Vaccata
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carlettonelivello 14
oggi alle ore 13:57 - 1.080 visualizzazioni
Ottobre 2026. «Dovremmo tagliare alle donne quella cosa chiamata clitoride».
Lo dice un parlamentare somalo, mentre si discute una proposta di legge per vietare le mutilazioni genitali femminili. Poi aggiunge che tagliare il clitoride renderebbe le donne più belle e migliorerebbe anche il sesso. Alle sue spalle qualcuno sorride.
Il clitoride, «quella cosa», è un organo la cui funzione principale è il piacere sessuale. Ma evidentemente il piacere delle donne non è contemplato. E nemmeno la loro salute, visto che si sta parlando di mutilazioni terrificanti che provocano dolore, emorragie, infezioni, danni permanenti fino alla morte.
In Somalia circa il 99% delle donne tra i 15 e i 49 anni ha subito una mutilazione genitale. Sono bambine a cui viene tagliato il clitoride, spesso insieme alle piccole labbra, e che nelle forme più gravi subiscono anche l'infibulazione, con il restringimento dell'apertura vaginale.
La ministra Khadija Mohamed Al-Makhzoumi sta cercando di far approvare una legge nazionale per vietare tutto questo. E in Parlamento, il luogo deputato a decidere del destino di tutte, deve ascoltare un uomo che spiega col sorrisetto benevolo stampato in faccia quanto sarebbe vantaggioso continuare a mutilare le donne.
Eccola, l'ignoranza maschile quando incontra il potere. Non sapere nulla
dell'anatomia femminile, della sessualità, del piacere, delle conseguenze di una mutilazione e sentirsi comunque autorizzati a decidere. Con un microfono davanti, un seggio in Parlamento e la possibilità di influenzare una legge che avrà conseguenze sulla vita di milioni di bambine e di donne.
E sarebbe fin troppo facile confinare questa barbarie lontano da noi.
In Italia, nel 2026, il governo Meloni ha fatto approvare una legge che vieta le attività aggiuntive di educazione sessuale nella scuola dell'infanzia e primaria e impone il consenso scritto preventivo per quelle nelle scuole secondarie.
Mentre la scienza ci dice quanto sia importante un'educazione sessuale adeguata all'età, noi aggiungiamo divieti, autorizzazioni e ostacoli. Come se conoscere il corpo umano, capire la sessualità e imparare a riconoscere il consenso fossero pericoli da cui difendere bambine e bambini.
In Italia non siamo al punto di ascoltare parlamentari che difendono il taglio del clitoride (contro ogni logica, la scienza, l'umanità). Ma di uomini che parlano di sessualità femminile senza sapere di cosa parlano, e che pretendono persino di legiferare in materia, ne conosciamo parecchi.
Che dire del deputato Rossano Sasso (Lega), che durante il dibattito sull'educazione sessuale nelle scuole, attacca le indicazioni dell'Oms chiedendo: «Prevedono la scoperta dei genitali e la masturbazione infantile. È questo che volete per i nostri figli?»? O delle perle del ministro Tajani – poveretto – che con la tenera ingenuità di un gattino arruffato e dudu dadada afferma che una donna con la gonna lunga sarà meno appariscente ma più affidabile, più seria, quasi certamente una buona madre di famiglia, con Vannacci che gli risponde che lui la donna la preferisce sempre senza gonna?
Se queste sono cose che possono tranquillamente dire ministri e parlamentari di un Paese che si considera un faro di civiltà, non siamo al sicuro proprio da niente.
L'educazione sessuale è una questione politica. Perché l'ignoranza di chi esercita il potere non resta confinata nella sua testa. Diventa legge, diventa divieto, diventa imposizione. E siamo noi a doverne subire le conseguenze.
Ovunque nel mondo.
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