Vaccata
oggi alle ore 09:09 - 3.539 visualizzazioni
«Nella vita ho conosciuto il dolore molto presto. Sono stato abbandonato dai miei genitori biologici quando ero ancora un neonato. Non avevo nemmeno avuto il tempo di conoscere il mondo che già mi ritrovavo senza le persone che mi avevano messo al mondo.
Ma la vita, che inizialmente sembrava avermi tolto tutto, mi ha regalato qualcosa di meraviglioso: una famiglia che ha scelto di amarmi.
Sono stato adottato e ho avuto la fortuna di crescere accanto a una donna che mi ha dato tutto, senza chiedere mai nulla in cambio. Non mi aveva portato in grembo per nove mesi, ma mi ha cresciuto come se fossi sempre stato parte di lei.
Per me è sempre stata semplicemente la mia mamma.
Quando avevo appena due anni, un terribile incidente automobilistico mi lasciò una profonda cicatrice sul volto. Crescendo, quel segno diventò motivo di prese in giro, sguardi e giudizi. Ho sofferto tanto, soprattutto da bambino, quando avrei voluto soltanto essere come tutti gli altri.
Ma nei momenti più difficili c'era lei.
C'era quando avevo bisogno di essere consolato, quando il mondo mi faceva sentire diverso, quando dovevo trovare la forza di andare avanti. Il suo amore mi ha accompagnato anche nei giorni in cui facevo fatica a volermi bene.
Poi sono cresciuto. Il calcio mi ha portato lontano da casa, negli stadi più importanti del mondo. Ho conquistato trofei, realizzato sogni e vissuto emozioni che non avrei mai immaginato.
Eppure, uno dei momenti più belli della mia vita non è stato alzare una coppa.
È stato rivedere mia madre dopo tanti mesi.
Quando l'ho riconosciuta sugli spalti, sono corso verso di lei e l'ho stretta tra le braccia. In quell'istante non esistevano più il calcio, lo stadio o la carriera. Ero soltanto un figlio che finalmente poteva riabbracciare la donna che gli aveva dato una seconda possibilità nella vita.
Quell'abbraccio valeva più di qualsiasi vittoria.
Perché lei non mi ha soltanto accolto nella sua famiglia. Mi ha insegnato cosa significasse essere amato, mi ha aiutato a crescere e mi è rimasta accanto quando ne avevo più bisogno.
Ho imparato che essere madre non significa soltanto mettere al mondo un figlio. Significa esserci, proteggerlo, sacrificarsi per lui e amarlo anche nei momenti più difficili.
Per questo vorrei dire una cosa a tutti: prendetevi cura delle vostre mamme. Abbracciatele, chiamatele, dedicate loro il vostro tempo. Non aspettate un'occasione speciale per ricordare quanto siano importanti.
Io ho ricevuto tanto dalla vita, ma il regalo più grande è stato trovare una mamma che ha scelto di amarmi come un figlio.
Perché non è il sangue a rendere una famiglia tale, ma l'amore.
Ti amo, mamma.»
— Franck Ribéry
Ma la vita, che inizialmente sembrava avermi tolto tutto, mi ha regalato qualcosa di meraviglioso: una famiglia che ha scelto di amarmi.
Sono stato adottato e ho avuto la fortuna di crescere accanto a una donna che mi ha dato tutto, senza chiedere mai nulla in cambio. Non mi aveva portato in grembo per nove mesi, ma mi ha cresciuto come se fossi sempre stato parte di lei.
Per me è sempre stata semplicemente la mia mamma.
Quando avevo appena due anni, un terribile incidente automobilistico mi lasciò una profonda cicatrice sul volto. Crescendo, quel segno diventò motivo di prese in giro, sguardi e giudizi. Ho sofferto tanto, soprattutto da bambino, quando avrei voluto soltanto essere come tutti gli altri.
Ma nei momenti più difficili c'era lei.
C'era quando avevo bisogno di essere consolato, quando il mondo mi faceva sentire diverso, quando dovevo trovare la forza di andare avanti. Il suo amore mi ha accompagnato anche nei giorni in cui facevo fatica a volermi bene.
Poi sono cresciuto. Il calcio mi ha portato lontano da casa, negli stadi più importanti del mondo. Ho conquistato trofei, realizzato sogni e vissuto emozioni che non avrei mai immaginato.
Eppure, uno dei momenti più belli della mia vita non è stato alzare una coppa.
È stato rivedere mia madre dopo tanti mesi.
Quando l'ho riconosciuta sugli spalti, sono corso verso di lei e l'ho stretta tra le braccia. In quell'istante non esistevano più il calcio, lo stadio o la carriera. Ero soltanto un figlio che finalmente poteva riabbracciare la donna che gli aveva dato una seconda possibilità nella vita.
Quell'abbraccio valeva più di qualsiasi vittoria.
Perché lei non mi ha soltanto accolto nella sua famiglia. Mi ha insegnato cosa significasse essere amato, mi ha aiutato a crescere e mi è rimasta accanto quando ne avevo più bisogno.
Ho imparato che essere madre non significa soltanto mettere al mondo un figlio. Significa esserci, proteggerlo, sacrificarsi per lui e amarlo anche nei momenti più difficili.
Per questo vorrei dire una cosa a tutti: prendetevi cura delle vostre mamme. Abbracciatele, chiamatele, dedicate loro il vostro tempo. Non aspettate un'occasione speciale per ricordare quanto siano importanti.
Io ho ricevuto tanto dalla vita, ma il regalo più grande è stato trovare una mamma che ha scelto di amarmi come un figlio.
Perché non è il sangue a rendere una famiglia tale, ma l'amore.
Ti amo, mamma.»
— Franck Ribéry
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Minchia , ma l hai letto tutto?!
Sintesi, cazzo.
Ci vuole sintesi