Satira
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13 Dicembre 2025 - 14.102 visualizzazioni
### Al Bar Sport di Briga Novarese: Il Ponte che Non Si Fa, Ovvero la Corte dei Conti Dice “Mah...”

Nel Bar Sport al centro di Briga Novarese, dove il tempo passa lento come un trattore su per la collina verso il Lago d'Orta, e l'aria sa sempre di caffè bruciato e grappa corretta, era una sera di dicembre grigia e umida. El Poeta, il titolare – così chiamato perché ogni tanto, tra un bianchino e l'altro, gli scappava una rima tipo “la vita è un caffè amaro, ma con lo zucchero è meno caro” –, stava lucidando i bicchieri con uno straccio che aveva più storia della Madunina.

Tonino «il Termosifone», cronista ufficiale del bar (un titolo che si era dato da solo dopo aver letto troppi giornali sportivi), irruppe come un vento di tramontana, agitando La Stampa tutta sgualcita. “Ragazzi, attenzione! La Corte dei Conti boccia la risoluzione sul Ponte sullo Stretto! Nuovo ostacolo per l'opera da 13,5 miliardi! Il governo insiste, ma cresce la controversia!”

Si arrampicò sul suo sgabello preferito, quello che cigolava come se avesse opinioni personali. “È ufficiale: i giudici contabili dicono no! Problemi ambientali, direttive europee violate, pareri mancanti... Il Ponte resta lì, sospeso come un sogno dopo la sveglia!”

Il ragionier Gualtieri, cliente
fisso che occupava sempre il tavolo d'angolo con i suoi conti eterni e una camicia a quadretti che sembrava stampata nel 1978, alzò gli occhiali sulla fronte. “Bocciato? Ma va'! Se bocciano un ponte da 13 miliardi, figurati se approvano il mio bilancio familiare. Io dico: facciamolo di corda, come i ponti tibetani. Costa meno, e se crolla, almeno è ecologico: torna alla natura in fretta.”

La Mirella, cliente fissa da una vita, che veniva tutti i giorni a fare l'aperitivo con lo spritz annacquato e a lamentarsi del tempo, scoppiò a ridere. “Un ponte sospeso? Ma sospeso da cosa? Dalle promesse dei politici? Quello lì sullo Stretto è come il mio ex marito: promette di collegare, ma alla fine resta diviso in due parti, Sicilia e Calabria, e nessuno passa. 13,5 miliardi? Con quei soldi potremmo asfaltare tutto il Piemonte e arrivare fino al mare senza code!”

El Poeta, dal bancone, buttò lì la sua rima: “Il Ponte sullo Stretto è un gran bel progetto, / ma la Corte dei Conti gli ha detto ‘aspetto'. / 13 miliardi in fumo, che delusione, / meglio un ponte di baci e di buona intenzione.”

Calorifero – al secolo Otello, il barista, chiamato così perché d'inverno scaldava l'ambiente solo standoci dietro, con le mani sempre in movimento come pale di un ventilatore al contrario – versò un giro di grappe. “Mah, io dico che il Ponte è come il mio calorifero: promette calore, ma alla fine resta freddo. Bocciato per motivi ambientali? Ma lo Stretto è già pieno di pesci che nuotano da una parte all'altra gratis! Perché spendere miliardi per far passare le macchine, quando i delfini lo fanno da secoli senza pagare il pedaggio?”

Entrò Peppone, il meccanico con la barba folta e nera come l'olio motore, sporco di grasso come sempre. “Io l'avrei fatto io, il Ponte! Con due traverse di ferro, quattro bulloni e un po' di saldatura. 13 miliardi? Con quella cifra riparo tutte le Fiat Panda d'Italia e ne avanza per un tunnel fino alla Luna. La Corte dei Conti? Quelli contano i soldi, ma non contano le onde: un terremoto, un vento forte, e addio collegamento. Meglio il traghetto: almeno se affonda, è colpa del mare, non dei politici.”

Un personaggio secondario, il Gino «il Filosofo» – un pensionato che appariva solo quando c'erano notizie grosse, con il cappotto logoro e idee più contorte di una vite spanata –, si unì dal fondo. “Nonsense puro! Il Ponte è l'idea italiana per eccellenza: unire ciò che è diviso, ma senza mai finire. È come la dieta: tutti la iniziano, nessuno la completa. Bocciato? È un ponte... verso il nulla! Immaginate: spendiamo 13 miliardi per collegare Sicilia e Calabria, e poi? I siciliani vengono qui a Briga Novarese a cercare lavoro, e noi andiamo laggiù a mangiare arancini. Alla fine, il vero ponte è il Bar Sport: unisce tutti, gratis, con un caffè e due chiacchiere.”

Tonino il Termosifone agitò di nuovo il giornale. “Ma il governo insiste! Salvini dice che supereranno i rilievi. È un'opera strategica!”

Il ragionier Gualtieri chiuse il suo quaderno. “Strategica? Strategico è pagare meno tasse. Il Ponte? È come il mio sogno di vincere al Lotto: bello, ma alla fine resta un numero sbagliato.”

E così, nel Bar Sport di Briga Novarese, la notizia del Ponte bocciato divenne un'epopea nonsense, dove 13,5 miliardi volavano come coriandoli in un carnevale senza fine, e l'Italia restava divisa, ma almeno unita nel ridere delle sue grandi opere incompiute. Fuori pioveva, dentro si brindava: “Al Ponte che non c'è... e che forse non ci sarà mai!” Pura vita, o pura carta bollata, che è lo stesso.
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Vaccata