Satira
ieri alle ore 22:34 - 3.519 visualizzazioni
I due nuovi conduttori di Report facevano già parte della redazione e quindi collaboratori di Ranucci...
Eppure lui si esprime cosi:" scelta mediocre che mortifica la professionalità..."
Prima gli andavano bene, adesso…
Altra figuraccia di marmellata, comunque in linea con tutto il resto !
La "professionalià" è forse quella di dare "informazioni" o lanciare accuse...e poi, con comodo, di verificarle ?
Eppure lui si esprime cosi:" scelta mediocre che mortifica la professionalità..."
Prima gli andavano bene, adesso…
Altra figuraccia di marmellata, comunque in linea con tutto il resto !
La "professionalià" è forse quella di dare "informazioni" o lanciare accuse...e poi, con comodo, di verificarle ?





"𝗥𝗘𝗣𝗢𝗥𝗧, 𝗥𝗔𝗡𝗨𝗖𝗖𝗜 𝗘 𝗨𝗡𝗔 𝗗𝗢𝗠𝗔𝗡𝗗𝗔 𝗦𝗘𝗠𝗣𝗟𝗜𝗖𝗘: 𝗜𝗟 𝗠𝗘𝗧𝗥𝗢 𝗘' 𝗟𝗢 𝗦𝗧𝗘𝗦𝗦𝗢 𝗣𝗘𝗥 𝗧𝗨𝗧𝗧𝗜?
Partiamo da una cosa sulla quale credo siamo tutti d'accordo: il giornalismo d'inchiesta è indispensabile.
In una democrazia è fondamentale che qualcuno faccia le pulci al potere.
Ma proprio per questo, quando parliamo del servizio pubblico, c'è una condizione dalla quale non si può prescindere: l'indipendenza.
E allora proviamo a guardare i numeri.
Nel 2019/2020, quando al governo c'erano PD e Movimento 5 Stelle, Ranucci conduceva già Report.
Secondo un'analisi delle puntate, le inchieste di carattere politico riguardavano 16 esponenti del centrodestra e 10 del centrosinistra.
Nella stagione 2024/2025, sempre con Ranucci alla conduzione, il rapporto diventa:
68 inchieste sul centrodestra contro 3 sul centrosinistra.
Questo dato, da solo, non dimostra che Report sia “di parte”.
Ma una domanda la pone. Una domanda enorme.
Perché se la spiegazione è che “chi governa deve essere controllato”, allora bisogna spiegare perché, sotto lo stesso conduttore, il rapporto tra le inchieste sui due schieramenti sia cambiato in maniera così radicale.
E non è solo una questione di numeri. È anche una questione di metodo.
Report si è occupata anche di vicende riguardanti la famiglia della Presidente del Consiglio, compreso suo padre.
Non sostengo che parlare dei familiari di un politico sia vietato. Ci mancherebbe.
Se c'è un interesse pubblico concreto, se esiste un nesso con l'attività politica, se ci sono fatti verificabili, se ne deve parlare.
Ma allora le domande sono semplici:
Qual è il nesso con l'attività pubblica?
Quali sono i fatti concretamente accertati che hanno coinvolto Giorgia Meloni e sua sorella?
E allora mi domando:
perché è stato tirato in mezzo il padre della Meloni? Qual era il motivo? Qual era l'interesse pubblico?
Non sto dicendo che la vicenda del padre non dovesse essere raccontata.
Sto chiedendo quale fosse il nesso con Giorgia Meloni e con la sua attività pubblica.
Perché un'inchiesta giornalistica non è una sentenza.
Un'accusa non è una condanna.
Un'indiscrezione non è una prova.
E un “stiamo verificando” non può diventare il lasciapassare per raccontare una notizia prima di averla verificata.
Lo abbiamo visto anche nel caso Nordio.
Ranucci riferì in televisione una notizia relativa alla presunta presenza del ministro in un ranch in Uruguay, precisando che era ancora in fase di verifica.
Nordio intervenne direttamente in trasmissione per smentire. Successivamente Ranucci si scusò e ricevette un richiamo dalla Rai.
E allora mi pongo una domanda molto semplice:
che cosa sarebbe successo se Nordio non fosse intervenuto in diretta?
Quell'illazione sarebbe rimasta nella testa di milioni di persone?
Perché una smentita, quasi sempre, non raggiunge lo stesso numero di persone che hanno ascoltato la prima notizia.
Prima si verifica. Poi si racconta.
Dovrebbe essere una regola elementare del giornalismo.
E allora arriviamo al punto.
Io non contesto a Ranucci il diritto di fare il giornalista.
Se vuole continuare a fare inchieste, è liberissimo di farle.
Può farle su un'altra rete, su un'altra testata, su un'altra piattaforma.
Il problema che pongo è un altro:
il servizio pubblico.
Una trasmissione pagata da tutti gli italiani deve essere percepita come indipendente da tutti gli schieramenti politici.
Non può diventare una trasmissione che una parte considera il proprio cane da guardia e l'altra considera il proprio avversario politico.
Perché quando accade questo, non perde credibilità soltanto Ranucci.
Perde credibilità il servizio pubblico.
Io non voglio un giornalismo che protegga la destra.
E non voglio un giornalismo che protegga la sinistra.
Voglio un giornalismo che indaghi il potere.
Tutto il potere. Governo e opposizione. Destra e sinistra. Fratelli d'Italia, PD, Movimento 5 Stelle, Lega, Forza Italia, Alleanza Verdi e Sinistra. Senza amici e senza nemici.
Perché il vero giornalismo d'inchiesta non dovrebbe far paura a una sola parte.
Dovrebbe far paura a tutti. Questa è l'indipendenza.
Il resto è appartenenza."
Giornalisti che sono felici dell'epurazione di un collega incensurato mi sembra cannibalismo mediatico. Uno schifo assoluto.