Chiacchiera
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oggi alle ore 07:55 - 2.733 visualizzazioni
E' già lunedì.
Riflessioni di un giornalista che si guarda intorno.
Di Luciano Ragno

C'è sempre un limite obbligato
quando ci sono vite in pericolo.

“Nessun metodo come metodo, nessun limite come limite”, ha detto un giorno l'artista Bruce Lee. Ma qualche volta un limite si deve porre. E dire basta. Anche quando le motivazioni sono profondamente nobili, dettate da un gesto di umanità o da un precetto religioso. Quando c'è di mezzo la vita delle persone, uno stop è d'obbligo.
E' quello che è accaduto in Libano un paio di giorni fa.
Nel 1986 un aereo da caccia di Israele cade nella città di Nabi Shith, ad est del Libano. Ron Arad, il pilota, viene fatto prigioniero, poi di lui non si hanno più notizie. I servizi segreti di Tel Aviv pensano che sia morto e sepolto nel cimitero, là dove finiscono le case.
Da quel giorno Israele non ha mai smesso di andare con incursioni militari in quel cimitero per scoprire la tomba del pilota .Per dare a Ron onore e degna sepoltura in patria. Un nobile intento.
Israele va a recuperare i corpi di soldati caduti in guerra non solo perché lo richiede la religione ebraica ma perché lo Stato, al momento dell'arruolamento, si impegna a riportare in Patria le vittime.
Falliti tutti i tentativi in questi 40 anni. Ogni volta che soldati israeliani vanno a Nabi Shith si scontrano con i miliziani di Hezbollah e la popolazione. Mentre si spara altri militari vanno nel cimitero a scoprire tombe. Ma il corpo non si trova.
L'altro giorno nuovo tentativo. Con grande spiegamento di forze. I soldati israeliani prima bombardano il villaggio demolendo interi palazzi, poi ,vestiti da infermieri e su ambulanze simili a quelle libanesi, entrano nel territorio nemico . Ancora uno scontro armato con i miliziani al quale prendono parte anche abitanti del villeggio. Intanto altri soldati vanno a scavare nel cimitero.
Questa volta sono certi: hanno avuto l'informazione che il corpo è nella tomba di un certo Subhi. Ma il nome non si trova. E allora gli israeliani scoperchiano una trentina di sepolcri. Finalmente, ecco la tomba. L'aprono ma Ron non c'è. Tornano le bombe per proteggere il ritiro dei militari.
Gli israeliani vanno via e lasciano sul campo 41 corpi senza vita, fra miliziani e civili . Anche quattro bambini che non vedranno il domai.
La vedova di Ron più volte ha dichiarato la sua opposizione al recupero del corpo del marito quando ci sono a rischio vite umane.
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