Chiacchiera
4 Settembre - 3.094 visualizzazioni
Il governo Meloni diventa il più longevo della storia della Repubblica - Bar Sport di Briga Novarese - venerdì, 4 settembre 2026.
Il Bar Sport quel venerdì mattina aveva l'aria di chi sa già che la giornata sarà lunga. Otello «Calorifero» lucidava il bancone con la solennità di un sagrestano, mentre il televisore appeso all'angolo trasmetteva le immagini della cerimonia di Bari, bandiere e applausi, il tutto commentato da una giornalista con la voce squillante di chi ha bevuto tre caffè di troppo.
Il ragionier Gualtieri alzò gli occhi dal suo Corriere, ripiegato con la precisione di un origami fiscale.
— Signori, oggi è un giorno storico. Il governo Meloni supera il Berlusconi due. Nuovo record di longevità della Repubblica.
— E lo festeggiano pure, come se fosse un matrimonio —disse la Mirella, sistemandosi la collana con un gesto che faceva tintinnare mezzo bar. — Io a un governo gli auguro tutto tranne gli anniversari.
Tonino «il Termosifone» aveva già tirato fuori il taccuino, quello con la copertina consumata dove annotava ogni giorno gli eventi del bar come fossero bollettini di guerra.
— Cronaca ufficiale del Bar Sport: oggi si registra un governo più longevo di certi matrimoni, più longevo di certe Fiat Panda, e sicuramente più longevo della pazienza del Peppone quando gli si rompe la chiave inglese buona.
— Lascia stare la chiave inglese, che quella almeno funziona quando serve —borbottò il Peppone, senza staccare gli occhi dal motorino che aveva portato dentro, non si sa bene perché, forse per solidarietà meccanica con la discussione.
El Poeta, dietro il bancone, si asciugò le mani nel grembiule nero e trovò subito la rima, come sempre, senza nemmeno cercarla.
— Governo che dura tanto e non si spacca, / è come pasta scotta che si attacca.
— Bella questa, Poeta, gliela rubo per il titolo di domani —disse Tonino, già scrivendo.
Otello, che di politica preferiva parlare il meno possibile, si limitò a versare un caffè al ragioniere e un'acqua tonica alla Mirella, muovendosi dietro il bancone con la calma di chi ha visto passare sette governi e altrettante crisi di nervi dei clienti.
— Io dico solo una cosa —riprese Gualtieri, aggiustandosi gli occhiali—. Durare tanto non vuol dire governare bene. Anche un callo dura tanto, e mica per questo lo festeggiamo con una cerimonia a Bari.
— Bravo, ragioniere, ecco la battuta del giorno —disse la Mirella, ridendo così forte che il collier rischiò di finire nel bicchiere.
— A Bari, poi —intervenne il Peppone, alzando finalmente lo sguardo dal motorino—. Perché sempre Bari? Ci sarà mica un patto segreto tra i politici e le orecchiette?
— Il Peppone oggi si è svegliato complottista —commentò El Poeta, scuotendo la testa mentre preparava uno spritz che nessuno aveva ordinato ma che, in giornate così, serviva comunque.
Tonino si schiarì la voce, pronto per la sintesi finale, quella che scriveva sempre in fondo alla pagina del taccuino con la matita quasi consumata.
— Riassumendo per i posteri del Bar Sport: il governo batte un record, il ragioniere lo paragona a un callo, il Peppone sospetta le orecchiette, la Mirella ride, il Poeta rima, e Otello, come sempre, versa da bere e non si schiera.
— Otello non si schiera mai —disse Otello, senza alzare gli occhi dal bicchiere che stava riempiendo—. Otello vende bibite, non ideologie.
— Saggio come un frigorifero —disse El Poeta, e questa volta la rima gliela rubò lui, ridendo per primo della propria battuta.
Fuori, il sole di settembre picchiava sul selciato di Briga Novarese, e dentro il Bar Sport la Repubblica, con tutto il suo nuovo record, continuava a essere commentata con la stessa serietà con cui si discute il campionato di calcio: con passione, con sospetto, e con almeno tre opinioni diverse per ogni singolo cliente.
Il Bar Sport quel venerdì mattina aveva l'aria di chi sa già che la giornata sarà lunga. Otello «Calorifero» lucidava il bancone con la solennità di un sagrestano, mentre il televisore appeso all'angolo trasmetteva le immagini della cerimonia di Bari, bandiere e applausi, il tutto commentato da una giornalista con la voce squillante di chi ha bevuto tre caffè di troppo.
Il ragionier Gualtieri alzò gli occhi dal suo Corriere, ripiegato con la precisione di un origami fiscale.
— Signori, oggi è un giorno storico. Il governo Meloni supera il Berlusconi due. Nuovo record di longevità della Repubblica.
— E lo festeggiano pure, come se fosse un matrimonio —disse la Mirella, sistemandosi la collana con un gesto che faceva tintinnare mezzo bar. — Io a un governo gli auguro tutto tranne gli anniversari.
Tonino «il Termosifone» aveva già tirato fuori il taccuino, quello con la copertina consumata dove annotava ogni giorno gli eventi del bar come fossero bollettini di guerra.
— Cronaca ufficiale del Bar Sport: oggi si registra un governo più longevo di certi matrimoni, più longevo di certe Fiat Panda, e sicuramente più longevo della pazienza del Peppone quando gli si rompe la chiave inglese buona.
— Lascia stare la chiave inglese, che quella almeno funziona quando serve —borbottò il Peppone, senza staccare gli occhi dal motorino che aveva portato dentro, non si sa bene perché, forse per solidarietà meccanica con la discussione.
El Poeta, dietro il bancone, si asciugò le mani nel grembiule nero e trovò subito la rima, come sempre, senza nemmeno cercarla.
— Governo che dura tanto e non si spacca, / è come pasta scotta che si attacca.
— Bella questa, Poeta, gliela rubo per il titolo di domani —disse Tonino, già scrivendo.
Otello, che di politica preferiva parlare il meno possibile, si limitò a versare un caffè al ragioniere e un'acqua tonica alla Mirella, muovendosi dietro il bancone con la calma di chi ha visto passare sette governi e altrettante crisi di nervi dei clienti.
— Io dico solo una cosa —riprese Gualtieri, aggiustandosi gli occhiali—. Durare tanto non vuol dire governare bene. Anche un callo dura tanto, e mica per questo lo festeggiamo con una cerimonia a Bari.
— Bravo, ragioniere, ecco la battuta del giorno —disse la Mirella, ridendo così forte che il collier rischiò di finire nel bicchiere.
— A Bari, poi —intervenne il Peppone, alzando finalmente lo sguardo dal motorino—. Perché sempre Bari? Ci sarà mica un patto segreto tra i politici e le orecchiette?
— Il Peppone oggi si è svegliato complottista —commentò El Poeta, scuotendo la testa mentre preparava uno spritz che nessuno aveva ordinato ma che, in giornate così, serviva comunque.
Tonino si schiarì la voce, pronto per la sintesi finale, quella che scriveva sempre in fondo alla pagina del taccuino con la matita quasi consumata.
— Riassumendo per i posteri del Bar Sport: il governo batte un record, il ragioniere lo paragona a un callo, il Peppone sospetta le orecchiette, la Mirella ride, il Poeta rima, e Otello, come sempre, versa da bere e non si schiera.
— Otello non si schiera mai —disse Otello, senza alzare gli occhi dal bicchiere che stava riempiendo—. Otello vende bibite, non ideologie.
— Saggio come un frigorifero —disse El Poeta, e questa volta la rima gliela rubò lui, ridendo per primo della propria battuta.
Fuori, il sole di settembre picchiava sul selciato di Briga Novarese, e dentro il Bar Sport la Repubblica, con tutto il suo nuovo record, continuava a essere commentata con la stessa serietà con cui si discute il campionato di calcio: con passione, con sospetto, e con almeno tre opinioni diverse per ogni singolo cliente.
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