Chiacchiera
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ieri alle ore 08:32 - 2.662 visualizzazioni
E' già venerdì.
Riflessioni di un giornalista che si guarda intorno.
Di Luciano Ragno

Il silenzio infranto.

Quando un'immagine racconta, rompendo il silenzio. Denuncia . E il mondo viene a sapere.
E' lo scatto della fotoreporter Carol Guzy, per il “Miami Herald”, ha vinto il “ World Press Photo Award 2026”.
La donna nell'immagine è Cocha , equadoriana . E' il 25 agosto del 2025. Attende il suo Luis all'uscita dal tribunale di New York dove è stato appena condannato all'espulsione. L'accusa: è un emigrante. Gli agenti dell'ICI lo stanno portando via. Cocha vede Luis, gli va incontro nonostante gli agenti, si aggrappa, urlando nella disperazione , alla sua maglia . La tira forte, vuole che il marito non venga portato via. Sa che finirà lontano. E' il suo unico sostegno e dei tre figli.
Luis viene portato via. Come lui centinaia di migliaia di emigranti.
Affido il commento a un grande collega, Michele Smargiassi de “La Repubblica”:
“Nella fotografia di Carol Guzy non c'è compostezza, non c'è ordine né armonia, non c'è la pathosformel di Warburg, la trasfigurazione artistica del dolore. C'è un vortice di mani che trattengono e che strappano, c'è la brutalità del potere senza scuse e senza appello, c'è la disperazione scomposta dell'impotenza delle vittime. C'è l'impoetica realtà dell'ingiustizia subìta”.
Ma l'immagine è anche la rottura del silenzio che avvolge spesso le tragedie. E a romperlo sono i fotoreporter, come Carol Guzy. Dice la presidente della giuria KIira Lollack : “ Vanno nei tribunali e nelle zone di conflitto negli angoli più silenziosi del mondo dove la storia si sta scrivendo senza testimoni. Lo fanno perché credono che vedere sia importante . Che le prove contino”.
E così , rotto il silenzio, il mondo sa.
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Vaccata