Vaccata
oggi alle ore 14:34 - 1.771 visualizzazioni
“Non è stato condannato l'Egitto. Sono state condannate tre persone”.
Tre persone. Così Antonio Tajani, ministro degli Esteri della Repubblica italiana, ha liquidato la sentenza sul caso Regeni.
Quelle “tre persone”, però, sono un maggiore e due colonnelli dei servizi di sicurezza egiziani. Il quarto imputato, assolto, era un generale di polizia.
Altro che “tre persone”: sono uomini degli apparati dello Stato egiziano.
Giulio Regeni è stato sequestrato al Cairo il 25 gennaio 2016. Il suo corpo è stato ritrovato nove giorni dopo, seminudo, abbandonato lungo una strada, con i segni delle torture. Per dieci anni la magistratura italiana ha cercato di portare davanti a un giudice gli uomini accusati di averlo sequestrato, torturato e ucciso.
E per dieci anni quei quattro uomini degli apparati egiziani non si sono mai presentati davanti ai giudici. Sono rimasti irreperibili proprio per la mancata collaborazione da parte dell'Egitto.
Poi finalmente arriva una sentenza in cui tre ufficiali dei servizi egiziani vengono condannati a dieci anni per il sequestro di Giulio e qual è una delle prime preoccupazioni del ministro degli Esteri italiano?
Precisare che l'Egitto non è stato condannato.
Come se il problema fossero tre tizi qualunque che una sera hanno deciso di rapire un ragazzo per conto proprio.
Erano uomini dei servizi di sicurezza egiziani, ministro. E ridurre dieci anni di depistaggi, silenzi e mancata collaborazione a “tre persone” non cambia chi fossero.
Cambia solo la misura dell'indecenza con cui il governo italiano continua a pronunciare la parola Egitto quando si parla di Giulio Regeni.
Tre persone. Così Antonio Tajani, ministro degli Esteri della Repubblica italiana, ha liquidato la sentenza sul caso Regeni.
Quelle “tre persone”, però, sono un maggiore e due colonnelli dei servizi di sicurezza egiziani. Il quarto imputato, assolto, era un generale di polizia.
Altro che “tre persone”: sono uomini degli apparati dello Stato egiziano.
Giulio Regeni è stato sequestrato al Cairo il 25 gennaio 2016. Il suo corpo è stato ritrovato nove giorni dopo, seminudo, abbandonato lungo una strada, con i segni delle torture. Per dieci anni la magistratura italiana ha cercato di portare davanti a un giudice gli uomini accusati di averlo sequestrato, torturato e ucciso.
E per dieci anni quei quattro uomini degli apparati egiziani non si sono mai presentati davanti ai giudici. Sono rimasti irreperibili proprio per la mancata collaborazione da parte dell'Egitto.
Poi finalmente arriva una sentenza in cui tre ufficiali dei servizi egiziani vengono condannati a dieci anni per il sequestro di Giulio e qual è una delle prime preoccupazioni del ministro degli Esteri italiano?
Precisare che l'Egitto non è stato condannato.
Come se il problema fossero tre tizi qualunque che una sera hanno deciso di rapire un ragazzo per conto proprio.
Erano uomini dei servizi di sicurezza egiziani, ministro. E ridurre dieci anni di depistaggi, silenzi e mancata collaborazione a “tre persone” non cambia chi fossero.
Cambia solo la misura dell'indecenza con cui il governo italiano continua a pronunciare la parola Egitto quando si parla di Giulio Regeni.
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Barbyturiko: ...quando cammina per strada, le merde di cane abbandonate, non ce la fanno e di nascondono...
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oggi alle ore 14:51 · Ti stimo · Rispondi
shironeko: Dall'amico del nano delinquente cosa ci si puo' aspettare,in piu- e' un ignorante galattico
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oggi alle ore 14:59 · Ti stimo · Rispondi



