òstrega: Barbyturiko no dai che schifo quella roba di laboratorio! Capisco la sofferenza dell'animale per avere la carne Halal, ma ci sono procedure diverse.
FarangTao: Barbyturiko Considerando che gli allevamenti di animali sono fonte primaria di inquinamento e che, seppur sussidiati da governi e da UE, creano poco valore aggiunto, e non marginale che la popolazione mondiale è in aumento costante, quella è una valida alternativa per risolvere le problematiche prima espresse.
GinoPaolini: so che risulterò antipatica, so che la carne che mangiamo è uno schifo e fa più male che bene e che forse ci possono anche essere meno schifezze in quella in laboratorio, ma non mi sento ancora pronta a mangiare cibo prodotto in laboratorio tramite cellule staminali. magari fra qualche anno, come per la farina di grillo, dopo che sarà stata inserita di "soppiatto" negli altri alimenti e avrò visto su larga scala che non dà problemi, cambierò mentalità. 🤗
òstrega: FarangTao per dire di non mangiare carne umana significa che l'hai provata? Sei etero solo dopo che hai provato a far sesso con un uomo? Sai che la droga fa male solo dopo che ti sei fatto di eroina?
òstrega: Nosferatu Il medico francese Joseph-Ignace Guillotin propose l'uso di una macchina per la decapitazione nel 1789 perché voleva un metodo di esecuzione rapido e che evitasse le sofferenze dei vecchi supplizi. Anche in altri ambiti sono state ideate tecniche diverse.
Nosferatu: òstrega Il dogma, per me, è uno solo: se puoi evitare di uccidere un essere senziente, lo eviti. Tutto il resto viene dopo.
La vita, in questo universo, potrebbe essere un evento talmente raro ed eccezionale che non mi stupirei affatto se la Terra fosse uno dei pochissimi luoghi — magari l’unico — in cui abbia raggiunto la complessità che conosciamo. E noi, fortunati possessori di questa rarità cosmica, cosa facciamo? Alleviamo miliardi di esseri viventi per poi ammazzarli perché “la bistecca è la bistecca”.
Capisco perfettamente che per gran parte della storia umana mangiare carne sia stato necessario. Se avevi fame non potevi certo metterti a discutere di etica alimentare davanti a una grotta. Dovevi sopravvivere. Punto.
Ma siamo nel 2026, non nel Paleolitico.
Oggi abbiamo conoscenze, alternative e tecnologie che i nostri antenati non avrebbero nemmeno saputo immaginare. E se la carne coltivata riuscisse davvero a darci lo stesso alimento evitando allevamento intensivo, trasporto, paura, sofferenza e macellazione, io sinceramente faccio fatica a capire quale sia lo scandalo.
Anzi, a volte ho l’impressione che lo scandalo sia proprio questo: togliere di mezzo la vittima.
Perché se il risultato finale fosse una bistecca praticamente indistinguibile da quella tradizionale, sicura e nutriente, ma senza aver dovuto sgozzare una mucca, quale sarebbe esattamente il problema? Che non è “naturale”? Nemmeno gli antibiotici, l’anestesia, i trapianti d’organo o scrivere opinioni su Internet da uno smartphone lo sono particolarmente. Eppure stranamente lì il richiamo alla natura diventa molto meno urgente.
Naturalmente nessuno dovrebbe essere obbligato a mangiare carne coltivata. Ma trovo curioso vedere persone indignarsi all’idea che possa esistere una bistecca senza mattatoio. Come se il sacrificio dell’animale fosse diventato un ingrediente della ricetta.
Forse, alla fine, siamo davvero fatti così: possiamo cambiare tutto — telefoni, automobili, medicine, tecnologia — ma appena qualcuno prova a togliere la sofferenza dal piatto improvvisamente diventiamo tutti custodi delle sacre tradizioni.
Perché, evidentemente, senza dolore non c’è — letteralmente — gusto.
GinoPaolini: òstrega la dieta la possiamo "modulare" noi; siamo tutti diversi e non per tutti va bene la stessa dieta. io ritengo sempre che la misura e l'equilibrio valgono più di 100 dottori. in ogni caso credo che sopra il discorso fosse di tipo etico: provi empatia per gli animali sfruttati al solo scopo alimentare? io sì. Sei pronta a fare il passo di abbandonare l'uso della carne animale? io no, non ancora. Questo con gli animali. poi ci sarebbero anche gli esseri viventi vegetali, ma quello è un altro discorso: comunicano fra di loro, rispondono alla musica, soffrono?, ecc
GinoPaolini: Nosferatu condivido quanto scritto, tranne le ultime frasi sulla sofferenza...anzi penso proprio sia il contrario: credo che nessuno quando guarda la bistecca nel piatto pensa alla sofferenza che c'è dietro. secondo me per ridurre il consumo di carne basterebbe obbligare le persone che vogliono farlo a eviscerare, scuoiare e macellare un animale con le loro mani, a tirare un collo ad pollo, ecc Mia nonna lo faceva senza alcun timore con qualsiasi animale fosse alla sua portata, io l'ho visto fare e non riuscirei e piuttosto non mangerei... Il problema oggi è il contrario: siamo così lontani dalla catena produttiva che non ci rendiamo conto di cosa c'è dietro quello che mangiamo. Una volta era tutto nel cortile o nel campo di casa tua, ora se ci pensi non sai più nemmeno dove sia l'allevamento più vicino a te... e questo accresce anche il consumismo e lo spreco...
òstrega: Nosferatu no guarda non c'entra niente questo discorso di sadismo. Non è casuale che ho fatto l'esempio della procedura halal perché, ad esempio, ho partecipato, per invito, ad un Eid e mi rendo conto delle differenze nei metodi di uccisione. Siamo nel 2026 e a differenza del paleolitico non uccidiamo lanciando frecce per cui l'animale muore dopo centinaia di metri (o dopo chilometri, a seconda di dove ha colpito la freccia e a seconda dall'animale) e lunghe sofferenze (in alcuni casi viene finito quando l'uomo lo raggiunge una volta che si è accasciato a terra non riuscendo più a correre a causa della freccia; ho partecipato a battute di caccia NON sportive). Sulla carne di laboratorio nascosto dietro un discorso etico ci sono solo interessi economici. Che, intendiamoci, sono anche quelli per cui i metodi per evitare sofferenze agli animali in alcuni casi non vengono seguiti.
òstrega: GinoPaolini i discorsi etici saltano fuori quando ci sono interessi economici. sostituirai i vegetali quando ci sarà profitto nel farlo. Dobbiamo mangiare per vivere e la bioetica riguarda anche su fino a che punto possiamo cambiare la nostra natura per seguire diete che non appartengono al nostro organismo.
FarangTao: òstrega stai facendo degli esempi paradossali che al solito non c'entrano un bel niente rispetto alla mia domanda. Si sta parlando di mangiare e non di droghe, sesso, ecc. Non mangeresti mai della carne coltivata in laboratorio, ma mangi un uovo che è uscito dal culo di una gallina magari allevata in mezzo alla merda degli allevamenti intensivi. E lo mangi perchè è buono e al resto non pensi affatto. Ora che la carne coltivata faccia schifo lo è per le tue pippe mentali, ma potrai dire che fa schifo solo dopo averla provata 🤨
òstrega: FarangTao dopo che provi tu la carne di cane e la carne umana. La carne di cane io l'ho provata (no, non in Cina). Milioni di cani che inquinano nelle case e nelle strade. Comunque per la carne da laboratorio non mi riferivo solo al sapore.
magari fra qualche anno, come per la farina di grillo, dopo che sarà stata inserita di "soppiatto" negli altri alimenti e avrò visto su larga scala che non dà problemi, cambierò mentalità. 🤗
La vita, in questo universo, potrebbe essere un evento talmente raro ed eccezionale che non mi stupirei affatto se la Terra fosse uno dei pochissimi luoghi — magari l’unico — in cui abbia raggiunto la complessità che conosciamo. E noi, fortunati possessori di questa rarità cosmica, cosa facciamo? Alleviamo miliardi di esseri viventi per poi ammazzarli perché “la bistecca è la bistecca”.
Capisco perfettamente che per gran parte della storia umana mangiare carne sia stato necessario. Se avevi fame non potevi certo metterti a discutere di etica alimentare davanti a una grotta. Dovevi sopravvivere. Punto.
Ma siamo nel 2026, non nel Paleolitico.
Oggi abbiamo conoscenze, alternative e tecnologie che i nostri antenati non avrebbero nemmeno saputo immaginare. E se la carne coltivata riuscisse davvero a darci lo stesso alimento evitando allevamento intensivo, trasporto, paura, sofferenza e macellazione, io sinceramente faccio fatica a capire quale sia lo scandalo.
Anzi, a volte ho l’impressione che lo scandalo sia proprio questo: togliere di mezzo la vittima.
Perché se il risultato finale fosse una bistecca praticamente indistinguibile da quella tradizionale, sicura e nutriente, ma senza aver dovuto sgozzare una mucca, quale sarebbe esattamente il problema? Che non è “naturale”? Nemmeno gli antibiotici, l’anestesia, i trapianti d’organo o scrivere opinioni su Internet da uno smartphone lo sono particolarmente. Eppure stranamente lì il richiamo alla natura diventa molto meno urgente.
Naturalmente nessuno dovrebbe essere obbligato a mangiare carne coltivata. Ma trovo curioso vedere persone indignarsi all’idea che possa esistere una bistecca senza mattatoio. Come se il sacrificio dell’animale fosse diventato un ingrediente della ricetta.
Forse, alla fine, siamo davvero fatti così: possiamo cambiare tutto — telefoni, automobili, medicine, tecnologia — ma appena qualcuno prova a togliere la sofferenza dal piatto improvvisamente diventiamo tutti custodi delle sacre tradizioni.
Perché, evidentemente, senza dolore non c’è — letteralmente — gusto.
Questo con gli animali. poi ci sarebbero anche gli esseri viventi vegetali, ma quello è un altro discorso: comunicano fra di loro, rispondono alla musica, soffrono?, ecc
Mia nonna lo faceva senza alcun timore con qualsiasi animale fosse alla sua portata, io l'ho visto fare e non riuscirei e piuttosto non mangerei...
Il problema oggi è il contrario: siamo così lontani dalla catena produttiva che non ci rendiamo conto di cosa c'è dietro quello che mangiamo.
Una volta era tutto nel cortile o nel campo di casa tua, ora se ci pensi non sai più nemmeno dove sia l'allevamento più vicino a te...
e questo accresce anche il consumismo e lo spreco...