Chiacchiera
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Il professore entrò in aula e iniziò a fissare con insistenza una studentessa seduta in classe.
«Lei, al secondo banco, con la maglietta bianca: come si chiama?»
La ragazza, profondamente imbarazzata, rispose:
«Mi chiamo Alessia.»
«Alessia, per favore, esca dalla mia aula. Non voglio più vederla a una delle mie lezioni.»
«Non capisco...»
Il professore, con tono deciso e autorevole, replicò:
«Non glielo chiederò una seconda volta. Grazie.»
La ragazza si avviò verso l'uscita, sbigottita e affranta.
Quando la porta si chiuse alle sue spalle, il professore iniziò la lezione.
«Perché esistono le leggi? A cosa servono? Qualcuno lo sa?»
Gli studenti iniziarono a rispondere con timidezza.
«A garantire l'ordine sociale.»
«A tutelare i diritti delle persone e a fare in modo che possano contare sulla protezione dello Stato.»
«A garantire la giustizia.»
«Grazie. Ora ditemi: sono stato ingiusto con la vostra compagna di classe poco fa?»
Calò il silenzio. Solo qualche cenno del capo lasciava intendere una risposta affermativa.
«Sì, lo sono stato.
Allora perché nessuno di voi ha protestato?
Perché nessuno ha cercato di fermarmi?
Perché non avete fatto nulla per impedire questa ingiustizia?»
Lo stupore si dipinse sui volti degli studenti.
«Vedete, ciò che avete appena imparato non lo avreste compreso nemmeno in mille ore di lezione, se non lo aveste vissuto in prima persona. Non avete detto nulla perché non eravate direttamente coinvolti. E questo atteggiamento gioca a vostro sfavore.
Pensate che non vi riguardi e che, quindi, non siano affari vostri?
Bene, sono qui per dirvi che, se non contribuite a far sì che la giustizia faccia il suo corso, un giorno potreste essere voi a subire un'ingiustizia. E, allora, non ci sarà nessuno a difendervi.»
«Lei, al secondo banco, con la maglietta bianca: come si chiama?»
La ragazza, profondamente imbarazzata, rispose:
«Mi chiamo Alessia.»
«Alessia, per favore, esca dalla mia aula. Non voglio più vederla a una delle mie lezioni.»
«Non capisco...»
Il professore, con tono deciso e autorevole, replicò:
«Non glielo chiederò una seconda volta. Grazie.»
La ragazza si avviò verso l'uscita, sbigottita e affranta.
Quando la porta si chiuse alle sue spalle, il professore iniziò la lezione.
«Perché esistono le leggi? A cosa servono? Qualcuno lo sa?»
Gli studenti iniziarono a rispondere con timidezza.
«A garantire l'ordine sociale.»
«A tutelare i diritti delle persone e a fare in modo che possano contare sulla protezione dello Stato.»
«A garantire la giustizia.»
«Grazie. Ora ditemi: sono stato ingiusto con la vostra compagna di classe poco fa?»
Calò il silenzio. Solo qualche cenno del capo lasciava intendere una risposta affermativa.
«Sì, lo sono stato.
Allora perché nessuno di voi ha protestato?
Perché nessuno ha cercato di fermarmi?
Perché non avete fatto nulla per impedire questa ingiustizia?»
Lo stupore si dipinse sui volti degli studenti.
«Vedete, ciò che avete appena imparato non lo avreste compreso nemmeno in mille ore di lezione, se non lo aveste vissuto in prima persona. Non avete detto nulla perché non eravate direttamente coinvolti. E questo atteggiamento gioca a vostro sfavore.
Pensate che non vi riguardi e che, quindi, non siano affari vostri?
Bene, sono qui per dirvi che, se non contribuite a far sì che la giustizia faccia il suo corso, un giorno potreste essere voi a subire un'ingiustizia. E, allora, non ci sarà nessuno a difendervi.»
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1 Agosto alle ore 23:52 · Ti stimo · Rispondi



