Chiacchiera
15 Luglio - 3.344 visualizzazioni
Il percorso è il ritorno.
Sono italiano, vivo in Costa Rica da molti anni, ma seguo con attenzione la politica del mio Paese. E quando il generale Roberto Vannacci ha detto che “il percorso è il ritorno degli immigrati verso il Paese d'origine”, ho pensato che finalmente qualcuno stava parlando con chiarezza e senza giri di parole.
La rimigrazione non è un'idea estrema. È semplicemente il riconoscimento di una realtà che molti non vogliono vedere: l'esperimento dell'immigrazione di massa, così come è stato gestito finora, non ha funzionato. Ci avevano detto che avrebbe risolto il problema demografico, salvato le pensioni e riempito i lavori che gli italiani non volevano più fare. La realtà ha dimostrato il contrario: quartieri trasformati, tensioni sociali crescenti, insicurezza diffusa e una sensazione sempre più forte di perdere la propria identità.
Il generale Vannacci lo spiega bene: la rimigrazione non è odio, è buon senso. Non si tratta di mandare via tutti indistintamente, ma di far tornare chi non rispetta le leggi, chi rifiuta i nostri valori o chi semplicemente non vuole integrarsi. Perché l'integrazione non può essere a senso unico: deve esserci rispetto reciproco.
E proprio perché è un processo complesso, la metafora che usa è perfetta: “come si mangia un elefante? Un boccone alla volta”. La rimigrazione non si fa con un decreto notturno. Si fa con una politica chiara, costante e determinata: rimpatri selettivi per chi commette reati, incentivi al rimpatrio volontario, accordi con i Paesi d'origine e soprattutto la fermezza di dire “basta” ai nuovi ingressi illegali.
L'Italia e l'Europa hanno il diritto sovrano di decidere chi entra e chi resta sul proprio territorio. Non è razzismo, è normale amministrazione di uno Stato serio. Paesi come Giappone e Australia lo fanno da decenni e non per questo vengono considerati estremisti.
Io credo che Vannacci abbia ragione: è arrivato il momento di mettere al centro il cittadino italiano, quello che paga le tasse, rispetta le regole e ama il proprio Paese. La rimigrazione non è un passo indietro, è un passo verso la ritrovata sovranità e verso una convivenza possibile, basata sul rispetto e sulla reciprocità.
È un percorso lungo, sì. Ma qualcuno deve pur iniziare a farlo.
Sono italiano, vivo in Costa Rica da molti anni, ma seguo con attenzione la politica del mio Paese. E quando il generale Roberto Vannacci ha detto che “il percorso è il ritorno degli immigrati verso il Paese d'origine”, ho pensato che finalmente qualcuno stava parlando con chiarezza e senza giri di parole.
La rimigrazione non è un'idea estrema. È semplicemente il riconoscimento di una realtà che molti non vogliono vedere: l'esperimento dell'immigrazione di massa, così come è stato gestito finora, non ha funzionato. Ci avevano detto che avrebbe risolto il problema demografico, salvato le pensioni e riempito i lavori che gli italiani non volevano più fare. La realtà ha dimostrato il contrario: quartieri trasformati, tensioni sociali crescenti, insicurezza diffusa e una sensazione sempre più forte di perdere la propria identità.
Il generale Vannacci lo spiega bene: la rimigrazione non è odio, è buon senso. Non si tratta di mandare via tutti indistintamente, ma di far tornare chi non rispetta le leggi, chi rifiuta i nostri valori o chi semplicemente non vuole integrarsi. Perché l'integrazione non può essere a senso unico: deve esserci rispetto reciproco.
E proprio perché è un processo complesso, la metafora che usa è perfetta: “come si mangia un elefante? Un boccone alla volta”. La rimigrazione non si fa con un decreto notturno. Si fa con una politica chiara, costante e determinata: rimpatri selettivi per chi commette reati, incentivi al rimpatrio volontario, accordi con i Paesi d'origine e soprattutto la fermezza di dire “basta” ai nuovi ingressi illegali.
L'Italia e l'Europa hanno il diritto sovrano di decidere chi entra e chi resta sul proprio territorio. Non è razzismo, è normale amministrazione di uno Stato serio. Paesi come Giappone e Australia lo fanno da decenni e non per questo vengono considerati estremisti.
Io credo che Vannacci abbia ragione: è arrivato il momento di mettere al centro il cittadino italiano, quello che paga le tasse, rispetta le regole e ama il proprio Paese. La rimigrazione non è un passo indietro, è un passo verso la ritrovata sovranità e verso una convivenza possibile, basata sul rispetto e sulla reciprocità.
È un percorso lungo, sì. Ma qualcuno deve pur iniziare a farlo.
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Vannacci sa che non sarà mai in grado di fare una cosa del genere dovesse andare al governo(vedi Meloni)....e la remigrazione è una cosa anticostituzionale in Italia come lo è il signor Vannacci.
Tu in costa Rica se non sei un rentista o se non hai la cittadinanza della costa Rica te ne esci ogni 3 mesi dallo stato te ne stai 3 giorni a panama o in Nicaragua e poi torni dentro e ritorni vergine per la Costa Rica( pensa se si potesse fare anche qui in Italia) ma non lo fanno perché ci guadagnano troppo certe persone e certe associazioni. Se fai il delinquente in costa Rica vai in prigione in Costa Rica mica ti rimandano in Italia....la costa Rica ha il diritto romano come abbiamo noi...quindi, ok per l'integrazione, ok per le regole, ma costruiamo pene sicure e carceri poi vedrai che il problema passa e l'immigrato sta alle regole. Io la penso così a me le deportazioni prima degli immigrati poi finiti quelli ci saranno i gay, poi finiti quelli ci saranno gli zoppi, poi i poco studiosi e creeremo la razza eletta come Vannacci e seguaci suoi
Ciao Mamoski,
ti ringrazio per aver letto. Però permettimi di correggerti su alcune cose che hai scritto.
Vivo in Costa Rica da trent’anni, ho la doppia nazionalità (italiana e costaricense) e possiedo due aziende che funzionano molto bene. Quindi non sono un rentista che esce ogni tre mesi per "tornare vergine", come dici tu.
Inoltre, lavorando come interprete di spagnolo, italiano, tedesco, francese e inglese nei tribunali costaricensi, ed essendo mia moglie procuratrice della Repubblica di Costa Rica, posso dirti con conoscenza di causa che la tua affermazione "se uno delinque in Costa Rica va in prigione e basta" non è corretta. In molti casi, soprattutto per reati gravi, viene attivata l’estradizione verso il Paese di origine, Italia compresa.
Possiamo discutere tranquillamente di rimigrazione, Meloni, Vannacci o di quello che vuoi, ma è meglio informarsi prima di fare affermazioni sbagliate, altrimenti si rischia di fare una brutta figura.
Un saluto
Ciao Mamoski,
sì, ti do ragione su un punto: quando sono arrivato in Costa Rica nel 1995, molti italiani arrivavano con problemi con la giustizia, con il fisco italiano o con gravi problemi di tossicodipendenza. Ovviamente non sto facendo di tutta un’erba un fascio: c’erano anche tante persone per bene, e la maggior parte di loro ha creato una famiglia e delle aziende qui in Costa Rica, e sono tuttora qui.
Un esempio del tipico italiano che veniva in Costa Rica in quegli anni è stato un uomo già sulla quarantina che, ricordo, era coinvolto nello scandalo delle lenzuola d’oro scoppiato in Italia alla fine degli anni ’80. Si fece adottare dal suo avvocato compiacente per poter cambiare cognome. Nonostante questo, lo beccarono e lo rimandarono comunque in Italia.
Detto questo, sono passati trent’anni. Il Costa Rica di oggi è molto diverso da quello di allora.
Riguardo a Vannacci, possiamo avere opinioni diverse. Tu lo consideri “roba tagliata male”, io invece ritengo che abbia il coraggio di dire cose che molti pensano ma pochi hanno il coraggio di dire chiaramente. Non ho nessuna intenzione di “lasciar perdere” Vannacci.
Un saluto