Chiacchiera
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fceruttilivello 4
6 Settembre - 2.678 visualizzazioni
La legge scelta a piacere.

– Maestro, ho sentito qualcuno dire: "quel comportamento è vietato, lo dice il testo sacro, punto". Ma se il testo sacro dice tante altre cose che nessuno rispetta più, che senso ha invocarlo solo per quel punto?

– Mio caro ingenuo, hai messo il dito su una delle contraddizioni più antiche e più comode del pensiero umano: il letteralismo selettivo.

– Il letteralismo selettivo? Che cosa significa esattamente?

– Significa prendere un testo antico, dichiararlo valido alla lettera, ma solo nella parte che conferma ciò che già si voleva credere, e lasciare cadere in silenzio tutto il resto.

– Ma se un testo è sacro, o autorevole, non dovrebbe valere tutto allo stesso modo? O tutto o niente?

– Esattamente questa è la domanda scomoda, ingenuo. Se davvero un precetto vale perché scritto in un certo capitolo, allora anche il precetto scritto due righe più sotto, nello stesso capitolo, dovrebbe valere allo stesso modo.

– Mi faccia un esempio, Maestro, perché ancora non vedo bene la contraddizione.

– Prendi un testo antico che regola in dettaglio la vita quotidiana: cosa mangiare, come vestirsi, come trattare i servi, come coltivare i campi. Chi cita quel testo per condannare un unico comportamento moderno, di solito non porta a tavola le stesse regole sull'alimentazione, non veste secondo quelle stesse norme, e non applica quelle stesse regole sulla servitù.

– Quindi sceglie un versetto e ne ignora cento?

– Proprio così. E la domanda che dovremmo porre a chi fa questa scelta è semplice: con quale criterio decidi quale riga è ancora vincolante e quale riga è ormai superata?

– Forse... con il criterio di ciò che gli fa comodo credere?

– Bravo ingenuo, ci sei arrivato da solo. Il criterio, quasi sempre, non è il testo in sé, ma il giudizio che si aveva già prima di aprire il testo. Il testo antico viene usato come autorità esterna per legittimare una condanna che in realtà nasce altrove.

– Ma allora, Maestro, il problema non è il testo, è come lo si usa?

– Esattamente. Il testo resta quello che è: un insieme coerente, scritto in un contesto storico preciso, con la sua logica interna. Il problema nasce quando qualcuno lo smonta pezzo per pezzo, tiene solo il pezzo utile alla propria tesi e getta via il resto senza dirlo.

– E chi glielo fa notare, come si sente rispondere di solito?

– Di solito si sente rispondere con imbarazzo, o con un cambio di argomento, perché è molto più facile brandire una regola contro qualcun altro che applicarsene cento a se stessi.

– Quindi la vera domanda da porre a chi cita un precetto antico per condannare qualcuno non è "il testo lo dice davvero?", ma...

– Ma "sei disposto a rispettare, con la stessa fermezza, anche tutte le altre righe di quello stesso testo?" Se la risposta è no, allora quel precetto non viene invocato per fedeltà al testo, ma per comodità del momento.

– Ho capito, Maestro. Non è il testo antico ad essere in errore, è la coerenza di chi lo cita ad essere messa alla prova.

– Proprio così, ingenuo. E questa, credo, è una lezione che vale ben oltre i testi sacri: vale ogni volta che qualcuno invoca una regola solo quando gli conviene, e la dimentica quando gli scomoda. Ora permettimi di riposare: ne abbiamo detto abbastanza per oggi.

– Grazie, Maestro.
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Vaccata