Vaccata
oggi alle ore 17:47 - 1.691 visualizzazioni
Totò era già leggenda. Eppure, davanti alla televisione, accade qualcosa di sorprendente.
Nel 1965, a Studio Uno, il grande attore napoletano incontra Mina nella rubrica “L'uomo per me”. È uno dei suoi rarissimi interventi televisivi: Totò duetta con Mina e canta “Baciami”, diventata uno dei momenti più amati della televisione italiana. Guardando queste immagini, colpisce quanto Totò sembri già conoscere il linguaggio del nuovo mezzo. Sa contenersi, controllare il gesto, stare dentro l'inquadratura. Ma poi, quasi impercettibilmente, si lascia andare: un movimento, una smorfia, un accenno del corpo. Piccoli gesti che contengono tutta la sua grandezza di comico fisico e trasformano una semplice canzone in una scena indimenticabile. Studio Uno, tra il 1961 e il 1966, fu uno dei programmi fondamentali della televisione italiana degli anni Sessanta, un vero laboratorio dello spettacolo televisivo moderno. La televisione stava cambiando la società. Entrava nelle case, metteva milioni di persone davanti allo stesso schermo e costruiva un nuovo modo di condividere spettacolo, cultura e immaginario. Ma era ancora una televisione che si rivolgeva allo spettatore, al cittadino, non al consumatore.
Prima che tutto cambiasse. Prima che quel mezzo straordinario diventasse, in gran parte, qualcos'altro. Per questo una sequenza come questa non è soltanto un piccolo gioiello di comicità: è anche un frammento della storia della televisione italiana. E Totò, con Mina, sembra già aver capito tutto. Anche senza bisogno di spiegare nulla.
Nel 1965, a Studio Uno, il grande attore napoletano incontra Mina nella rubrica “L'uomo per me”. È uno dei suoi rarissimi interventi televisivi: Totò duetta con Mina e canta “Baciami”, diventata uno dei momenti più amati della televisione italiana. Guardando queste immagini, colpisce quanto Totò sembri già conoscere il linguaggio del nuovo mezzo. Sa contenersi, controllare il gesto, stare dentro l'inquadratura. Ma poi, quasi impercettibilmente, si lascia andare: un movimento, una smorfia, un accenno del corpo. Piccoli gesti che contengono tutta la sua grandezza di comico fisico e trasformano una semplice canzone in una scena indimenticabile. Studio Uno, tra il 1961 e il 1966, fu uno dei programmi fondamentali della televisione italiana degli anni Sessanta, un vero laboratorio dello spettacolo televisivo moderno. La televisione stava cambiando la società. Entrava nelle case, metteva milioni di persone davanti allo stesso schermo e costruiva un nuovo modo di condividere spettacolo, cultura e immaginario. Ma era ancora una televisione che si rivolgeva allo spettatore, al cittadino, non al consumatore.
Prima che tutto cambiasse. Prima che quel mezzo straordinario diventasse, in gran parte, qualcos'altro. Per questo una sequenza come questa non è soltanto un piccolo gioiello di comicità: è anche un frammento della storia della televisione italiana. E Totò, con Mina, sembra già aver capito tutto. Anche senza bisogno di spiegare nulla.
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