Chiacchiera
6 Settembre - 3.044 visualizzazioni
SCUSATE... ho trovato sul web questo, qualcuno è al corrente ? E' una colossale bufala oppure è vera?
Nikolàj L'vovič Tuzenbach
«Chi siete?».
«Il collettivo etnofemminista "Alinghe Dlinghe Dling" di Torino. Stiamo manifestando in favore del pedofilo immigrato, ingiustamente trattenuto due giorni in carcere dalle leggi fasciste del Governo. Giustizia per Alinghe!».
«Etnofemministe? Che giustificano uno stupratore? Di bambine, per giunta? Potete spiegare?».
«Etnofemministe perché siamo convinte che la violenza sia da punire in base all'etnia, alla cultura e al colore della pelle di chi commette il reato, se di reato poi vogliamo parlare. Lo stupro di un immigrato è meno grave di quello di un italiano di pelle bianca, civilizzato e di cultura occidentale. Forse che in Occidente lapidiamo? Frustiamo? Appendiamo alle gru? Abbiamo sedici mogli e settantadue figli a carico del welfare? Allora perché pretendere da chi è così diverso, una considerazione della donna come quella che abbiamo noi? Dobbiamo rispettare, meticciare e includere, sempre nel rispetto delle diversità. Non dimentichiamo che in Italia, il vero problema è il fascismo».
«Davanti alla legge, quindi, il proprio corpus di credenze originario può essere usato come attenuante?».
«O come aggravante, se stai sulle palle al giudice. Per quanto riguarda i soprusi sulle donne, è fondamentale comprendere in che modo gli uomini gestiscono l'impulso alla violenza. Qui da noi è certamente esecrabile abusare di una donna, ma in posti dove i padri uccidono le figlie per rispettare usanze e tradizioni che risalgono al paleolitico, che vogliamo fare? Andare da quegli uomini a spiegargli che dovrebbero vivere come noi? Fargli fare un balzo evolutivo di diecimila anni in un pomeriggio? Ma per favore...».
«Be', se vivono nel nostro paese, il minimo sindacale che ci si aspetterebbe da loro, è quello che rispettino le nostre leggi».
«Loro rispettano la legge di Dio e basta, da noi pretendono solo sussidi, cure gratuite, niente tasse e giudici compiacenti, in cambio del voto. Se li facciamo incazzare e poi votano Vannacci? Meglio tenerseli buoni e abbozzare, anche a discapito degli italiani».
«A casa mia si chiama ricatto».
«Per il piddì, invece, si chiama progressismo».
«Che buffo, di solito la parola "progresso" ha un'accezione positiva».
«Infatti ho detto "progressismo", non "progresso", e il progressismo rispetta ogni cultura, anche quelle tribali o primitive, quando conviene a livello politico. Se il suo commercialista, poniamo, prendesse a schiaffi la sua segretaria davanti a lei, ne rimarrebbe sconcertato, giusto? Interverrebbe per difendere la donna, no?».
«In effetti...».
«Se lo fa un immigrato su sua moglie non si intromette, per non offenderlo e per evitare che una giudicessa la incrimini per razzismo. Le associazioni di immigrati poi inizierebbero a protestare, i loro referenti piddini a spaventarsi e la giunta della città potrebbe scricchiolare pericolosamente. A finire in galera è un attimo, quando si ha a che fare con i nuovi elettori. Meglio fare a botte col suo commercialista, mi creda».
«Quindi siete per due codici, due legislazioni parallele, una per gli italiani e una per gli immigrati».
«Questa cosa già c'è, in Italia. Pretendiamo solo che quando un immigrato stupra una donna, si rispetti il suo diritto alla violenza. Non dimentichiamo che in Italia, il vero problema è il fascismo».
«Ma voi donne dovreste essere contro la violenza di genere, indipendentemente da tutto. È del vostro corpo e della vostra dignità che stiamo parlando».
«Noi, prima di essere donne, siamo antifasciste e onoriamo le diversità. Se il nostro fidanzato la sera esce per andare a capre con gli amici, noi lo rispettiamo. Se tornato a casa ci riempie di botte, perché la capra ha finto l'orgasmo, lo rispettiamo. Se stupra una bambina, e per salvarsi il culo fa il piantarello, lo rispettiamo. Se mangia i topi, non si lava, non sa allacciarsi le scarpe e porta la stessa sottana estate e inverno, noi lo rispettiamo».
«Perché usi il plurale?».
«Perché siamo tutte fidanzate con lo stesso uomo».
«E vi permette di fare le femministe? Di manifestare? Di pensare?».
«Certo che no, è per questo che ci riuniamo di nascosto in questa palestra, il venerdì».
«E accettate tutto questo?».
«Certo che sì. Non dimentichiamo che in Italia, il vero problema è il fascismo».
Nikolàj L'vovič Tuzenbach
«Chi siete?».
«Il collettivo etnofemminista "Alinghe Dlinghe Dling" di Torino. Stiamo manifestando in favore del pedofilo immigrato, ingiustamente trattenuto due giorni in carcere dalle leggi fasciste del Governo. Giustizia per Alinghe!».
«Etnofemministe? Che giustificano uno stupratore? Di bambine, per giunta? Potete spiegare?».
«Etnofemministe perché siamo convinte che la violenza sia da punire in base all'etnia, alla cultura e al colore della pelle di chi commette il reato, se di reato poi vogliamo parlare. Lo stupro di un immigrato è meno grave di quello di un italiano di pelle bianca, civilizzato e di cultura occidentale. Forse che in Occidente lapidiamo? Frustiamo? Appendiamo alle gru? Abbiamo sedici mogli e settantadue figli a carico del welfare? Allora perché pretendere da chi è così diverso, una considerazione della donna come quella che abbiamo noi? Dobbiamo rispettare, meticciare e includere, sempre nel rispetto delle diversità. Non dimentichiamo che in Italia, il vero problema è il fascismo».
«Davanti alla legge, quindi, il proprio corpus di credenze originario può essere usato come attenuante?».
«O come aggravante, se stai sulle palle al giudice. Per quanto riguarda i soprusi sulle donne, è fondamentale comprendere in che modo gli uomini gestiscono l'impulso alla violenza. Qui da noi è certamente esecrabile abusare di una donna, ma in posti dove i padri uccidono le figlie per rispettare usanze e tradizioni che risalgono al paleolitico, che vogliamo fare? Andare da quegli uomini a spiegargli che dovrebbero vivere come noi? Fargli fare un balzo evolutivo di diecimila anni in un pomeriggio? Ma per favore...».
«Be', se vivono nel nostro paese, il minimo sindacale che ci si aspetterebbe da loro, è quello che rispettino le nostre leggi».
«Loro rispettano la legge di Dio e basta, da noi pretendono solo sussidi, cure gratuite, niente tasse e giudici compiacenti, in cambio del voto. Se li facciamo incazzare e poi votano Vannacci? Meglio tenerseli buoni e abbozzare, anche a discapito degli italiani».
«A casa mia si chiama ricatto».
«Per il piddì, invece, si chiama progressismo».
«Che buffo, di solito la parola "progresso" ha un'accezione positiva».
«Infatti ho detto "progressismo", non "progresso", e il progressismo rispetta ogni cultura, anche quelle tribali o primitive, quando conviene a livello politico. Se il suo commercialista, poniamo, prendesse a schiaffi la sua segretaria davanti a lei, ne rimarrebbe sconcertato, giusto? Interverrebbe per difendere la donna, no?».
«In effetti...».
«Se lo fa un immigrato su sua moglie non si intromette, per non offenderlo e per evitare che una giudicessa la incrimini per razzismo. Le associazioni di immigrati poi inizierebbero a protestare, i loro referenti piddini a spaventarsi e la giunta della città potrebbe scricchiolare pericolosamente. A finire in galera è un attimo, quando si ha a che fare con i nuovi elettori. Meglio fare a botte col suo commercialista, mi creda».
«Quindi siete per due codici, due legislazioni parallele, una per gli italiani e una per gli immigrati».
«Questa cosa già c'è, in Italia. Pretendiamo solo che quando un immigrato stupra una donna, si rispetti il suo diritto alla violenza. Non dimentichiamo che in Italia, il vero problema è il fascismo».
«Ma voi donne dovreste essere contro la violenza di genere, indipendentemente da tutto. È del vostro corpo e della vostra dignità che stiamo parlando».
«Noi, prima di essere donne, siamo antifasciste e onoriamo le diversità. Se il nostro fidanzato la sera esce per andare a capre con gli amici, noi lo rispettiamo. Se tornato a casa ci riempie di botte, perché la capra ha finto l'orgasmo, lo rispettiamo. Se stupra una bambina, e per salvarsi il culo fa il piantarello, lo rispettiamo. Se mangia i topi, non si lava, non sa allacciarsi le scarpe e porta la stessa sottana estate e inverno, noi lo rispettiamo».
«Perché usi il plurale?».
«Perché siamo tutte fidanzate con lo stesso uomo».
«E vi permette di fare le femministe? Di manifestare? Di pensare?».
«Certo che no, è per questo che ci riuniamo di nascosto in questa palestra, il venerdì».
«E accettate tutto questo?».
«Certo che sì. Non dimentichiamo che in Italia, il vero problema è il fascismo».
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lo scopo è instillare odio su un terreno fertile, e di questo ne hanno vaste praterie.