Vaccata
oggi alle ore 15:10 - 2.353 visualizzazioni
GAZA, BEN-GVIR VUOLE LA CONTABILITÀ DEI MORTI 🔥
«𝟑𝟎-𝟒𝟎 𝐔𝐂𝐂𝐈𝐒𝐈𝐎𝐍𝐈 𝐌𝐈𝐑𝐀𝐓𝐄 𝐎𝐆𝐍𝐈 𝐍𝐎𝐓𝐓𝐄». Non è la frase di un miliziano nascosto in qualche scantinato. È la proposta pubblica di Itamar Ben-Gvir, ministro della Sicurezza nazionale israeliano.
Ben-Gvir ritiene che gli attacchi su Gaza siano troppo contenuti e sostiene che non bisognerebbe colpire soltanto chi rappresenta una minaccia immediata. Poi arriva il passaggio che cancella ogni possibile equivoco: ci sarebbero persone che «non meritano di vivere», persone che, secondo lui, «non sono nemmeno esseri umani».
Quando si comincia a stabilire che un intero gruppo di uomini, donne e bambini può essere privato persino della propria umanità, il problema non è più soltanto militare. È politico, morale e storico.
E qui viene il capolavoro dell'Occidente civilizzato: lezioni quotidiane sui diritti umani, convegni sulla democrazia, appelli contro l'odio e sanzioni distribuite a mezzo mondo. Poi un ministro di un governo alleato propone una specie di quota notturna di eliminazioni e improvvisamente il vocabolario diventa prudente, sfumato, diplomatico.
Provate soltanto a immaginare queste stesse parole pronunciate da un ministro russo, iraniano o cinese. Avremmo prime pagine, speciali televisivi, ambasciatori convocati e dichiarazioni indignate in tre lingue.
Qui invece rischiamo di assistere alla solita magia semantica: se lo fa il nemico è barbarie; se lo dice l'alleato diventa una “posizione controversa”.
Il punto non è essere pro-Israele o pro-Palestina. Il punto è molto più elementare: un ministro che afferma che alcune persone non sono esseri umani dovrebbe provocare uno scandalo internazionale, sempre. Senza bandiere da consultare prima.
Fonti: Associated Press, Financial Times, Times of Israel, Der Spiegel.
«𝟑𝟎-𝟒𝟎 𝐔𝐂𝐂𝐈𝐒𝐈𝐎𝐍𝐈 𝐌𝐈𝐑𝐀𝐓𝐄 𝐎𝐆𝐍𝐈 𝐍𝐎𝐓𝐓𝐄». Non è la frase di un miliziano nascosto in qualche scantinato. È la proposta pubblica di Itamar Ben-Gvir, ministro della Sicurezza nazionale israeliano.
Ben-Gvir ritiene che gli attacchi su Gaza siano troppo contenuti e sostiene che non bisognerebbe colpire soltanto chi rappresenta una minaccia immediata. Poi arriva il passaggio che cancella ogni possibile equivoco: ci sarebbero persone che «non meritano di vivere», persone che, secondo lui, «non sono nemmeno esseri umani».
Quando si comincia a stabilire che un intero gruppo di uomini, donne e bambini può essere privato persino della propria umanità, il problema non è più soltanto militare. È politico, morale e storico.
E qui viene il capolavoro dell'Occidente civilizzato: lezioni quotidiane sui diritti umani, convegni sulla democrazia, appelli contro l'odio e sanzioni distribuite a mezzo mondo. Poi un ministro di un governo alleato propone una specie di quota notturna di eliminazioni e improvvisamente il vocabolario diventa prudente, sfumato, diplomatico.
Provate soltanto a immaginare queste stesse parole pronunciate da un ministro russo, iraniano o cinese. Avremmo prime pagine, speciali televisivi, ambasciatori convocati e dichiarazioni indignate in tre lingue.
Qui invece rischiamo di assistere alla solita magia semantica: se lo fa il nemico è barbarie; se lo dice l'alleato diventa una “posizione controversa”.
Il punto non è essere pro-Israele o pro-Palestina. Il punto è molto più elementare: un ministro che afferma che alcune persone non sono esseri umani dovrebbe provocare uno scandalo internazionale, sempre. Senza bandiere da consultare prima.
Fonti: Associated Press, Financial Times, Times of Israel, Der Spiegel.
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