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ieri alle ore 14:33 - 4.528 visualizzazioni Governo spagnolo !! Spagna, Spagna e sempre Spagna, quelli sì che son bravi, quelli sì che sono da prendere come esempio, viva Sanchez !!
ALTRO CHE MODELLO PEDRO..PEDRO...PEDRO. CONSIGLIO LA SCHLEIN DI EVITARE LA SPAGNA PER UN PO'. TIRA BRUTTA ARIA.
di Giordano Bruno
Sono già 126 gli indagati in una decina di scandali, più o meno gravi, in qualche modo collegati al governo di Pedro Sánchez, che guida la Spagna da otto anni. Il quotidiano El Mundo s'è preso la briga di contarli e sottolinea che il numero «è superiore a quello dei deputati socialisti».
Sánchez resiste, spalleggiato dagli alleati di coalizione (la sinistra Sumar) e dai sostenitori esterni (partiti nazionalisti baschi e catalani) che non hanno alcuna intenzione di far saltare il governo, appoggiando un voto di sfiducia delle destre.
La lista degli indagati comprende almeno 26 alte cariche dello Stato, ancora in ruolo o «dimissionate». Tralasciando la moglie, rinviata a giudizio per corruzione.
Potenzialmente più dirompenti sono le indagini ancora in corso su Santos Cerdán, ex numero tre del partito, figura chiave attorno a cui ruotano molti degli scandali che oggi assediano il premier socialista. I due erano amici, ma quando sono emerse le intercettazioni sul «caso Mascherine» — l'assegnazione di contratti pubblici gonfiati durante la pandemia — il premier ha preso velocemente le distanze.
(E CONTE CHE FA? LO SENTE IL VENTICELLO?)
E sempre per lo stesso motivo l'ex ministro dei Trasporti ed ex braccio destro del premier, José Luis Ábalos, e il suo assistente Koldo Garcia, condannati rispettivamente a 24 e 19 anni di carcere nel «caso Mascherine» per i reati di criminalità organizzata, corruzione, traffico di influenze e appropriazione indebita.
A questo punto il commento è lecito: ma la nostra Magistratura sul caso mascherine cinesi dorme?
Pensate se succedeva alla Meloni.Leggi tutto...
Satira
ieri alle ore 14:02 - 4.360 visualizzazioni Dal web
Conte ieri a Napoli ha falsificato le parole del Comandante supremo della Nato in Europa. Mica di Pinco Pallino. Gli ha attribuito proprio il contrario di ciò che aveva dichiarato.
Alexus Grynkewich a metà giugno all'Ila Berlin Air Show ha detto che la Russia probabilmente non aprirà un conflitto con l'Europa perché i russi comprendono che in tale caso ne uscirebbero sconfitti, vista la forza e la determinazione della Nato: “Il mio compito è garantire che la Russia capisca che, se dovesse tentare qualcosa negli Stati baltici, non ci riuscirebbe. E proprio perché sa che non ci riuscirebbe, non correrà un rischio del genere”. Grynkewich si era anche rallegrato perché “la maggior parte degli alleati ha aumentato i propri bilanci per la difesa, l'anno scorso, ma i denaro da solo non basta a creare capacità: occorre che ciò avvenga attraverso una base industriale solida e innovativa”.
Conte traduce l'intervento del generale con in linguaggio campolarghese e attribuisce a Grynkewich (peraltro richiamando una inesistente intervista al Financial Times) questa frase: “Posso dire che né oggi né domani la Russia rappresenta una minaccia per l'Europa”. La cito testualmente, si è premurato di dire Conte. Solida base, secondo lui, per cancellare gli accordi di Ankara e sventare la manovra con cui Europa e Nato “stanno costruendo una minaccia russa per convincerci che dobbiamo armarci fino ai denti per andare a far guerra”.
Ma quella frase è stata inventata da Conte.
Essere putiniano comporta questa abnorme tendenza al mendacio, ma forse, chissà, a Conte viene naturale.Leggi tutto...
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L'Europarlamento ha prorogato la deroga che permette ai gestori di servizi app e web di controllare i messaggi per contrastare la pedopornografia. Nonostante il voto contrario della maggioranza dell'aula non si è raggiunto il quorum per 46 voti, ma si è ottenuto un "argine": ci sono dei messaggi esentati
Non tutte le chat sono uguali davanti al cosiddetto "chat control", la deroga alle norme europee sulla privacy che dà il potere ai gestori di servizi online di rilevare materiale pedopornografico tramite l'analisi dei messaggi privati. Chi si oppone parla di "sorveglianza di massa", ma dopo il voto del Parlamento europeo del 9 luglio 2026 quello che fa davvero la differenza su cosa viene "spiato" e cosa no è la crittografia "end-to-end". L'eurocamera aveva votato il rigetto della proroga ma senza riuscire a raggiungere la maggioranza assoluta dei 314 voti rispetto ai 360 necessari. Tuttavia, gli eurodeputati sono riusciti a ottenere un emendamento che esenta dal controllo alcune comunicazioni private che usano questa tecnologia.
Cosa succede dopo il voto dell'Europarlamento
La deroga ePrivacy - anche detta, non ufficialmente, "Chat control 1.o" - è una misura temporanea nata per consentire ai fornitori di servizi online di individuare, segnalare e rimuovere volontariamente materiale di abuso sessuale su minori. Era in vigore dal 2021, è stata prorogata nel 2024 ed è scaduta il 3 aprile 2026. Il Consiglio dell’Ue ha chiesto di ripristinarla fino al 3 aprile 2028, sostenendo che serve a evitare un vuoto normativo mentre si negozia la legge organica contro gli abusi sessuali online, detta "Chat control 2.0".
L'emendamento che esclude le chat con crittografia end-to-end
Il testo emendato dagli eurodeputati passa al Consiglio: se dunque verrà confermato anche dai governi Ue, le comunicazioni cifrate end-to-end resteranno escluse dalla deroga che consente ai servizi online di rilevare volontariamente materiale di abuso sessuale su minori.
Il Consiglio, cioè i governi degli Stati membri, ha tre mesi per decidere se accettare le modifiche. Se non le accetterà, si aprirà una nuova fase di negoziato tra Parlamento e Consiglio.
QUESTA È LA REALTÀ...E LA CRITTOGRAFIA END TO END È ESCLUSA
Propaganda ne facciamo ?