Vaccata
Avatar fcerutti
fceruttilivello 4
oggi alle ore 00:33 - 2.128 visualizzazioni
L'Italia agli italiani è un diritto, non un reato da rieducare.

Non riesco a capacitarmi di quello che è successo al Liceo Classico Vincenzo Monti di Cesena. Io, che vivo in Costa Rica da oltre trent'anni ma che segue le notizie italiane con un fervore e un attaccamento che il tempo e la distanza non hanno mai spento, quando ho letto di due studenti di 18 anni puniti per aver appeso un lenzuolo con scritto «L'Italia agli italiani», mi è venuto un nodo alla gola.

Il 6 giugno, ultimo giorno di scuola, questi due ragazzi — uno di loro si chiama Enrico Fiumana — appendono uno striscione alla finestra. Un gesto spontaneo, nato sul momento, senza premeditazione, come ha spiegato lo stesso Fiumana: un messaggio di amore per la nazione e di speranza, ispirato alle parole di Giosuè Carducci. Qualche applauso tra i compagni e basta. Risultato? Vengono identificati con l'aiuto della Digos, gli danno un 6 in condotta che gli pesa sulla maturità, e per di più li obbligano a presentare una tesina “riparatoria” prima dell'esame. I temi imposti? Leggi razziali, Giornata del Ricordo e il libro *Gli africani siamo noi* di Guido Barbujani, con relativo materiale che insiste sul concetto che non esiste una razza italica e che geneticamente siamo tutti africani. In pratica: devi dimostrare di esserti
ravveduto attraverso la narrazione che ti propinano i professori.

Ma stiamo scherzando? Questo non è più un provvedimento disciplinare. È rieducazione ideologica. Come in Corea del Nord: sbagli a pensare, sbagli a parlare, e ti fanno scrivere la confessione per provare che hai capito “l'errore”. Solo che qui l'errore è aver detto che l'Italia è degli italiani.

E la cosa più assurda è il doppio standard che salta agli occhi. In tante scuole si vedono bandiere della Palestina alle finestre, slogan «Palestina ai palestinesi» e iniziative di ogni tipo, e nessuno interviene. Anzi, spesso si tollera o si incoraggia. Si può dire «Cuba ai cubani», si può sostenere qualsiasi causa straniera. Ma se due ragazzi scrivono «L'Italia agli italiani» scatta il linciaggio. Perché? Forse perché sarebbe più comodo se scrivessero «L'Italia agli africani»? O forse perché il vero problema non è il rispetto delle regole, ma il contenuto stesso dello striscione?

Uno dei due studenti ha detto chiaro: «Parole d'amore, ma ci hanno criminalizzati». E ha ragione. «L'Italia agli italiani» non è razzismo. È la cosa più normale del mondo. È quello che dicono i francesi della Francia, i giapponesi del Giappone. È un'espressione storica, la trovi in Mazzini, la ritrovi in Carducci, l'hanno usata in tanti contesti. Non nega diritti a nessuno. Dice solo che un popolo ha diritto di sentirsi padrone a casa propria.

Invece no: per questi due ragazzi scatta il trattamento speciale. 6 in condotta più tesina rieducativa sul fatto che «gli africani siamo noi». Come se il problema fosse il loro presunto razzismo e non l'eccesso di zelo ideologico di chi li giudica. Il Ministro Valditara, a cui Futuro Nazionale ha chiesto un'informativa urgente in aula, ha già espresso perplessità: non si capisce il nesso tra lo striscione e quella tesina. Ha ragione. Sembra quasi che l'obiettivo non fosse far rispettare le regole, ma far cambiare idea ai due studenti.

Io non ci sto. Non ci sto a vedere due ragazzi trattati come sovversivi perché hanno espresso un sentimento di appartenenza che, in qualsiasi altro paese, sarebbe considerato normale e sano. Non ci sto a questa ipocrisia per cui il patriottismo italiano viene equiparato al razzismo mentre altre bandiere passano senza problemi. Non ci sto a questa scuola che invece di formare cittadini fieri della propria identità, sembra impegnata a instillare senso di colpa.

Futuro Nazionale ha fatto bene a portare la questione in aula. Vannacci, Sasso e chi si sta spendendo per questi ragazzi stanno difendendo un principio semplice: amare il proprio paese non è un crimine. Valditara ha chiesto chiarimenti. Bene. Ma non basta.

Da qui, dal Costa Rica, dove vivo da tanti anni ma dove l'Italia rimane nel cuore con la stessa intensità di sempre, sento ancora più forte il dovere di dire che questi due studenti hanno ragione. L'Italia agli italiani è un'espressione sacrosanta. È naturale. È umana. È il minimo che un popolo possa dire di sé stesso.

E noi non ci fermeremo a difenderla.
Leggi tutto...
Vaccata