Chiacchiera
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oggi alle ore 09:39 - 997 visualizzazioni
E' già venerdì.
Riflessioni di un giornalista che si guarda intorno.
Di Luciano Ragno

Fine vita . Ora c'è il sì
anche della mia Umbria.

Il Parlamento continua a ignorare la Corte Costituzionale- sono sette anni- e non prende in esame la legge sulla fine vita . Un rinvio dietro l'altro. E così le Regioni continuano ad andare da sole. Ponendo, ovviamente, regole molto strette.
Ieri è stata l'Umbria-la mia Umbria- a dare dignità alla persona che soffre quando ormai anche la Scienza si è arresa. Ha approvato le norme sul suicidio assistito.
E così sono cinque le Regioni che ora hanno una legge: Toscana, Emilia Romagna, Sardegna, Veneto e ora l'Umbria. La proposta era stata sottoscritta da 4,801 cittadini umbri.
Una legge che ha un nome, la collega Laura Santi. L'ha ricordato ieri l '” Associazione Luca Coscioni”.
Laura Santi, giornalista perugina , coordinatrice e protagonista della battaglia per l'approvazione della legge regionale sul fine vita, era malata di sclerosi multipla .E' morta con il suicidio assistito nella sua casa nel luglio del 2025.
E così il Parlamento, in nome dell'ideologia, continua a consentire che ,al di qua di un fiume o di una montagna, ci sia una persona che vede accolta la sua disperata richiesta di interrompere l'atroce sofferenza e al di là dello stesso fiume e della stessa montagna ci sia una persona , sofferente e senza speranze , che deve continuare a soffrire. Solo perché il Parlamento dice no.
Questa è l'Italia di oggi . Si ubbidisce all'ideologia che assicura un voto in più. E si calpesta la dignità dell'uomo.
Ormai la pietà è solo nel gelido marmo della statua di Michelangelo Buonarroti.
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Vaccata