Chiacchiera
18 Agosto - 3.269 visualizzazioni
Un paese che vince e si vergogna del colore di chi vince è un paese malato nel profondo.
Sara Curtis batte il record italiano e qualcuno scrive che quel record è nigeriano. Nadia
Battocletti corre più veloce di tutti e c'è chi le rinfaccia il sangue marocchino come fosse una colpa da espiare. Andy Diaz conquista un oro olimpico per l'Italia e viene bollato come cubano, mai italiano abbastanza, mai davvero uno di noi. Questo non è tifo, non è critica sportiva, è il sintomo di un'anima collettiva che ha smesso di sapere cosa significhi appartenere a qualcosa. Perché quando l'identità si misura in millimetri di pelle e non in sudore, allora la nazione ha già perso molto prima della gara. C'è un'aridità che si è insediata nei cuori italiani, un'incapacità di provare gioia pura senza doverla filtrare attraverso il sangue e la geografia. Non è più questione di destra o sinistra, è questione di umanità prosciugata. Un popolo che seleziona i propri eroi in base al colore della pelle non è un popolo forte, è un popolo spaventato dalla propria stessa trasformazione. La vera gravità non sta nell'insulto isolato, sta nel fatto che riusciamo ancora a provare freddezza davanti a chi corre, nuota, vince, portando il nostro nome addosso come una bandiera che loro hanno onorato più di chi li insulta.
Sara Curtis batte il record italiano e qualcuno scrive che quel record è nigeriano. Nadia
Battocletti corre più veloce di tutti e c'è chi le rinfaccia il sangue marocchino come fosse una colpa da espiare. Andy Diaz conquista un oro olimpico per l'Italia e viene bollato come cubano, mai italiano abbastanza, mai davvero uno di noi. Questo non è tifo, non è critica sportiva, è il sintomo di un'anima collettiva che ha smesso di sapere cosa significhi appartenere a qualcosa. Perché quando l'identità si misura in millimetri di pelle e non in sudore, allora la nazione ha già perso molto prima della gara. C'è un'aridità che si è insediata nei cuori italiani, un'incapacità di provare gioia pura senza doverla filtrare attraverso il sangue e la geografia. Non è più questione di destra o sinistra, è questione di umanità prosciugata. Un popolo che seleziona i propri eroi in base al colore della pelle non è un popolo forte, è un popolo spaventato dalla propria stessa trasformazione. La vera gravità non sta nell'insulto isolato, sta nel fatto che riusciamo ancora a provare freddezza davanti a chi corre, nuota, vince, portando il nostro nome addosso come una bandiera che loro hanno onorato più di chi li insulta.





Ipoveri mentecatti razzisti ci sono.
Nel reparto "ignoranza" ma non frequento,sono fondi di magazzino.