte.
Sul mondo arabo hai toccato un punto interessante. Sì, l’aniconismo è nella tradizione: nelle moschee storiche non trovi volti né figure umane o animali, è scritto e rispettato da secoli per evitare l’idolatria. Però con i cellulari la vita di tutti i giorni è piena di foto, video, storie sui social. I giovani postano come tutti. L’adattamento c’è, pratico. Ma questo non vuol dire che ci sia un’apertura generale e profonda alla modernità. In certi paesi del Golfo si vedono riforme economiche, turismo, qualche libertà in più. Altrove restano rigidità forti su altri temi. L’uso del telefono è un cambiamento tecnologico, non sempre cambia le cose più profonde.
In Inghilterra la Chiesa Anglicana ha avuto un piccolo aumento di persone alle funzioni negli ultimi anni, dopo il crollo del periodo Covid. E i preti si sposano da secoli, questo è vero. Però ha avuto anche lei i suoi scandali sessuali e di coperture. Il fatto che i preti possano avere famiglia non ha risolto tutto. E nel lungo periodo ha perso tanta influenza in una società che si è allontanata dalle chiese.
Siamo umani, e tutto cambia, questo è chiaro. Il punto però è vedere *come* cambia la religiosità e a cosa serve davvero. Spesso si adatta per sopravvivere, per tenere il potere o per fare soldi. Lo vediamo nei predicatori americani, nelle megachiese brasiliane, nell’uso pratico dei cellulari pur tenendo certe regole rigide altrove.
Io continuo a vedere nella vita terrena l’unica realtà concreta che abbiamo, questa esistenza unica che non si ripete, un continuo riciclo di materia dove conta quello che facciamo qui e ora. Non ho bisogno di delegare il senso a istituzioni che finiscono spesso per servire se stesse o chi le usa. Il cambiamento vero, per me, è avere il coraggio di guardare queste cose senza filtri: riconoscere quando la fede diventa strumento di controllo o di guadagno, e scegliere di stare con i piedi per terra, con autenticità. Tutto il resto sono solo adattamenti che si vestono di sacro ma restano umani, troppo umani.
1- la Chiesa Cattolica è un'organizzazione, con le sue regole ed i suoi riti. E' la religione che ha dominato l'Italia e buona parte dell'Europa. E' stata fonte di terrore e di elevazione. Vorrei ricordarti che l'estasi mistica, religiosa, è la 'droga perfetta' (cfr. "RIZA psicosomatica" numero 3 del marzo 1984).
2/3- Non so se hai notato che sia in U.S.A. sia in Brasile il tutto passa attraverso il danaro: la decima in Brasile e le sottoscrizioni per i telepredicatori. Tutto è legato ai soldi. (ascoltati questa canzone di Frank Zappa).
4- il mondo musulmano è variegato e talvolta assume aspetti "tribali" per quanto riguarda l'obbedienza al testo scritto, il Corano. Quello che mi stupisce di più sono i talibani, quelli più integralisti, che oggi fanno le foto ai nemici assassinati in battaglia ma impediscono alle loro donne di posare per la foto sui documenti, così le donne rimangono... clandestine nella loro patria.
5- Per la Gran Bretanga un altro degli apetti che la rendono popolare è che anche le donne possono accedere al sacerdozio.
6- la religiosità... in realtà non esiste. Esiste la spiritualità, che è un sentimento ed è innato nell'domo, chi più e chi meno. Le religioni sono solo un fattore umano: prendi un consesso di cento persone, Si possono divifìdere in destra/sinistra, ricchi/poveri, maschi/femmine e succede che INEVITABILMENTE 'chi si somiglia si piglia'. Da lì al sorgere di una vera e propria associazione di intenti il passo è breve.
Per finire: io non lo so se questa è l'unica vite, l'unica realtà, l'unica esistenza o l'unico universo (a proposito: la fisica quantistica prefede l'esistenza di 11 universi paralleli...🙄). Anch'io essendo targato Cartagine, proprio come te, a volte mi faccio prendere da pensieri come questi, ma alla fine mi rifaccio a quello che ho imparato nella mia vita, che non è stata facile ma di cui sono orgoglioso, e quello che ho imparato si può riassumere in tre parole:
SI VA AVANTI.