Vaccata
oggi alle ore 14:23 - 1.388 visualizzazioni
Per diventare magistrato in Italia bisogna innanzitutto laurearsi in Giurisprudenza, cinque anni durante i quali si studiano diritto costituzionale, diritto civile, diritto penale, diritto amministrativo, diritto romano, diritto internazionale, diritto dell'Unione europea, procedura civile, procedura penale e decine di altre materie.
Dopo la laurea bisogna prepararsi a uno dei concorsi più impegnativi del nostro Paese, affrontare tre prove scritte di diritto civile, penale e amministrativo, ciascuna della durata di 8 ore, e superare un esame orale che comprende praticamente tutte le principali discipline giuridiche.
Chi vince il concorso deve poi affrontare un lungo periodo di formazione presso la Scuola superiore della magistratura e gli uffici giudiziari, prima di poter esercitare autonomamente le proprie funzioni.
Parliamo di persone che hanno trascorso una parte considerevole della propria vita a studiare le leggi, la Costituzione, i codici, le sentenze, le interpretazioni della Corte costituzionale e della Cassazione. Persone che, una volta diventate magistrati, continuano a studiare ogni giorno, perché il diritto è una materia complessa, in continua evoluzione, e ogni decisione comporta responsabilità enormi.
Ieri una di queste persone, la giudice Tiziana Landoni del Tribunale di Milano, ha esaminato gli atti relativi al fermo di Youssef Siher e, con un'ordinanza di ben 37 pagine, ha spiegato perché non sussistessero i presupposti giuridici per tenerlo in carcere.
Ha analizzato i messaggi, valutato le accuse, richiamato la giurisprudenza e concluso che non vi fossero gravi indizi di colpevolezza né il pericolo di fuga.
A quel punto è intervenuta Giorgia Meloni per definire "vergognosa" la decisione della giudice.
Vorrei capire sulla base di quali competenze Giorgia Meloni ritenga di poter giudicare il lavoro di una magistrata.
Perché nel curriculum ufficiale della Presidente del Consiglio, pubblicato sul sito della Camera dei deputati, alla voce formazione si legge:
«Diploma di liceo linguistico».
Sarebbe interessante capire quali conoscenze di diritto penale, procedura penale e giurisprudenza costituzionale consentano a Giorgia Meloni di liquidare pubblicamente come vergognoso il lavoro di una professionista che ha dedicato la propria vita a quelle materie, senza confrontarsi nel merito con le motivazioni della sua decisione.
Di fronte a queste richieste è prassi ormai rispondere che la Presidente del Consiglio ha semplicemente espresso un'opinione e che siamo in una democrazia.
Ma, tralasciando il piccolissimo particolare per il quale l'opinione di un Presidente del Consiglio ha un peso istituzionale, orienta milioni di persone e contribuisce a determinare il rapporto di fiducia tra i cittadini e le istituzioni, vorrei ribadire un concetto.
C'è un grosso fraintendimento su che cosa sia la democrazia: l'uguaglianza delle persone non va confusa con l'uguaglianza delle competenze.
Se io e un cardiochirurgo discutiamo di una partita di calcio, le nostre opinioni hanno la stessa dignità.
Ma se quel cardiochirurgo comincia a spiegarmi come si opera un cuore, io faccio silenzio, prendo un quaderno e comincio a scrivere appunti. Perché la mia opinione, su quella materia, non vale quanto la sua. E sarebbe ridicolo, oltre che presuntuoso, se pretendessi il contrario.
Il fatto di essere diventata Presidente del Consiglio non conferisce automaticamente a Giorgia Meloni quelle competenze giuridiche che altri hanno impiegato anni ad acquisire, né le attribuisce un'autorità superiore a quella di chi è chiamato ad applicare la legge. Naturalmente anche un giudice può sbagliare e le sue decisioni possono essere criticate, ma contestarle nel merito è una cosa, delegittimare pubblicamente chi le ha assunte senza confrontarsi con le motivazioni è un'altra.
Trovo insopportabile che questo governo, mentre il Paese attraversa difficoltà economiche e sociali enormi, continui ad alimentare una frattura dopo l'altra, trasformando ogni decisione sgradita in un'occasione per delegittimare un'altra istituzione dello Stato.
Giorgia Meloni deve imparare l'umiltà. Deve imparare che esistono persone che conoscono cose che lei non conosce, che hanno studiato materie che lei non ha studiato e che esercitano funzioni sulle quali il suo ruolo politico non le conferisce alcuna superiorità intellettuale.
Fare la Presidente del Consiglio non significa diventare sua Maestà la Regina di Francia e di Navarra Maria Antonietta, Arciduchessa d'Austria.
Umiltà Giorgia Meloni. Umiltà.
Dopo la laurea bisogna prepararsi a uno dei concorsi più impegnativi del nostro Paese, affrontare tre prove scritte di diritto civile, penale e amministrativo, ciascuna della durata di 8 ore, e superare un esame orale che comprende praticamente tutte le principali discipline giuridiche.
Chi vince il concorso deve poi affrontare un lungo periodo di formazione presso la Scuola superiore della magistratura e gli uffici giudiziari, prima di poter esercitare autonomamente le proprie funzioni.
Parliamo di persone che hanno trascorso una parte considerevole della propria vita a studiare le leggi, la Costituzione, i codici, le sentenze, le interpretazioni della Corte costituzionale e della Cassazione. Persone che, una volta diventate magistrati, continuano a studiare ogni giorno, perché il diritto è una materia complessa, in continua evoluzione, e ogni decisione comporta responsabilità enormi.
Ieri una di queste persone, la giudice Tiziana Landoni del Tribunale di Milano, ha esaminato gli atti relativi al fermo di Youssef Siher e, con un'ordinanza di ben 37 pagine, ha spiegato perché non sussistessero i presupposti giuridici per tenerlo in carcere.
Ha analizzato i messaggi, valutato le accuse, richiamato la giurisprudenza e concluso che non vi fossero gravi indizi di colpevolezza né il pericolo di fuga.
A quel punto è intervenuta Giorgia Meloni per definire "vergognosa" la decisione della giudice.
Vorrei capire sulla base di quali competenze Giorgia Meloni ritenga di poter giudicare il lavoro di una magistrata.
Perché nel curriculum ufficiale della Presidente del Consiglio, pubblicato sul sito della Camera dei deputati, alla voce formazione si legge:
«Diploma di liceo linguistico».
Sarebbe interessante capire quali conoscenze di diritto penale, procedura penale e giurisprudenza costituzionale consentano a Giorgia Meloni di liquidare pubblicamente come vergognoso il lavoro di una professionista che ha dedicato la propria vita a quelle materie, senza confrontarsi nel merito con le motivazioni della sua decisione.
Di fronte a queste richieste è prassi ormai rispondere che la Presidente del Consiglio ha semplicemente espresso un'opinione e che siamo in una democrazia.
Ma, tralasciando il piccolissimo particolare per il quale l'opinione di un Presidente del Consiglio ha un peso istituzionale, orienta milioni di persone e contribuisce a determinare il rapporto di fiducia tra i cittadini e le istituzioni, vorrei ribadire un concetto.
C'è un grosso fraintendimento su che cosa sia la democrazia: l'uguaglianza delle persone non va confusa con l'uguaglianza delle competenze.
Se io e un cardiochirurgo discutiamo di una partita di calcio, le nostre opinioni hanno la stessa dignità.
Ma se quel cardiochirurgo comincia a spiegarmi come si opera un cuore, io faccio silenzio, prendo un quaderno e comincio a scrivere appunti. Perché la mia opinione, su quella materia, non vale quanto la sua. E sarebbe ridicolo, oltre che presuntuoso, se pretendessi il contrario.
Il fatto di essere diventata Presidente del Consiglio non conferisce automaticamente a Giorgia Meloni quelle competenze giuridiche che altri hanno impiegato anni ad acquisire, né le attribuisce un'autorità superiore a quella di chi è chiamato ad applicare la legge. Naturalmente anche un giudice può sbagliare e le sue decisioni possono essere criticate, ma contestarle nel merito è una cosa, delegittimare pubblicamente chi le ha assunte senza confrontarsi con le motivazioni è un'altra.
Trovo insopportabile che questo governo, mentre il Paese attraversa difficoltà economiche e sociali enormi, continui ad alimentare una frattura dopo l'altra, trasformando ogni decisione sgradita in un'occasione per delegittimare un'altra istituzione dello Stato.
Giorgia Meloni deve imparare l'umiltà. Deve imparare che esistono persone che conoscono cose che lei non conosce, che hanno studiato materie che lei non ha studiato e che esercitano funzioni sulle quali il suo ruolo politico non le conferisce alcuna superiorità intellettuale.
Fare la Presidente del Consiglio non significa diventare sua Maestà la Regina di Francia e di Navarra Maria Antonietta, Arciduchessa d'Austria.
Umiltà Giorgia Meloni. Umiltà.
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C'è un punto debole però,
se per criticare una sentenza occorre essere laureati in giurisprudenza allora il 90% degli italiani non potrebbe mai criticare.
E non è così che funziona la democrazia.