Chiacchiera
oggi alle ore 09:41 - 1.517 visualizzazioni
E' già lunedì.
Riflessioni di un giornalista che si guarda intorno.
Di Luciano Ragno
Quelle mani e quel cous cous
che costruiscono la Pace.
Inizio anni '80. Tre giorni ad Erice, inviato del “Messaggero”, a seguire il vertice promosso dal professore Antonino Zichichi. Scienziati da tutto il mondo parlano di Pace illustrando progetti per abbattere barriere ideologiche , politiche e razziali. Artefice la Scienza senza segreti e senza frontiere.
Al termine della conferenza stampa la colazione. Servono il cous cous, non lo conoscevo. Scienziati e giornalisti insieme mangiando cous cous e parlando di Pace.
Curioso chiedo al cuoco: “ Come si prepara questo piatto?”. E lui. “ Con le mani”.
Ogni volta che al ristorante ho ordinato- e lo faccio ancora-il cous cous lo lego al ricordo di quelle mani e di quell'incontro di Pace. Perché sono le mani dell'uomo di buona volontà, senza sogni di potere e con tanta voglia di aiutare gli altri ,che costruiscono la Pace.
E ieri , leggendo un articolo di Martina Liverani su “La Repubblica”,quelle mani e quel cous cous sono tornati.
A San Vito Lo Capo- non distante da Erice- la prossima settimana si svolgerà il campionato del mondo di cous cous . Da anni si usa questo piatto, condiviso da popoli e tradizioni diverse, come terreno di incontro.
E arrivo alle mani. Quest'anno ,ancora una volta, gareggeranno gli chef Shady Hasbun e Tze'ela Rubinstein, protagonisti della squadra United. Lui è palestinese, lei israeliana. Vivono in Toscana. L'altro anno hanno gareggiato in squadre diverse: il primo per la Palestina, l'altra per Israele. Questa volta sono nella stessa squadra per dare un segnale di Pace.
Continuano parlare di Pace quelle mani che preparano il cous cous .
Lo slogan della manifestazione è: “Make cous cous not war” (“ Fate cous cous non la guerra&rdquo😉.
________________________
Ringrazio la collega Martina Liverani. Complimenti per il bellissimo articolo. Dallo stesso articolo ho preso l'immagine. Sempre grazie.
Riflessioni di un giornalista che si guarda intorno.
Di Luciano Ragno
Quelle mani e quel cous cous
che costruiscono la Pace.
Inizio anni '80. Tre giorni ad Erice, inviato del “Messaggero”, a seguire il vertice promosso dal professore Antonino Zichichi. Scienziati da tutto il mondo parlano di Pace illustrando progetti per abbattere barriere ideologiche , politiche e razziali. Artefice la Scienza senza segreti e senza frontiere.
Al termine della conferenza stampa la colazione. Servono il cous cous, non lo conoscevo. Scienziati e giornalisti insieme mangiando cous cous e parlando di Pace.
Curioso chiedo al cuoco: “ Come si prepara questo piatto?”. E lui. “ Con le mani”.
Ogni volta che al ristorante ho ordinato- e lo faccio ancora-il cous cous lo lego al ricordo di quelle mani e di quell'incontro di Pace. Perché sono le mani dell'uomo di buona volontà, senza sogni di potere e con tanta voglia di aiutare gli altri ,che costruiscono la Pace.
E ieri , leggendo un articolo di Martina Liverani su “La Repubblica”,quelle mani e quel cous cous sono tornati.
A San Vito Lo Capo- non distante da Erice- la prossima settimana si svolgerà il campionato del mondo di cous cous . Da anni si usa questo piatto, condiviso da popoli e tradizioni diverse, come terreno di incontro.
E arrivo alle mani. Quest'anno ,ancora una volta, gareggeranno gli chef Shady Hasbun e Tze'ela Rubinstein, protagonisti della squadra United. Lui è palestinese, lei israeliana. Vivono in Toscana. L'altro anno hanno gareggiato in squadre diverse: il primo per la Palestina, l'altra per Israele. Questa volta sono nella stessa squadra per dare un segnale di Pace.
Continuano parlare di Pace quelle mani che preparano il cous cous .
Lo slogan della manifestazione è: “Make cous cous not war” (“ Fate cous cous non la guerra&rdquo😉.
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Ringrazio la collega Martina Liverani. Complimenti per il bellissimo articolo. Dallo stesso articolo ho preso l'immagine. Sempre grazie.
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