Chiacchiera
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oggi alle ore 14:52 - 2.384 visualizzazioni
Quando un gettone faceva innamorare.
Di Luciano Ragno

C'era la radio per sentire una canzone. Ma non la potevi scegliere . E anche acquistare un disco per il motivo preferito. Ma aveva un costo.
Fino a quando- siamo negli anni '50- arriva la “ macchina urlante”, così definiscono subito il jukebox. Un gettone – 50 lire una canzone, 100 lire tre- lo sguardo a un elenco di motivi, il dito su un pulsante. Quella scatola colorata si illumina. Ancora un attimo. E la canzone è servita.
Una rivoluzione. L'Italia che ha appena rimarginato le ferite di una dittatura e di una guerra si mette a ballare . Nel bar , in città, al mare, nei campeggi. Ovunque
“La vita diventa una colonna sonora- “scrive in un bellissimo articolo dedicato proprio al jukebox Paola Manzoni su “Intimità”, il settimanale diretto da Sabrina Sacripanti.
“Bastava una monetina- è sempre la collega Manzoni- un tasto da premere e una canzone travolgente per accendere love story e amicizie. E le vacanze si trasformavano in una colonna sonora condivisa”.
Nel 1959 sbarcano nelle sale cinematografiche due pellicole musicali: I ragazzi del juke-box di Lucio Fulci e Jukebox - Urli d'amore di Mauro Morassi; in quest'ultima Adriano Celentano canta, per l'appunto, Jukebox:
La felicità costa un gettone
per i ragazzi del jukebox.
La gioventù, la gioventù
la compra per cinquanta lire e nulla di più.
Basta un dolce blues e una canzone
per i ragazzi del jukebox.
Ballando qua ballando là
ognuno trova la sua gran felicità.
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Ho trovato la notizia della canzone di Celentano sulla “Treccani” che al jukebox dedica un ampio spazio.
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