Vaccata
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2 Settembre - 4.325 visualizzazioni
E' già mercoledì.
Riflessioni di un giornalista che si guarda intorno.
Di Luciano Ragno

“Il pane di ieri”.

Ci ha lasciato Enzo Bianchi, 83 anni, fondatore della comunità monastica di Bose della quale fu priore per poi dimettersi. Una vita di tensioni interne alla comunità fino all'intervento della Santa Sede che l'allontanò da Bose. Fondatore della fraternità della Madia.
Laico, predicatore, maestro spirituale, scrittore, per mezzo secolo ha dialogato dentro e fuori la Cristianità, con i credenti e gli atei e si è impegnato senza sosta per eliminare i dissensi fra le Chiese cristiane.
Di Enzo Bianchi mi hanno colpito queste parole:
“Ormai vecchio, guardando al mio passato, mi accorgo che il cammino dell'imparare a morire è stato il cammino dell'imparare a vivere, nella convinzione che ciò che si è vissuto nell'amore resterà per sempre. Solo l'amore innesta l'eternità nella nostra vita mortale”.*
Fra i tanti libri c'è “Il pane di ieri”. Già il titolo è messaggio e analisi.
“Il pane di ieri” ci riporta a quel mondo dove tutti erano uniti attorno alla tavola. C'era poco e lo facevano bastare con quel fiasco di vino al centro e tante chiacchiere intorno. E la madre era l'ultima a sedersi .
Quando una stretta di mano era un atto notarile. E buongiorno un grazie alla vita.
“Il pane di ieri” ci invita a non dimenticare i sacrifici che quel mondo ha fatto per aiutare i figli e i nipoti. Gente che guardava al domani, lontana da un oggi che non programma oltre la notte. E vive fra mille contraddizioni.
Un mondo semplice e saggio. Quando, lo dice bene un'antica massima: “ Il pane di ieri è buono anche domani”
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*Enzo Bianchi: "Cosa c'è di là. Inno alla vita"]
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