Vaccata
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oggi alle ore 14:07 - 1.144 visualizzazioni
Lo scudo della casta per i furbetti dello Stato: la vergogna di Daniela Santanchè

Siamo oltre il limite dell'indecenza. Siamo all'assurdo istituzionale e morale.
Mentre il Paese reale fa i conti con l'inflazione, il carovita e le difficoltà quotidiane, il Senato della Repubblica – con il pieno appoggio della Camera e della maggioranza meloniana – ha deciso di calpestare la giustizia per l'ennesima volta, scendendo in campo per blindare Daniela Santanchè.

L'accusa mossa dai magistrati di Milano è gravissima: truffa aggravata per le sovvenzioni pubbliche (la cassa integrazione Covid) intascate tra il maggio 2020 e il febbraio 2022 per i dipendenti delle società Visibilia. Soldi pubblici, destinati a chi in piena pandemia rischiava il posto di lavoro, finiti al centro di un'inchiesta che oggi la politica cerca con ogni mezzo di sterilizzare.

La strategia della casta: il ricorso alla Consulta per bloccare le prove
Qual è la linea scelta dai difensori di Palazzo Madama davanti alla Corte costituzionale? Non quella di affrontare il merito delle accuse nel processo, ma di invocare lo "scudo" delle prerogative parlamentari.

Secondo la maggioranza, gli inquirenti avrebbero acquisito "illegittimamente" le prove chiave dell'inchiesta:
Una chiavetta USB contenente le email inviate dalla stessa Santanchè.
Un'altra chiavetta con almeno cinque conversazioni registrate a sua insaputa.

Invece di lasciare che la magistratura faccia il suo lavoro, il Parlamento si arroga il diritto di stabilire cosa sia utilizzabile e cosa no, pur di sottrarre un'ex ministra e senatrice al giudizio dei giudici. È il classico, inaccettabile "doppio binario": leggi ferree e controlli asfissianti per i cittadini comuni, immunità di fatto e cortine fumogene per i potenti.

Il precedente pericoloso: la filiera dell'impunità
Questo non è un episodio isolato, ma parte di un metodo sistematico. Non dimentichiamo che pochi mesi fa, a giugno, la Corte costituzionale aveva già accolto un altro ricorso teso a blindare i parlamentari dalle inchieste.

Un'operazione fotocopia voluta sempre dal centrodestra al Senato, in quel caso a favore di Carlo Giovanardi: un processo a Modena in cui l'ex esponente politico era accusato di aver fatto pressioni e minacce ai funzionari della prefettura per favorire un'azienda "amica" inserita nelle liste per la ricostruzione post-terremoto in Emilia-Romagna... un'azienda, per giunta, in odore di 'ndrangheta.

La retorica della legalità calpestata dai "meloniani"
È questo il "merito" e la "sovranità" sbandierati dai meloniani? Proteggere i colletti bianchi, usare le istituzioni come un salvagente per chi gestisce la cosa pubblica fregandosene delle regole e della legge?

Chi ha truffato dei soldi dello Stato durante un'emergenza nazionale drammatica come la pandemia non dovrebbe trovare alleati nelle aule del Parlamento, ma solo condanna unanime.
Invece, la destra al governo dimostra ancora una volta che per gli amici c'è lo scudo protettivo della casta, mentre per gli onesti restano solo i doveri.
Una vergogna intollerabile che calpesta la Costituzione, offende i lavoratori e umilia lo Stato di diritto.
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