Chiacchiera
22 Ottobre - 2.636 visualizzazioni
SCENA III — L'UOMO CHE GLI ALTRI VOLEVANO
Lo psicologo posa la penna. Per qualche istante guarda Giulio senza prendere appunti.
DOMANDA 3
PSICOLOGO: Cosa hai perso, cercando di diventare la persona che gli altri volevano che tu fossi?
GIULIO: La leggerezza.
PSICOLOGO: Mi racconti.
GIULIO: Sono cresciuto con l'idea che un uomo dovesse essere affidabile. Uno che non si lamenta, che mantiene la famiglia, che paga le bollette, che non si lascia travolgere dalle emozioni. Mio padre era così. Almeno, così lo vedevo io.
PSICOLOGO: E tu volevi essere come lui?
GIULIO: Volevo essere migliore di lui. Che è una cosa diversa, ma a volte è ancora peggio.
Accenna una risata amara.
GIULIO: Ho scelto un lavoro sicuro invece di quello che amavo. Ho comprato una casa più grande di quella di cui avevamo bisogno. Ho fatto carriera, ho imparato a parlare di investimenti, di mutui, di pensione. Quando qualcuno mi chiedeva come stavo, rispondevo sempre "bene". Anche quando non era vero.
PSICOLOGO: Perché?
GIULIO: Perché avevo paura che, se avessi mostrato una crepa, tutto quello che avevo costruito sarebbe crollato.
PSICOLOGO: E che cosa avresti voluto fare, invece?
GIULIO: Avrei voluto aprire una piccola libreria. Non per diventare ricco. Per stare in mezzo ai libri, parlare con le persone, avere il tempo di leggere al mattino senza sentirmi in colpa.
Sorride appena.
GIULIO: Mia moglie diceva che era un'idea da ragazzo. Mio padre avrebbe detto che non era un lavoro serio. E io ho finito per crederci anch'io.
PSICOLOGO: Oggi, se incontrassi quel ragazzo che voleva aprire una libreria, che cosa gli diresti?
GIULIO: Gli chiederei scusa.
Lo psicologo non scrive nulla.
GIULIO: Gli chiederei scusa perché l'ho lasciato solo. Ogni volta che rinunciavo a qualcosa che desideravo per fare ciò che era giusto, gli dicevo che un giorno sarebbe stato felice. Gli promettevo che ne sarebbe valsa la pena.
PSICOLOGO: E ne è valsa la pena?
Giulio guarda fuori dalla finestra.
GIULIO: Non lo so. Ho fatto tutto quello che dovevo fare. È questo il problema: non riesco a capire quando ho smesso di fare anche quello che volevo.
............
Lo psicologo posa la penna. Per qualche istante guarda Giulio senza prendere appunti.
DOMANDA 3
PSICOLOGO: Cosa hai perso, cercando di diventare la persona che gli altri volevano che tu fossi?
GIULIO: La leggerezza.
PSICOLOGO: Mi racconti.
GIULIO: Sono cresciuto con l'idea che un uomo dovesse essere affidabile. Uno che non si lamenta, che mantiene la famiglia, che paga le bollette, che non si lascia travolgere dalle emozioni. Mio padre era così. Almeno, così lo vedevo io.
PSICOLOGO: E tu volevi essere come lui?
GIULIO: Volevo essere migliore di lui. Che è una cosa diversa, ma a volte è ancora peggio.
Accenna una risata amara.
GIULIO: Ho scelto un lavoro sicuro invece di quello che amavo. Ho comprato una casa più grande di quella di cui avevamo bisogno. Ho fatto carriera, ho imparato a parlare di investimenti, di mutui, di pensione. Quando qualcuno mi chiedeva come stavo, rispondevo sempre "bene". Anche quando non era vero.
PSICOLOGO: Perché?
GIULIO: Perché avevo paura che, se avessi mostrato una crepa, tutto quello che avevo costruito sarebbe crollato.
PSICOLOGO: E che cosa avresti voluto fare, invece?
GIULIO: Avrei voluto aprire una piccola libreria. Non per diventare ricco. Per stare in mezzo ai libri, parlare con le persone, avere il tempo di leggere al mattino senza sentirmi in colpa.
Sorride appena.
GIULIO: Mia moglie diceva che era un'idea da ragazzo. Mio padre avrebbe detto che non era un lavoro serio. E io ho finito per crederci anch'io.
PSICOLOGO: Oggi, se incontrassi quel ragazzo che voleva aprire una libreria, che cosa gli diresti?
GIULIO: Gli chiederei scusa.
Lo psicologo non scrive nulla.
GIULIO: Gli chiederei scusa perché l'ho lasciato solo. Ogni volta che rinunciavo a qualcosa che desideravo per fare ciò che era giusto, gli dicevo che un giorno sarebbe stato felice. Gli promettevo che ne sarebbe valsa la pena.
PSICOLOGO: E ne è valsa la pena?
Giulio guarda fuori dalla finestra.
GIULIO: Non lo so. Ho fatto tutto quello che dovevo fare. È questo il problema: non riesco a capire quando ho smesso di fare anche quello che volevo.
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GinoPaolini: Mucha Mierda! 🫤 Purtroppo è vero... Non c'è un momento, non te ne accorgi, finché non guardi indietro. 😮💨
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22 Ottobre alle ore 22:27 · Ti stimo · Rispondi



