Chiacchiera
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29 Marzo - 3.848 visualizzazioni
E' già domenica.
Riflessioni di un giornalista che si guarda intorno.
Di Luciano Ragno

Un mese di furia di Trump.
E l'Iran è sempre lì.

Un mese esatto. E Donald Trump sta ancora lì. E sta ancora lì l'Iran. Con una sola novità: da ieri i ribelli Houthi sono i nuovi attori sul palcoscenico della guerra. E per il Presidente Usa non è certo una bella notizia.
Sarebbe dovuta durare qualche giorno, al massimo una settimana l'epic fury , l'epica furia di Trump. Ma i giorni passano e il cielo è sempre più rosso laggiù . E sta diventando buio il cielo dell'economia dell'Europa che sta a guardare. E dietro l'angolo c'è la recessione.
E se ne vanno gli ultimi brandelli di pietà.
Nel frastuono delle bombe. In Ucraina si lanciano missili russi anche contro un reparto di maternità di un ospedale. In Libano è strage di civili, tanti bambini, ad opera di Israele. Ieri anche tre giornalisti libanesi. Non sparavano, raccontavano al mondo la follia di un certo mondo
Nel silenzio assordante. Nella Striscia di Gaza si muore di fame, di sete e di malattie. Come ieri i 22 disperati che hanno perso la vita su un barcone al largo delle coste greche , per giorni alla deriva.
Attendo il risveglio della coscienza del mondo. Quando avverrà, quel giorno, ricorderò Publio Siro, lo disse duemila anni fa:
“C'è ancora qualche speranza di salvezza quando la coscienza rimprovera l'uomo”.
Ma quando sarà quel giorno che cambierà il mondo?
Intanto c'è solo l'orologio a dirci che qualcosa cambia. Per non perdere l'abitudine ci rubano un'ora di sonno.
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