Chiacchiera
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Ombromantolivello 9
ieri alle ore 14:46 - 2.967 visualizzazioni
E risparmiatevi il "ma lui vive a Montecarlo"

Una specie di silenzio che segue le bombe, e non è pace, è un'aula vuota, un quaderno bruciato, un banco senza nessuno seduto.
Jannik Sinner, che ha ventiquattro anni e un numero uno del mondo cucito addosso, ha deciso di riempire quel silenzio con qualcosa di più concreto di un trofeo. La sua Fondazione, nata appena un anno fa, ha firmato con l'UNICEF Italia un accordo che durerà due anni e che porterà istruzione a quasi centomila bambine e bambini che oggi vivono dentro una guerra o dentro una crisi che ha inghiottito le loro scuole. Non parole, ma scatole: gli School-in-a-Box con quaderni, matite, righelli, capaci di trasformare in aula qualunque angolo rimasto in piedi; i kit per la primissima infanzia, pensati per chi non ha ancora parole per raccontare cosa ha visto; i kit per il gioco, perché anche nel mezzo del disastro un bambino ha diritto a un pallone, a una corsa, a un momento in cui tornare semplicemente bambino. Christina Tauber, che dirige la Fondazione, lo ha detto con una semplicità che commuove: vogliono creare spazi dove i più piccoli possano imparare, giocare, muoversi. Ecco perché Sinner è una rarità: non usa la propria luce per illuminare se stesso, la usa per restituire a chi ha perso tutto la cosa più difficile da rubare, il futuro. In un mondo che
misura il successo in numeri, lui ha scelto di misurarlo in bambini che torneranno a sedersi su un banco.
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Vaccata