Chiacchiera
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oggi alle ore 09:18 - 3.276 visualizzazioni
Buona domenica.
Riflessioni di un giornalista che si guarda intorno.
Di Luciano Ragno

Un pallone che diventa un grazie.

Un pallone colorato dedicato chi ha accolto, lui bambino straniero, rompendo l'egoismo e l'indifferenza. E facendolo tornare a sorridere.
Consegnato a chi , è Leone XIV , dimostra che, in quella terra dove è nato, gli Stati Uniti, non tutto è suprematismo. E si batte contro l'anestesia del cuore inginocchiandosi sulle tombe dei migranti.
Davanti a un mare, il Mediterraneo, dove, 13 anni fa, Francesco disse. “Qui arrivano Cristi invisibili respinti da guanti bianchi”.
E il Papa davanti a quel mare ha compiuto un grande gesto simbolico: è salito sugli scogli . Gli stessi scogli dove si aggrappano i migranti quando il mare li respinge.
Un messaggio alla coscienza dei potenti, soprattutto a Trump che dà la caccia senza sosta al migrante.
Quando Leone XIV è entrato ieri nella “Porta d'Europa” che a Lampedusa guarda il Mediterraneo, gli si è avvicinato Leo, un bambino di 11 anni. Gli ha consegnato una lettera e un pallone. Leo aveva un anno, era nelle braccia della madre quando il barcone di disperati fuggiti dal Ghana venne soccorso al largo dell'isola . Quando i volontari lo presero in braccio si accorsero che la donna era morta . E' stato adottato da una coppia di Palermo.
Nella lettera di Leo il dramma di chi cerca il domani. La riconoscenza. La speranza di un mondo migliore.
Eccola , diventa un documento.
“Caro Papa sono super emozionato di incontrarti! 10 anni fa la mia storia è iniziata qui a Lampedusa. Ero da solo e avevo perso tutto, soprattutto la mia mamma. Mi dicono che ho smesso di piangere solo quando mi hanno dato un pallone fatto di carta, da quel giorno il pallone è rimasto nel mio cuore e io non ho smesso di giocare. Spero tanto che questa palla che ti regalo adesso possa arrivare a un altro bambino e farlo felice proprio come me. Grazie, Leo".
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Immagine: Leo consegna il pallone a Leone XIV. Fonte : “Osservatore Romano”
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Vaccata