Vaccata
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oggi alle ore 15:45 - 3.193 visualizzazioni
Quale fantasia?
Nel ‘68 andava di moda uno slogan: “La fantasia al potere” o forse era: “Potere alla fantasia”. Le due frasi nascondono due significati diversi e usare l'una al posto dell'altra nasconde un diverso pensiero.
Oggi abbiamo veramente la fantasia al potere e, da quel che vediamo, è evidente che non avevamo molta fantasia.
Il governo che, bendato di fronte ai problemi reali, si occupa della campagna elettorale, è la dimostrazione che non solo il potere è cieco ma anche che il gregge dei governati è in palese stato di allucinazione. Questa allucinazione spinge alcuni ad affidarsi scaramanticamente alla fantasia delle suggestioni ideologiche, sganciata dai fatti; altri ad alzare il livello della protesta contro il calo delle aspettative; altri ad invocare un potere corazzato che imponga un ordine del tutto soggettivo; altri a spaccare roba a caso per lenire la frustrazione.
Le crisi economiche non sono più scaturite da catastrofi naturali, sono oggi generate dall'azione dell'uomo sulla natura, dell'uomo sui meccanismi umani, dell'uomo sull'uomo.
Il capitalismo non governato, non ragionato, non guidato dal necessario slancio umanista, causa povertà; una povertà di pensiero prima ancora che una povertà di mezzi.
Il capitalismo ha imposto una visione commerciale
del mondo, una visione secondo la quale ciò che non rientra nel flusso del dare e avere è inutile. Riassumo il concetto non con la frase di un filosofo ma con una frase di un poeta negli anni ‘70, Edoardo Bennato: “… Stai attento, ti fanno fuori dal gioco se non hai niente da offrire al mercato”.
Il potere non si è accorto che sta facendo fuori dal gioco moltitudini sempre più grosse le quali, prive di divinità sedative e di sfrenati circenses, stanno per riversarsi sulle strade nei modi indisciplinati che il capitalismo ha creato.
Le grandi manifestazioni degli anni ‘70 erano organizzate e gestite da grossi partiti e sindacati molto radicati sul territorio, che avevano organizzazioni potenti e alti livelli di protezione, sistemi di sicurezza che isolavano i violenti e che non permettevano che una manifestazione degenerasse. I servizi segreti del potere e la polizia capitalista, oltre a proteggere i ricchi, provvedeva a far degenerare le manifestazioni, ma ci riusciva a fatica. Oggi le manifestazioni degenerano da sole, perché sono organizzate in chat da minuscoli gruppetti di ragazzi che, come avviene sulla rete, non possono avere nessun controllo su quel che succede.
Il potere si piega solo a chi può inceppare il meccanismo del capitalismo, a chi può interrompere l'arrivo delle merci al supermercato, a chi può rovinare il già disastrato comparto dei trasporti, a chi può sospendere la fabbricazione di elementi cruciali. I ragazzi che spaccano le vetrine possono solo spaccare le vetrine e spesso a farne le spese sono i lavoratori delle attività imprigionati in quelle vetrine. Le vetrine spaccate, per il governo, sono solo coriandoli con cui festeggiare un futuro repressivo benedetto dai codardi.
Di fronte a questa crisi, generata se vogliamo da un pazzo che governa in America e a cui tutti leccavano il culo, le lagne del popolo servono innanzitutto a spostare il fuoco del dibattito dalle ingiustizie del capitalismo sovranazionale all'ingiustizia di non avere soldi per il riscaldamento dell'inverno dopo essersi sputtanati tutto per il raffreddamento dell'estate.
Il popolo vuole continuare a sperperare, è questa la nuova povertà e tutti quelli che ridono in faccia alla teoria secondo la quale il problema è la crescita e la risposta è la decrescita, ora fanno la voce grossa per l'ennesima strage capitalistica.
I governi europei, dal più fascista fino a Sanchez, rispondono alle proteste rumorose con sordi manganelli.
Io sono a fianco della sofferenza di chi protesta, ma non sono a fianco della loro idea del mondo; perché la loro idea del mondo è la stessa di Trump, è l'idea di un mondo in cui bisogna stare bene e consumare di più. Ma stare bene chi? Se è lo stesso impianto capitalistico a stabilire che per stare bene tu bisogna che qualcuno stia male?
I nuovi poteri sperano di tenere a bada i miserabili senza il potente anestetico della religione. Non sarà facile. Non basta più la favoletta di Menenio Agrippa, secondo la quale i ricchi sono lo stomaco e i lavoratori sono le braccia e se si ferma lo stomaco, le braccia muoiono. Non basta più perché le braccia, le quali fino a ieri se ne sono fottute del buco del culo, oggi si sentono sempre più deboli e vedono lo stomaco sempre più grasso. E il buco del culo sta diventando una massa di miserabili senza patria che si riversa sulle strade del mondo.
Non ci sono ricette per questa crisi, passerà e qualcuno ci si sarà pure arricchito, il capitalismo va curato quando è sano.
Possiamo cercare il capro espiatorio di turno e mandarlo a morire nel deserto, ma spesso capita che la colpa è di tutti e il capro è innocente.
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Vaccata