Chiacchiera
2 Settembre - 3.885 visualizzazioni
Il rompiscatole e l'insopportabile.
– Maestro, ho un collega che mi mette costantemente alla prova, mi contraddice, mi punge con le sue domande. È un insopportabile, non trova?
– Caro ingenuo, prima di giudicare, fermati un momento. Non è detto che chi ti mette alla prova sia insopportabile. Potrebbe semplicemente essere un rompiscatole. E le due cose non sono affatto la stessa cosa.
– Non sono la stessa cosa? A me sembrano ugualmente fastidiose.
– Fastidiose sì, ma di natura diversa. Il rompiscatole è colui che ti sfida, ti mette in discussione, ti punzecchia — ed è vero, a volte è persistente, esigente, persino irritante. Ma dietro quel comportamento c'è qualcosa: un'informazione, un'intenzione, una motivazione.
– Quindi il rompiscatole avrebbe, in fondo, una ragione per comportarsi così?
– Esattamente. E spesso quella ragione è fondata: a volte ha ragione lui. L'insopportabile, invece, non cerca di migliorare nulla. Fa rumore, genera conflitto, si ripete senza offrire soluzioni e senza ascoltare.
– Mi faccia capire meglio, Maestro: come si riconosce l'uno dall'altro, nella pratica?
– Osserva questo: l'insopportabile insiste nel suo modo di agire anche quando tutti i fatti dimostrano il contrario. Il rompiscatole, invece, quando i fatti parlano chiaro, li ascolta.
– E dunque la differenza sta nell'ascolto?
– In parte sì. Ma c'è un altro segno, forse ancora più chiaro: il rompiscatole ti disturba, ma ti insegna qualcosa. L'insopportabile ti disturba, e nulla cambia.
– Quindi con il primo, alla fine, ci si guadagna qualcosa.
– Proprio così. Il rompiscatole accetta un argomento, se è valido. L'insopportabile non vuole ascoltare, punto. È una differenza piccola nell'apparenza, ma decisiva nella sostanza.
– Allora con il rompiscatole vale la pena discutere...
– Con il rompiscatole puoi imparare, puoi adattarti, puoi migliorare il tuo lavoro. Con l'insopportabile, invece, non sprecare energie: non ti porterà da nessuna parte.
– Ma Maestro, io stesso, a volte, insisto sulle mie idee, discuto, mi difendo con forza. Sto forse diventando insopportabile?
– No, ingenuo, e qui arriviamo al punto più importante di tutti. Tutti, prima o poi, siamo stati rompiscatole. Insistere, discutere, difendere le proprie idee — non c'è nulla di male in questo.
– E allora dove sta il pericolo?
– Il pericolo comincia nel momento in cui smetti di ascoltare, quando l'unica cosa che vuoi è avere ragione. Lì, caro ingenuo, comincia il vero disastro.
– Capisco, Maestro. Non è il pungolo a essere pericoloso, ma la sordità che a volte lo accompagna.
– Hai colto il punto. Ora lasciami riposare: ne abbiamo detto abbastanza per oggi.
– Grazie, Maestro.
– Maestro, ho un collega che mi mette costantemente alla prova, mi contraddice, mi punge con le sue domande. È un insopportabile, non trova?
– Caro ingenuo, prima di giudicare, fermati un momento. Non è detto che chi ti mette alla prova sia insopportabile. Potrebbe semplicemente essere un rompiscatole. E le due cose non sono affatto la stessa cosa.
– Non sono la stessa cosa? A me sembrano ugualmente fastidiose.
– Fastidiose sì, ma di natura diversa. Il rompiscatole è colui che ti sfida, ti mette in discussione, ti punzecchia — ed è vero, a volte è persistente, esigente, persino irritante. Ma dietro quel comportamento c'è qualcosa: un'informazione, un'intenzione, una motivazione.
– Quindi il rompiscatole avrebbe, in fondo, una ragione per comportarsi così?
– Esattamente. E spesso quella ragione è fondata: a volte ha ragione lui. L'insopportabile, invece, non cerca di migliorare nulla. Fa rumore, genera conflitto, si ripete senza offrire soluzioni e senza ascoltare.
– Mi faccia capire meglio, Maestro: come si riconosce l'uno dall'altro, nella pratica?
– Osserva questo: l'insopportabile insiste nel suo modo di agire anche quando tutti i fatti dimostrano il contrario. Il rompiscatole, invece, quando i fatti parlano chiaro, li ascolta.
– E dunque la differenza sta nell'ascolto?
– In parte sì. Ma c'è un altro segno, forse ancora più chiaro: il rompiscatole ti disturba, ma ti insegna qualcosa. L'insopportabile ti disturba, e nulla cambia.
– Quindi con il primo, alla fine, ci si guadagna qualcosa.
– Proprio così. Il rompiscatole accetta un argomento, se è valido. L'insopportabile non vuole ascoltare, punto. È una differenza piccola nell'apparenza, ma decisiva nella sostanza.
– Allora con il rompiscatole vale la pena discutere...
– Con il rompiscatole puoi imparare, puoi adattarti, puoi migliorare il tuo lavoro. Con l'insopportabile, invece, non sprecare energie: non ti porterà da nessuna parte.
– Ma Maestro, io stesso, a volte, insisto sulle mie idee, discuto, mi difendo con forza. Sto forse diventando insopportabile?
– No, ingenuo, e qui arriviamo al punto più importante di tutti. Tutti, prima o poi, siamo stati rompiscatole. Insistere, discutere, difendere le proprie idee — non c'è nulla di male in questo.
– E allora dove sta il pericolo?
– Il pericolo comincia nel momento in cui smetti di ascoltare, quando l'unica cosa che vuoi è avere ragione. Lì, caro ingenuo, comincia il vero disastro.
– Capisco, Maestro. Non è il pungolo a essere pericoloso, ma la sordità che a volte lo accompagna.
– Hai colto il punto. Ora lasciami riposare: ne abbiamo detto abbastanza per oggi.
– Grazie, Maestro.
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