Post di Ombromanto in ordine cronologico
Chiacchiera
ieri alle ore 14:06 - 3.927 visualizzazioni Non è colpa del girasagre se i treni arrivano in ritardo
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12 Marzo - 3.357 visualizzazioni Nel 1971 un ingegnere mandò un messaggio a sé stesso. Nessuno se lo ricorda, ma da lì è nato il modo in cui miliardi di persone avrebbero comunicato per i successivi 50 anni.
Cambridge, Massachusetts. BBN Technologies.
Ray Tomlinson, 29 anni, lavora su un'idea che nessuno gli ha chiesto: inviare messaggi tra computer diversi su ARPANET. Scrisse un programma che trasferiva un file di testo da una macchina all'altra. Ha funzionato. Manca solo una cosa: come indicare “a chi” e “su quale computer” inviarlo.
Gli serve un separatore tra nome utente e nome della macchina. Guardò la tastiera e scelse un simbolo quasi inutilizzato: @. In pochi secondi fissò uno standard destinato a cambiare la storia:
nomeutente@computer.
Mandò un test (una stringa a caso) da un computer all'altro, nella stessa stanza. Funzionò: così è nata la prima email in rete.
In poco tempo, l'email diventa la parte dominante del traffico su ARPANET e poi si diffonde ovunque: università, aziende, case. Quella scelta “casuale” rese la @ uno dei simboli più riconoscibili al mondo.
Tomlinson non brevettò nulla e non chiese royalty. Risolse un problema perché era lì.
Non cambiò il mondo gridando: lo cambiò digitando.Leggi tutto...
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12 Marzo - 3.667 visualizzazioni La notte del 24 giugno 1982 il British Airways Flight 9 volava a 37.000 piedi sopra l'Oceano Indiano quando accadde qualcosa di impensabile: i quattro motori del Boeing 747 si spensero uno dopo l'altro in meno di due minuti.
A bordo si trovavano 263 persone. In pochi istanti l'aereo, che pesava circa 170 tonnellate, si trasformò in un gigantesco aliante che iniziò a perdere quota nella notte.
Fu allora che il comandante Eric Moody fece un annuncio destinato a rimanere nella storia dell'aviazione:
«Signore e signori, parla il vostro comandante. Abbiamo un piccolo problema: tutti e quattro i motori si sono fermati. Stiamo facendo il possibile per riavviarli. Confido che non siate troppo preoccupati».
L'aereo planò per quasi 15 minuti, perdendo quota mentre si avvicinava pericolosamente alle montagne dell'isola di Giava. Moody stabilì un limite: se i motori non fossero ripartiti prima dei 12.000 piedi, l'equipaggio avrebbe dovuto tentare un ammaraggio nell'Oceano.
A 13.500 piedi il motore numero quattro tornò a funzionare. Poi si riaccese un secondo, quindi un terzo.
Il pericolo, però, non era ancora passato. I piloti avevano quasi perso la visibilità: la cenere vulcanica del Monte Galunggung — invisibile al radar meteorologico — aveva abraso il parabrezza fino a renderlo quasi opaco. Moody riuscì comunque ad atterrare all'aeroporto di Jakarta utilizzando una piccola fascia ancora trasparente del vetro e affidandosi quasi completamente agli strumenti di bordo.
Tutti i 263 passeggeri sopravvissero.
Fu la prima volta che un aereo di linea affrontò una nube di cenere vulcanica a quell'altitudine. L'incidente portò a un cambiamento dei protocolli dell'aviazione civile e oggi viene studiato nei manuali di addestramento dei piloti in tutto il mondo.
Il comandante Eric Moody è morto nel marzo 2024 all'età di 82 anni. La sua calma sotto pressione resta un esempio per generazioni di piloti.Leggi tutto...
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