Chiacchiera
ieri alle ore 23:23 - 1.741 visualizzazioni
Continua da... È surreale è surreale 


L'elefante bevve. Dentro il tè nuotavano trote fatte di note musicali stonate, e quando le ingoiò sentì il proprio corpo sciogliersi in un fiume di cotone idrofilo color porpora. Le sue zampe si allungarono fino a diventare ponti tra continenti che non erano mai nati, la proboscide si trasformò in un telescopio puntato verso l'interno del proprio cranio, dove scoprì un circo di formiche che danzavano il valzer su un disco di vinile rotto.Intanto la savana si capovolse di nuovo. Gli elefanti dalle gambe infinite ora camminavano sul soffitto del mondo, calpestando le nuvole come tappeti persiani logori. Sotto di loro (o sopra?) la terra era diventata un'immensa torta nuziale al limone, con candeline che piangevano cera di stelle cadenti.Uno degli elefanti, il più piccolo, con una tromba a forma di chiave inglese, sussurrò: «Se smettiamo di ricordarci, smetteremo di cadere verso l'alto. E se smettiamo di cadere verso l'alto... beh, allora saremo solo elefanti normali. Che noia mortale».Così decisero collettivamente di non smettere mai. Continuarono a cadere all'insù, a ricordare all'indietro, a costruire città sulle schiene e a bere tè che sa di futuro andato a male.E da qualche parte, in un angolo del sogno che nessuno ha ancora sognato, un elefante con le zampe di orologio molle saluta con la proboscide una trota che vola controcorrente nel cielo capovolto, e rutta gentilmente un «grazie» fatto di tempo liquefatto.



L'elefante bevve. Dentro il tè nuotavano trote fatte di note musicali stonate, e quando le ingoiò sentì il proprio corpo sciogliersi in un fiume di cotone idrofilo color porpora. Le sue zampe si allungarono fino a diventare ponti tra continenti che non erano mai nati, la proboscide si trasformò in un telescopio puntato verso l'interno del proprio cranio, dove scoprì un circo di formiche che danzavano il valzer su un disco di vinile rotto.Intanto la savana si capovolse di nuovo. Gli elefanti dalle gambe infinite ora camminavano sul soffitto del mondo, calpestando le nuvole come tappeti persiani logori. Sotto di loro (o sopra?) la terra era diventata un'immensa torta nuziale al limone, con candeline che piangevano cera di stelle cadenti.Uno degli elefanti, il più piccolo, con una tromba a forma di chiave inglese, sussurrò: «Se smettiamo di ricordarci, smetteremo di cadere verso l'alto. E se smettiamo di cadere verso l'alto... beh, allora saremo solo elefanti normali. Che noia mortale».Così decisero collettivamente di non smettere mai. Continuarono a cadere all'insù, a ricordare all'indietro, a costruire città sulle schiene e a bere tè che sa di futuro andato a male.E da qualche parte, in un angolo del sogno che nessuno ha ancora sognato, un elefante con le zampe di orologio molle saluta con la proboscide una trota che vola controcorrente nel cielo capovolto, e rutta gentilmente un «grazie» fatto di tempo liquefatto.
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Quel "cadere verso l'alto" per fuggire alla noia della normalità è una dichiarazione d'amore alla fantasia più pura. Mi sembra quasi di sentirlo, quel rutto al sapore di tempo liquefatto... un finale che è un capolavoro di anarchia narrativa. Chapeau!
Ti saluto con una proboscide a forma di chiave inglese!❤️
certo è che tu e quell'altra là siete due esseri a cavallo tra il genio e la pazzia
buonanotte! 😉