Satira
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carlettonelivello 14
oggi alle ore 20:18 - 1.971 visualizzazioni
Oggi, al Senato, con una dichiarazione ai limiti del tragicomico, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha provato a spiegare perché la pressione fiscale, sotto il suo governo, continua a salire.
E lo ha fatto così: "La pressione fiscale aumenta perché più gente lavora. Questo governo non ha aumentato le tasse, le ha diminuite. Le entrate dello Stato non aumentano solo se aumentano le aliquote, ma ad esempio anche quando c'è più gente che paga le tasse perché ha trovato un posto di lavoro. Se il numero di persone che lavora stabilmente aumenta di 1,2 milioni, le entrate dello Stato aumentano".
Ora, Presidente, ci sono due problemi. E non sono problemi politici, ma aritmetici.
Il primo è che lei non conosce la differenza tra gettito fiscale e pressione fiscale.
Il gettito fiscale è un valore assoluto. Sono i soldi che lo Stato incassa complessivamente attraverso tasse, contributi, imposte.
La pressione fiscale, invece, è un rapporto e misura quanta parte di ogni euro prodotto in Italia finisce nelle casse dello Stato: al numeratore ci sono le tasse incassate dallo Stato. Al denominatore c'è il PIL, cioè la ricchezza prodotta dal Paese.
Se aumenta davvero l'occupazione, come sostiene lei, succede che il numeratore cresce (più stipendi tassati) e il denominatore cresce con esso (più ricchezza prodotta). Quando
crescono insieme, il rapporto resta stabile o addirittura scende.
Se invece aumenta, vuol dire una cosa sola: le tasse stanno crescendo più velocemente della ricchezza. Esattamente il contrario di quello che ha raccontato in Aula.
Presidente, glielo spieghiamo con un condominio.
Immagini un palazzo con dieci famiglie. Ogni famiglia produce, in un anno, mille euro di ricchezza. Il condominio nel suo complesso ne produce diecimila. L'amministratore, lo Stato, si prende il 43% della ricchezza prodotta da tutto il palazzo: 4300 euro l'anno.
Quella è la pressione fiscale.
Adesso facciamo entrare altre cinque famiglie. Più inquilini, più lavoratori, più ricchezza prodotta. Il palazzo ora produce 15.000 euro l'anno. Esattamente lo scenario che lei descrive in Senato.
Se davvero le tasse fossero diminuite, come sostiene, l'amministratore dovrebbe prendersi una fetta più piccola di quei 15.000 euro. La pressione scenderebbe al 40%, al 38%, al 35%.
Invece l'amministratore continua a prendersi il 43%, anzi qualcosa in più: il 44%. Tradotto: lo Stato si sta prendendo una fetta più grande di una torta più grande.
Una Presidente del Consiglio dovrebbe saperlo. Un ministro dell'Economia dovrebbe spiegarglielo. Un consulente dovrebbe sussurrarglielo. E invece niente.
Ora, restano due ipotesi. O Giorgia Meloni non sa come si calcola la pressione fiscale e allora siamo nei guai. O lo sa benissimo e conta sul fatto che gli italiani non lo sappiano e allora siamo messi peggio.
Scegliete voi quale ipotesi faccia più paura.
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Vaccata