Post commentati da oliver
Vaccata
oggi alle ore 11:23 - 2.837 visualizzazioni MI CHIEDO CHE FINE FAREMO?
PURTROPPO SIAMO DISARMATI E IN MANO ALLE TEMPESTE MENTALI DI ALCUNI PAZZI.
AMERICA/ ISDRAELE/RUSSIA/IRAN.
Non dormo bene da settimane. E non sono l'unico. Lo sento nelle voci degli amici, nei messaggi delle 3 di notte, nei silenzi di chi prima scherzava e adesso guarda il telegiornale e non dice più niente.
La Colombia trema e si spezza. Il Venezuela trema e si spezza. Il suolo si apre come se la Terra stessa volesse dirci qualcosa, come se non ne potesse più di portarci sopra. E noi? Noi guardiamo lo schermo, mettiamo un cuore sotto il video, e scorriamo oltre. Al prossimo incendio. Alla prossima alluvione. Al prossimo "record storico di temperatura" che tanto, diciamocelo, non è più un record. È la nuova normalità. E questo dovrebbe terrorizzarci più di qualsiasi terremoto.
Il mondo brucia. Non è una metafora. Brucia davvero. Dalla Grecia al Canada, dall'Australia alla Siberia, dalla California al Mediterraneo. Bruciano foreste che avevano mille anni. Bruciano case. Bruciano vite. E intanto i fiumi si asciugano, le dighe si svuotano, la terra si crepa, e ci dicono "risparmiate l'acqua". Risparmiate l'acqua. Come se fosse colpa nostra, come se non fossero decenni di scelte prese in stanze chiuse da persone che non hanno mai visto un campo secco.
E poi le guerre. Sempre le guerre. Russia e Ucraina, anni di sangue, di città rase al suolo, di bambini che crescono nei bunker. Gli Stati Uniti e l'Iran, due giganti che si guardano in cagnesco con il dito sul grilletto, e noi qui, in mezzo, a sperare che a qualcuno non scappi la mano. Due potenze che potrebbero sedersi a un tavolo e chiudere tutto in cinque minuti. Cinque. Minuti. E invece no. Perché la guerra muove soldi, muove industrie, muove consenso. E il popolo? Il popolo conta i morti e basta.
E non parliamo solo delle guerre che vediamo. Ci sono decine di conflitti, in Africa, in Medio Oriente, in Asia, di cui nessuno parla. Nessun titolo. Nessun inviato. Nessun "breaking news". Solo silenzio. Come se quei morti valessero meno. Come se il dolore avesse un passaporto.
E poi c'è la Cina, che alza la voce, che si prende spazi, che compra pezzi di mondo mentre noi litighiamo su chi deve pagare il canone. Nessuno è esente. Nessuno è al sicuro. E la sensazione è che i pezzi sulla scacchiera si muovano sopra le nostre teste, e noi siamo solo pedine che non sanno nemmeno di essere in una partita.
E qui da noi? Qui, in questa Europa che doveva essere il giardino del mondo?
Le città la sera fanno paura. Non è paranoia. È realtà. Non esci più tranquillo. Guardi chi ti cammina accanto. Stringi la borsa. Cambi marciapiede. Non perché sei diventato razzista. Perché sei diventato stanco. Perché leggi di rapine, di aggressioni, di bande che fanno quello che vogliono e il giorno dopo sono di nuovo in strada. E ti chiedi: ma lo Stato dove sta? La giustizia dove sta? Il patto sociale — io rispetto le regole, tu mi proteggi — quel patto, chi l'ha strappato?
L'immigrazione è diventata un fiume senza argini, e non lo dico con odio. Lo dico con la paura di chi vede che nessuno gestisce, nessuno pianifica, nessuno integra. Arrivano persone disperate, e questo è umano, e il cuore si stringe. Ma un cuore che si stringe non basta se non c'è una struttura, se non c'è un progetto, se non c'è nessuno che dica: "Adesso basta, adesso organizziamoci, adesso pensiamo a chi c'è già e a chi arriva." E invece nulla. Solo slogan. Da una parte e dall'altra. E in mezzo, la gente comune che si sente abbandonata.
E i femminicidi. I bambini uccisi. Gli anziani truffati da gente senza scrupoli che gli porta via la pensione, i risparmi di una vita, la dignità. Le truffe digitali, i raggiri, le violenze domestiche che non finiscono sui giornali perché succedono dietro una porta chiusa. La ferocia sta uscendo allo scoperto. Non è più nascosta. È sfrontata. È quotidiana. E noi ci stiamo abituando. E questo è il segno più terrificante di tutti: ci stiamo abituando.
E i politici? I politicanti, chiamiamoli col loro nome. Seduti sulle poltrone, a litigare su chi ha detto cosa, su chi ha il tweet più cattivo, su chi appare di più in televisione. E il popolo? Il popolo può aspettare. Il popolo può pagare le bollette che triplicano. Il popolo può fare la fila al pronto soccorso per sei ore. Il popolo può arrangiarsi. Tanto tra qualche anno si rivota, e si ricomincia con le promesse.
E poi c'è l'energia. Tutti vogliono l'auto elettrica. Bene. Bellissimo. Ma l'elettricità chi la produce? Con cosa? Con il sole che non c'è sempre? Con il vento che non soffia quando serve? Con centrali che comunque inquinano? E le batterie, dove le smaltiamo? Con quale litio, estratto dove, da chi, a quale costo umano? Nessuno te lo dice. Ti dicono "compra elettrico, salva il pianeta". E tu compri, e ti senti in pace. Ma il pianeta non lo salvi con un'auto. Lo salvi cambiando il modello. E nessuno vuole cambiare il modello. Perché il modello è dove stanno i soldi.
Siamo al collasso? Abbiamo superato il punto di non ritorno? Io non lo so. Ma guardo i ghiacciai che non ci sono più, le stagioni che non esistono più, i pesci che muoiono nei fiumi, e una vocina dentro di me dice: forse sì. Forse lo abbiamo già superato. E stiamo solo aspettando di accorgercene.
E allora mi viene la domanda. La domanda brutta. La domanda che non si fa più perché sembra da bambini, da vecchi, da persone deboli.
Dio, dove sei?
Dove sei mentre la terra trema e inghiotte famiglie intere? Dove sei mentre un bambino muore sotto le bombe? Dove sei mentre una donna viene ammazzata da chi diceva di amarla? Dove sei mentre il mondo si scalda e i potenti brindano nei summit con l'aria condizionata?
O forse — e questa è la domanda che mi toglie il sonno più di tutte — forse non è che Dio se n'è andato. Forse siamo noi che ce ne siamo andati. Abbiamo spento tutto. La coscienza. La compassione. Il senso del sacro. Il rispetto per la terra, per l'altro, per la vita. Abbiamo costruito un mondo di velocità, di consumi, di apparenza, di like, di rabbia compressa che prima o poi esplode. E adesso ci guardiamo intorno e diciamo: "Ma com'è successo?" Come se non fossimo stati noi. Come se non fossimo stati ognuno di noi, nel suo piccolo, a voltare lo sguardo.
Non è la fine del mondo. O forse sì. Non lo so.
Ma una cosa la so: stiamo vivendo in un inferno che ci siamo costruiti con le nostre mani, mattone dopo mattone, indifferenza dopo indifferenza, "non è un problema mio" dopo "non è un problema mio". E la cosa più triste non è l'inferno. La cosa più triste è che ci siamo adattati. Che abbiamo messo il condizionatore. Che abbiamo chiuso le persiane. Che abbiamo detto "vabbè, dai, in fondo si vive".
E non si vive. Si sopravvive. E c'è una differenza enorme.
Non vi sto dicendo di scendere in piazza. Non vi sto dicendo di votare questo o quello. Non vi sto dicendo di avere paura. La paura non serve. La paura paralizza.
Vi sto dicendo una cosa sola: svegliatevi. Non domani. Oggi. Parlate con il vicino. Guardate in faccia chi vi sta accanto. Spegnete il telefono e accendete il cervello. Insegnate ai vostri figli che la vita non è uno schermo. Che la terra sotto i piedi è reale. Che l'altro non è un nemico, non è un numero, non è un titolo di giornale. È una persona. Come voi. Con la stessa identica paura.
Tutti si preoccupano. Nessuno fa niente. E "niente" non vuol dire salvare il mondo. Vuol dire non voltarsi dall'altra parte. Vuol dire dire "questo non mi sta bene" ad alta voce. Vuol dire non ridere alla battuta cattiva. Vuol dire non condividere l'odio. Vuol dire comprare dal contadino, non dalla multinazionale. Vuol dire dire al vecchio vicino "le serve qualcosa?". Vuol dire esserci.
Perché se non ci siamo noi, non ci sarà nessuno.
E se questa è davvero la fine, almeno che ci trovi vivi. Almeno che ci trovi con gli occhi aperti. Almeno che ci trovi umani.
Non so voi. Ma io, stasera, prima di dormire, esco. Mi fermo un momento. Guardo il cielo. E dico una parola. Una sola. Non una preghiera. Una domanda.
"Ci sei ancora?"
E poi torno dentro. E domani ricomincio. Perché non posso fare altro. Perché questo è tutto quello che ho.
Condividete se vi ha colpito. Non per i like. Perché magari qualcuno, stasera, ha bisogno di leggere queste parole e di sentirsi meno solo.
Non siamo alla fine. Siamo a un bivio. E il tempo per scegliere non è infinito. E' FINITO!Leggi tutto...
Chiacchiera
ieri alle ore 20:34 - 3.297 visualizzazioni Voi della Remigrazione parlatemi dell'italiana Sara Curtis ..due record del mondo in due giorni...
Vaccata
oggi alle ore 10:25 - 2.742 visualizzazioni
Assurdo
ieri alle ore 17:35 - 3.271 visualizzazioni
Bestiaccia
ieri alle ore 23:10 - 3.389 visualizzazioni Vaccata
ieri alle ore 23:28 - 3.948 visualizzazioni Drogati! 😅

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Chiacchiera
ieri alle ore 22:39 - 2.872 visualizzazioni Trovata sul web, sarà vero, sarà falso...
Chiacchiera
ieri alle ore 20:17 - 2.910 visualizzazioni
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Sono cose che sappiamo bene i notiziari ne parlano in continuaazione.
A parlare con i vicini e con gli amici di queste cose, se ti va bene ti danno del rompicoglioni se ti va male ti picchiano. Quindi da una parte i pro e da una parte i contro e vediamo chi vince.
La rivoluzione è l'unico spartiacque.