Vaccata
oggi alle ore 14:31 - 3.735 visualizzazioni
Una domenica di aprile, vicino Francoforte, un uomo di quarantun anni cammina quarantadue chilometri contro il vento e vince in solitaria la maratona.
A 41 anni.
Capisci? 41 anni!
Di solito uno a 41 anni si cura la cervicale.
Di solito uno a 41 anni è stanco di rischiare.
Di solito uno, a 41 anni, per una maratona secondaria, non si dopa.
Perché non ha senso.
Perché non ti porta gloria.
Perché sportivamente il massimo che potevi fare già lo hai fatto.
Di solito uno si dopa a vent'anni, se proprio deve. Quando hai un'Olimpiade davanti, una medaglia da prenderti, una carriera intera da costruire. Quando il rischio vale la candela, perché hai tutto da guadagnare, se non ti beccano.
Alex Schwazer non ha più niente da guadagnare.
La 50 km di marcia, la sua gara, l'hanno cancellata dal programma olimpico. Alle Olimpiadi non ci torna nemmeno se cammina sull'acqua. Ha un lavoro normale, lontano dallo sport, una famiglia. Non c'è una sola medaglia, da nessuna parte, che lo stia aspettando.
E quest'uomo, dice l'accusa, una domenica decide di doparsi.
Non di nascosto, a un allenamento. A una gara ufficiale, in Germania, sapendo benissimo che al traguardo c'è il controllo antidoping. E si riempie di EPO fino a risultare positivo nel sangue e nelle urine. Il modo più plateale, più scemo, più idiota che esista per farsi beccare.
Ok, nel 2012 Schwazer si era dopato davvero, con l'EPO, e lo ammise.
Ma dopo quella confessione fece la cosa che nello sport non ti perdonano. Cominciò a fare i nomi. Medici, dirigenti, fornitori. Da una sua deposizione uscì il database che fece esplodere lo scandalo del doping di Stato russo. Smise di doparsi e si mise a denunciare chi dopava gli altri.
E qui la storia si fa strana.
Primo gennaio 2016, Capodanno. Gli piomba addosso un controllo a sorpresa: l'unico fatto in tutta Italia quel giorno. La positività salta fuori cinque mesi dopo, giusto in tempo per tenerlo fuori dalle Olimpiadi di Rio.
Nel 2021 un giudice di Bolzano affida le perizie al comandante del RIS di Parma. E scrive, nero su bianco, che quei campioni furono manipolati per farlo risultare positivo. "Con alto grado di credibilità razionale." Truccati. Da chi quelle provette, cazzo, doveva custodirle.
Quindi delle due, una.
O Alex Schwazer è l'uomo più stupido che l'atletica abbia mai prodotto: uno che a quarantun anni, senza niente da vincere, si dopa alla luce del sole davanti a una provetta che sa già di dover consegnare.
Oppure c'è ancora qualcuno che non gli ha perdonato di aver parlato.
A una gara dove sai che c'è il controllo, non ci vai se sei in malafede.
Ci va solo se sei lo sportivo più scemo d'Italia.
O l'uomo più scomodo d'Italia.
E Alex, la faccia da coglione, proprio non ce l'ha.
A 41 anni.
Capisci? 41 anni!
Di solito uno a 41 anni si cura la cervicale.
Di solito uno a 41 anni è stanco di rischiare.
Di solito uno, a 41 anni, per una maratona secondaria, non si dopa.
Perché non ha senso.
Perché non ti porta gloria.
Perché sportivamente il massimo che potevi fare già lo hai fatto.
Di solito uno si dopa a vent'anni, se proprio deve. Quando hai un'Olimpiade davanti, una medaglia da prenderti, una carriera intera da costruire. Quando il rischio vale la candela, perché hai tutto da guadagnare, se non ti beccano.
Alex Schwazer non ha più niente da guadagnare.
La 50 km di marcia, la sua gara, l'hanno cancellata dal programma olimpico. Alle Olimpiadi non ci torna nemmeno se cammina sull'acqua. Ha un lavoro normale, lontano dallo sport, una famiglia. Non c'è una sola medaglia, da nessuna parte, che lo stia aspettando.
E quest'uomo, dice l'accusa, una domenica decide di doparsi.
Non di nascosto, a un allenamento. A una gara ufficiale, in Germania, sapendo benissimo che al traguardo c'è il controllo antidoping. E si riempie di EPO fino a risultare positivo nel sangue e nelle urine. Il modo più plateale, più scemo, più idiota che esista per farsi beccare.
Ok, nel 2012 Schwazer si era dopato davvero, con l'EPO, e lo ammise.
Ma dopo quella confessione fece la cosa che nello sport non ti perdonano. Cominciò a fare i nomi. Medici, dirigenti, fornitori. Da una sua deposizione uscì il database che fece esplodere lo scandalo del doping di Stato russo. Smise di doparsi e si mise a denunciare chi dopava gli altri.
E qui la storia si fa strana.
Primo gennaio 2016, Capodanno. Gli piomba addosso un controllo a sorpresa: l'unico fatto in tutta Italia quel giorno. La positività salta fuori cinque mesi dopo, giusto in tempo per tenerlo fuori dalle Olimpiadi di Rio.
Nel 2021 un giudice di Bolzano affida le perizie al comandante del RIS di Parma. E scrive, nero su bianco, che quei campioni furono manipolati per farlo risultare positivo. "Con alto grado di credibilità razionale." Truccati. Da chi quelle provette, cazzo, doveva custodirle.
Quindi delle due, una.
O Alex Schwazer è l'uomo più stupido che l'atletica abbia mai prodotto: uno che a quarantun anni, senza niente da vincere, si dopa alla luce del sole davanti a una provetta che sa già di dover consegnare.
Oppure c'è ancora qualcuno che non gli ha perdonato di aver parlato.
A una gara dove sai che c'è il controllo, non ci vai se sei in malafede.
Ci va solo se sei lo sportivo più scemo d'Italia.
O l'uomo più scomodo d'Italia.
E Alex, la faccia da coglione, proprio non ce l'ha.
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Adesso, che la federazione continui ad accanirsi contro una persona che praticamente non ha futuro mi sembra veramente strano, come del resto mi sembra strano che un quarantunenne abbia fatto un tempo di quasi mezz'ora inferiore all'ultimo record mondiale omologato.
Chissà come stanno davvero le cose? Non lo sapremo mai!
E comunque, se fosse colpevole, c'e' la regola del negare sempre, in ogni reato.
Chi la sa la verita'? 🤔🤔🤔
Non so xk ...