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Avatar fcerutti
fceruttilivello 3
6 Marzo - 2.844 visualizzazioni
Perché Scegliere un Veicolo Elettrico: Il Costo per Chilometro Come Fattore Decisivo

In un mondo in cui la transizione verso la mobilità sostenibile viene promossa con fervore, è comune sentire argomenti su come i veicoli elettrici (VE) siano la chiave per combattere il cambiamento climatico. Tuttavia, questa narrazione spesso ignora la realtà pratica dei consumatori. Come residente in Costa Rica, un paese piccolo dove le distanze quotidiane sono gestibili, ho riflettuto sulle vere motivazioni per adottare un VE. Non si tratta principalmente di essere "verde" per moda, ma di convenienza economica e pratica. In questo articolo, esploriamo perché il costo per chilometro è il motore principale dietro questa scelta, smontando miti e evidenziando considerazioni chiave.

Il Mito della Motivazione Ambientale

È ipocrita affermare che l'acquisto di un VE sia dovuto esclusivamente a preoccupazioni ambientali. La maggior parte delle persone non agisce per tendenze ecologiche pure, ma per benefici tangibili. Pensate a coloro che convertono le loro auto a benzina in gas di petrolio liquefatto (GPL): sì, inquina meno, ma il vero motore è il prezzo. Il GPL è significativamente più economico della benzina, riducendo drasticamente i costi operativi. Nessuno opterebbe per questa conversione se il gas costasse di più. Allo stesso modo
, i VE attirano per la loro efficienza economica, non per un idealismo verde astratto. La riduzione delle emissioni è un bonus gradito, ma raramente il fattore decisivo.

La Convenienza Quotidiana: Ricarica a Casa Come un Telefono Cellulare

Uno dei maggiori attrattivi di un VE è la sua semplicità nell'uso quotidiano. Proprio come un telefono cellulare, si ricarica a casa durante la notte, sfruttando tariffe elettriche più basse negli orari off-peak. Questo elimina le visite frequenti alle stazioni di servizio, risparmiando tempo e denaro. Tuttavia, questo vantaggio ha un requisito fondamentale: l'accesso a un garage o a un cortile privato. Se la vostra auto "dorme" in strada, un VE non è pratico, poiché la ricarica pubblica può essere inconsistente, costosa o insicura. Prima di investire, valutate la vostra situazione di parcheggio; altrimenti, un veicolo tradizionale potrebbe essere più adatto.

Autonomia Reale: Progettata per l'Uso Quotidiano, Non per Eccezioni

L'autonomia è cruciale, ma deve allinearsi allo stile di vita dell'utente. Un VE ideale dovrebbe offrire un range sufficiente per almeno due giorni di uso normale senza ricariche intermedie. Ad esempio, se il range reale (non teorico) è di 300 km, il consumo quotidiano non dovrebbe superare i 150 km nella routine abituale. Eccezioni, come un viaggio occasionale, sono accettabili, ma non devono diventare la norma. Per tragitti lunghi quotidiani, la tecnologia attuale dei VE presenta ancora limitazioni: le soste per ricaricare possono estendere significativamente il tempo di viaggio.

In questo senso, i viaggi lunghi che richiedono ricariche in percorso dovrebbero essere sporadici. Se la vostra routine coinvolge distanze estese con frequenza, un VE non è la soluzione ottimale per ora. Aspettate avanzamenti nelle batterie e nelle infrastrutture prima di fare il cambiamento.

Il Fattore Geografico: Paesi Piccoli vs. Grandi

La fattibilità di un VE dipende in gran parte dal contesto geografico. In nazioni compatte come la Costa Rica, dove le distanze tra città sono brevi (raramente superano i 150-200 km), un VE si adatta perfettamente. Qui, la maggior parte dei tragitti quotidiani rientra nel range tipico di un modello standard, rendendolo un'opzione fattibile ed efficiente.

Al contrario, in paesi estesi come l'Italia, con distanze maggiori tra regioni (ad esempio, da Milano a Roma), i VE potrebbero richiedere una pianificazione aggiuntiva per le ricariche, riducendo il loro appeal per utenti con esigenze di mobilità ampie. La lezione è chiara: prima di acquistare, calcolate i vostri chilometri medi giornalieri. Usate strumenti come app di tracciamento dei percorsi per stimare consumi reali e assicuratevi che il VE si adatti alla vostra realtà, non viceversa.

Il Cuore della Questione: Costo per Chilometro

Ripeto: il costo per chilometro è l'elemento più convincente. Questo dipende direttamente dal prezzo dell'elettricità in ciascun paese. In Costa Rica, ad esempio, un VE può essere fino a 10 volte più economico per chilometro rispetto a un'auto a benzina o diesel, grazie a tariffe elettriche basse e stabili. Questo si traduce in risparmi massicci a lungo termine, compensando persino il costo iniziale più alto dell'acquisto.

Tuttavia, non è universale. In altri paesi dove l'elettricità è cara o le sovvenzioni ai combustibili fossili mantengono bassi i prezzi di benzina e diesel, il costo per chilometro di un VE potrebbe essere simile o solo leggermente inferiore. In questi casi, l'incentivo economico si diluisce, e l'adozione è più lenta. Confrontate sempre: dividete il costo di una ricarica completa per il range reale del veicolo e confrontatelo con la spesa in carburante di un equivalente tradizionale.

Conclusione: Economia Sopra Ecologia

In sintesi, l'inquinamento è l'ultimo fattore che spinge all'acquisto di un VE. Il vero catalizzatore è il costo per chilometro, combinato con la convenienza pratica come la ricarica a casa e un'autonomia allineata all'uso quotidiano. In luoghi come la Costa Rica, questa equazione favorisce chiaramente i VE, ma in contesti più ampi, richiede una valutazione onesta. Se state considerando uno, priorizzate i numeri: calcolate costi, distanze e logistica. Alla fine, un VE non è una dichiarazione ambientale; è una decisione intelligente per il vostro portafoglio. Se il risparmio non c'è, aspettate o scegliete un'altra opzione. La vera sostenibilità inizia con la fattibilità economica.
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Vaccata
Avatar Barbyturiko
Barbyturiko: .. un po' come l'auto a metano a fine anni '70, io avevo una Fiat 132 1800 e quando ti montavano l'impianto, l'auto diventava 4 posti e non più 5, poi ti davano una cartina, con segnato dove c'erano gli impianti di rifornimento, solitamente uno per città, Milano o Roma ne avevano due, così ti pianificavi il viaggio, spendevo una miseria...
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6 Marzo alle ore 15:02 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar turkilmaz
turkilmaz: Ho tenuto un ibrido plugin per 3 anni. Tre anni di frustrazioni: paline rotte, occupate, inattive, ostruite, scarse, non compatibili. KW/h passati da 0,30 a 0,80 €, una carica idonea per 50 km mi costava 8€ che, con la benzina, mi avrebbero permesso 80/90 km. Inutile dire che l'ho usata come un full hybrid.
In Italia siamo ancora moooolto indietro
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6 Marzo alle ore 15:13 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar Barbyturiko
Barbyturiko: turkilmaz ...e ci rimarremo perché, se manca la volontà politica, a voja..
6 Marzo alle ore 15:21 · Ti stimo  · Rispondi
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Avatar fcerutti
fceruttilivello 3
4 Marzo - 2.794 visualizzazioni
La Superstizione e la Religione: Assurdità che Modellano il Comportamento Umano.

Ciao a tutti, sono Franco, e oggi voglio parlarvi di qualcosa che mi ha sempre fatto ridere e riflettere allo stesso tempo: come la superstizione e la religione non siano altro che trucchi del cervello, proprio come quelli di un piccione che gira in tondo pensando di far piovere cibo dal cielo. Basandomi sulle idee di Burrhus Frederic Skinner, un psicologo americano che ha smontato pezzo per pezzo l'idea che siamo esseri razionali con un'anima immortale, vi mostrerò quanto sia assurdo credere in divinità, paradisi e inferni. Skinner, nato nel 1904 in Pennsylvania e morto nel 1990, era il re del comportamentismo radicale. Per lui, il comportamento umano (e animale) è solo una questione di stimoli, risposte e conseguenze. Niente anime, niente libero arbitrio metafisico: solo l'ambiente che ci plasma come argilla. E se pensate che la religione sia diversa, preparatevi a una bella risata.

Skinner si è formato ad Harvard, dove ha passato la maggior parte della sua carriera, e è famoso per l'esperimento delle "colombe superstiziose". Immaginate: ha inventato la "scatola di Skinner", un aggeggio per studiare il condizionamento operante. Ci mette dentro delle colombe e fa cadere cibo a intervalli regolari, tipo ogni 15 secondi
, senza che le povere bestie debbano fare nulla. Il dispensatore si attiva da solo, indipendentemente da cosa stiano facendo. E cosa succede? Le colombe iniziano a ripetere ossessivamente qualunque movimento stessero facendo casualmente prima che arrivasse il cibo: una gira in cerchio, un'altra alza la testa, un'altra ancora sbatte le ali. Convinte che sia quel gesto a far apparire il pasto! Nel 1948, Skinner pubblica questo esperimento classico, dimostrando che la superstizione nasce da rinforzi accidentali. Il cervello associa cause illusorie, senza capirci un tubo. Non è un errore, è evoluzione: meglio un falso positivo (credere in una causa che non c'è) che ignorare un pericolo reale. Ma dai, è ridicolo! Immaginate un piccione che fa la danza della pioggia per un seme – e noi umani facciamo lo stesso con preghiere e rituali.

Skinner ha scritto libri epici come *The Behavior of Organisms* (1938), *Science and Human Behavior* (1953) e *Beyond Freedom and Dignity* (1971), dove demolisce l'idea del libero arbitrio. Per lui, siamo marionette condizionate dall'ambiente, e la religione? Ah, la religione è il capolavoro dell'assurdità! È un sistema di controllo comportamentale basato sugli stessi principi delle sue colombe:

- **Rinforzi positivi**: Paradiso, salvezza, vita eterna, amore divino. Promesse vuote che ti fanno sbavare come un cane per un osso invisibile.
- **Punizioni**: Inferno, colpa, peccato, dannazione eterna. Paure che ti paralizzano, come se un fulmine divino ti stesse per colpire.
- **Rinforzi intermittenti**: Miracoli rari, preghiere "esaudite" ogni tanto, esperienze spirituali vaghe. Proprio come il cibo casuale per le colombe, che le tiene agganciate per sempre.

La religione è geniale nella sua stupidità: usa premi e castighi differiti e non verificabili. Il paradiso? Non lo vedi in vita. L'inferno? Non puoi controllare. Così, i credenti continuano a pregare, digiunare, donare soldi per decenni, senza una prova che sia una. È immune alla realtà! Skinner lo diceva chiaro: la religione non illumina l'anima, controlla il comportamento con paura e speranza. Cambia come ti comporti, sì, ma non perché capisci qualcosa – solo perché sei condizionato come un animale da laboratorio.

E le neuroscienze moderne? Confermano tutto, rendendo l'assurdità ancora più evidente. Il nostro cervello ha circuiti primitivi:

- Il sistema dopaminergico (nucleo accumbens, area tegmentale ventrale) che si accende per ricompense reali o immaginarie – tipo anticipare il paradiso e sentire un brivido.
- L'amigdala, che gestisce paura e avversione, iperattivata da minacce eterne come l'inferno.
- La corteza prefrontale, che dovrebbe frenare gli impulsi, ma è debole contro paure indotte fin dall'infanzia.

La religione sfrutta questi con precisione: promette gioie infinite (dopamina a fiumi), minaccia dolori eterni (amigdala in tilt), e instilla colpa precoce, sabotando il pensiero critico. I rinforzi intermittenti? Sono i più potenti, come le slot machine: un "miracolo" ogni cento preghiere, e il cervello ignora i fallimenti, razionalizzando tutto. Assurdo, no? Un piccione che sbatte le ali per cibo casuale è meno patetico di un umano che prega per vincere alla lotteria.

Skinner non negava che la religione abbia effetti reali sul comportamento – lo ammetteva. Ma quegli effetti non provano nulla sulla sua verità! È solo un meccanismo cognitivo arcaico, evoluto per sopravvivere in savane pericolose, non per capire l'universo. La superstizione non è una malattia: è un tool evolutivo riciclato male. Il vero problema? Quando chiese e istituzioni trasformano questa predisposizione biologica in un'industria di controllo, colpa e obbedienza cieca.

Skinner era scomodo perché diceva: non siamo liberi come crediamo. Il nostro comportamento è condizionato, e molte "credenze spirituali" sono solo condizionamenti. La differenza tra una colomba superstiziosa che gira in una scatola per "ottenere" cibo e un credente che prega per un "favore divino"? Solo complessità culturale. Ma in fondo, è la stessa assurdità. E questo, amici, è profondamente perturbante – o esilarante, a seconda di come lo guardi. Smettiamola di girare in tondo come piccioni e usiamo il cervello per quello che è: uno strumento per la verità, non per illusioni ridicole.
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Vaccata
Avatar Dessi
Dessi: Intellettualmente inappuntabile ciò che hai scitto. Il cervello bisogna sempre utilizzarlo per rispettare il prossimo, per aiutarci a vicenda a non distruggerci per futili questioni (non dimentichiamo la natura ferina dell'essere umano che spinge in quella direzione a prescindere dal condizionamento). Spesso riesce in questo compito grazie alla morale e all'Etica, altre volte, data la fallibilità umana, si rifuggia nella religione, quando la situazione si fa inestricabile.
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4 Marzo alle ore 13:28 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar ToroSudato
ToroSudato: VIVA CRISTO RE
4 Marzo alle ore 14:31 · Ti stimo  · Rispondi
Chiacchiera
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fceruttilivello 3
25 Febbraio - 2.827 visualizzazioni
Ci sono persone così amareggiate che sembra impossibile che possano provenire da un orgasmo.
Avatar Confused
Confused: Il papà non aveva bevuto il succo d'ananas
25 Febbraio alle ore 14:45 · Ti stimo  · Rispondi
Chiacchiera
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fceruttilivello 3
21 Febbraio - 2.875 visualizzazioni
Ci sono così tante persone al mondo e nessuna è in grado di farmi un bonifico per errore.
Chiacchiera
Avatar fcerutti
fceruttilivello 3
21 Febbraio - 2.747 visualizzazioni
Non c'è organo più onesto dell'intestino.
Quando qualcosa non ti fa bene, lui lo sa per primo.
E non solo con il cibo, ma anche con le persone, i luoghi, le decisioni.
Avatar SNOB
SNOB: fcerutti l'intestino è il nostro secondo cervello, secondo per numero di neuroni solo al SNC e connesso permanentemente all'encefalo attraverso il nervo vago. Ha una sua memoria autonoma
21 Febbraio alle ore 15:33 · Ti stimo  · Rispondi
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fceruttilivello 3
20 Febbraio - 3.274 visualizzazioni
Perché in Italia del Ramadan Non Ce Ne Importa Nulla: La Mia Opinione dalla Costa Rica.

Ciao a tutti, mi chiamo Franco e sono un italiano che vive in Costa Rica. Qui, tra spiagge, sole e gente che ti sorride sempre, ho trovato un posto meraviglioso. Ma quando apro i social e vedo questa gara assurda per ricordare l'inizio del Ramadan – proprio come se fosse una festa nazionale italiana – non posso fare a meno di scrollare le spalle e dire: "Siamo in Italia e del Ramadan non ce ne importa nulla! Almeno per me è così." E non me ne pento affatto. Anzi, lo dico con orgoglio. Lasciatemi spiegare perché questa frase è pura verità, anche se ora sono dall'altra parte dell'oceano.
Prima di tutto, l'Italia è l'Italia. È il paese dove sono nato, dove ho imparato a parlare, a mangiare e a credere. È un posto a maggioranza cattolica, con chiese ovunque, feste patronali, processioni e una storia che respira cristianesimo da duemila anni. Il Ramadan? È una pratica islamica rispettabile, ma non è nostra. Non fa parte del nostro calendario, della nostra cultura, delle nostre radici. Qui in Costa Rica, quando vedo amici italiani che si sentono in dovere di postare "Ramadan Mubarak" come se fosse obbligatorio, penso: ma perché? Non siamo obbligati a celebrare tutto. Se qualcuno vuole farlo, benissimo
, ma non pretendete che a noi interessi. Io, da lontano, guardo e dico: no, grazie. In Italia, prima l'Italia.
E non è razzismo, è buonsenso. Siamo stanchi di questa ipocrisia globale che ci vuole tutti uguali, tutti a fingere interesse per ogni festività altrui. Io amo l'Italia per quello che è: pasta al pomodoro, vino rosso, famiglia riunita, croci sulle colline. Non ho bisogno di fare il finto inclusivo solo per non sembrare retrogrado. L'inclusione vera è rispettare le differenze, non cancellarle. Se vivessi in un paese islamico, non mi aspetterei che celebrassero la Madonna di Pompei con la stessa enfasi. Ognuno a casa sua, con le sue tradizioni. È così che funziona il mondo, non con gare sui social per chi posta per primo.
Pensateci: l'Italia ha problemi veri – economia, immigrazione, scuole che chiudono – e invece c'è chi perde tempo a ricordare date religiose che non ci appartengono. Io, qui in Costa Rica, oggi ho fatto colazione con gallo pinto e caffè, ho guardato il mare e ho pensato ai miei amici italiani. Non ho aperto Twitter per vedere chi ha scritto "buon Ramadan". Mi sono sentito libero, autentico. Questa indifferenza non è odio, è onestà. Non ce ne importa nulla, e va bene così.
In conclusione, quella frase – "Fanno a gara per ricordare l'inizio del Ramadan. Siamo in Italia e del Ramadan non ce ne importa nulla! Almeno per me è così." – è un manifesto di orgoglio italiano. Anche se ora vivo dall'altra parte del mondo, la sento mia. È un richiamo a non perdere le radici, in un'epoca che ci vuole tutti senza identità. Io sto con questa idea al 100%, e invito tutti voi a fare lo stesso. Viva l'Italia, viva le nostre feste, e che il resto del mondo faccia pure le sue gare – noi continuiamo a vivere come ci pare. Che ne dite?
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Avatar hamilton89
hamilton89: Nel 2026, il Ramadan e la quaraesima cristiana coincidono per la prima volta da oltre trent’anni, questo dovrebbe solo creare per i credenti un momento simbolico di dialogo interreligioso
20 Febbraio alle ore 22:47 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar AlphaWolf
Vaccata
20 Febbraio alle ore 22:48 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar Cellacchione
Cellacchione: E poi..un bel giorno
..BOOOOOOM!!! ALLAH STA AL BAR!!!! ...poi non piangete...
20 Febbraio alle ore 22:56 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar Lunetta12
Lunetta12: Purtroppo dobbiamo fare i conti con questa invasione massiccia di stranieri in Italia, come in altri paesi d'Europa. Sono sempre di piu' e hanno i loro diritti.
La notizia del Ramadan al telegiornale ha fatto una strana impressione pure a me.
Diventeremo come l'America, in passato terra di grande immigrazione, e ora diventata di popolazione multietnica. L'Italia sta gia' a buon punto, lo possiamo vedere personalmente intorno a noi, cinesi, bengalesi, donne dell'est
, romeni, albanesi, islamici con le donne velate.
Nella mia citta', Roma, c'e' un intero quartiere di stranieri, piazza Vittorio e dintorni, e' un quartiere centrale. In periferia ci sono stabili quasi interamente abitati da stranieri.
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20 Febbraio alle ore 23:27 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar ColosseoQuadrato
ColosseoQuadrato: Le tue pacate riflessioni piene di buon senso ricalcano i giudizi espressi nel libro di Vannacci e quindi in Italia verrebbero stigmatizzate come fasciste da chi lucra sull 'invasione e da chi appoggia gli sfruttatori. Goditi il Nuovo Continente e la nuova vita!
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21 Febbraio alle ore 00:24 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar Justdogs
Justdogs: Non posso che essere d'accordo al 100% con fcerutti
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21 Febbraio alle ore 07:10 · Ti stimo  · Rispondi
Chiacchiera
Avatar fcerutti
fceruttilivello 3
20 Febbraio - 2.989 visualizzazioni
Uno passa la vita a pensare a cosa preparare per pranzo.
Avatar pippi
pippi: E che prepari per pranzo, visto che ci siamo quasi ?!
20 Febbraio alle ore 13:09 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar Acciughina
Acciughina: Bhe se nn vuoi mangiare sempre le stesse cose ci tocca pensare 😂😂
20 Febbraio alle ore 13:24 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar fcerutti
fcerutti: pippi
No, non ci siamo ancora. Vivo in Costa Rica e qui sono appena le 6:30 del mattino.
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20 Febbraio alle ore 13:35 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar KalimerA
KalimerA: Da me oggi spaghetti ai frutti di mare ... anzi pesce con spaghetti 😊🤩
20 Febbraio alle ore 13:37 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar KalimerA
KalimerA: fcerutti allora è il momento giusto x una abbondante colazione!
20 Febbraio alle ore 13:37 · Ti stimo  · Rispondi
Avatar fcerutti
fcerutti: KalimerA
Esatto, anzi, in italiano puro, è satto.
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20 Febbraio alle ore 22:05 · Ti stimo  · Rispondi
Chiacchiera
Avatar fcerutti
fceruttilivello 3
20 Febbraio - 2.835 visualizzazioni
Alla birra viene assegnata una data di scadenza e, da me, dura al massimo 15 minuti.
Avatar okkaz20
okkaz20: Come con la nutella, a che serve la data di scadenza a 2 anni ?
20 Febbraio alle ore 13:22 · Ti stimo  · Rispondi
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