GinoPaolini: cioè, una divinità, con tutti i poteri che ha, ricorre ad una semplice ciabatta... qualcosa, ci sfugge: forse le stiamo usando nel modo sbagliato ste ciabatte... propongo di istituire il porto d'armi per gli zoccoletti in legno allora.
HenrySheldon;voglio complimentarmi per il racconto della tragedia diProtesilao eLaodamia.che hai sapientemente raccontato in chiave ironico _comica ,mi hai divertita un sacco e ho iniziato la giornata con il sorriso .Grazie
Buongiorno ☕️ 🥐 Questi è Protesilao, il greco più sfigato della spedizione punitiva greca contro i Troiani. Ok, per chi vuole sapere chi cazzo è vi faccio lo storytel, gli altri passino pure all'immagine e magari mettano un bel like. Thanks. Pippone: il nostro eroe voleva sposare Elena, quella del casino coi Troiani, ma gli andò male perché se la fece Menelao, allora puntò su Laodamia, figlia di Acasto, re di Iolco, il quale dapprima non voleva dargli sua figlia perché il regno di lui era piccolo e contava una ceppa (avete mai sentito parlare di Filace? No, vero?) ma nel frattempo era scoppiato il casino con Troia, vi ricordate sicuramente Paride che aveva ciulato Elena a Menelao. Bene, tutti i re Greci che avevano sottoscritto una alleanza con Menelao si preparavano a partire per Troia, e Acasto era fra i firmatari. Il furbone allora acconsentì alle nozze ma in cambio Protesilao sarebbe partito al posto suo, il giorno dopo la prima notte di nozze. Sto sfigato si ritrovò assieme ad Achille sulla prima nave che arrivò a Troia, e Achille stava per sbarcare per primo quando sua madre Teti lo trattenne e nel contempo con uno spintone buttò giù dalla nave Protesilao. La zoccola sapeva da una profezia che il primo a toccare il suolo di Troia ci avrebbe rimesso la buccia, e infatti Protesilao fu trapassato all'istante da un freccione. Arrivato nell'aldilà cominciò a scassare la minchia a tutti con la sua tragica storia, perché era morto dopo una sola notte con la moglie. Alla fine Ade, dio degli inferi, che ne aveva le palle strapiene, gli concesse un giorno extra sulla terra per l'ultima trombata. Dopo la sua dipartita-bis Laodamia fece fare una statua a grandezza naturale del marito e si chiuse in camera con essa a fare cosa si può immaginare. Re Acasto decise allora che la misura era colma e fece preparare un bagno di olio bollente nel quale fece buttare la statua di Protesilao. Laodamia, sconvolta, si gettò nell'olio bollente morendo per ricongiungersi con l'amato Protesilao. End of the story.
TATUAGGI NELL'ANTICA GRECIA: UN GRAVE SIMBOLO DI VERGOGNA Nella Grecia antica, il tatuaggio (stígmata, dal verbo stízō, "pungere"😉 non rappresentava un'espressione identitaria o ornamentale, bensì un atto di marchiatura imposto, con finalità punitive, correttive o di identificazione sociale. L'uso del tatuaggio era riservato a categorie stigmatizzate: schiavi, prigionieri, criminali e talvolta prigionieri di guerra. Le fonti letterarie antiche testimoniano chiaramente questa funzione. Plutarco, ad esempio, riporta che Mitridate fece marchiare dei greci catturati come forma di umiliazione politica, mentre Aristofane, nella commedia Le Rane, allude ai tatuaggi come segni distintivi di bassa estrazione o disonore. Erodoto riferisce persino pratiche di comunicazione cifrata tramite tatuaggi su crani rasati. Nelle città greche, i tatuaggi erano dunque imposti per rendere visibile la condizione servile o colpevole del soggetto: nei casi più documentati, venivano praticati sulla fronte o su parti esposte del corpo. Al contrario, tra le popolazioni “barbariche” come i Traci e gli Sciti, il tatuaggio era invece connotato positivamente: Erodoto (V, 6) osserva che per i Traci il tatuaggio costituiva un segno di nobiltà, mentre l'assenza di marchi rappresentava una condizione infima. Questa dicotomia riflette una distinzione ideologica e culturale tra l'ethos greco e quello dei popoli considerati esterni alla polis. Non esistono testimonianze di uso volontario, estetico o religioso del tatuaggio in Grecia, a differenza di quanto si osserva in altre civiltà antiche. Nella concezione greca classica, la pelle doveva rimanere intatta, segno di autocontrollo, purezza e appartenenza alla civiltà cittadina. Pertanto, lo stigma non solo etichettava visivamente l'individuo, ma lo esponeva simbolicamente alla perdita della dignità pubblica e dello statuto sociale.
Fourgiampindepadell: Antica Grecia? Solo una cinquantina di anni fa in Italia il tatuaggio era il marchio di chi aveva visitato le patrie galere..... poi è diventato una moda! 😉
Mosayco: è vero e la colpa è dei cazzoni che insegnano Storia nelle Università e che premiano gli allievi che li distraggono un po' con nuove storie, roba da prenderli a calci in culo... 😁
Le donne di Lemno non onoravano Afrodite che per punizione le colpì con un cattivo odore. I loro mariti, incapaci di sopportare il nauseabondo odore, si unirono a schiave tracie, che almeno puzzavano solo di piscio e merda. (Apollodoro, 1,9,17).