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LA FIGURACCIA
DI RANUCCI
SUL CASO MINETTI
Il conduttore lancia accuse
non verificate su Nordio
e viene smentito in diretta :
Martedì sera, a È sempre Cartabianca, Sigfrido Ranucci ha annunciato che una fonte di Report avrebbe visto il ministro Nordio nel ranch uruguaiano del compagno di Minetti, durante l’istruttoria della grazia. Salvo ammettere, nello stesso respiro, di stare ancora “verificando”. Nordio ha telefonato in diretta e ha detto parole che condivido:
C’è un limite a tutto, anche a questo degrado morale e mediatico.
I suoi spostamenti in Uruguay erano una missione istituzionale documentata e pubblicata dal Ministero. Non c’era nulla da “verificare”: bastava cercarlo.
Ma il bersaglio, prima ancora di Nordio, era stato il Quirinale. Occorre essere chiari: il Presidente della Repubblica è la prima istituzione dello Stato, e attaccarlo senza basi giuridiche serie non è inchiesta; è demagogia. Nella procedura di grazia il Quirinale non dispone di strumenti investigativi propri né potrebbe averli senza stravolgere l’architettura costituzionale.
Fonda la propria decisione sugli atti trasmessi dal ministro, il quale li riceve dalla Procura generale. Mattarella ha fatto esattamente quello che la Costituzione gli chiede.
L’articolo 681 del codice di procedura penale è limpido: è il procuratore generale che acquisisce le informazioni e le trasmette al ministro con le proprie osservazioni. La Procura generale di Milano è l’unico organo che, per legge, dispone di polizia giudiziaria e conduce l’istruttoria. È lì e soltanto lì che, se mai ci fosse stato un errore, andrebbe cercato. Ma questo non è affatto detto: gli accertamenti sono in corso, e fino al loro esito ogni sentenza è prematura.
Devo aggiungere, con altrettanta franchezza, la mia opinione personale sul merito. Io quella grazia non l’avrei concessa. Non perché dubiti della malattia del bambino, ma perché Minetti, con ogni probabilità, non avrebbe mai rischiato concretamente il carcere: sarebbe comunque stata ammessa ai servizi sociali. La vera urgenza umanitaria è altrove nelle madri già detenute in cella con figli malati, senza risorse, senza alternative. Avrei preferito che la cle- menza presidenziale raggiungesse una di loro, per cui la grazia avrebbe davvero cambiato tutto. Questa è una critica legittima, che appartiene alla dialettica democratica. Ma usare questa vicenda ancora tutta da accertare come pretesto per colpire le istituzioni dello Stato è altro.
Come scrisse Glauco Giostra, uno dei maggiori studiosi italiani del rapporto tra giustizia e informazione: «Dall’informazione sul processo si passa al processo celebrato sui mezzi d’informazione».
Questo assalto alle istituzioni della Repubblica è molto grave.
Ed è il sintomo di un degrado dei tempi, e di certe persone.