Vaccata
6 Ottobre - 4.071 visualizzazioni
Alla fine ce l'ha fatta. E con lui ce l'hanno fatta le centinaia di migliaia di persone scese in strada a Madrid.
Pedro Sánchez ha riportato in vita i decreti sulla casa che le piazze chiedevano da settimane e che la destra gli aveva affossato appena quattro giorni fa.
Avrebbe potuto restare fermo e sfruttare quella bocciatura fino all'ultimo comizio. Due mesi a ripetere che la destra ha votato contro le case degli spagnoli, i decreti sventolati in ogni piazza come la prova del delitto, il conto presentato direttamente nelle urne. Facile redditizio.
Oggi, invece, il suo Consiglio dei ministri li ha riapprovati: due nuovi decreti legge, ventuno misure, la stessa sostanza di quelli affossati.
Gli sfratti delle famiglie vulnerabili senza un'alternativa abitativa vengono sospesi fino al 2030 e chi è in regola con i pagamenti e ha il contratto in scadenza potrà chiedere fino a due anni di proroga. Gli inquilini con redditi sotto i 33mila euro avranno una detrazione del 10% sul canone, che su un affitto da 800 euro al mese vale quasi mille euro l'anno. Chi vuole comprare casa ma non ha i soldi per l'anticipo potrà contare su prestiti a tasso zero fino a 50mila euro, grazie a un fondo da 10 miliardi. E per i fondi avvoltoio arrivano limiti agli acquisti speculativi, mentre sugli affitti turistici scatta l'IVA.
E qui sta il colpo da maestro.
In Spagna un decreto legge è operativo appena pubblicato, poi entro trenta giorni va convalidato dal Parlamento. Ma con le Camere sciolte, quel voto spetta alla Diputación Permanente: un Parlamento in formato ridotto, previsto dall'articolo 78 della Costituzione, che resta in carica durante le transizioni elettorali e ne conserva i poteri. I gruppi ci siedono in proporzione al loro peso e lì i conti cambiano.
Popolari, Vox e Junts, gli stessi che venerdì hanno affossato i decreti, nella Diputación arrivano a 34 seggi. Il governo e i suoi alleati a 35.
Un voto di differenza. Un voto che basta per approvare i decreti.
"Fino al 29 novembre, il governo continuerà a governare", ha detto Sánchez.
E così ha fatto. Si è giocato la presidenza per Maricarmen, una donna di 87 anni portata fuori in barella dalla casa di Madrid in cui viveva da settant'anni, e per tutti gli spagnoli che una casa non riescono più a permettersela.
Ha rinunciato in anticipo alla propria presidenza pur di portare a casa quei decreti. E a casa li ha portati.
Trova le differenze con il Governo Meloni.
Pedro Sánchez ha riportato in vita i decreti sulla casa che le piazze chiedevano da settimane e che la destra gli aveva affossato appena quattro giorni fa.
Avrebbe potuto restare fermo e sfruttare quella bocciatura fino all'ultimo comizio. Due mesi a ripetere che la destra ha votato contro le case degli spagnoli, i decreti sventolati in ogni piazza come la prova del delitto, il conto presentato direttamente nelle urne. Facile redditizio.
Oggi, invece, il suo Consiglio dei ministri li ha riapprovati: due nuovi decreti legge, ventuno misure, la stessa sostanza di quelli affossati.
Gli sfratti delle famiglie vulnerabili senza un'alternativa abitativa vengono sospesi fino al 2030 e chi è in regola con i pagamenti e ha il contratto in scadenza potrà chiedere fino a due anni di proroga. Gli inquilini con redditi sotto i 33mila euro avranno una detrazione del 10% sul canone, che su un affitto da 800 euro al mese vale quasi mille euro l'anno. Chi vuole comprare casa ma non ha i soldi per l'anticipo potrà contare su prestiti a tasso zero fino a 50mila euro, grazie a un fondo da 10 miliardi. E per i fondi avvoltoio arrivano limiti agli acquisti speculativi, mentre sugli affitti turistici scatta l'IVA.
E qui sta il colpo da maestro.
In Spagna un decreto legge è operativo appena pubblicato, poi entro trenta giorni va convalidato dal Parlamento. Ma con le Camere sciolte, quel voto spetta alla Diputación Permanente: un Parlamento in formato ridotto, previsto dall'articolo 78 della Costituzione, che resta in carica durante le transizioni elettorali e ne conserva i poteri. I gruppi ci siedono in proporzione al loro peso e lì i conti cambiano.
Popolari, Vox e Junts, gli stessi che venerdì hanno affossato i decreti, nella Diputación arrivano a 34 seggi. Il governo e i suoi alleati a 35.
Un voto di differenza. Un voto che basta per approvare i decreti.
"Fino al 29 novembre, il governo continuerà a governare", ha detto Sánchez.
E così ha fatto. Si è giocato la presidenza per Maricarmen, una donna di 87 anni portata fuori in barella dalla casa di Madrid in cui viveva da settant'anni, e per tutti gli spagnoli che una casa non riescono più a permettersela.
Ha rinunciato in anticipo alla propria presidenza pur di portare a casa quei decreti. E a casa li ha portati.
Trova le differenze con il Governo Meloni.
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"Gli appartamenti di via Guelfa a Firenze, di proprietà dell'azienda pubblica ASP Firenze Montedomini, sono al centro di una nota polemica politica e giudiziaria per essere stati destinati ad affitti brevi turistici (Airbnb e Booking) anziché a scopi sociali o residenziali. [1, 2]
Il Caso di Via Guelfa
• La scoperta: Nel luglio 2026, il comitato Salviamo Firenze ha denunciato che diversi immobili di proprietà pubblica in via Guelfa (civici 81 e 83), facenti parte del patrimonio storico destinato alle fasce deboli, sono stati convertiti in appartamenti turistici di lusso gestiti da società private o messi a rendita. [1, 2, 3]
• La gestione: Alcuni locali e palazzi sono finiti online a tariffe elevate (fino a centinaia di euro a notte), scatenando le proteste dei cittadini e l'apertura di un fascicolo esplorativo da parte della Procura. [1, 2, 3]
• La polemica: Mentre la città affronta una forte emergenza abitativa, è emerso che i contratti di locazione stipulati dall'ente contenevano deroghe o clausole che permettevano l'uso turistico-ricettivo, nonostante i vertici del Comune e dell'ASP avessero dichiarato di non essere al corrente del sistema. [1, 2, 3]"