Chiacchiera
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fceruttilivello 4
oggi alle ore 17:00 - 1.481 visualizzazioni
Il Maestro e l'Ingenuo.
I sacrifici umani del nostro tempo.

– Maestro, ho sentito dire che ancora oggi continuiamo a fare sacrifici umani, solo in un modo più sofisticato. Mi sembra un'affermazione esagerata. Che cosa significa?

– Mio caro ingenuo, partiamo da una constatazione semplice: quando si parla di salvare vite umane, quasi tutti siamo d'accordo. Il problema nasce quando salvarle richiede di accettare un disagio. Lì l'accordo comincia a cambiare colore.

– Un disagio? Mi faccia un esempio, Maestro.

– Nel 1974, durante il governo di Nixon, gli Stati Uniti stabilirono un limite nazionale di velocità di 55 miglia orarie. Si stima che quella misura abbia salvato, in un solo anno, tra le tremila e le cinquemila persone.

– Un risultato enorme. E poi che cosa è successo?

– Nel 1995 il limite federale fu eliminato e molti stati permisero di guidare più veloci. Uno studio ha stimato che quegli aumenti abbiano provocato circa dodicimilacinquecento morti in più nell'arco di dieci anni, cioè milleduecentocinquanta all'anno.

– Quindi rallentare evita dei morti. Non è esattamente una sorpresa, Maestro.

– Una grande scoperta, vero? Ma adesso viene il bello. Se chiedi alle persone se vogliono tornare alle 55 miglia orarie, tutti rispondono di no.

– E perché, se così si salvano delle vite?

– Perché andare più piano significa arrivare più tardi dappertutto. Allora ti pongo una domanda, ingenuo: quanto vale una vita quando proteggerla ci costa qualcosa? Dal punto di vista utilitarista dovremmo confrontare il beneficio di milioni di viaggi più veloci con il danno di morti e lesioni che si potrebbero evitare.

– Quindi la domanda diventa: quante vite valgono i pochi minuti che un certo numero di persone risparmia ogni giorno?

– Esatto. E non è una domanda comoda.

– Maestro, vuol dire che ogni automobilista vorrebbe sacrificare qualcuno?

– Non lo credo. Nessuno sale in macchina con questa intenzione.

– Allora vuol dire che possiamo accettare un rischio collettivo perché ne godiamo personalmente il beneficio?

– Forse sì. Ma attento: dire che le persone preferiscono migliaia di morti significherebbe attribuire loro qualcosa che non è verificabile.

– E allora dov'è il problema?

– Il problema è questo. L'essere umano ha praticato sacrifici umani per millenni, convinto che fossero necessari per sostenere una qualche forma di vita collettiva. Lo facevano i vichinghi, gli aztechi, gli inca, i maya, i cartaginesi, i fenici... praticamente tutti.

– Sì, Maestro, ma quella gente credeva di placare gli dèi. Noi parliamo di strade e di automobili.

– Ed è proprio qui che ti voglio portare. Possiamo davvero dire che stiamo semplicemente accettando un rischio collettivo? Oppure stiamo sacrificando, letteralmente, persone sconosciute per sostenere il beneficio marginale di arrivare più in fretta dappertutto?

– Maestro, a questa domanda non so rispondere. E temo che il mio silenzio dica già qualcosa.

– Tienila con te, ingenuo. Per oggi è già abbastanza.

– Grazie, Maestro.
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Vaccata