Chiacchiera
5 Settembre - 2.908 visualizzazioni
La domanda che nessuno sa rispondere.
– Maestro, conosce quella domanda che in un colloquio di lavoro nessuno sa mai rispondere davvero?
– Dimmi, ingenuo, quale domanda intendi?
– "Perché non dovrei assumerla?" Basta sentirla e il cervello si blocca.
– Ah, sì, la conosco bene. E hai ragione: è una domanda che mette in trappola chiunque. Se dici un difetto vero, ti elimini da solo. Se dici un luogo comune, chi ti ascolta alza gli occhi al cielo. E se resti in silenzio, hai già perso.
– Ma allora perché la fanno, Maestro? Sembra quasi una tortura gratuita.
– Non è una tortura, ingenuo, è una misura. Serve a valutare quanto tu conosca davvero te stesso.
– Conoscere se stessi? Non è una cosa che tutti fanno, per definizione?
– Si crede che sia così, ma non lo è. Gli psicologi chiamano questa capacità metacognizione: sapere che cosa sai di te stesso e, soprattutto, sapere che cosa non sai.
– E quante persone possiedono davvero questa capacità?
– Pochissime, a dire il vero. Solo il dieci per cento delle persone possiede un'autentica consapevolezza di sé. Il restante novanta per cento crede di conoscersi, ma in realtà non si conosce affatto.
– Questo mi sorprende, Maestro. Allora quando chiedono "perché non dovrei assumerla", che cosa cercano davvero? Non vogliono scoprire il mio difetto peggiore?
– No, ingenuo, non è quello che cercano. Vogliono sentirti parlare con onestà, senza distruggerti e senza travestirti.
– Mi faccia un esempio, Maestro, perché ancora non capisco bene la differenza.
– Pensa a questa risposta: "Non ho esperienza in questo settore, ma da tre mesi mi sto formando." Questa frase mostra qualcosa che il perfezionista, quello che nega ogni difetto, non riesce a mostrare.
– E che cosa mostra, esattamente?
– Mostra che quella persona sa dove si trova e ha già un piano per andare avanti. Non è un mostrare debolezza, ingenuo: è mostrare consapevolezza di sé e responsabilità.
– Quindi la domanda non serve a smascherare, ma a rivelare chi sa guardarsi con onestà...
– Esattamente. E chi sa guardarsi con onestà, alla fine, è proprio chi merita fiducia.
– Grazie, Maestro.
– Maestro, conosce quella domanda che in un colloquio di lavoro nessuno sa mai rispondere davvero?
– Dimmi, ingenuo, quale domanda intendi?
– "Perché non dovrei assumerla?" Basta sentirla e il cervello si blocca.
– Ah, sì, la conosco bene. E hai ragione: è una domanda che mette in trappola chiunque. Se dici un difetto vero, ti elimini da solo. Se dici un luogo comune, chi ti ascolta alza gli occhi al cielo. E se resti in silenzio, hai già perso.
– Ma allora perché la fanno, Maestro? Sembra quasi una tortura gratuita.
– Non è una tortura, ingenuo, è una misura. Serve a valutare quanto tu conosca davvero te stesso.
– Conoscere se stessi? Non è una cosa che tutti fanno, per definizione?
– Si crede che sia così, ma non lo è. Gli psicologi chiamano questa capacità metacognizione: sapere che cosa sai di te stesso e, soprattutto, sapere che cosa non sai.
– E quante persone possiedono davvero questa capacità?
– Pochissime, a dire il vero. Solo il dieci per cento delle persone possiede un'autentica consapevolezza di sé. Il restante novanta per cento crede di conoscersi, ma in realtà non si conosce affatto.
– Questo mi sorprende, Maestro. Allora quando chiedono "perché non dovrei assumerla", che cosa cercano davvero? Non vogliono scoprire il mio difetto peggiore?
– No, ingenuo, non è quello che cercano. Vogliono sentirti parlare con onestà, senza distruggerti e senza travestirti.
– Mi faccia un esempio, Maestro, perché ancora non capisco bene la differenza.
– Pensa a questa risposta: "Non ho esperienza in questo settore, ma da tre mesi mi sto formando." Questa frase mostra qualcosa che il perfezionista, quello che nega ogni difetto, non riesce a mostrare.
– E che cosa mostra, esattamente?
– Mostra che quella persona sa dove si trova e ha già un piano per andare avanti. Non è un mostrare debolezza, ingenuo: è mostrare consapevolezza di sé e responsabilità.
– Quindi la domanda non serve a smascherare, ma a rivelare chi sa guardarsi con onestà...
– Esattamente. E chi sa guardarsi con onestà, alla fine, è proprio chi merita fiducia.
– Grazie, Maestro.
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