Chiacchiera
20 Febbraio - 3.275 visualizzazioni
Perché in Italia del Ramadan Non Ce Ne Importa Nulla: La Mia Opinione dalla Costa Rica.
Ciao a tutti, mi chiamo Franco e sono un italiano che vive in Costa Rica. Qui, tra spiagge, sole e gente che ti sorride sempre, ho trovato un posto meraviglioso. Ma quando apro i social e vedo questa gara assurda per ricordare l'inizio del Ramadan – proprio come se fosse una festa nazionale italiana – non posso fare a meno di scrollare le spalle e dire: "Siamo in Italia e del Ramadan non ce ne importa nulla! Almeno per me è così." E non me ne pento affatto. Anzi, lo dico con orgoglio. Lasciatemi spiegare perché questa frase è pura verità, anche se ora sono dall'altra parte dell'oceano.
Prima di tutto, l'Italia è l'Italia. È il paese dove sono nato, dove ho imparato a parlare, a mangiare e a credere. È un posto a maggioranza cattolica, con chiese ovunque, feste patronali, processioni e una storia che respira cristianesimo da duemila anni. Il Ramadan? È una pratica islamica rispettabile, ma non è nostra. Non fa parte del nostro calendario, della nostra cultura, delle nostre radici. Qui in Costa Rica, quando vedo amici italiani che si sentono in dovere di postare "Ramadan Mubarak" come se fosse obbligatorio, penso: ma perché? Non siamo obbligati a celebrare tutto. Se qualcuno vuole farlo, benissimo, ma non pretendete che a noi interessi. Io, da lontano, guardo e dico: no, grazie. In Italia, prima l'Italia.
E non è razzismo, è buonsenso. Siamo stanchi di questa ipocrisia globale che ci vuole tutti uguali, tutti a fingere interesse per ogni festività altrui. Io amo l'Italia per quello che è: pasta al pomodoro, vino rosso, famiglia riunita, croci sulle colline. Non ho bisogno di fare il finto inclusivo solo per non sembrare retrogrado. L'inclusione vera è rispettare le differenze, non cancellarle. Se vivessi in un paese islamico, non mi aspetterei che celebrassero la Madonna di Pompei con la stessa enfasi. Ognuno a casa sua, con le sue tradizioni. È così che funziona il mondo, non con gare sui social per chi posta per primo.
Pensateci: l'Italia ha problemi veri – economia, immigrazione, scuole che chiudono – e invece c'è chi perde tempo a ricordare date religiose che non ci appartengono. Io, qui in Costa Rica, oggi ho fatto colazione con gallo pinto e caffè, ho guardato il mare e ho pensato ai miei amici italiani. Non ho aperto Twitter per vedere chi ha scritto "buon Ramadan". Mi sono sentito libero, autentico. Questa indifferenza non è odio, è onestà. Non ce ne importa nulla, e va bene così.
In conclusione, quella frase – "Fanno a gara per ricordare l'inizio del Ramadan. Siamo in Italia e del Ramadan non ce ne importa nulla! Almeno per me è così." – è un manifesto di orgoglio italiano. Anche se ora vivo dall'altra parte del mondo, la sento mia. È un richiamo a non perdere le radici, in un'epoca che ci vuole tutti senza identità. Io sto con questa idea al 100%, e invito tutti voi a fare lo stesso. Viva l'Italia, viva le nostre feste, e che il resto del mondo faccia pure le sue gare – noi continuiamo a vivere come ci pare. Che ne dite?
Ciao a tutti, mi chiamo Franco e sono un italiano che vive in Costa Rica. Qui, tra spiagge, sole e gente che ti sorride sempre, ho trovato un posto meraviglioso. Ma quando apro i social e vedo questa gara assurda per ricordare l'inizio del Ramadan – proprio come se fosse una festa nazionale italiana – non posso fare a meno di scrollare le spalle e dire: "Siamo in Italia e del Ramadan non ce ne importa nulla! Almeno per me è così." E non me ne pento affatto. Anzi, lo dico con orgoglio. Lasciatemi spiegare perché questa frase è pura verità, anche se ora sono dall'altra parte dell'oceano.
Prima di tutto, l'Italia è l'Italia. È il paese dove sono nato, dove ho imparato a parlare, a mangiare e a credere. È un posto a maggioranza cattolica, con chiese ovunque, feste patronali, processioni e una storia che respira cristianesimo da duemila anni. Il Ramadan? È una pratica islamica rispettabile, ma non è nostra. Non fa parte del nostro calendario, della nostra cultura, delle nostre radici. Qui in Costa Rica, quando vedo amici italiani che si sentono in dovere di postare "Ramadan Mubarak" come se fosse obbligatorio, penso: ma perché? Non siamo obbligati a celebrare tutto. Se qualcuno vuole farlo, benissimo, ma non pretendete che a noi interessi. Io, da lontano, guardo e dico: no, grazie. In Italia, prima l'Italia.
E non è razzismo, è buonsenso. Siamo stanchi di questa ipocrisia globale che ci vuole tutti uguali, tutti a fingere interesse per ogni festività altrui. Io amo l'Italia per quello che è: pasta al pomodoro, vino rosso, famiglia riunita, croci sulle colline. Non ho bisogno di fare il finto inclusivo solo per non sembrare retrogrado. L'inclusione vera è rispettare le differenze, non cancellarle. Se vivessi in un paese islamico, non mi aspetterei che celebrassero la Madonna di Pompei con la stessa enfasi. Ognuno a casa sua, con le sue tradizioni. È così che funziona il mondo, non con gare sui social per chi posta per primo.
Pensateci: l'Italia ha problemi veri – economia, immigrazione, scuole che chiudono – e invece c'è chi perde tempo a ricordare date religiose che non ci appartengono. Io, qui in Costa Rica, oggi ho fatto colazione con gallo pinto e caffè, ho guardato il mare e ho pensato ai miei amici italiani. Non ho aperto Twitter per vedere chi ha scritto "buon Ramadan". Mi sono sentito libero, autentico. Questa indifferenza non è odio, è onestà. Non ce ne importa nulla, e va bene così.
In conclusione, quella frase – "Fanno a gara per ricordare l'inizio del Ramadan. Siamo in Italia e del Ramadan non ce ne importa nulla! Almeno per me è così." – è un manifesto di orgoglio italiano. Anche se ora vivo dall'altra parte del mondo, la sento mia. È un richiamo a non perdere le radici, in un'epoca che ci vuole tutti senza identità. Io sto con questa idea al 100%, e invito tutti voi a fare lo stesso. Viva l'Italia, viva le nostre feste, e che il resto del mondo faccia pure le sue gare – noi continuiamo a vivere come ci pare. Che ne dite?
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..BOOOOOOM!!! ALLAH STA AL BAR!!!! ...poi non piangete...
La notizia del Ramadan al telegiornale ha fatto una strana impressione pure a me.
Diventeremo come l'America, in passato terra di grande immigrazione, e ora diventata di popolazione multietnica. L'Italia sta gia' a buon punto, lo possiamo vedere personalmente intorno a noi, cinesi, bengalesi, donne dell'est, romeni, albanesi, islamici con le donne velate.
Nella mia citta', Roma, c'e' un intero quartiere di stranieri, piazza Vittorio e dintorni, e' un quartiere centrale. In periferia ci sono stabili quasi interamente abitati da stranieri.