Chiacchiera
oggi alle ore 19:42 - 1.230 visualizzazioni
Ricordi tragici dell'infanzia.
Il trinomio quadrato perfetto, o: il giorno in cui la matematica mi giurò fedeltà eterna e non si fece più vedere.
Nel 1966 il maestro ci guardò con occhi lucidi, quasi commossi, e disse: «Ragazzi, questo vi servirà per tutta la vita». Era una voce solenne, da sacerdote. Io gli credetti, come si crede alla Befana e alle previsioni del tempo.
Così passai mesi interi sulle tracce del trinomio quadrato perfetto. Il quadrato del primo, più il doppio prodotto del primo per il secondo, più il quadrato del secondo: una litania che mi entrò nel cervello e ne cacciò a calci tutto il resto, compreso il nome di mia zia. Studiavo di notte alla luce di una lampadina da quaranta watt, con il pigiama che sapeva di naftalina. Piangevo sulle pagine come un salice sul Naviglio. Mia madre, per pietà, mise mano al portafoglio e mi pagò le ripetizioni da un signore con le dita gialle di gesso, che mi guardava come si guarda un cavallo azzoppato.
E poi? Poi niente. Aspetto ancora, in questi decenni di onesta attesa, che un direttore di banca mi dica: «Signor Franco, per concederle il mutuo dovrebbe prima scomporre questo trinomio». Non è mai successo. Mai! Nemmeno il carabiniere al posto di blocco, che pure è un uomo severo, mi ha chiesto: «Libretto, bollo e fattorizzi questo polinomio, prego». Il dottore, vedendomi la pressione a duecento, non ha mai sospirato: «Prima di curarla, risolva questa equazione». E al colloquio di lavoro nessuno mi ha domandato: «Sa lavorare in squadra?». «Sissignore.» «Bene, ora semplifichi questa espressione algebrica.»
Che bugia, signori. Che bugia gigantesca, da guinness dei primati! Le tasse le pago ogni anno, puntuali come la morte e persino più affezionate. Il trinomio, invece, non si è presentato nemmeno a salutare. Ci hanno rubato le notti, le lacrime e le bocciature, e oggi di tutto quel sudore ricordiamo soltanto il nome. Il resto dorme nello stesso cimitero della tavola periodica e del flauto dolce, che dopo la quinta elementare non ha più emesso un fiato.
Eppure, se un giorno il mondo dovesse crollare e la salvezza dell'umanità dipendesse da un trinomio quadrato perfetto, avremo almeno la coerenza di estinguerci tutti insieme. Perché qui, vi giuro, non se lo ricorda nessuno.
Il trinomio quadrato perfetto, o: il giorno in cui la matematica mi giurò fedeltà eterna e non si fece più vedere.
Nel 1966 il maestro ci guardò con occhi lucidi, quasi commossi, e disse: «Ragazzi, questo vi servirà per tutta la vita». Era una voce solenne, da sacerdote. Io gli credetti, come si crede alla Befana e alle previsioni del tempo.
Così passai mesi interi sulle tracce del trinomio quadrato perfetto. Il quadrato del primo, più il doppio prodotto del primo per il secondo, più il quadrato del secondo: una litania che mi entrò nel cervello e ne cacciò a calci tutto il resto, compreso il nome di mia zia. Studiavo di notte alla luce di una lampadina da quaranta watt, con il pigiama che sapeva di naftalina. Piangevo sulle pagine come un salice sul Naviglio. Mia madre, per pietà, mise mano al portafoglio e mi pagò le ripetizioni da un signore con le dita gialle di gesso, che mi guardava come si guarda un cavallo azzoppato.
E poi? Poi niente. Aspetto ancora, in questi decenni di onesta attesa, che un direttore di banca mi dica: «Signor Franco, per concederle il mutuo dovrebbe prima scomporre questo trinomio». Non è mai successo. Mai! Nemmeno il carabiniere al posto di blocco, che pure è un uomo severo, mi ha chiesto: «Libretto, bollo e fattorizzi questo polinomio, prego». Il dottore, vedendomi la pressione a duecento, non ha mai sospirato: «Prima di curarla, risolva questa equazione». E al colloquio di lavoro nessuno mi ha domandato: «Sa lavorare in squadra?». «Sissignore.» «Bene, ora semplifichi questa espressione algebrica.»
Che bugia, signori. Che bugia gigantesca, da guinness dei primati! Le tasse le pago ogni anno, puntuali come la morte e persino più affezionate. Il trinomio, invece, non si è presentato nemmeno a salutare. Ci hanno rubato le notti, le lacrime e le bocciature, e oggi di tutto quel sudore ricordiamo soltanto il nome. Il resto dorme nello stesso cimitero della tavola periodica e del flauto dolce, che dopo la quinta elementare non ha più emesso un fiato.
Eppure, se un giorno il mondo dovesse crollare e la salvezza dell'umanità dipendesse da un trinomio quadrato perfetto, avremo almeno la coerenza di estinguerci tutti insieme. Perché qui, vi giuro, non se lo ricorda nessuno.
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Ah, Birichina, se fosse così sarei veramente felice! 😄 Purtroppo, con i miei quasi 70 anni (li compio a dicembre), devo ancora lavorare per mantenermi. Sono stato all'estero quasi tutta la vita e ho sempre lavorato in proprio: non mi lamento, non sto male, però non percepisco nessuna pensione. 😉