Vaccata
ieri alle ore 18:21 - 3.521 visualizzazioni
La Cina ha fatto arrivare alle Nazioni Unite un messaggio molto chiaro: basta con le sanzioni, le pressioni e le minacce contro gli altri Paesi. Pechino ha chiesto agli Stati Uniti di porre fine al blocco contro Cuba e ha difeso il principio della sovranità degli Stati.
E io mi domando: fino a dove si vuole arrivare?
Gli Stati Uniti sono una grande potenza. La Cina è una grande potenza. La Russia è una potenza nucleare. L'India è una grande potenza. Ci sono poi altri Paesi con interessi, alleanze e capacità militari importanti.
Pensare di poter affrontare ogni problema attraverso minacce, sanzioni, pressioni economiche o dimostrazioni di forza significa giocare con qualcosa di estremamente pericoloso.
Trump non è il padrone del mondo. È il presidente degli Stati Uniti, non il presidente dell'intero pianeta. Nessun presidente americano, cinese, russo o di qualsiasi altro Paese può decidere da solo quale debba essere il destino delle altre nazioni.
E soprattutto c'è una cosa che sembra essere dimenticata troppo spesso: in una guerra tra grandi potenze non pagano il prezzo quelli che prendono le decisioni nei palazzi. Lo pagano i cittadini.
Pagano le famiglie.
Pagano i lavoratori.
Pagano i bambini.
Pagano gli anziani.
Pagano le persone che vogliono semplicemente vivere in pace.
E quando entrano in gioco potenze nucleari, il rischio diventa ancora più grave. Una guerra di questo livello non sarebbe una partita nella quale qualcuno festeggia la vittoria. Sarebbe una tragedia umana, economica e ambientale dalle conseguenze difficilissime da controllare.
E anche l'Europa dovrebbe riflettere.
L'Europa non può limitarsi a seguire ogni escalation internazionale come se fosse inevitabile. Prima di parlare di armi, riarmo e confronto, dovrebbe chiedersi quanto costerebbe tutto questo ai cittadini europei e quale futuro stiamo costruendo per i nostri figli.
La storia ci ha già insegnato che le guerre possono iniziare con parole, minacce, provocazioni e ultimatum e poi sfuggire al controllo.
Per questo io dico una cosa molto semplice:
BASTA CON LA POLITICA DELLA FORZA.
Il mondo non ha bisogno di presidenti che si comportano come se avessero il diritto di comandare tutti gli altri.
Ha bisogno di diplomazia.
Ha bisogno di rispetto.
Ha bisogno di negoziati.
Ha bisogno di leader capaci di fermarsi prima che sia troppo tardi.
Perché alla fine, quando cadono le bombe, non muoiono i potenti nei loro palazzi: muore la gente comune.
E una guerra che lascia milioni di persone senza casa, senza futuro e senza vita non può essere chiamata una vittoria.
Il mondo non appartiene a Trump. Non appartiene a Putin. Non appartiene a Xi Jinping. Non appartiene a nessun presidente.
Il mondo appartiene alle persone che ci vivono. E quelle persone hanno diritto alla pace.
Dilma da Silva
E io mi domando: fino a dove si vuole arrivare?
Gli Stati Uniti sono una grande potenza. La Cina è una grande potenza. La Russia è una potenza nucleare. L'India è una grande potenza. Ci sono poi altri Paesi con interessi, alleanze e capacità militari importanti.
Pensare di poter affrontare ogni problema attraverso minacce, sanzioni, pressioni economiche o dimostrazioni di forza significa giocare con qualcosa di estremamente pericoloso.
Trump non è il padrone del mondo. È il presidente degli Stati Uniti, non il presidente dell'intero pianeta. Nessun presidente americano, cinese, russo o di qualsiasi altro Paese può decidere da solo quale debba essere il destino delle altre nazioni.
E soprattutto c'è una cosa che sembra essere dimenticata troppo spesso: in una guerra tra grandi potenze non pagano il prezzo quelli che prendono le decisioni nei palazzi. Lo pagano i cittadini.
Pagano le famiglie.
Pagano i lavoratori.
Pagano i bambini.
Pagano gli anziani.
Pagano le persone che vogliono semplicemente vivere in pace.
E quando entrano in gioco potenze nucleari, il rischio diventa ancora più grave. Una guerra di questo livello non sarebbe una partita nella quale qualcuno festeggia la vittoria. Sarebbe una tragedia umana, economica e ambientale dalle conseguenze difficilissime da controllare.
E anche l'Europa dovrebbe riflettere.
L'Europa non può limitarsi a seguire ogni escalation internazionale come se fosse inevitabile. Prima di parlare di armi, riarmo e confronto, dovrebbe chiedersi quanto costerebbe tutto questo ai cittadini europei e quale futuro stiamo costruendo per i nostri figli.
La storia ci ha già insegnato che le guerre possono iniziare con parole, minacce, provocazioni e ultimatum e poi sfuggire al controllo.
Per questo io dico una cosa molto semplice:
BASTA CON LA POLITICA DELLA FORZA.
Il mondo non ha bisogno di presidenti che si comportano come se avessero il diritto di comandare tutti gli altri.
Ha bisogno di diplomazia.
Ha bisogno di rispetto.
Ha bisogno di negoziati.
Ha bisogno di leader capaci di fermarsi prima che sia troppo tardi.
Perché alla fine, quando cadono le bombe, non muoiono i potenti nei loro palazzi: muore la gente comune.
E una guerra che lascia milioni di persone senza casa, senza futuro e senza vita non può essere chiamata una vittoria.
Il mondo non appartiene a Trump. Non appartiene a Putin. Non appartiene a Xi Jinping. Non appartiene a nessun presidente.
Il mondo appartiene alle persone che ci vivono. E quelle persone hanno diritto alla pace.
Dilma da Silva
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NapoLeone66: Dillo a Putin...poi cmq non ha scritto sicuramente lui quel discorso...
ieri alle ore 18:26 · Ti stimo · Rispondi
Mosayco:

ieri alle ore 19:01 · Ti stimo · Rispondi



