Vaccata
oggi alle ore 16:12 - 1.993 visualizzazioni
Ha ragione Giorgia Meloni, lo ammetto: sono un razzista… culturale.
Chiacchierando con Bruno Vespa - vi prego non chiamatela intervista - la presidente del Consiglio ha detto che in Italia ci sono dei “razzisti culturali” che non vogliono che lei o gente del suo manipolo diventino presidente della Repubblica dopo Sergio Mattarella.
Ammetto che a razzista culturale preferisco l'epiteto di antifascista. Comunque sì: sono convinto che bisogna proprio essere intimamente e visceralmente antifascisti per poter sedere al Colle.
Non per una questione di pedigree politico, ma per il fatto piuttosto banale che la Costituzione italiana è nata dalla lotta al fascismo ed è intrinsecamente antifascista.
Se le togli quella premessa, i suoi articoli diventano meno definiti, più elastici, più interpretabili, meno rivoluzionari.
L'articolo 3 recita: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, …”.
Ecco la parola “razza”, che fa veramente schifo, è imbarazzante, è una vergogna, è maledetta, fu voluta fortemente dai costituenti guidati da Meuccio Ruini come memento storico contro il razzismo fascista.
I fascisti erano convintamente razzisti… e non solo culturali.
Loro sono le disgraziate “Leggi razziali” del 1938, firmate da quel Benito Mussolini di cui l'aspirante presidente della Repubblica, Ignazio La Russa, colleziona busti.
Così come loro era quel giornalaccio “La difesa della razza” di cui era segretario di redazione Giorgio Almirante, fascista ammirato e pubblicamente omaggiato dalla premier Meloni, nonché fondatore di quel Movimento Sociale Italiano nel quale “io sono Giorgia” ha militato e che di Fratelli d'Italia è l'antenato.
Chiamatemi “razzista culturale”, ma se posso scegliere preferirei “antifascista”.
Chiacchierando con Bruno Vespa - vi prego non chiamatela intervista - la presidente del Consiglio ha detto che in Italia ci sono dei “razzisti culturali” che non vogliono che lei o gente del suo manipolo diventino presidente della Repubblica dopo Sergio Mattarella.
Ammetto che a razzista culturale preferisco l'epiteto di antifascista. Comunque sì: sono convinto che bisogna proprio essere intimamente e visceralmente antifascisti per poter sedere al Colle.
Non per una questione di pedigree politico, ma per il fatto piuttosto banale che la Costituzione italiana è nata dalla lotta al fascismo ed è intrinsecamente antifascista.
Se le togli quella premessa, i suoi articoli diventano meno definiti, più elastici, più interpretabili, meno rivoluzionari.
L'articolo 3 recita: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, …”.
Ecco la parola “razza”, che fa veramente schifo, è imbarazzante, è una vergogna, è maledetta, fu voluta fortemente dai costituenti guidati da Meuccio Ruini come memento storico contro il razzismo fascista.
I fascisti erano convintamente razzisti… e non solo culturali.
Loro sono le disgraziate “Leggi razziali” del 1938, firmate da quel Benito Mussolini di cui l'aspirante presidente della Repubblica, Ignazio La Russa, colleziona busti.
Così come loro era quel giornalaccio “La difesa della razza” di cui era segretario di redazione Giorgio Almirante, fascista ammirato e pubblicamente omaggiato dalla premier Meloni, nonché fondatore di quel Movimento Sociale Italiano nel quale “io sono Giorgia” ha militato e che di Fratelli d'Italia è l'antenato.
Chiamatemi “razzista culturale”, ma se posso scegliere preferirei “antifascista”.
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AlphaWolf:
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oliver:

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