Chiacchiera
oggi alle ore 10:52 - 2.034 visualizzazioni
BELLA CIAO E CORI CONTRO MELONI NEI TRIBUNALI: LA POLITICIZZAZIONE DELLA MAGISTRATURA È SOTTO GLI OCCHI DI TUTTI
Ieri, dopo la netta vittoria del No al referendum sulla separazione delle carriere, si è assistito a scene che dovrebbero far riflettere ogni cittadino italiano.
Nel Tribunale di Napoli, decine di magistrati riuniti nella sede dell'ANM hanno brindato con champagne, intonato Bella Ciao e scandito a gran voce il coro da stadio «Chi non salta Meloni è». Scene di festeggiamento simili, con applausi scroscianti e brindisi, si sono ripetute anche nel Palazzo di Giustizia di Milano.
Lasciamelo dire con franchezza: vedere toghe che, all'interno dei palazzi della giustizia, cantano un inno diventato simbolo di una precisa parte politica e urlano contro il Presidente del Consiglio liberamente eletto dal popolo italiano è qualcosa di grave e inaccettabile.
Non è una semplice “festa tra colleghi”.
È la prova visibile che una parte della magistratura non si limita a interpretare la legge, ma si sente in campo contro il governo scelto dai cittadini.
Come può un normale cittadino fidarsi di essere giudicato con imparzialità da chi, nelle stesse aule dove si esercita la giustizia, manifesta apertamente il proprio tifo politico contro Giorgia Meloni e contro la riforma voluta dal suo esecutivo?
La Costituzione impone alla magistratura terzietà e imparzialità, non militanza.
Ieri, in quelle sale, quella terzietà è stata ferita in modo plateale.
Chi ha davvero a cuore lo Stato di diritto non può tacere di fronte a uno spettacolo del genere.
È un problema serio per la credibilità di tutta l'istituzione.
Ieri, dopo la netta vittoria del No al referendum sulla separazione delle carriere, si è assistito a scene che dovrebbero far riflettere ogni cittadino italiano.
Nel Tribunale di Napoli, decine di magistrati riuniti nella sede dell'ANM hanno brindato con champagne, intonato Bella Ciao e scandito a gran voce il coro da stadio «Chi non salta Meloni è». Scene di festeggiamento simili, con applausi scroscianti e brindisi, si sono ripetute anche nel Palazzo di Giustizia di Milano.
Lasciamelo dire con franchezza: vedere toghe che, all'interno dei palazzi della giustizia, cantano un inno diventato simbolo di una precisa parte politica e urlano contro il Presidente del Consiglio liberamente eletto dal popolo italiano è qualcosa di grave e inaccettabile.
Non è una semplice “festa tra colleghi”.
È la prova visibile che una parte della magistratura non si limita a interpretare la legge, ma si sente in campo contro il governo scelto dai cittadini.
Come può un normale cittadino fidarsi di essere giudicato con imparzialità da chi, nelle stesse aule dove si esercita la giustizia, manifesta apertamente il proprio tifo politico contro Giorgia Meloni e contro la riforma voluta dal suo esecutivo?
La Costituzione impone alla magistratura terzietà e imparzialità, non militanza.
Ieri, in quelle sale, quella terzietà è stata ferita in modo plateale.
Chi ha davvero a cuore lo Stato di diritto non può tacere di fronte a uno spettacolo del genere.
È un problema serio per la credibilità di tutta l'istituzione.
Leggi tutto...




😉
Poi son d'accordo con te che a certi livelli non si dovrebbe ma non vedo nessuno esempio di moralità integerrima da seguire in questo momento